L'esperienza mistica e la santità

La Experiencia Mística y la Santidad

In questa sezione della pagina sono inseriti una serie di articoli ed insegnamenti scritti dal nostro Coordinatore Generale, Gianfranco Benedetto, cercando di chiarire un tema così difficile e spesso confuso come è il significato più profondo dell' "esperienza mistica", e ciò che va unito ad essa, che è la "contemplazione infusa", inoltre spiegando il loro intimo rapporto con la nozione della santità cristiana.



L'esperienza mistica e la contemplazione infusa.

È possibile oggi la vita mistica nel laico cattolico?

Diventare santi nel Secolo XXI

La guarigione integrale dell'uomo per la grazia di Gesù Cristo.


La Experiencia Mística y la SantidadScarica la_esperienza_mistica.pdf

L'esperienza mistica e la contemplazione infusa

I termini "esperienza mistica" e "contemplazione infusa", per vari motivi, si prestano a confusione, in quanto sono utilizzati per esprimere realtà spirituali diverse. Quindi è importante chiarire i diversi significati di questi termini, in particolare, al fine di migliorare la comprensione del significato che noi applichiamo loro nei scritti che compongono il Sito Web "Scuola di Preghiera e di Crescita Spirituale".

Troviamo svillupatto molto chiaramente nel libro di A. Royo Marín "Teologia della Perfezione Cristiana" il concetto dell'esperienza mistica cristiana. Sintetizzeremo questo tema per così cominciare ad abbordare il senso di quest'articolo.

Una prima definizione molto importante ci dice che la mistica come fatto psicologico è soprattutto una esperienza del divino. Per questo motivo, piuttosto che "mistica" è opportuno parlare di "esperienza mistica".

Tuttavia, possiamo chiederci: in che consiste propriamente questa esperienza spirituale, quale è il principio che la causa?

La risposta a queste domande è molto chiara: vi è l'esperienza mistica quando la persona sperimenta la attuazione dei doni dello Spirito Santo. Questo implica che le facoltà superiori, il suo intelletto e la sua volontà, sono informate e guidate direttamente dalle mozioni dello Spirito Santo, che sostituiscono in esse il modo umano naturale di agire.

E per questa ragione che si esprime che nella esperienza mistica il cristiano agisce al "modo divino o sovrumano", senza utilizzare il suo ragionamento umano naturale in forma discorsiva, bensì è guidato dal "istinto soprannaturale", che riceve per la attività dei preziosi doni dello Spirito Santo.

Il tema dei doni dello Spirito Santo (da non confondere con i "carismi") lo troviamo svilluppato in “"La Piena Vita Cristiana, Parte Seconda, Capitolo 2"”. Ricordiamo qui che i doni dello Spirito Santo possono essere idealizzati come "antenne" spirituali, che captano le mozioni che provengono dallo Spirito Santo, le quali agiscono sulla intelligenza (doni di intelletto, di scienza, di Saggezza e di Consiglio) o sulla volontà (Saggezza, Fortezza, Pietà e Timore di Dio), in modo che il cristiano eseguita gli atti derivati dalle virtù cristiane non mosso dal suo modo umano naturale di agire, ma dal modo divino.

Per meglio comprendere questo meccanismo, occorre ricordare che la grazia santificante incorpora al cristiano un duplice sistema di nuove capacità sovrannaturali, che non formavano parte della sua natura quando venne al mondo: le virtù cristiane ei doni dello Spirito Santo.

Le virtù cristiane o virtù infuse (teologali: la fede, la speranza e la carità, e cardinali: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza) sono nuove capacità o abiti operativi in grado di agire sulle facoltà umane. Aiutano a l'intelligenza la fede e la prudenza, e le altre alla volontà, per espandere ed ampliare la loro azione, diminuita e ammalata per il peccato originale.

Queste virtù agiscono al modo umano quando esse sono governate dalla propria ragione dell'uomo, o anche al modo divino, in cui sua guida sono le mozioni dello Spirito Santo raccolte attraverso l'azione dei sette doni meravigliosi

È in questo ultimo caso, in cui si afferma che un cristiano è entrato nello "stato mistico", nel quale gli atti eseguiti mediante l'azione delle virtù cristiane infuse sono direttamente guidati dallo Spirito Santo, naturalmente con la cooperazione e la libera e volontaria accettazione del soggetto.

Quando quest'operazione dei doni è più o meno frequente e abituale, allora siamo in presenza del cristiano perfetto, il santo, l' "uomo spirituale", l' "uomo nuovo", che sono tutte denominazioni similari per esprimere la stessa realtà: una persona che riproduce in sé stessa, nei suoi sentimenti e atteggiamenti, allo stesso Cristo, e che può esprimere con proprietà, come San Paolo: "e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me" (Gál. 2,20).

Il santo non è più governato nelle sue azioni per il suo modo di agire umano, con il primato del proprio ragionamento e sentimenti, ma ciò che accade e che ha un "modo divino", prodotto dal governo diretto delle mozioni di Dio, ai quali si presenta docile ed obbediente per la sua scelta personale.

Molto probabilmente per questo motivo i Santi sono considerati dalle altre persone, per molti aspetti, come dei pazzi, o almeno come un pò folli, perchè nel loro comportamento si allontanano dalla logica umana e la solita mentalità del mondo. Ciò che succede è che il suo sguardo si alza e va ben oltre quello degli altri, riconoscendo e seguendo la volontà di Dio per le sue vite e per l'ambiente che li circonda, che non è normalmente percepita dagli uomini che non hanno la sufficiente apertura spirituale verso Dio.

Allora, in modo semplice, ma così grande e soprannaturale, è ciò che noi chiamiamo con proprietà "esperienza mistica". Dove appare sostanzialmente la confusione su questo punto?: è in un aspetto molto specifico, per quanto si riferisce ad alcuni fenomeni straordinari che sono spesso concomitanti con l'esperienza mistica, ma che obbediscono a cause diverse dell'azione profonda dei doni dello Spirito Santo, che infatti appartengono allo sviluppo normale ed ordinario della grazia santificante.

E molto comune credere che l'esperienza mistica è in primo luogo la manifestazione più o meno intensa di questi fenomeni straordinari, che come il suo nome suggerisce, sono al di fuori del cammino ordinario dela mistica. L'origine di questi fenomeni si trova nelle "grazie gratis date (“La Piena Vita Cristiana, Parte Seconda, Capitolo 7”) che si distinguano dalla grazia santificante e il suo corteggio delle virtù infuse e i doni dello Spirito Santo che sono permanenti, per consistere di mozioni passegiere dello Spirito Santo, che non sono ordinate alla santificazione della persona che le riceve, ma che sono concesse specialmente per bene altrui ed alla edificazione della Chiesa.

Tali fenomeni, tra i quali troviamo quelli d'ordine intellettuale, come le visioni, le locuzioni o parole soprannaturali, la profezia, e così via, ed altri chiamati "psicofisiologici", come ad esempio le stimate, la levitazione, l'astinenza prolungata, le irradiazioni luminose dei corpi, gli effluvi odorosi ed altri, possono o non trovarsi nella vita dei santi completamente aperti a l'azione di Dio. Il suo obiettivo primario è quello di mostrare la presenza e l'azione soprannaturale di Dio nel mondo, il suo potere di abrogare le leggi della natura, in modo da rendere più efficace l'evangelizzazione e la conversione degli atei e increduli.

È quindi chiarito il significato del primo termine che abbiamo considerato, l'esperienza mistica, come sarà usato in tutti gli elaborati e gli scritti sviluppati in questo Sito.

Abborderemo ora il significato d'un'altra espressione che ha pure accezioni differenti con significati molto diversi: la contemplazione.

Ci accingiamo a fare riferimento a ciò che è chiamato "contemplazione infusa", cioè che essa non può essere raggiunta con l'esercizio proprio del cristiano, ma che è solo infusa da Dio, secondo la sua volontà assolutamente libera.

La contemplazione così compresa consiste in una semplice intuizione della verità divina, prodotta dalla virtù della fede, portata alla sua perfezione mediante i doni dell'Intelletto, Scienza e Saggezza. Questi doni, chiamati "doni intellettuali", perché sono coloro che agiscono sull'intelletto umano, sono quelli che consentono che le verità rivelate da Dio siano captate come una "intuizione divina", cioè senza il processo umano normale del ragionamento, con l'illuminazione perfetta che la virtù della fede riceve da questi tre doni.

Questo è il motivo per cui questa contemplazione è chiamata "infusa", perché è direttamente ispirata dallo Spirito Santo alll'intelligenza dell'uomo, che si trova in questo momento in un "stato passivo", senza che sia in atto un processo di ragionamento.

La luce della contemplazione, che improvvisamente mostra molto chiaramente, ad esempio, il più profondo significato di una parola di Gesù nel brano di un Vangelo, agisce come un "flash", che a un certo punto "mostra" ciò che Dio vuole fare sapere in un tale momento.

Chi vive questo "flash" della contemplazione non ragiona, ma semplicemente "contempla", con uno sguardo spirituale, dove tutto è chiaro e trasparente, e "vede" quello che neanche il più eminente teologo può captare con facilità dal suo ragionamento pur aiutato dalla virtú della fede, perchè si trova con le barriere della propria natura umana, che impediscono alla fede di agire in stato perfetto.

Ciò che non può evitare quello che vive la contemplazione è di prendere coscienza del fatto che ciò che viene alla sua mente è qualcosa di esterno, qualcosa che non proviene dal suo ragionamento, né sperava di ricevere. E molto evidente la certezza che quello che "contempla" proviene direttamente dallo Spirito Santo.

Quello che abbiamo descritto ci porta ad una delle conclusioni più rilevanti per la vita spirituale del cristiano: benché la contemplazione infusa sia un'esperienza che comincia a manifestarsi nei momenti di orazione, non resta semplicemente come un nuovo grado di orazione che si aggiunge agli altri che già si possiedano, ma comincia a impregnare ogni momento della vita del santo.

Potremmo allora dire che la orazione è la "scuola" dove si avanza nella predisposizione che aiuta a che l'esperienza della contemplazione infusa si manifesti, ma dopo que si arriva ad'essa, i doni dello Spirito Santo agiscano sul intelletto in qualsiasi circostanza in cui l'uomo spirituale ha bisogno di loro e l'Spirito Santo viene in suo aiuto.

Siamo ora in grado di vedere la differenza con il significato di "contemplazione" che è comunemente usato: è definito con questo nome un tipo di orazione che corrisponde al secondo grado di orazione, la preghiera di meditazione (Vedi “La Piena Vita Cristiana, Parte Terza, Capitolo 3”). Questo è il motivo per cui essa è chiamata anche "contemplazione acquisita", perché è il risultato delle meditazioni sulla verità di Dio, partendo dalla attività intellettuale di chi prega, assistita dalla grazia attraverso la virtù della fede.

Così troviamo che tra la contemplazione infusa e la meditazione chiamata comunemente "contemplazione" esiste una differenza di natura. Nella meditazione è nelle mani di chi prega il suo esercizio, mentre che la contemplazione infusa non dipende da noi, ma proviene da una speciale ispirazione inviata dallo Spirito Santo attraverso l'azione dei suoi doni.

La "contemplazione acquisita" riceve anche il nome de "contemplazione ignaziana", perché costituisce la base degli esercizi spirituali di San Ignazio.

Pertanto, i caratteri che sono comunemente assegnati alla contemplazione, come una orazione di meditazione che va a lungo, con diverse considerazioni in un clima di silenzio e di raccoglimento, non sono ciò che definiscono la "contemplazione infusa", poiché come si ha detto all'inizio, ci sono molte confusioni in questo senso.

In conclusione, siamo ora in grado di comprendere più chiaramente quello che davvero significa la vita mistica: Questa è la fase della crescita spirituale nella quale il cristiano esperimenta d'un modo più o meno frequente l'azione degli doni dello Spirito Santo.

Gli doni intellettuali (Intelletto, Saggezza e Scienza) agiscono sul suo inteletto portandolo alla contemplazione infusa, vale a dire, permettendole captare in un singolo sguardo intuitivo il significato dei misteri della vita cristiana.

Vita mistica e contemplazione diventano parte integrante della vita del santo, e non si riferiscono soltanto agli momenti di orazione. É dunque noi escludiamo dal nostro concetto di vita mistica tutte le manifestazioni straordinarie, che, anche se a volte si verificano in combinazione con l'esperienza mistica, non la definiscano affatto come tale.

Crediamo che sono dimostrati in modo chiaro, a nostro avviso, gli errori in cui la maggior parte delle persone incorre quando parla di "esperienza mistica" o "contemplazione". Si tratta di una verità della dottrina cristiana che qualsiasi fedele che pone la sua disposizione per progredire nella vita spirituale arriverà finalmente alla vita mistica ed'alla contemplazione, perché fanno parte del cammino ordinario del sviluppo della grazia santificante che ha ricevuto nel battesimo, ma invece sarà solamente lo Spirito Santo che riservarà per alcune anime scelte le manifestazioni straordinarie.

La disponibilità dell'esperienza mistica per qualsiasi cristiano, che è stata la base della teologia mistica classica, oggi non è in dubbio, ed è approvata dai principali teologi. Tuttavia, vi è stato un periodo in cui le cose non sono state in questo modo. All'inizio del XVII secolo cominciarono ad apparire dottrine sostenendo la divisione del percorso della crescita spirituale, finora considerato come un'unità, con la continuità tra la prima fase, o fase ascetica, che poneva maggiormente l'accento sulla purificazione e la lotta contro il peccato, e la fase mistica, con la comparsa della contemplazione infusa e l'azione dei doni dello Spirito Santo.

Queste nuove dottrine consideravano che esisteva una dualità di vie nella crescita spirituale, la via ascetica, come cammino normale e regolare che tutti devono percorrere, e la via mistica, che constituisce un cammino anormale e straordinario, per il quale soltanto Dio può portare alcuni eletti .

Si è così persa di vista la teologia dei doni dello Spirito Santo, incominciando una confusione tale che, in ultima analisi, ha fatto affermare nel consenso generale che l'esperienza mistica era qualcosa di assolutamente straordinario ed eccezionale, e anche che era imprudente e temerario cercarla per il comune dei cristiani.

Fu solo nel tardo XIX e agli inizi del ventesimo secolo che si è prodotto ciò che è noto come il restauro della teologia ascetica e mistica tradizionale, a partire delle opere di grandi teologi come Juan Arintero, Reginald Garrigou-Lagrange, P. Gardeil, P. Lamballe, Adolphe Tanquerey, Jacques Maritain ed Antonio Royo Marin, tra i tanti.

È stata ripresa con forza da questi grandi autori l'idea che l'esperienza mistica, come l'azione dei doni dello Spirito Santo sulle virtù cristiane, e la contemplazione infusa prodotta dai doni intellettuali, fanno parte del cammino normale e consueto della crescita spirituale dei cristiani nel suo progresso verso la santità piena.

Come conseguenza, si assume che questo cammino è alla portata di qualsiasi cristiano che persevera in esso, ed è disposto ad affrontare le esigenze di quest'ultimo.

In funzione di tutto ciò che si è analizzato, osserviamo che la nozione del "santo", dell' "uomo nuovo" trasformato dalla grazia di Dio in una nuova creatura, esce dalla dimensione un po' stravagante e così lontana da quelle persone "comuni" dove è stata situata mescolandola con le manifestazioni straordinarie di Dio, quelle che producono complessivamente apprensione e timore, e prende infatti un aspetto molto più vicino al cristiano comune.

Nonostante ciò, la trasformazione soprannaturale che costituisce l'essenza del cristianesimo, producendo una vita nuova e piena che cambia completamente il pensiero e il sentire della persona, è davvero qualcosa di incredibile e di una incomparabile grandezza. Ma questo non deve farci perdere di vista che è il tipo di vita a cui ogni cristiano è chiamato, il quale, se corrisponde con la sua docilità e cooperazione a l'azione di Dio, senza dubbio la raggiungerà.

[ Sopra ]

É possibile oggi la vita mistica nel laico cattolico?

In quest' inizi del secolo XXI dopo la prima venuta di Cristo, il fedele cattolico praticamente non si prospetta la possibilità di vivere una esperienza mistica, poiché poco e nulla conosce sulla realtà di essa, ed è molto probabile che ha soltanto alcune idee disperse e non molto coerenti riguardo alla sua vera essenza (Vedi “L'esperienza mistica e la contemplazione infusa.”).

Ma questo accade non solo tra i fedeli ordinari, ma anche molti teologi contemporanei respingono la possibilità di vivere questa esperienza a livello del laico, almeno nel modo in cui la presenta la teologia ascetica e mistica tradizionale, con la laboriosa salita spirituale attraverso le tre vie della crescita della perfezione cristiana.

Partendo da queste idee si conclude che la teologia mistica è rimasta ridotta ad un insegnamento accademico in alcune facoltà e seminari, e ha poco o nulla da dire alla gente moderna, inserita in un mondo che ha cambiato drammaticamente in tutti i sensi.

Ma anche si sostiene in generale che nel mondo di oggi esiste una fame dell'esperienza spirituale, in particolare per affrontare i difficili problemi che si presentano alla esistenza umana in una società con cambiamenti continui. Ed il primo elemento che appare è che vi è una grande offerta di esperienze di tipo mistico proprie delle religioni orientali, con la conseguente tentazione di fare una sorta di sincretismo con loro nella esperienza cristiana.

Appaiano allora, qui e là, delle intenzioni molto sane di cercare di scrivere nuovamente la scienza della mistica cristiana, per soddisfare la nuova era in cui viviamo, respingendo in un attimo il ricco patrimonio accumulato in venti secoli di progressi nella Chiesa.

E spesso anche si sottolinea che il cristiano di oggi è molto più aperto e orientato verso gli "altri", e che sente la necessità di mantenere rapporti con il mondo sommerso nei suoi problemi.

Sulla base di queste affermazioni è pertanto concluso che vi è una grande diminuzione nell'importanza attribuita alla dimensione contemplativa della spiritualità cristiana e alla separazione del mondo come elementi necessari per la santità avanzata.

E ovvio che tutti questi concetti hanno un origine, e questo ultimo possiamo trovarlo nella descrizione del cammino da percorrere e le loro esigenze poste dalla teologia mistica tradizionale.

Questo percorso, conoscuito con l'espressione delle "tre vie", come tappe diverse lungo la stessa via, che comprende la fase ascetica propriamente detta (così conosciuta come via purgativa o età spirituale dei incipienti), la tappa intermedia con l'inizio della contemplazione infusa (o via illuminativa, come l'età spirituale dei proficienti) e, infine, come conclusione, l'unione abituale ed intima con Dio, nei suoi diversi gradi progressivi, con la pienezza della contemplazione (via unitiva o età spirituale dei perfetti), pone richieste così tanto radicali per quanto riguarda il tempo necessario a dedicare e il distacco da qualsiasi legame egoista verso persone e cose, che ha fatto assumere che questo processo spirituale vissuto in modo pieno è soltanto alla portata per coloro che si allontanano dal mondo e si consacrano a Dio, entrando al sacerdozio o alla vita religiosa, o alcun equivalente per laici portato al suo estremo (ordini terze, per esempio).

In questo modo la spiritualità cristiana ha preso nella pratica due percorsi alternativi: d'una parte c'è la spiritualità dei consacrati, in particolare coloro che si sono allontanati da tutto il mondo rinchiudendosi nei monasteri o isolandosi in luoghi remoti come eremiti, che aspiravano a raggiungere il massimo livello di perfezione con l'unione trasformativa o matrimonio spirituale, vertice della esperienza mistica contemplativa e stato di piena santità.

Invece, per i laici, era disponibile una spiritualità più incompleta, dove l'aspirazione mirava di raggiungere un grado di perfezione spirituale coerente con lo stato di vita laicale.

Ci sono molti esempi di questa divisione tra la spiritualità dei consacrati e la spiritualità secolare o laicale. Prendiamo il bel libro di San Francesco di Sales, scritto all'inizio del XVII secolo, denominato "Introduzione alla vita devota".

Nel Capitolo I, l'autore definisce che cosa intende per devozione:

"La vera e viva devozione, oh Filotea! presuppone l'amore di Dio, e prima non è altro che un vero amore divino; e non amore come si vuole, perché non appena l'amore divino abbellisce la nostra anima, è chiamato grazia, che ci fa gradevoli alla sua divina Maestà; per quanto ci dà forze per fare del bene, è chiamato carità; ma quando arriverà al grado di perfezione, che non solo ci fa fare bene, ma agire accurati, spesso e rapidamente, allora si chiama devozione.

In fine, la devozione non è altro che una agilità e vivacità spirituale attraverso la quale la carità esercita le sue azioni su di noi, e noi per essa agiamo prontamente e affezionatamente ".

Qui è chiaro che la devozione si basa sulla crescita della carità, che non è altro che la crescita nella santità, come ha giustamente definito il Concilio Vaticano II (Lumen gentium, n. 40).

Ma più avanti, nel capitolo III, il Santo stabilisce una differenza nel significato di ciò che egli chiama "devozione":

"Non soltanto è sbagliato, ma eresia, il volere bandire la vita devota dalla compagnia dei soldati, dalla tenda dei ufficiali, dalla corte dei principi e dalle famiglie di coloro che sono sposati. É vero, Filotea, che puramente la devozione contemplativa, monastica e religiosa non può essere esercitata in questi stati, ma anche (al di fuori di queste tre forme di devozione) ci sono molte adatte per perfezionare quelli che vivono in stato laico. "

Osserviamo che si stabilisce una netta distinzione tra la "devozione contemplativa, monastica e religiosa" e le devozioni "adatte per perfezzionere coloro che vivono in stato laico."

Per evitare dubbi in termini di cosa definisce come "devozione contemplativa, monastica e religiosa", aggiunge un po 'più avanti:

"È stato anche visto che molti hanno perso la loro perfezione nella solitudine, che è molto desiderata per giungere ad una vita perfetta, e l'hanno conservata in mezzo alla folla, sembrando questa così tanto poco favorevole alla perfezione".

Una caratteristica distintiva della "devozione contemplativa" è la solitudine, allontanarsi dal mondo, cessare di essere tra la folla, tutto questo soltanto accessibile dai monaci, vale a dire, à lo stato religioso. Ma osserviamo anche che San Francesco di Sales indica che la solitudine di per sé non è nessuna garanzia di raggiungere la perfezione.

D'altra parte, cosa è quello che comprende la devozione secolare lo troviamo chiaramente indicato lungo l'opera, nella quale si sviluppano i seguenti temi, che senza dubbio costituiscono la struttura di ciò che il Santo intende come spiritualità laicale: La necessità della purificazione del peccato e del inclinazione a quest'ultimo, appellando a l'esame di coscienza e il sacramento della Confessione, così come alla Comunione frequente. Insegna anche la necessità della orazione, ed un metodo per sviluppare la orazione di meditazione (il secondo grado della orazione). Completando lo sviluppo della devozione per i laici troviamo consigli per l'esercizio delle virtù cristiane e come si fa per affrontare le tentazioni più comuni.

Naturalmente, non c'è dubbio che se la maggioranza dei cristiani vivesse questa "vita devota" come la insegnò San Francesco di Sales, non soltanto nella sua epoca, ma ancora di più nella nostra, il mondo sarebbe totalmente diverso. Ma ciò che ci interessa di sottolineare adesso è la distinzione che era fatta, senza dubbio, tra spiritualità religiosa e spiritualità laicale.

E non si può dire che questo grande Santo non conosceva la profondità che può raggiungere la vita mistica, perché è anche l'autore di un libro essenziale nella teologia mistica, come è il "Trattato dell'amore di Dio", ma in base alla divisione pratica che la realtà non poteva evitare, e proprio con lo zelo che i laici non rimanessero privi di una vita spirituale con una buona crescita, è che egli ha scritto la "Introduzione alla vita devota".

La solitudine, la separazione dal mondo, il distacco di beni materiali, la disponibilità di molto tempo per la orazione. Tutte queste caratteristiche hanno portato a definire che la vita mistica, bene che sia sul cammino normale della grazia e sia accessibile a tutti, è condizionata nella possibilità pratica per raggiungerla, restando allora circoscritta soltanto a coloro che abbracciano la consacrazione religiosa.

Questi concetti sono rimasti praticamente invariati fino ad oggi. In questo modo vediamo quale è il panorama presente nell'ambito cattolico riguardo il laicato (e diciamo che si applica anche ai religiosi e sacerdoti che non appartengono ad ordini specificamente contemplative): la esperienza mistica è restata, nella pratica, quasi interamente esclusa come una possibile alternativa per viverla.

Ma all'improvviso, all'inizio di questo XXI secolo, ci troviamo con una contraddizione per quanto riguarda a queste idee se leggiamo ciò che ha scritto il grande Papa Giovanni Paolo II nella sua Lettera Apostolica "Novo millennio ineunte". Lì, nei n. 33 e 34 esprime ciò che segue:

"E non è forse un " segno dei tempi " che si registri oggi, nel mondo, nonostante gli ampi processi di secolarizzazione, una diffusa esigenza di spiritualità, che in gran parte si esprime proprio in un rinnovato bisogno di preghiera? Anche le altre religioni, ormai ampiamente presenti nei Paesi di antica cristianizzazione, offrono le proprie risposte a questo bisogno, e lo fanno talvolta con modalità accattivanti. Noi che abbiamo la grazia di credere in Cristo, rivelatore del Padre e Salvatore del mondo, abbiamo il dovere di mostrare a quali profondità possa portare il rapporto con lui.

La grande tradizione mistica della Chiesa, sia in Oriente che in Occidente, può dire molto a tal proposito. Essa mostra come la preghiera possa progredire, quale vero e proprio dialogo d'amore, fino a rendere la persona umana totalmente posseduta dall'Amato divino, vibrante al tocco dello Spirito, filialmente abbandonata nel cuore del Padre. Si fa allora l'esperienza viva della promessa di Cristo: " Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui " (Gv 14,21). Si tratta di un cammino interamente sostenuto dalla grazia, che chiede tuttavia forte impegno spirituale e conosce anche dolorose purificazioni (la "notte oscura"), ma approda, in diverse forme possibili, all'indicibile gioia vissuta dai mistici come "unione sponsale". Come dimenticare qui, tra tante luminose testimonianze, la dottrina di san Giovanni della Croce e di santa Teresa d'Avila? ".

Sì, carissimi Fratelli e Sorelle, le nostre comunità cristiane devono diventare autentiche "scuole" di preghiera, dove l'incontro con Cristo non si esprima soltanto in implorazione di aiuto, ma anche in rendimento di grazie, lode, adorazione, contemplazione, ascolto, ardore di affetti, fino ad un vero " invaghimento " del cuore.

Certo alla preghiera sono in particolare chiamati quei fedeli che hanno avuto il dono della vocazione ad una vita di speciale consacrazione: questa li rende, per sua natura, più disponibili all'esperienza contemplativa, ed è importante che essi la coltivino con generoso impegno. Ma ci si sbaglierebbe a pensare che i comuni cristiani si possano accontentare di una preghiera superficiale, incapace di riempire la loro vita. Specie di fronte alle numerose prove che il mondo d'oggi pone alla fede, essi sarebbero non solo cristiani mediocri, ma " cristiani a rischio ". Correrebbero, infatti, il rischio insidioso di veder progressivamente affievolita la loro fede, e magari finirebbero per cedere al fascino di " surrogati ", accogliendo proposte religiose alternative e indulgendo persino alle forme stravaganti della superstizione.

Occorre allora che l'educazione alla preghiera diventi in qualche modo un punto qualificante di ogni programmazione pastorale."

Giovanni Paolo II ha affermato nella sua Lettera Apostolica del 2001, il contributo che può fare la teologia mistica della Chiesa per estinguere la sete della spiritualità che è un "segno dei tempi" in questa nostra epoca.

E parla concretamente di avanzare fino al massimo grado di contemplazione, "l'unione sponsale" o "matrimonio spirituale", anche chiamato "unione trasformativa", passando per le difficili purificazioni passive note come "notti" dei sensi e dello spirito. Chiarise anche che quelli consacrati, per ragione della natura del loro stato, sono più disponibili alla esperienza contemplativa, ma che in nessun modo i cristiani comuni possono conformarsi con una preghiera superficiale.

È ovvio che il Papa esorta tutti i fedeli ad andare avanti senza timore verso l'esperienza mistica, sostenuti dalla ricchezza della Chiesa, esemplificata da santi come San Giovanni della Croce e Santa Teresa d'Avila.

Di fronte a queste affermazioni ci possiamo chiedere: come può essere utile e rilevante la Teologia Mistica classica per i fedeli cattolici che vivono in questa epoca dell'umanità?

Oppure: E possibile percorrere il cammino della perfezione cristiana per gli uomini e le donne che lavorano, che hanno famiglie, che non dispongono di tempo illimitato per dedicare alla preghiera?

La risposta che possiamo dare a quest' interrogazione è affermativa: sì, è possibile, anche se ancora molte poche persone lo sanno.

A sostegno di tale affermazione, si consideri un primo elemento molto importante che è stato trascurato da coloro che affermano che l'esperienza mistica classica non ha più senso nel nostro tempo, e raccomandano cercare nuovi modi per aggiornarla al mondo moderno, come se la vita spirituale del cristiano avesse improvvisamente sperimentato un drastico cambiamento e si baserebbe oggi su parametri diversi da quelli che hanno avuto un senso nel corso di tanti secoli.

Dopo il Concilio Vaticano II, concluso nel 1965, si verifica nella Chiesa cattolica l'irruzione della cosiddetta "esperienza dello Spirito Santo," iniziandosi a partire dal 1967 il Rinnovamento Nello Spirito Santo. Anche nel ventesimo secolo appariranno i chiamati "Nuovi Movimenti" della Chiesa, ciascuno con le sue particolari caratteristiche.

Mi riferirò al Rinnovamento Nello Spirito, nel quale ho partecipato per oltre 16 anni. La sua caratteristica distintiva è la "effusione dello Spirito", che genera nei fedeli una grande apertura a l'azione dello Spirito Santo, producendo una rinnovata ricerca di una vita di preghiera e di trasformazione interiore (Vedere “Rinnovare il Rinnovamento Nello Spirito, Capitolo 1”).

Anche l'esperienza del Rinnovamento ha presentato l'emergere dei carismi straordinari, come la profezia, le lingue, la guarigione fisica, la liberazione dei demoni, le locuzioni e visioni ed altri, che portano a definirla come "carismatica". Questi fenomeni carismatici erano stati considerati praticamente spariti nella esperienza spirituale del cattolico comune.

Quest'irruzione particolare della grazia di Dio ammonta già 40 anni nella Chiesa cattolica, ma noi riteniamo che non è ancora stata interpretata nel suo senso più profondo, per quanto riguarda gli scopi per i quali è stata suscitata dallo Spirito Santo in questa epoca.

Se ricorriamo ai manuali classici della teologia mistica, troviamo che questi fenomeni straordinari, noti come "grazie gratis date" sono situati quanto alla loro presenza nel'esperienza di orazione, negli ultimi gradi della contemplazione infusa.

Quando osserviamo la classica divisione dei gradi della orazione secondo il "Castello interiore" di Santa Teresa di Avila, vediamo che la maggior parte dei teologi mettono le manifestazioni carismatiche nell'ambito delle seste mansioni, note anche come la unione estatica con Dio, immediatamente preliminari a quella ultima e più completa espressione della contemplazione infusa, che è l'unione trasformativa o matrimonio spirituale, dove appare in tutta la sua dimensione il santo, come un essere umano completamente trasformato nelle sue facoltà umane, intelletto e volontà, mediante l'azione delle virtù infuse portate alla sua perfezione dai sette doni dello Spirito Santo.

Appare così il cristiano che non agisce più seguendo il corso dei suoi propri ragionamenti, ma lo fa al modo divino, guidato direttamente dalle mozioni dello Spirito Santo che "cattura" attraverso i doni.

Tuttavia, il cattolico che vive l'esperienza carismatica è molto lontano, almeno nel suo principio, dal grado di purificazione interiore, dalla lotta contro il peccato e la tentazione e dall'esercizio delle virtù cristiane al quale arrivano le persone che vivono la unione con Dio che abbiamo appena comentato, preliminare al matrimonio spirituale definitivo.

Questo e qualcosa che è stato rapidamente chiarito nei primi anni del Rinnovamento Nello Spirito, di fronte a l'entusiasmo di alcuni che credevano che perché avevano vissuto la "effusione dello Spirito" ed vivevano qualche manifestazione dei carismi straordinari, si incontravano già in un grado di santità elevata.

Come esempio di questo discernimento, prenderemo un piccolo libro del dottor Philippe Madre, scritto nel 1982, intitolato "Il Riposo nello Spirito", dove formula quest'interessante osservazione:

"Questa effusione dello Spirito Santo possiamo già considerarla come una esperienza d'ordine mistico, almeno nello stadio degli inizi dei quali abbiamo parlato sopra. In nessun modo si tratta, a nostro avviso, di individuare l'effusione dello Spirito Santo con un elevato fenomeno mistico, che possa introdurre al soggetto in uno stato di santità notoria. Per errore, questa idea ha circolato all'interno del Rinnovamento, assicurando che l'esperienza della effusione dello Spirito Santo, avrebbe aperto la porta direttamente a le quarte mansioni del castello interiore, di che ha parlato Teresa d'Avila. Queste mansioni sono in realtà uno stato di unione con Dio chiaramente progredito, che di nessun modo è conceduto con l'effusione dello Spirito Santo, come se questa fosse opposta alle tappe indispensabili di maturazione ".

Quindi, sulla base di tutto ciò che è esposto precedentemente, che cosa possiamo concludere in relazione agli effetti che produce "l'effusione dello Spirito", in cui l'esperimenta?

Vediamo che cosa ci dicono su questo alcuni autori classici nel Rinnovamento Nello Spirito.

Abbiamo preso il primo ad un pioniere nel rinnovamento latino-americano, come è il P. Salvador Carrillo Alday. Nel suo libro "Rinnovamento nello Spirito Santo", ci spiega ciò che segue:

"La maggior parte dei cristiani siamo stati battezzati e forse cresimati quando eravamo fanciull, senza avere ancora acquisito l'uso della ragione e ricevemo l'Eucaristia per la prima volta, quando eravamo ancora molto piccoli.

In tali circostanze, il "rinuncio" e il "credo" del nostro battesimo, e l'accettazione del dono di Dio della nostra cresima vennero da parte degli nostri genitori e padrini; e i nostri "compromessi" cristiani sono stati presi da essi al nostro posto. Pertanto, il mio "si" al Padre, a Gesù e allo Spirito Santo, può essere rinnovato ora che ho piena coscienza e libertà personale. Può germogliare nuovamente dal più profondo del mio cuore un "sì" consapevole e impegnato verso il mio battesimo messianico, al mio Battesimo nello Spirito. Questo è, che rinnovi in me il "battesimo nello Spirito Santo" con il quale egli mi ha battezzato per farmi condividere con lui la grazia salvifica attraverso i sacramenti della mia iniziazione cristiana.

A questo rinnovamento del battesimo nello Spirito Santo che Gesù fa in noi, perché è colui che battezza in Spirito: Gv. 1.33 - è ciò che nel Rinnovamento Nello Spirito è chiamato "il battesimo nello Spirito Santo (o effusione dello Spirito Santo).

Chi riceve questa grazia di rinnovamento rimane in un duplice atteggiamento. Atteggiamento attivo, in quanto consapevolmente desidera e chiede di essere rinnovato nell' suo battesimo messianico, e volontariamente dice a Cristo Gesù un "si" personale e impegnato. Atteggiamento passivo, perché "è battezzato nello Spirito Santo ", perché è Gesù che gli riversa il Dono promesso dal Padre, perché egli ripete, come la Vergine Maria nella Incarnazione, "avvenga di me quello che hai detto" (Lc 1,38).

Il rinnovo del battesimo nello Spirito Santo è, quindi, un profondo rinnovamento che Gesù fa del nostro "essere cristiano," in tutte le sue dimensioni e con tutte le sue conseguenze ".

Vediamo che è qui definito con chiarezza che il primo frutto importante della "effusione dello Spirito Santo" è il rinnovo della grazia battesimale o grazia santificante, il che significa un nuovo e potente impulso a crescere nell' "essere cristiano".

L'altro frutto significativo che si riceve sono i carismi straordinari:

"Ma lo spirito, l'anima del nostro essere soprannaturale, ci comunica, in aggiunta alla vita divina, "grazie, doni, carismi, funzioni, attività", per potere compiere la nostra missione di essere "tale membro nel Corpo totale di Cristo". Questi doni spirituali gratuiti, che noi chiamiamo "carismi" non sono direttamente grazie in ordine alla santificazione personale, ma sono "manifestazioni particolari dello Spirito per l'utilità comune" (1 Cor. 12,7).

I carismi sono, dunque, non solo talenti naturali o abilità, ma doni che lo Spirito Santo comunica o fa apparire in ciascun membro del Corpo di Cristo in modo che ciascuno serve ail corpo totale."

Anche il P. Raniero Cantalamessa, nel libro "Rinnovare lo Spirito", spiega il significato della effusione dello Spirito, con gli stessi elementi già visti:

"Ecco, allora, il senso dell'effusione dello Spirito. Essa è una risposta di Dio alla disfunzione in cui è venuta a trovarsi la vita cristiana. In questi ultimi anni si sa che anche la Chiesa, i vescovi, hanno cominciato a preoccuparsi del fatto che i sacramenti cristiani, specialmente il battesimo, vengono amministrati a persone che poi non ne faranno alcun uso nella vita.

Ma si direbbe che Dio si sia preoccupato, prima ancora della Chiesa, di questa disfunzione e abbia suscitato, qua e là nella Chiesa, movimenti tendenti a rinnovare negli adulti l'iniziazione cristiana. Il Rinnovamento nello Spirito è uno di questi movimenti, e in esso la grazia principale è senza dubbio legata all'effusione dello Spirito e a ciò che la precede. La sua efficacia nel riattivare il battesimo consiste in questo: che finalmente l'uomo reca la sua parte, cioè fa una scelta di fede, preparata nel pentimento, che permette all'opera di Dio di "liberarsi" e di sprigionare tutta la sua forza.

Nell'adulto, che ha già alle spalle una lunga vita cristiana, questa scelta di fede ha necessariamente il carattere di una conversione; potremmo descrivere l'effusione dello Spirito, per quanto riguarda la parte dell'uomo, sia come un rinnovamento del battesimo, che come una seconda conversione."

Appare chiaramente in queste spiegazioni che la "effusione dello Spirito" produce due effetti principali in quello che la riceve: il sorgere dei carismi come manifestazioni straordinarie della grazia di Dio, e un nuovo slancio per sviluppare la grazia santificante ricevuta nel battesimo cristiano .

Purtroppo, nel RNS si è messo troppo enfasi sulle azioni degli carismi ed il fatto della sua rinascita dopo molti secoli di essere dimenticati, almeno in termini della sua manifestazione più o meno massiva tra i fedeli, perdendosi un po' di vista il secondo aspetto, quello che si riferisce al rinnovamento dell'impulso per sviluppare la grazia battesimale.

Ciò che è chiaro è che la grazia dell' "effusione dello Spirito" suscitata da Dio in questa epoca della storia umana, possiede un effetto fondamentale: produce una potente apertura all'azione dello Spirito Santo su coloro che la vivono.

Questa formidabile disposizione mostra una prima conseguenza visibile, che consiste nell'emergere dei carismi straordinari. Perché è così? La risposta non può essere più semplice e la dà la dottrina cattolica: la manifestazione dei carismi non ha come scopo la propria santificazione, almeno direttamente, ma guarda al bene comune e alla edificazione della Chiesa, e può manifestarsi anche in soggetti che si trovano in una situazione di peccato e persino privi della grazia santificante.

L'insegnamento di Gesù in questo senso è molto chiaro. Vediamo questo brano da Matteo 7,21-23:

"Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità."

E chiaro che i carismi stessi non portano al Regno dei Cieli, e con loro si può finire perfino all'inferno. Invece, "fare la volontà del Padre" infatti lo permetterà. Quale è la volontà del Padre? La troviamo perfettamente chiara in 1 Tessalonicesi 4.3:

"Perché questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione"

La conclusione che abbiamo raggiunto è quindi questa: il cattolico che nel Rinnovamento Nello Spirito vive l'esperienza della "effusione dello Spirito" riceve attraverso d'essa una nuova e più profonda apertura all'azione dello Spirito Santo, che si manifesta in una prima istanza nella possibile comparsa di varie manifestazioni di alcuni dei carismi straordinari.

Tuttavia, nonostante questo, non è arrivato ancora ad un livello elevato di santità, ma necessariamente dovrà percorrere un cammino di purificazione e di conversione inevitabile nella vita spirituale. Quello che è importante è che il fedele possiede ora una grande apertura a l'azione della grazia, e che se apporta la sua disponibilità ed entusiasmo, quella gli permetterà d'avanzare d'un modo nuovo nel difficile e faticoso cammino verso la propria santificazione.

È quindi evidente, in conclusione, che poi la "effusione" non elimina nessun passo nella crescita spirituale, ma dispone il credente ad affrontarla con un'impulso che egli non aveva. Non si "bruciano" tappe della crescita, ma si può avanzare in modo più rapido e sicuro.

Qui ci troviamo con il bivio che vive ancora il Rinnovamento Nello Spirito, come ho sviluppato in “Rinnovare il Rinnovamento Nello Spirito, Capitolo 4“, che consiste nel fatto di non avere trovato il cammino pratico per andare più avanti nell'senso di una profonda conversione interiore, rimanendo sommersi più che tutto nell'esperienza e lo sviluppo degli carismi straordinari, ritenendo erroneamente che attraverso quest'ultimi la trasformazione interiore è possibile, cosa che ovviamente non può accadere perché non è il loro ruolo nella vita spirituale.

I carismi sono aiuti potenti che fornisce lo Spirito Santo ai cristiani per aiutarli, in prima istanza, nella sua opera di evangelizzazione, per annunciare il Vangelo in mezzo di segni e di prodigi, come è avvenuto nella prima epoca apostolica.

Essi hanno anche l'utilità nella formazione della comunità, nel suo sviluppo e la crescita, da parte dei ministeri che derivano da l'esercizio dei carismi (ad esempio, la profezia per orientare la comunità, la preghiera per i malati, la liberazione dei demoni, ecc.).

Ma il cammino della trasformazione interiore del cristiano, vale a dire, il cambiamento della sua mente (intelletto) e sentimenti (volontà) rimane unico: è dato dalla crescita del organismo soprannaturale costituito dalle virtù infuse ed i doni dello Spirito Santo, che incorpora all'anima la grazia santificante, e che risiede in modo permanente nel battezzato, mentre non lo perda a causa del peccato mortale.

E precisamente in questo contesto che si inserisce la esperienza spirituale che serve come base per lo sviluppo della "Scuola di Preghiera e di Crescita Spirituale" che presentiamo in questo sito web. Questa è nata in una Comunità di Alleanza del RNS in Argentina, come è descritto in “Chi Siamo, Nascita e Sviluppo”

La sua base si trova in una metodologia che permette di approfittare la potente apertura all'azione dello Spirito Santo che produce l'esperienza dell' "effusione dello Spirito", come si vive nel RNS, quando è inserita nel cammino tradizionale della crescita spirituale che sviluppa la Teologia Ascetica e Mistica cattolica.

Questo tipo di lavoro è presentato in “Chi Siamo, Metodologia e programma che è sviluppato“

Per oltre 12 anni abbiamo sviluppato questo nuovo schema di profonda crescita spirituale, che sbocca nella orazione di contemplazione infusa ed all'apertura dell'azione dei sette doni dello Spirito Santo, accessibile a uomini e donne comuni che dispongono d'un tempo minimo per prendere parte a un gruppo di preghiera settimanalmente ed ad alcuni ritiri spirituali all'anno, e che davvero vogliano prendere sul serio il loro processo di crescita spirituale.

Ciò che possiamo affermare dopo questo tempo, con una esperienza che è oggi in corso e che ha ancora molto per avanzare e scoprire, è che, senza dubbio, il fedele cattolico di oggi ha a sua disposizione un cammino di crescita spirituale davvero insospettabile fino ad ora, dove è in grado di sviluppare senza limitazioni la sua trasformazione interna, avanzando per il "antico" cammino della Teologia Ascetica e Mistica, con lo slancio della "nuova" esperienza dell' "effusione dello Spirito".

Possiamo anche sostenere senza timori di sbagliarci, perché non si tratta di una formulazione teorica, ma di una concreta esperienza vissuta da centinaia di persone, che non è necessario cercare il dialogo del cristianesimo con altre religioni nel mondo, per riscoprire o riadattare l'esperienza mistica ai nostri tempi.

Questa esperienza è la stessa ieri, oggi e sempre, dal momento che non possono essere scartati dalla spiritualità "moderna" nessuno degli elementi di essa che possiede il tesoro della Chiesa.

Il grande teologo Karl Rahner, nel suo studio "Elementi di spiritualità nella Chiesa del futuro", suscita alcune riflessioni su questo importante tema. Troviamo che, tra altri concetti, l'autore sostiene:

"Il primo dato che dovviamo indicare, che è per sé ovvio per un cristiano cattolico, è che la spiritualità del futuro, nonostante tutti i cambiamenti destinati a essere verificati, possederà e conserverà sempre un'identità, benché misteriosa, con l'antica spiritualità del passato della Chiesa. La spiritualità del futuro, quindi sarà una spiritualità che avrà come punto di riferimento al Dio vivente, che si è rivelato nella storia del genere umano e che si è posto con la propria realtà -come fondamento basico, come dinamismo intimo e come obiettivo ultimo- nel centro più interno del mondo e dell'umanità creata da lui.

Questa spiritualità del futuro s'occuperà così sempre -in senso positivo e negativo- del passato della Chiesa per imparare da lui. Per questo motivo da una parte sarà sempre aperta, non soltanto al passato, ma anche ai nuovi inizi Pentecostali, non già stabiliti a priori né regolati dalla cima per opera della gerarchia, ma che germogliano carismaticamente dove lo Spirito vuole; benché queste iniziative carismatiche manifestano che sono, nel discernimento degli spiriti, una vera e propria opera dello Spirito solo nel caso in cui -nonostante di essere suscitate apparentemente da una speranza avventurata quasi autodestruttiva -si situano umilmente nell'interno della Chiesa istituzionale, senza aver stabilito a priori ed in modo legalistico dei principi che impediscono la sommissione alla Chiesa delle istituzioni.

Questo è il motivo per cui la spiritualità del futuro continuerà ad approfondire, con amore e simpatia, nei documenti della pietà del passato, poiché questa storia scorsa è anche la sua storia. Pertanto, non si mostrará mai disinteressata dinanzi alla storia dei santi, della liturgia, della mistica, come se si trattasse di un passato irrilevante per sé.

La spiritualità del futuro manterrà la storia della pietà della Chiesa e sarà in grado di scoprire continuamente che ciò che è apparentemente antico e già passato può dare entrata ad un reale futuro per il nostro presente ".

Che parole cosí ispirate quelle di questo insigne teologo cattolico contemporaneo! Veramente le facciamo del tutto nostre in ogni senso, poiché l'esperienza che cerchiamo di trasmettere può essere definita esattamente con le sue parole: "La spiritualità del futuro manterrà la storia della pietà della Chiesa e sarà in grado di scoprire continuamente che ciò che è apparentemente antico e già passato può dare entrata ad un reale futuro per il nostro presente ".

Nella nostra epoca assistiamo tra stupiti e ringraziati come lo Spirito Santo ha preso l'iniziativa "carismaticamente" per mettere a disposizione del fedele cattolico la possibilità di fare sua l'enorme ricchezza spirituale della Chiesa, accumulata per così tanti secoli di sviluppo dottrinale e d'esperienza pratica dei grandi mistici che hanno popolato il firmamento cattolico.

Questa è l'opera che crediamo che ci è stata affidata dal Signore alla nostra "Scuola di Preghiera e Crescita Spirituale": dare a conoscere ed aiutare ad altri, senza importare dove sono, in modo che possano avvanzare su questo cammino suscitato dallo Spirito di Dio come dono per il cristiano della nostra epoca, permettendo che loro giungano ancora più lontano dal punto in cui siamo stati in grado di arrivare noi fino ad ora.

In questo modo potremo compiere il desiderio intenso del ricordato Papa Giovanni Paolo II, che nella Lettera Apostolica "Novo millennio ineunte", nel brano che abbiamo prima ricordato, ci esorta con queste parole:

  "Sì, carissimi Fratelli e Sorelle, le nostre comunità cristiane devono diventare autentiche " scuole " di preghiera, dove l'incontro con Cristo non si esprima soltanto in implorazione di aiuto, ma anche in rendimento di grazie, lode, adorazione, contemplazione, ascolto, ardore di affetti, fino ad un vero " invaghimento " del cuore."

Speriamo di trovare coloro che possano interessarsi per tutto questo, e che sentano il desiderio suscitato dallo Spirito per cominciare a percorrere questo cammino, in modo di realizzare la sua propria esperienza, per giungere al di là di quanto siano arrivati fin ora nella loro esperienza spirituale.

[ Sopra ]

Diventare Santi nel Secolo XXI

In questo elaborato ci fisseremo l'obiettivo d'esplorare un tema che è stato un po 'dimenticato, o almeno che è stato trascurato in questo XXI secolo che comincia, e che è la santità cristiana, per quanto concerne alla possibilità e il modo in cui un cristiano può diventare un santo in questa epoca.

Per ciò effettueremo un percorso ordinato, nel cuale cercheremo di progredire attraverso temi specifichi che ci avvicineranno alla risposta che stiamo cercando.

Così vedremo in primo luogo il concetto di santità in modo dettagliato; quindi si procederà ad analizzare il cammino con il quale si raggiunge la santità, per sboccare nella risposta alla questione principale che ci abbiamo posto: Come è possibile essere santi nel secolo XXI? E più ancora, questa risposta la vogliamo ricercare in modo specifico per i fedeli laici, ossia, domandarci come sarebbe possibile per un laico arrivare alla santità nel mondo di oggi.

Vediamo il primo punto, che implica avere il più chiaro possibile il concetto di santità, cosa che a sua volta ci permetterà di definire che cosa sia un santo. Nella sezione di questo sito web La Piena Vita Cristiana, Parte Seconda, Capitolo 5, si sviluppano in dettaglio il concetto di santità e di altri temi connessi alla stessa, per cui si consiglia la sua lettura per una migliore interpretazione di questo articolo.

Considerando qui i principali concetti, possiamo dire che Dio è il santo per eccellenza, e che la sua santità si distingue da tutto quello creato, in termini di purezza e perfezione.

Questa santità di Dio, per pura benevolenza, Egli ha voluto condividerla con la sua massima creazione, l'essere umano, originando così la santità degli uomini, che non è nulla più che una partecipazione nella santità di Dio data come un dono alle sue creature.

Se si desidera ottenere una definizione precisa e moderna di ciò che significa la santità negli esseri umani, ricorriamo a quello che ci definisce al riguardo il Concilio Vaticano II, Costituzione "Lumen Gentium" n. 40:

"Il Signore Gesù, maestro e modello divino di ogni perfezione, a tutti e a ciascuno dei suoi discepoli di qualsiasi condizione ha predicato quella santità di vita, di cui egli stesso è autore e perfezionatore: "Siate dunque perfetti come è perfetto il vostro Padre celeste" (Mt 5,48)"

Già in questo testo del Concilio, partendo dal brano del Vangelo di cui sopra, la santità è identificata con la perfezione cristiana.

Poi lo stesso n. 40 definire con ulteriore precisione ciò che consiste la santità:

"È dunque evidente per tutti, che tutti coloro che credono nel Cristo di qualsiasi stato o rango, sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità, e che tale santità promuove nella stessa società terrena un tenore di vita più umano. Per raggiungere questa perfezione i fedeli usino le forze ricevute secondo la misura con cui Cristo volle donarle."

La santità, che qui si equipara nuovamente con la perfezione, é definita da due parametri: la pienezza della vita cristiana e la perfezione della carità.

La pienezza della vita cristiana significa potere vivere la piena esperienza della vita della grazia ricevuta da Dio come un dono agli uomini, perduta per colpa del peccato originale e recuperata per mezzo della Salvezza o Redenzione di Gesù Cristo.

Anche questo tema si trova ampiamente sviluppato in La Piena Vita Cristiana, Parte Seconda, Capitolo 2  e Capitolo 4.

I concetti fondamentali che ci interessano sono i seguenti: la grazia santificante ci perdona i peccati, ci rende figli adottivi del Padre, e porta la reale ed effettiva presenza nella nostra anima della Santissima Trinità, poiché il Padre, il Figlio e l' Spirito Santo passano a inabitare in essa, ed, infine, si unisce al nostro essere naturale un nuovo organismo soprannaturale, con nuove capacità di cui manchevamo al venire al mondo, poiché eravamo dis-graziati come conseguenza della ferita del peccato originale.

La vita cristiana come vita nuova e soprannaturale, la viviamo e sperimentiamo i suoi effetti man mano che approfondiamo la nostra relazione con la Santa Trinità che dimora nella nostra anima, per cui abbiamo questo nuovo organismo soprannaturale innestato nella nostra anima per il Battesimo cristiano, composto dalle virtù infuse e i doni dello Spirito Santo.

L'apertura d'un cristiano a l'azione di queste nuove capacità lo va portando verso un'unione ogni volta più elevata con il Dio Uno e Trino che dimora nella sua anima, deificandolo e facendole vivere una vita sempre più simile a quella del suo Creatore.

In questo consiste, in definitiva, la pienezza della vita cristiana che utilizziamo come definizione della santità.

Si tratta di una vita in cui il cristiano è ogni volta più aperto e disposto a ricevere le mozioni dello Spirito Santo mediante i suoi sette doni, che vanno governando il suo agire partendo da queste "divine intuizioni", che sostituiscono gradualmente il modo naturale di agire per mezzo del ragionamento della sua intelligenza.

Il Concilio Vaticano II definisce anche la santità come la perfezione della carità. Questo è un modo di dire lo stesso che implica l'espressione pienezza della vita cristiana, sottolineando la principale virtù teologale infusa, che è la carità.

La carità o l'amore di Dio come virtù teologale infusa, s'esercita in due modi diversi, come ha illustrato mirabilmente San Francesco de Sales nel "Trattato del Amore di Dio" (Libro 6, capitolo 1):

"Due sono i principali esercizi del nostro amore per Dio: uno affetivo e l'altro effettivo o attivo; con il primo ci affezionamo a Dio ed a tutto ciò che a lui compiace; per il secondo serviamo a Dio e faciamo ciò che Egli ordina. Quello ci unisce alla bontà di Dio; quest'ultimo ci fa compiere la sua volontà. L'uno ci riempie di compiacenza, di benevolenza, di aspirazioni, desideri, sospiri, di ardori spirituali e ci fa praticare le sacre infusioni e amalgame del nostro spirito con quello di Dio; l'altro riversa in noi la forte risoluzione, la fermezza del ànimo e l'incrollabile obbedienza, necessari per mettere in pratica le disposizioni della volontà divina, e per soffrire, accettare, approvare e abbracciare tutto ciò che proviene dal suo beneplacito. Tuttavia, il primo esercizio consiste principalmente nella preghiera".

La carità affettiva è l'atto proprio della virtù della carità (chiamato anche atto elícito di essa), e consiste nella vera esperienza dell'amore di Dio prodotta nell'anima da essa, perfezionata per l'azione del dono della saggezza.

Mediante questa virtù eccelsa amiamo a Dio al disopra di tutte le cose, e a noi stessi e al prossimo in questo amore di Dio. La carità risiede nella volontà umana, la sede dei sentimenti degli uomini, e l'atto proprio di questa virtù consiste nel uscire da sé stessa per riposare in Dio, per affondare nella divinità.

Con ciò si intende dire che la carità produce un doppio movimento nella volontà umana: in primo luogo si effonde in essa, facendole conoscere la profonda esperienza dell'amore di Dio, come è descritto da San Paolo: "perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato". (Rom. 5,5)

Dopo aver colmato i cuori (volontà) con l'amore di Dio, quest'amore esce verso l'esterno, amando a Dio in sé stesso, e mediante quest'amore anche amando agli altri e alla propria persona.

Questo è il frutto più importante della esperienza profonda della preghiera cristiana, come bene l'afferma San Francesco di Sales.

Ma la carità possiede anche un esercizio effettivo, che consiste nell'fatto che questa virtù dirige o impera gli atti delle altre virtù cristiane. Questo vol dire che mette in movimento tutta la vita del cristiano e penetra all'suo interno slanciando le sue azioni, anche le più minime e comuni, tutte quelle che sono effettuate dalle virtù attive.

Ad esempio, la carità verso il prossimo muove ad essere giusto con lui (virtù della giustizia), di essere umile (virtù della temperanza) o di essere magnanimo (virtù della fortezza).

In questo modo è chiaro che la Piena Vita Cristiana consiste nella perfezione della virtù della carità in sé stessa (carità affettiva), e nella perfezione delle altre virtù infuse, azionate e imperate dalla carità. Pertanto, entrambe le definizioni di santità date dal Concilio Vaticano II nella "Lumen gentium" sono equivalenti, poiché la pienezza della vita cristiana comporta la perfezione della carità, agendo in sé stessa e sopra il resto delle virtù, guidandole alla perfezione nei suoi atti propri.

Basati su tutto quanto detto riguardo alla santità cristiana, ci sarà ora molto facile definire che cosa sia un santo: Si può dire che un santo è un cristiano che ha sviluppato la vita della grazia di Dio ricevuta nel Battesimo fino a raggiungere la pienezza della Vita cristiana, cosa che significa vivere la carità o l'amore di Dio in forma perfetta.

In questo, né più né meno, consiste nel essere santo, ieri, oggi e sempre, vale a dire lungo tutta la storia dell'umanità iniziata dalla redenzione di Gesù Cristo, nel corso del periodo che conosciamo come quello del Nuovo Testamento, dove ancora ci troviamo.

Naturalmente non prendiamo in considerazione qui il primo periodo della creazione del uomo, nel corso della sua vita in paradiso, conosciuto come il periodo di santità originale, che ha avuto il suo termine con il peccato originale.

Abborderemo ora il concetto di santità in modo dinamico, osservando quale è il cammino che l'uomo percorre per diventare santo, e quali sono gli aiuti con i quali conta per farlo. Abbiamo già puntualizzato che la crescita nella santità del cristiano implica la crescita nella grazia santificante che ha ricevuto come un dono di Dio.

Il primo concetto che ci deve essere molto chiaro è che, così come Dio prende l'iniziativa di donare allla sua creatura la possibilità di partecipare della sua propria vita divina per mezzo del dono della grazia santificante, così continua in seguito a collaborare con essa perché questo regalo, ricevuto come un seme o germe, possa crescere e dare frutti abbondanti.

L'unica cosa che chiede Dio al cristiano è di partecipare liberamente all'opera della sua santificazione, accettando ciò che Dio mette a sua disposizione ed utilizzandolo come corrisponda, e così quest'opera arriverà a un termino felice.

Questo processo lo aziona Dio, fornendo mezzi soprannaturali come un aiuto, che agiscono sui fedeli sia esternamente o internamente.

Il mezzo directo esterno più importante per produrre un aumento della grazia santificante ed, in conseguenza, dell'azione dell'organismo soprannaturale constituito dalle virtù infuse ed i doni dello Spirito Santo, è quello costituito dai sacramenti.

Invece è noto come mezzo interno per la crescita in perfezzione l'azione delle denominate grazie attuali. Queste grazie dispongono e muovono le virtù ei doni dello Spirito Santo che risiedono nell'anima del battezzato con il carattere di abiti permanenti, portandoli a produrre i suoi atti propri.

Risulta chiaro che, essendo le virtù e i doni dello Spirito santo una infusione soprannaturale di Dio nell'anima, potranno soltanto essere posti in moto per l'azione stessa di Dio, e non per le capacità proprie del l'uomo (intelletto e volontà).

Pertanto, qualsiasi atto di ciascuna delle virtù infuse, o qualsiasi azione di uno dei doni dello Spirito Santo presuppone una previa grazia attuale. Le virtù cristiane non crescono di per sé, poiché la sua crescita dipende che effettuano gli atti propri ogni volta con una più grande facilità, rapidità e intensità, cosa che è prodotta per grazie attuali sempre più intense.

Tutto ciò costituisce la dottrina della crescita per il merito cristiano. L'azione soprannaturale d'una virtù infusa costituisce un atto meritorio di fronte a Dio, che dà diritto a ricevere un aumento della grazia (La Piena Vita Cristiana, Parte Terza, Capitolo 3 ). Quindi contempliamo in tutta la sua dimensione la meraviglia del dono di Dio: Egli ci dona senza alcun merito da parte nostra la grazia santificante, introducendoci nella vita cristiana con un aiuto esterno, il sacramento del Battesimo (o il suo equivalente non sacramentale del battesimo di sangue o del battesimo di desiderio, sia esplicito o implicito - vedi La Piena Vita Cristiana, Parte Terza, capitolo 2).

Quindi, per fare che la partecipazione alla vita divina che abbiamo ricevuto nel anima come un seme possa crescere, ci fornisce abbondanti grazie attuali che fanno agire le virtù infuse che ci sono state date, cosa che costituisce un atto meritorio e conferisce un nuovo aumento della grazia santificante o abbituale, e così via fino a raggiungere la piena santità, infatti che l'uomo corrisponda con il suo libero sforzo, che consiste principalmente nella sua docilità e perseveranza.

Questa azione di Dio è appunto quella che Sant' Agostino espressa con la sua famosa frase: "Dammi quello che mi chiedi, e chiedimi quello che vuoi". Mai Dio non ci chiederà nulla senza che precedentemente non abbia conceduto a noi la capacità di farlo.

Vediamo ora la classificazione della grazia attuale. Ci sono molte divisioni di essa, benché tutte si possono riassumere in quella che definisce che può essere operante o cooperante.

Una grazia attuale é operante quando il movimento è attribuito solo a Dio, mentre l'anima è solo mossa, senza uno scopo preliminare; invece si chiama cooperante quando l'anima fa coscientemente un appello all'azione della grazia attuale, ed una volta ricevuta la seconda con la propria cooperazione.

Questa divisione della grazia attuale è essenziale nello sviluppo che fa la teologia ascetica e mistica riguardo la crescita della grazia abituale o santificante, che è equivalente al cammino della perfezione cristiana o santità.

Le azioni delle virtù infuse sono messe in moto in due modi diversi (vedi La Piena Vita Cristiana, Parte Seconda, Capitolo 4): al modo umano, nel quale il fedele cerca agire secondo il motore della propria volontà e ragione umana, cosa che è prodotta da grazie cooperanti, cercate ed approfittate, ed al modo divino, per il quale le virtù infuse agiscono mosse direttamente per le mozioni dello Spirito Santo che appartengono alla grazia attuale operante, raccolte dai sette doni dello Spirito, allo stile di "intuizioni divine", che trascurano completamente il processo discorsivo naturale dell'intelligenza dell'uomo. Come e stato spiegato abbondantemente altrove, siamo qui nello stato mistico (Vedi L'esperienza mistica e la contemplazione Infusa)

Quanto detto descrive il mezzo interno con il quale Dio ci aiuta a crescere nella grazia santificante partendo dalla crescita delle virtù infuse, che raggiungerà la sua massima espressione quando sarà Dio stesso che le governi per mezzo dei doni dello Spirito Santo.

Ovviamente influenzano anche per la crescita i mezzi esterni costituiti dai sacramenti adizionali a quelli che sono propri dell'iniziazione cristiana (Battesimo, Confermazione), che producono la grazia necessaria secondo gli stati di vita (Matrimonio, Ordine), o le situazioni in cui si trova il cristiano (Riconciliazione, Unzione degli infermi), con il culmine nel sacramento dell'Eucaristia, il pane della vita che è il principale alimento per rinforzare la grazia abituale.

C'è anche un terzo mezzo diretto per l'aumento della grazia santificante, che è la orazione dei cristiani.

La orazione non introduce un nuovo mezzo, ma il suo esercizio consente al cristiano di ricevere le necessarie ed ogni volta più intense grazie attuali, sia cooperanti quanto operanti, in modo che si sviluppino le virtù infuse ed entrino in operazione i sette doni.

Come avviene questo per la orazione? Si produce perché essa possiede due valori fondamentali: il valore meritorio e il valore impetratorio. Vediamo un po'in ciò che consistono tali valori.

La pratica della orazione è un atto della virtù infusa della religione, che deriva dalla virtù cardinale della giustizia, e che di solito è mossa per la carità o amore di Dio.

Quindi soddisfa le condizioni del merito per ricevere un aumento della grazia santificante, cosa che si riferisce alla giustizia infinita di Dio.

La orazione possiede anche quello che viene chiamato valore impetratorio, che ha una relazione con l'infinita misericordia di Dio. Il Padre, nel suo amore per noi, è pronto a regalarci, senza alcun merito da parte nostra, anche essendo grandi peccatori, le grazie attuali che abbiamo bisogno per crescere nella vita cristiana, soltanto chiedendole con fervore nella orazione, naturalmente dalla umiltà, il pentimento e la fiducia nel Padre celeste.

Rimangono così ben delineate le possibilità dirette che riceviamo come dono di Dio per la nostra crescita nella santità: l'aiuto esterno dei sacramenti, e l'interno delle grazie operanti e cooperanti, che possono tanto meritarsi mediante le opere soprannaturali delle virtù infuse, o supplicarsi a Dio per mezzo della orazione, facendo appello alla sua misericordia.

Esaminato in questo modo l'aspetto teorico o dottrinale del processo di crescita della perfezione cristiana o santità, dobbiamo affrontare ora la sua applicazione pratica nel cammino spirituale del cristiano che cerca di avanzare verso d'esso.

La divisione che abbiamo visto della grazia attuale come operante o cooperante, e l'azione dei sacramenti, ci presenta fin dal inizio una netta separazione nelle possibilità esistenti di percorrere questo cammino di crescita in santità: sarà molto diverso s'è effettuato appartenendo alla Chiesa, o essendo fuori di essa.

Definiamo appartenere alla Chiesa quando ci siamo formalmente inseriti ad essa, secondo la solita modalità di ricezione del sacramento del Battesimo. Questa appartenenza fornisce la possibilità di usufruire nella sua totalità degli aiuti divini citati precedentemente, poiché, d'una parte, si è in grado di ottenere tutte i sacramenti necessari secondo lo stato di vita scelto, e, d'altra parte, non soltanto si ricevono le grazie operanti che Dio, nella sua libertà, può accordare di più o di meno a ciascuno, ma si può accedere a tutte le grazie cooperanti che sono il risultato di un'azione guidata nell'esercizio della vita cristiana dai maestri spirituali, direttori, formatori, insegnanti, catechisti, e tutti gli agenti pastorali che possiede la struttura della Chiesa, in modo che il fedele sviluppi le azioni che sono alla sua portata e che ha imparato, mediante la pratica delle virtù cristiane e la predisposizione per ricevere la contemplazione infusa, vale a dire, l'azione dei doni intellettuali dello Spirito Santo.

Questa ricchezza è quella che contiene il grande serbatoio dottrinale e pratico della Chiesa cattolica per quanto riguarda la teologia ascetica e mistica.

Ma per coloro che non appartengono esplicitamente alla Chiesa, ma che fanno parte di quelli che sono chiamati "gli uomini di buona volontà", e che hanno ricevuto in modo misterioso la grazia mediante il battesimo di desiderio implicito, la sua unica possibilità di crescita di tale dono ricevuto dalla misericordia di Dio, che vuole che tutti siano salvati, è partendo dalle grazie attuali operanti, in quanto non hanno alcuna possibilità d'accedere né ai sacramenti né ad una formazione che insegni a loro a percorrere il cammino della crescita spirituale, che ignorano del tutto.

Queste persone costituiscono il gruppo di "non cristiani", che cita la Costituzione "Lumen Gentium" al n. 16:

"Dio non e neppure lontano dagli altri che cercano il Dio ignoto nelle ombre e sotto le immagini, poiché egli dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa (cfr At 1,7,25-26), e come Salvatore vuole che tutti gli uomini si salvino (cfr. 1 Tm 2,4). Infatti, quelli che senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa ma che tuttavia cercano sinceramente Dio e coll'aiuto della grazia si sforzano di compiere con le opere la volontà di lui, conosciuta attraverso il dettame della coscienza, possono conseguire la salvezza eterna. Né la divina Provvidenza nega gli aiuti necessari alla salvezza a coloro che non sono ancora arrivati alla chiara cognizione e riconoscimento di Dio, ma si sforzano, non senza la grazia divina, di condurre una vita retta. Poiché tutto ciò che di buono e di vero si trova in loro è ritenuto dalla Chiesa come una preparazione ad accogliere il Vangelo e come dato da colui che illumina ogni uomo, affinché abbia finalmente la vita."

Pertanto è chiaro che Dio dà, al di fuori della Chiesa (a quelli cosiddetti "infedeli innocenti") le grazie necessarie per ottenere la salvezza eterna. Ciò che è evidente in questi casi è l'enorme difficoltà che esiste per avanzare lungo un cammino di crescita nella santità senza l'aiuto della Chiesa.

E per questa ragione che l'articolo citato prima della "Lumen gentium" conclude esprimendo:

"Ma molto spesso gli uomini, ingannati dal maligno, hanno errato nei loro ragionamenti e hanno scambiato la verità divina con la menzogna, servendo la creatura piuttosto che il Creatore (cfr. Rm 1,21 e 25), oppure, vivendo e morendo senza Dio in questo mondo, sono esposti alla disperazione finale. Perciò la Chiesa per promuovere la gloria di Dio e la salute di tutti costoro, memore del comando del Signore che dice: " Predicate il Vangelo ad ogni creatura" (Mc 16,15), mette ogni cura nell'incoraggiare e sostenere le missioni."

Il mandato di evangelizzare che Gesù ha dato alla Chiesa ha un senso profondo, in quanto è il modo in cui gli uomini s'incorporano ad essa, e allora possono anche ricevere tutti gli aiuti necessari, non solo per raggiungere la salvezza eterna, ma per arrivare a una santità elevata qui nella terra, che fornirà loro una quantità maggiore di gloria nel cielo eterno (cfr. La Piena Vita Cristiana, Parte Seconda, Capitolo 6).

Manca tuttavia per evidenziare un punto importante: da un punto di vista teorico l'appartenenza alla Chiesa si produce ricevendo il Battesimo sacramentale. Ma questo solo non è sufficiente, poiché perché la grazia innestata nell'anima possa dare i suoi frutti, ha bisogno della cooperazione dell'uomo, con il suo impegno, sforzo e decisione di usare i mezzi che mette a sua disposizione la Chiesa.

Purtroppo ci sono molti battezzati che nella pratica, conducono una vita molto distante dalla Chiesa, perdendo la possibilità di tale assistenza, ed essendo così ridotti gradualmente alla stessa condizione di coloro che sono al di fuori di essa.
Rimane così molto chiaro che in pratica, per percorrere il cammino della perfezione cristiana, è molto diversa la situazione di appartenenza alla Chiesa, o del fatto di trovarsi al di fuori d'essa.

Un altro punto di vista che ci permetterà di esplorare le alternative pratiche del cammino verso la santità possiamo trovarlo esaminando come i santi riconosciuti dalla Chiesa sono arrivati a vivere questo stato spirituale così elevato.

Un ottimo materiale per lavorare in questa direzione lo troviamo se proviamo ad analizzare tutte le beatificazioni e canonizzazioni che ha effettuato la chiesa sotto il pontificato del ricordato Papa Giovanni Paolo II, accuratamente documentate nelle informazioni da parte della sede pontificale.

Otteremo anche punti di riferimento più vicini allla nostra epoca, perché, come vedremo, la maggior parte di questi santi sono "moderni", già che appartengono agli ultimi due secoli.

Le informazioni ufficiali come possiamo trovare ad esempio in www.vatican.va ci rendono conto che durante il periodo del Papa Giovanni Paolo II sono stati canonizzati 482 santi, a cui possiamo raggruppare nel modo seguente, indicando le sue corrispondenti percentuali sul totale:

Consacrati (sacerdoti, suore, fondatori d'ordini): 82 (17,1%)

Santi martiri: 393 (81,5%)

Laici / Re e Regine: 7 (1,4%)

Totale: 482 santi

Risulta molto evidente da queste cifre che esiste una vasta superiorità nei santi martiri (più di 8 ogni 10 santi canonizzati), contro il 17,1% dei consacrati che non hanno subito il martirio, mentre i laici rappresentano una percentuale irrilevante.

Se invece di prendere la totalità dei nuovi santi, analizziamo soltanto coloro che sono morti lungo il 19° e 20° secolo, vedremo que aumenta ancora più la proporzione dei martiri:

Ultimi due secoli:

Consacrati: 59 (13.5%)

Martiri: 375 (86,0%)

Laici: 2 (0,5%)

Da questa analisi emerge una conclusione molto chiara: il modo "moderno" per raggiungere la santità è il martirio, con una schiacciante percentuale di casi (quasi 9 su 10 santi arrivano mediante questa via alla canonizazione).

All'altro estremo si nota che i laici che vengono santificati al di fuori del martirio costituiscono quasi la assoluta eccezione (1 su 200 santi).

Con l'evidenza che ci forniscono questi dati ben veri, allora dovremo considerare in che modo pratico si raggiungerebbe la santità nel nostro tempo. Nella prima cosa che dobbiamo centrare la nostra attenzione è sul martirio. Non è una novità constatare che stiamo vivendo un'epoca nella storia del cristianesimo nella quale il martirio dei cristiani sorge di nuovo in primo piano in molte regioni del pianeta.

Abbiamo fin qui addotto abondanti motivi che ci portano a domandarci: dobbiamo forse pensare che viviamo in un'epoca in cui il martirio dei cristiani ha raggiunto livelli comparabili con i peggiori della sua storia?

Noi crediamo che non è così affatto, ma che la ragione che spiega questa affermazione è che ha notevolmente diminuita la proporzione dei consacrati che raggiungano una santità avanzata, e né che parlare in questo senso dei fedeli laici.

In questo modo, il fatto por il quale la proporzione dei martiri è molto grande, non risiede solo a causa delle situazioni di persecuzione, ma anche per il piccolo numero di santi che appaiono con vie diverse al martirio.

Torneremo più avanti su questo punto, ma, ai fini del presente studio, ci centreremo sull'analisi del martirio, chiedendoci: perché il martirio conduce alla santità?

Per fornire una risposta teologica a questa domanda, utilizzeremo lo sviluppo dottrinale sulla crescita della grazia santificante visto precedentemente, con ulteriori chiarimenti sul senso cristiano del martirio.

Una definizione che può essere considerata come classica fu data dal Papa Benedetto XIV nel suo trattato "Sulla beatificazione dei Servi di Dio e la canonizzazione dei Beati":

"Il martirio è la sofferenza volontaria o la tolleranza della morte, che viene dalla fede in Cristo o da un altro atto di virtù riferito a Dio".

C'è una serie di elementi che fanno che la sofferenza del fedele cristiano si possa considerare martirio. In primo luogo, si deve produrre la morte. Non definiscono il martirio le persecuzioni, le torture, carceri, esilio ed altri tipi di sofferenze fisiche e morali, ma la morte violenta e provocata.

Appare così altro elemento, che è il causante della morte, un persecutore esterno, che può essere tanto una persona individuale o alcun tipo di istituzione. Senza l'intervento di un nemico non si dà il martirio.

Altra condizione essenziale è che nelle cause che provocano la morte del martire esista l'odio alla fede cristiana, o alle sue verità o a qualche virtù cristiana, come per esempio la verginità.

Per parte di quello che soffre il martirio deve esistere un'accettazione volontaria, cosciente e libera della morte per amore alla fede o a Gesù Cristo, respingendo qualsiasi possibilità che si offra per evitarla che implichi abbandonare la fede.

In realtà, l'accettazione della morte non significa che il martire non tratti in un modo legittimo di evitarla. Mettere a salvo la propria vita è un dovere, tranne nel caso dei pastori delle anime, quando la loro presenza sia necessaria per sostenere ai fedeli nella prova.

Caratterizzato così il martirio nelle sue caratteristiche essenziali, che lo differenziano totalmente da un suicidio od omicidi ed esecuzioni effettuate per motivi politici, ideologici o razziali, che, per quanto nobili essi possono essere non sono collegati alla fede cristiana, vediamo a continuazione quale è l'essenza santificante che troviamo in questo tipo di morte.

Prendiamo un testo del Concilio Vaticano II, "Lumen Gentium" n. 42:

"Avendo Gesù, Figlio di Dio, manifestato la sua carità dando per noi la vita, nessuno ha più grande amore di colui che dà la vita per lui e per i fratelli (cfr. 1 Gv 3,16; Gv 15,13). Già fin dai primi tempi quindi, alcuni cristiani sono stati chiamati, e altri lo saranno sempre, a rendere questa massima testimonianza d'amore davanti agli uomini, e specialmente davanti ai persecutori. Perciò il martirio, col quale il discepolo è reso simile al suo maestro che liberamente accetta la morte per la salute del mondo, e col quale diventa simile a lui nella effusione del sangue, è stimato dalla Chiesa come dono insigne e suprema prova di carità. Ché se a pochi è concesso, tutti però devono essere pronti a confessare Cristo davanti agli uomini e a seguirlo sulla via della croce durante le persecuzioni, che non mancano mai alla Chiesa."

In questo testo del Concilio si trovano due elementi capitali in relazione al martirio: in primo luogo, egli è, in sé stesso, la suprema prova di amore che può effettuare un essere umano, poiché offre per Dio il massimo bene che possiede, che è la propria vita.

L'altro aspetto è altrettanto importante: il martirio è un dono di Dio, una grazia concessa a molto pochi; è un particolare appello a persone scelte per percorrere questa strada per raggiungere la piena santità e, a sua volta, perché siano testimonianza della loro fede davanti al mondo.

Abbiamo già visto che la santità può essere definita come la perfezione della carità. Perché il martirio perfeziona questa virtù teologale? Per capire questo dobbiamo spiegare come si verifica la crescita della carità, come pure quella di tutte le virtù infuse.

Le virtù, come abiti, non sono entità quantitative, ma qualitative. Qualcosa quantitativo cresce mediante semplice aggiunta; per esempio, se ho un chilo di farina, e gli aggiungo 500 grammi più, avrò un aumento nella quantità di farina disponibile. Invece, qualcosa qualitativo, come un colore o un profumo, cresce per una manifestazione più intensa di esso. Un classico esempio di valore qualitativo è quello della temperatura: un termometro monterà solo qualche grado nella temperatura che indica se essa aumenta più di quella che esisteva. Ciò significa che, se un termometro indica 30 gradi, anche s'è mantenuto per molto tempo a questa temperatura, il suo valore non continuerà ad aumentare. Arriverà soltanto, ad esempio, a 35 gradi, con un calore più intenso che lo farà salire.

Allo stesso modo la carità (o qualsiasi altra virtù infusa) aumenterà non con ogni atto proprio d'essa, azionato da una grazia attuale, ma da alcuni atti più intensi di quelli che sono stati fatti in precedenza.

Precisamente il martirio è un atto della carità molto intenso, il massimo che si può fare; per questa ragione la morte del martire eleva ad un enorme grado di perfezione la carità del cristiano, cosa che equivale, per quello già menzionato precedentemente, ad un grado eminente di santità.

Potremmo quindi dire che il martirio è una speciale chiamata di Dio per alcuni cristiani scelti, che permette in un atto supremo di amore a Dio raggiungere la perfezione della carità. Osserveremo anche questo fatto: un cristiano può effetuare nel corso della sua vita molti atti di amore, ma questi non sono definitivi, perché potrà effetuare altri più tardi, pur continuando con la vita. Tuttavia, l'atto di amore del martirio è un atto di amore definitivo, che conduce direttamente alla santità.

Per quello detto precedentemente risulta che questo cammino di santificazione dipende interamente dalla volontà di Dio e d'una speciale elezione, in modo che non è alla portata di qualsiasi fedele, né è nelle sue mani l'elezione di esso.

Analizzato così il cammino verso la santità che offre il martirio, vediamo l'altro modo che ci ha indicato lo studio sui nuovi santi degli ultimi due secoli, che infatti è alla portata di coloro che desiderano seguirlo.

Quest'altro cammino abbiamo visto che è stato percorso quasi interamente da persone consacrate a Dio: sacerdoti, religiosi, uomini e donne fondatori di ordini, la cui caratteristica essenziale consiste nella sua reale ed effettiva appartenenza alla Chiesa, utilizzando i mezzi di crescita della perfezione cristiana che essa pone a sua disposizione, sia i sacramenti come anche la piena utilizzazione delle grazie attuali che ricevono, tanto operanti quanto cooperanti.

Quest'ultimo si ottiene partendo d'una formazione profonda nella dottrina cristiana e la pratica della orazione, guidati da maestri, direttori e pastori, con una chiara appartenenza ad una comunità di fedeli che mantiene le stesse aspirazioni e obiettivi in termini di crescita spirituale.

Rimane chiaro che diventano casi molto eccezionali, dipendenti della libérrima volontà di Dio per versare abbondanti grazie operanti, quelli che non hanno le alternative disponibili dei consacrati, cioè coloro che si chiamano nella chiesa laici, e quindi tutti quelli "uomini di buona volontà" che non appartengono formalmente ad essa, e che arrivano nonostante queste limitazioni, a una elevata santità.

Questa situazione è descritta molto chiaramente dal grande teologo Garrigou-Lagrange, nella sua opera "Il Salvatore e il suo amore per noi", che nella seconda parte, capitolo XVIII esprime:

"Prima di tutto, anche se si ammette che la vita mistica è il pieno sviluppo normale della vita della grazia, questa cima, benché normale, è ancora senza più ne più una cima. E, come conseguenza della negligenza, della pigrizia spirituale, della mancanza di generosità nelle prove e di docilità allo Spirito Santo, questa cima è molto di rado raggiunta già nella Chiesa cattolica, ancora nelle ordini religiose, anche s'in quest'ultime si ricevono tante luci soprannaturali, tanti esempi, tante grazie, in particolare per i sacramenti, sopratutto per la comunione quotidiana. Con quanta maggior ragione è difficile da raggiungere essa se si è privi di questi multipli aiuti!"

Abbiamo già sviluppato in questa stessa Sezione del Sito, a E possibile oggi la vita mistica nell'laico cattolico?, il fatto che storicamente nella Chiesa è stata fatta una distinzione pratica per quanto riguarda alle possibilità di crescita nella vita spirituale tra quelli consacrati da una parte, e dai laici dall'altra.

Questo fatto è il risultato delle condizioni che erano richieste per avvanzare verso una santità elevata (appartamento del mondo, distacco dei beni materiali, il celibato, la solitudine, il dedicare un tempo considerabile alla preghiera, e così via), che si trovavano al di là delle possibilità dei fedeli laici, con una vita inquadrata da occupazioni di lavoro, sociali, familiari, politiche e di altri rapporti con il mondo.

Ma lo stesso Spirito Santo è venuto in questo momento in aiuto della sua Chiesa e dei suoi fedeli, suscitando negli ultimi decenni, una quantità di nuovi movimenti, che possiedono in comune la loro preoccupazione ed azioni per rinnovare negli adulti la loro iniziazione cristiana, vale a dire, la grazia santificante ricevuta nel Battesimo.

Questa grazia si è sparsa su tutta la Chiesa, consacrati e laici, anche se è chiaro che quest'ultimi sono i più bisognosi di essa.

Abbiamo anche analizzato in È possibile oggi la vita mistica nel laico cattolico? la possibilità dell'esperienza mistica oggi, che è quella che conduce alla pienezza della vita cristiana mediante la contemplazione infusa, cioè, dell'azione dei doni dello Spirito Santo per guidare al cristiano ad agire al modo divino.

In seguito analizzeremo come sarebbe, nella pratica, il cammino d'un laico che intenti abbordare realmente la sua crescita in santità, utilizzando gli aiuti che esistono nella Chiesa.

In una prima aprossimazione troviamo che la migliore possibilità sarebbe quella di incorporarsi in alcuno dei nuovi movimenti della Chiesa cattolica. In quest'ultimi il laico si incontrerà con una novità propria di questa epoca, che consiste nel suo inserimento in un gruppo, o comunità, o come si voglia denominarlo, formato da un certo numero di fratelli nella fede, che hanno la comune aspirazione di crescere nella loro vita spirituale e di preghiera.

In questi gruppi troviamo servitori o animatori, in gran parte laici, bene che in alcuni casi hanno anche il sostegno di sacerdoti o religiose, che sviluppano diversi ministeri che mirano alla crescita nella vita cristiana: maestri, formatori, predicatori, pastori, quide spirituali ed'altri similari.

Così il cristiano che s'inserisce in uno di questi gruppi comunitari, generalmente funzionando in ambiti parrocchiali, avrà l'opportunità di iniziare a percorrere un cammino più o meno organizzato e sistematico, per crescere nella sua formazione dottrinale e pratica, non solo di preghiera ma anche in quello che si riferisce ad'altri aspetti della vita cristiana, come l'esperienza più chiara e fervorosa dei sacramenti, l'esercizio del perdono, l'esperienza del amore fraterno, e così via.

Sarà su questo cammino che il fedele avanzerà verso l'esperienza d'un momento fondamentale nella sua vita di fede che lo marcherà a fuoco per tutto ciò che segue: l'esperienza personale di Dio e del suo Spirito, nota anche come "l'incontro personale con Gesù Cristo risorto".

Questi due elementi, vale a dire, l'esperienza personale di Dio e l'appartenenza a una comunità ecclesiale, sono stati sviluppati dal teologo Karl Rahner nell'suo studio "Elementi di spiritualità nella Chiesa del futuro", da dove estrarreremo questi importanti concetti:

"La spiritualità del futuro non sarà già sostenuta socialmente (o lo sarà molto meno) da un ambiente cristiano omogeneo; e, pertanto, dovrà vivere d'un modo molto più chiaro di come ha fatto finora in virtù di un'esperienza personale e diretta di Dio e del suo Spirito.

Oggi la fede cristiana -allo stesso che la spiritualità- si rivivano continuamente in prima persona: nella dimensione di un mondo secolarizzato, nella dimensione del ateismo, nel campo d'una razionalità tecnica che dichiara "a priori" che tutti i principi che non possono dare ragione di sé stessi di fronte a questa razionalità non hanno senso.

In questa situazione la responsabilità personale del'individuo nella sua decisione di fede è necessaria e si richiede in un modo molto più radicale rispetto al passato. Per questo fa parte della spiritualità cristiana attuale il coraggio di decidere personalmente contro l'opinione pubblica, questo singolare coraggio che è analogo a quello dei martiri del primo secolo del cristianesimo, il coraggio di una decisione di fede nello Spirito che estrae la forza di sé stesso e non ha bisogno di sostegno nel consenso dell'opinione pubblica, soprattutto se si pensa che la Chiesa oggi, pubblicamente, piuttosto che sostenere la decisione di fede dei individui, è sostenuta da essa. Questo singolare coraggio tuttavia può sussistere solo quando si vive d'un'esperienza totalmente personale di Dio e del suo Spirito. È già stato detto che il cristiano del futuro o sarà un mistico o non sarà nulla. Se si intende per mistica non dei strani fenomeni parapsicologici, ma una vera e propria esperienza di Dio che sorge dal centro del'esistenza, allora tale affermazione è corretta e potrà diventare ancora più chiara nella sua verità e nella sua rilevanza nella spiritualità del futuro ...

Dobbiamo citare una quarta caratteristica della spiritualità del futuro, che si trova in una unità dialettica singolare con la terza che abbiamo appena commentato, l'esperienza personale di Dio. Ci riferiamo alla comunione fraterna nella quale sia possibile avere la stessa esperienza basica dello Spirito, la comunione fraterna nello Spirito come elemento particolare ed essenziale della spiritualità del domani.

Se vi è un esperienza dello Spirito fatta in comune, considerata generalmente come tale, desiderata e vissuta, è chiaramente l'esperienza dell'primo Pentecoste della Chiesa, un evento che, -come si deve presumere-, non ha certamente consistito nella riunione casuale di un insieme di mistici individualisti, ma nell'esperienza dello Spirito fatta da una comunità. Questa "esperienza collettiva" non vuole né può sostrarre né economizzare al cristiano in particolare la responsabilità di una decisione radicale di fede, presa nella solitudine ed a partire dalla esperienza di Dio, poiché la persona particolare e la comunità non sono entità che possono aggiungersi l'una con l'altra né sostituirsi tra loro.

Ma con questo non si può affermare che sia impossibile "a priori" concepire un'esperienza dello Spirito all'interno di una piccola comunità come tale, anche se almeno i sacerdoti già maturi di rado, e forse mai, abbiamo provato di esperimentarla, e molto meno abbiamo anche cercato eccessivamente di raggiungerla.

Perché non potrà essere possibile qualcosa di simile? Perché d'altre persone più giovani tra i cristiani ed il clero non dovrebbero trovare in futuro con maggiore facilità l'accesso a quest'esperienza dello Spirito effettuata in comune? Perché non dovrebbe far parte della spiritualità del futuro il fatto che appaiono tra i cristiani certi fenomeni come una riunione, forme di comunicazione autenticamente umane in luoghi propriamente umani e non solo in aspetti tecnici ed esterni, fenomeni di dinamiche di gruppo, ecc., che siano determinati, elevati e santificati da una comune esperienza dello Spirito, dando così vita a un'autentica comunione fraterna nello Spirito Santo?

Credo che in una spiritualità del futuro può svolgere un ruolo più decisivo l'elemento della comunione fraterna, di una spiritualità vissuta insieme, e dobbiamo andare avanti su questo cammino lentamente, ma con decisione".

Karl Rahner è molto chiaro su questi punti, che costituiscono la base della esperienza di Dio oggi: un incontro personale con Gesù Cristo, in un ambiente ecclesiale comunitario, guidato da fratelli nella fede con una maggiore esperienza e conoscenza.

Questa è la realtà che si vive oggi nella Chiesa cattolica a partire del momento che si decide concorrere ad'alcuno dei nuovi movimenti dello Spirito, di cui il Rinnovamento Nello Spirito Santo è il più diffuso e con un maggiore numero di partecipanti.

Ma, bene che sia certo che questo costituisce un importante passo avanti, soprattutto per i fedeli laici, in termini di una nuova formazione cristiana degli adulti, e nell'esperienza di preghiera, sia personale o comunitaria, comunque non si è ancora raggiunto, in generale, a penetrare nella profondità della esperienza spirituale o esperienza mistica, in riguardo a tutto quello che essa implica, come lo abbiamo sviluppato in L'esperienza mistica e la contemplazione infusa.

Se torniamo all articolo di Karl Rahner che abbiamo citato in precedenza, riscontriamo che c'è anche un altro fatto da prendere in considerazione per la spiritualità della Chiesa del futuro:

"Il primo dato che dobbiamo indicare, che risulta ovvio per un cristiano cattolico, è che la spiritualità futura, nonostante tutti i cambiamenti destinati a prodursi, possederà e conserverà sempre una identità, benché misteriosa, con l'antica spiritualità passata della Chiesa.
Questa spiritualità del futuro s'occuperà anche sempre -tanto in senso positivo come negativo- del passato della Chiesa per imparare da lui.
Questo è il motivo per cui la spiritualità del futuro continuerà ad approfondire, con amore e simpatia, nei documenti della pietà d'altri tempi, già che questa storia passata è anche la sua storia. Pertanto, non si mostrerà mai disinteressata della storia dei santi, della liturgia, della mistica, come se si trattasse di un passato irrilevante da sé".

Noi crediamo che precisamente nella formazione e le dinamiche pastorali dei nuovi movimenti stà mancando ancora il fatto di unire questa "nuova" esperienza dello Spirito Santo che fiorisce nella Chiesa attuale con la "antica" spiritualità passata della Chiesa.

Questo è il contributo che tenta di offrire la nostra "Scuola di Preghiera e di Crescita Spirituale" a tutta la Chiesa, e che pretendiamo mostrare su questo sito Web, con tutte le limitazioni che appaiono quando si vuole descrivere e spiegare ciò che rappresenta precisamente una "esperienza", che soltanto si comprende nella sua realtà quando è vissuta (vedi la sua descrizione più completa in: E possibile oggi la vita mistica nell'laico cattolico?).

Siamo convinti che il nostro contributo può essere molto importante per i cristiani di oggi, soprattutto per i laici, che, dopo aver sperimentato il suo incontro personale con Gesù Cristo e ricevuto da esso un nuovo slancio nella loro vita spirituale e di preghiera, si trovino ancora cercando di andare "oltre" di dove sono arrivati finora.

Che lo Spirito Santo illumini le menti e muova i cuori, se questo è il suo scopo, in modo che ovunque vi è alcun fedele interessato a vivere l'esperienza che per pura grazia ci è stato concesso di sviluppare, egli susciti i mezzi necessari per condividerla e per continuare ad avanzare in questo nuovo cammino che appare oggi nella nostra amata Chiesa cattolica.

[ Sopra ]

La guarigione integrale del uomo per la grazia di Gesù Cristo

La missione di Gesù.

Per un cristiano c'è un concetto fondamentale che deve avere molto chiaro, per tutto quello che implica nella sua vita di fede: Qual'è la missione di Gesù Cristo? Inoltre questa domanda siamo in grado di fomurarla così: Perché il Figlio di Dio si è fatto uomo assumendo nell'incarnazione la natura umana?

La risposta è chiara e semplice: Il Figlio di Dio s'è fatto uomo al fine di ottenere la redenzione del genere umano, ossia, per salvarlo dalla miseria del peccato.

Il peccato, nella sua essenza, è un appartamento di Dio, ignorandolo o rifiutandolo, ed una conversione alla creatura, ossia, un attaccamento a tutto quello che è umano e materiale.

Pertanto, l'effetto della redenzione di Gesù Cristo, porta agli uomini al loro appartamento delle cose create, in modo che non siano la base e le sicurezze della vita, e ad'una conversione a Dio, una ricerca della relazione con il Creatore.

È chiaro allora che la redenzione implica una liberazione della signoria del peccato nella vita delle persone, e dell'influenza di Satana come il tentatore per eccellenza. È possibile approfondire questo tema con la lettura di La Piena Vita Cristiana, Parte Prima, Capitolo 4..

Risulta molto interessante come lo stesso Gesù ha definito la sua missione tra gli uomini, applicandosi a sé stesso una profezia di Isaia:

"Gesù si recò a Nazaret, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto:

Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l'unzione,
e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio,
per proclamare ai prigionieri la liberazione
a ai ciechi la vista;
per rimettere in libertà gli oppressi,
e predicare un anno di grazia del Signore.
Poi arrotolò il volume, lo consegnò all'inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. Allora cominciò a dire: "Oggi si è addempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi"
(Lc. 4,16-21).

Qui Gesù ha annunciato la sua missione nella sinagoga di Nazaret, all'inizio della sua vita pubblica, dopo aver superato le tentazioni di Satana nel deserto. Il Signore si applica a se stesso le parole di Isaia 61,1-2.

Secondo Luca, la missione di Gesù è la seguente:

* Annunziare la buona novella ai poveri.

* Proclamare la liberazione dei prigionieri.

* Rimettere in libertà agli oppressi.

* Dare la vista ai ciechi.

* Proclamare un anno di grazia del Signore.

Isaia mette anziché di dare la vista ai ciechi, un'altra azione: il bendaggio dei cuori spezzati. È più che ovvio che Gesù si riferisce a materie spirituali, perché Egli non è andato per tutto Israele per rimuovere i prigionieri dalle carceri, o per liberare coloro che erano oppressi con la forza, né come un medico per guarire i non vedenti o gli infermi del cuore. Gesù dichiara che la sua missione fondamentale è quella di liberare agli uomini dalla schiavitù o prigionia del peccato, e questo è ciò che effettuarà con la guarigione integrale delle persone:

* Darà luce all intelletto che è stato accecato dal peccato originale.

* Guarirà la volontà (cuore) delle ferite del peccato.

Perché l'uomo ha bisogno di essere guarito? Perché il peccato originale ha lasciato ferite aperte che rendono malata alla persona: ammalano il suo corpo, portandolo al dolore ed alla sofferenza, per alla fine sboccare nella morte, ed ammalano le sue facoltà umane, l'intelletto e la volontà, sommergendolo nelle tenebre del errore e nella sottomissione alle sue passioni, la sua concupiscenza e l'azione di Satana.

Sappiamo che la redenzione di Gesù Cristo porta a l'uomo il dono della grazia, conosciuta come grazia elevante, perché eleva a coloro che la ricevono a l'ordine soprannaturale, e anche grazia sanante o medicinale, poiché sana integralmente l'essere umano.

La grazia produrrà la guarigione definitiva del corpo, liberandolo dalla malattia e della morte, poiché per la sua azione il cristiano è salvato, e dopo della sua vita terrena, raggiungendo l'anima il cielo, finalmente riceverà il giorno del Giudizio Finale un corpo risorto, con il quale vivrà eternamente nella gloria del cielo.

La grazia sana anche le facoltà superiori dell'essere umano, quelle che ha in comune con gli angeli, che consistono nell intelletto e la volontà, che sono rimaste inferme, contaminate per il disordine che è conseguenza del peccato originale.

E proprio la guarigione di queste facoltà del uomo l'opera più ammirevole della grazia, che produce nel cristiano una vera trasformazione soprannaturale, che è ciò che implica il passaggio dal "uomo vecchio o carnale", come lo chiama San Paolo, al "uomo nuovo o spirituale", già durante la vita in questo mondo.

Negli ultimi decenni è stata data grande importanza alla guarigione interiore prodotta per l'azione dello Spirito Santo (per appropriazione si attribuisce allo Spirito Santo l'opera della grazia santificante nell'uomo). Questo è stato osservato in particolare all'interno del Rinnovamento Nello Spirito, dove troviamo abbondante materiale su questo tema.

Tuttavia, quasi nella maggioranza dei casi, questa guarigione, il cui mezzo efficace per ottenerla è la preghiera, si riferisce alla guarigione dei ricordi ed alle ferite interne prodotte lungo la nostra storia di vita fin dal momento del concepimento .

Tutto ciò, certamente, ha molta validità ed importanza, ma non attacca in pieno la guarigione delle nostre due facoltà superiori, l'intelletto e la volontà, con la sua debolezza malaticcia causata dal peccato originale, con la quale veniamo al mondo, alla quale si aggiungono in seguito gli effetti dei peccati personali nel corso della vita.

Questo è il motivo per cui cercheremo di chiarire un po'più questo tema di tanta importanza nella vita spirituale del cristiano. Lo faremo in due fasi succesive, prima studiando ciò in che consiste la malattia di ciascuna delle potenze dell'anima, e in seguito descrivendo come agisce la grazia nella guarigione d'esse.

La malattia delle potenze dell'anima.

L'infermità del peccato originale ha attaccato l'intelletto e la volontà umane, che rimangono vulnerate ed allora cadono nel peccato. Sul funzionamento di tali potenze e le loro caratteristiche si può consultare La piena vita cristiana, Parte Seconda, Capitolo III. Esaminiamo a continuazione in dettaglio i chiari sintomi della terribile malattia che colpisce l'anima:

1) L'intelletto: fin dal peccato originale ha subito la ferita dell'ignoranza. Ciò significa che anziché dirigere il suo sguardo in modo spontaneo e naturale verso le verità divine, lo fa con grande difficoltà.

La sua tendenza è quella di soffermarsi sulle cose della terra, senza cercare la causa suprema di tutte loro, che è Dio. Vediamo che ci sono molti uomini che spendono tutti i loro sforzi intellettuali in attività come la scienza, la letteratura o l'arte, e che sono considerati culti e saggi, bene che mancano praticamente della consapevolezza più elementare in materia di religione e nelle cose di Dio.

E vero che l'intelletto umano conserva la capacità di conoscere la verità, e con uno sforzo paziente senza l'aiuto della Rivelazione, può arrivare alla conoscenza di alcune verità fondamentali nell'ordine naturale, compresa l'esistenza di Dio, autore della legge morale naturale.

Ma sono molto pochi gli uomini che possono raggiungere questo risultato, impiegando molto tempo e sforzo, e malgrado non saranno mai liberi di qualsiasi errore.

Quest'ignoranza delle cose divine è favorita da vari difetti dell'inteletto infermo è diminuito dal peccato originale e per i propri peccati, come vedremo in quanto segue:

a) La curiosità: si tratta di una tendenza o desiderio immoderato d'acquisire ogni classe di conoscenze sulle cose terrene, in particolare di quelle cose che servono per procurare piacere ai sensi e favorire le passioni. Molte persone perdono una grande parte del tempo della sua vita immagazzinando conoscenze inutili o di scarsa utilità, che non contribuiscono in nulla alla loro vita spirituale. Essi sono come collezionisti, che accumulano conoscenze senza connessione reciproca, più o meno come sono le parole in un dizionario.

Questo accumulo di conoscenze soffoca lo spirito e lo distanza dalla conoscenza dei primi principi per l'uomo, che includono l'esistenza di Dio e la sua volontà salvifica per mezzo di Gesù Cristo.

Si inserisce anche in questo tema l'inclinazione, a volte sproporzionata, che tanto promuove il mondo oggi, in quanto a leggere argomenti banali soltanto come un scacciapensieri, o guardare qualunque spettaccolo ordinario o grossolano per televisione, o dedicare ore ed ore a una varietà di giochi elettronici.

Allo stesso modo la curiosità malsana si manifesta quando si indaga la vita degli altri, o si ascolta quando parlano di loro, dando così luogo alla mormorazione e alle critiche.

Un aspetto di questa curiosità deviata si è esteso negli ultimi anni, grazie alla televisione, a tutti i personaggi più o meno famosi, sui quali sono commentati in programmi "specializzati" fino i dettagli più intimi delle loro vite, e, se scabrosi, meglio è.

Un estremo di questa curiosità morbosa sono gli attuali "reality shows", dove le fotocamere esplorano ogni dettaglio della convivenza tra gruppi di persone richiuse in una casa o su un'isola deserta.

Ma una sorta di curiosità di gran lunga peggiore è quella dove si desidera conoscere mediante mezzi esoterici i successi nascosti o sconosciuti o che si verificheranno in futuro, tramite la magia, la divinazione, lo spiritismo e tutta la vasta gamma di scienze occulte offerte dal mondo. E precisamente partendo da questo tipo di curiosità deviata che tanta gente cade negli artigli di Satana, a chi servono fedelmente, anche inconsapevolmente, coloro che coltivano tutte queste "scienze" del occultismo.

In definitiva, l'insana curiosità, chiaro difetto dell'intelletto umano ferito dal peccato originale, mantiene allontanato l'uomo della conoscenza superiore delle verità di Dio, e, in ultima analisi, della conoscenza del senso ultimo della propria esistenza.

b) L'orgoglio della mente: questo orgoglio produce una sfrenata fiducia nel proprio giudizio, che rincresce consultare gli altri e che non permette accettare le critiche né le osservazioni, e non si esanima una qualsiasi delle ragioni che contraddicono il nostro modo di pensare.
Anche questo orgoglio deriva in una grande ostinazione, condannando ogni parere che non è conforme con il nostro. Si tratta, in definitiva, del fatto di credersi sempre il propietario della verità. Ciò porta a gravi difetti della carità nelle discussioni e di una ostinazione nei propri giudizi che rigetta tutto ciò che non è conforme al proprio modo di essere.

c) La cecità dello spirito: Questo difetto è ciò più opposto che può essere trovato alla contemplazione infusa delle verità di Dio. La cecità spirituale conduce al peccatore a mettere il suo cuore nei beni materiali e transitori e dimenticare gli eterni.

San Tommaso D'Acquino, nella "Summa Teologica", II, II, q. 15, è molto chiaro al rispetto:

"Tuttavia, i vizi carnali, vale a dire la gola e lussuria, consistono nei piaceri del tatto, cioè, quello del cibo e del piacere carnale, quelli più veementi dei piaceri corporali. Di conseguenza e che per questi vizi si decide l'uomo con risoluzione per ciò che è corporale, e quindi rimane indebolita la sua operazione sul piano intellettuale. Questo fenomeno si verifica in più nella lussuria che nella gola, essendo più forte il piacere venereo che quello del cibo. Pertanto, la lussuria si origina dalla cecità della mente, in modo che esclude quasi in modo totale la conoscenza dei beni spirituali"

È notevole come l'intelligenza indebolita del'uomo può portarlo ad una cecità quasi totale per quanto riguarda le cose spirituali, così tanto assorbita si trova la mente da tutto ciò che ha riferimento con il disordine dei sensi.

d) I pensieri inutili: spesso l'intelletto perde una grande quantità di tempo nei pensieri inutili che sorgono, in generale, alimentati da un'immaginazione sommersa in tutte le cose frivole e senza importanza del mondo, o di quelle che sono illecite e peccaminose. Questa è una delle più temibili azioni di Satana nel mondo di oggi, il cui scopo e quello di mantenere la mente degli uomini allontanata dei pensieri diretti verso Dio e le cose divine.

Televisione, cinema, computers, giochi elettronici che troviamo anche nei telefoni, le riviste di "attualità", programmi di radio soltanto pieni di frivolezza e le conversazioni con persone che girano soltanto sulle cose banali del mondo, generano pensieri inutili, e i cosiddetti "castelli nell'aria", che produce l'immaginazione e dove noi siano i protagonisti ed eroi.

Non vi è nulla di peggio per attaccare la vita di preghiera che questo tipo di pensieri. Per la sua natura, l'inteletto non può occuparsi con due pensieri diversi al stesso tempo, è per questa ragione naturale la stragrande maggioranza delle distrazioni che si verificano in preghiera proviene d'aver perso il tempo precedentemente in pensieri inutili.

Risulta chiaro che lo spirito non può passare bruscamente d'una certa situazione ad un altra completamente diversa, in quanto ha bisogno di un po' di tempo per adeguarsi a una nuova occupazione. Per questo motivo, quando la mente dell'uomo vola continuamente verso Dio e le sue cose, è così facile sommergersi rapidamente in un vero clima di preghiera.

e) La precipitazione nel giudicare: un altro grande difetto dell'inteletto è la precipitazione per emettere giudizi, e il agire in conseguenza della volontà, generando l'imprudenza. Prima di agire ci dovrebbe essere sempre una riflessione preliminare profonda, facendo memoria di ciò che è occorso altre volte per evitare di ripetere gli errori commessi in passato, una analisi completa ed esaustiva delle varie alternative, ed una ricerca di consigli ed orientamento da persone con esperienza, e sopratutto cercare di udire nella preghiera la voce del Signore. Agire con pochi elementi di giudizio e con precipitazione conduce a decisioni basate su giudizi falsi o con errori, che non guideranno mai alla verità.

Tutti questi difetti dell'inteletto portano in definitiva alla ignoranza delle cose divine, cosa che produce errori nei giudizi, che si basano esclusivamente su l'attrattivo delle cose del mondo, e presenta come beni alla volontà delle cose che non sono convenienti, e che, quando si discostano dall'ordine morale costituiscono il peccato.

Se non esistesse l'ignoranza, che porta al errore intellettuale, non esisterebbe il peccato. Ecco perché i santi nel cielo sono impeccabili, non può esistere in questo stato alcun peccato, perché l'intelletto è direttamente illuminato da Dio per conoscere tutte le verità divine, e quindi non vi è alcuna possibilità di errore.

2) La volontà: la volontà o appetito razionale e la facoltà che tende sempre al bene conosciuto per l'intelletto. La volontà è la potenza suprema nell'uomo, quella che governa tutte le altre facoltà, ordinando loro di applicarsi a gli esercizi dei atti propri; ad esempio, ordina a l'intelletto che si applichi alla conoscenza di questa o quella verità verso la quale tende la volontà per il suo atto specifico, che è l'amore.

Quando la volontà è buona, vale dire, è dritta e forte, l'uomo è bravo, è un "uomo di buona volontà." Ma la volontà è anche malata, a causa del peccato originale e dei peccati personali. Il principale difetto della volontà è l'egoismo, che è un amore disordinato per sé stesso, che trascura di amare a Dio e al prossimo.

Come conseguenza del peccato originale la volontà è sottoposta alla triplice concupiscenza (Leggere 1 Gv. 2,16), che promuove fortemente l'egoismo, cercando solo ciò che è piacevole per uno stesso, e che conduce ai cosiddetti sette peccati capitali, origine di tutti i peccati nell'uomo.

Per la concupiscenza della carne si cerca di maniera disordinata i piaceri del corpo, e di là sorgono i peccati capitali della lussuria, la gola e la pigrizia.

Per la concupiscenza degli occhi si desiderano le cose esterne, come la ricchezza, il lusso, lo splendore della vita, provocando il peccato capitale di l'avarizia, come ricerca insaziabile per accumulare ricchezze e beni.

Per la superbia della vita, o l'orgoglio, si ricerca disordinatamente la propria eccellenza e la superiorità sugli altri, originando la conseguente vanagloria basata su quello che si possiede, l'invidia per tutto quello che possiedono gli altri, e finalmente l'ira quando non si riesce a ottenere ciò che è desiderato; tutti sono peccati capitali.

Così, per l'egoismo o amore per sé stesso, la volontà si inclina verso quelli che risultano beni apparenti, perché sono soltanto beni per uno stesso e per questa vita, e il disordine di questa ricerca produce dei peccati gravi contro il prossimo e contro Dio.

Altri difetti della volontà sono la indecisione e l'esitazione, la mancanza di energia e di convinzioni, il timore al fallimento, la mancanza di fiducia, la prevenzione per i pareri degli altri ed'altre simili. Nel complesso l'effetto che producono è che molte volte la volontà non agisce secondo la retta conoscenza che riceve dall'inteletto, ed allora, nonostante il fatto che l'intelletto ha informato quello che è meglio da fare, la volontà non è in grado di compiere ciò.

Un'altra cosa che doviamo sempre tenere in conto è che la volontà agisce sull'inteletto, ordinandole di indagare e conoscere ciò che l'attira. Se l'oggetto che produce l'amore della volontà è qualcosa di inadeguato o illecito, ella forzerà a l'intelletto a cercare i mezzi per raggiungere il suo fine. È, ad esempio, tutta la riflessione e i piani che può fare un ladro per rubare qualcosa, spinto da una volontà inferma che desidera un bene che egli non'ha ma del che vuole impadronirsi senza badare ai mezzi che impiega.

Anche le potenze ausiliarie dell'intelletto, che sono l'immaginazione e la memoria sono colpite dal peccato originale.

L'immaginazione o fantasia è una facoltà molto importante, dal momento che l'inteletto può soltanto conoscere mediante le immagini, come un riflesso di ciò che percepiscono i sensi. Questo è il motivo per cui Gesù utilizzava tanto nel suo insegnamento le parabole e i paragoni con scene e immagini della vita naturale, perché è un modo sicuro per ottenere che esse rimangono registrate nella fantasia e siano comprese e ricordate.

Ma l'immaginazione, ferita e colpita dal peccato originale, obbedisce con molta difficoltà a l'inteletto, e si esalta e si sbocca per quanto riguarda alle attrazioni dei sensi e delle passioni, alle quali riveste con attrattivi e fascini speciali. L'immaginazione è nutrita con tutte le ricerche che fa l'inteletto, in modo che le cose frivole, inutili o peccaminose che si indagano per curiosità penetrano e restano come immagini, che sono ampliate e perfezionate, e che costantemente bombardano l'intelletto, generando idee, concetti e giudizi basate su di esse, che trascineranno alla volontà verso quelle cose non spirituali. Abbiamo già visto per quanto riguarda la curiosità ed i pensieri inutili che il bombardamento che è fatto a l'immaginazione nei tempi attuali, fin dalla più tenera infanzia, per tutti i mezzi di comunicazione, è il peggior nemico spirituale e ciò che inferma più gravemente le facoltà superiori dell'uomo.

Ci ha toccato vivere in un'epoca dove, partendo da un pianeta invaso da immagini di tutti i tipi, stiamo assistendo ad un'azione di Satana, il padrone di questo mondo, como egli non aveva mai riuscito a sviluppare prima nella storia dell'umanità. Il diavolo regna in tutto il mondo, perché egli ha trovato la chiave maestra per sommergere l'immaginazione degli uomini in qualsiasi tipo di scene (pornografiche, morbose, violente, situazioni equivoche e distorte) che inducono nell loro intelletto idee false e assolutamente contrarie ai valori evangelici. E quest'azione, purtroppo, comincia nei bambini piccoli, addirittura prima che iniziano a parlare, popolando la sua fantasia di eroi indefiniti, con una morale tergiversata, con valori che hanno solo a che fare con le appettenze umane.

Sono molte poche le persone che percepiscono fino a che grado di infermità nociva e talvolta irreversibile ha raggiunto buona parte dell'umanità a partire dalle immagini che giorno dopo giorno penetrano nella sua mente.

La memoria è l'altra facoltà ausiliare dell'inteletto, ed è responsabile per l'immagazzinamento delle immagini, pensieri, idee e giudizi, per quando l'inteletto ne avrà bisogno. In essa rimangono conservate come ricordi le cose percepite e vissute lungo l'esistenza della persona; molti di questi non favoriscano la santificazione e la sua memoria produce soltanto danni e ferite nell'anima.

Là sono conservati gli eventi tristi e dolorosi della vita individuale, familiare o sociale, le disgrazie, i disprezzi, i abbandoni, le ingratitudini, le ingiurie ed insulti, e così via, cioè, tutte le ferite interne ricevute durante la vita, che hanno anche bisogno di essere guarite.

Come una sintesi si può dire che la malattia del peccato originale, aggravata dai peccati propri che s'aggiungono lungo l'esistenza umana, colpisce tutte le facoltà dell'uomo, l'intelletto, la volontà, l'immaginazione e la memoria, e queste facoltà ferite sono quelle che trascinano al peccato, per quanto riguarda al fatto di allontanarsi da Dio e dalle cose divine, per cercare soltanto le cose terrene in modo disordinato.

L'emergere del peccato.

Possiamo perciò alla luce di quanto mostrato anche da qua, dire che è chiaro che il peccato, come il fatto di allontanarsi o di sconoscere a Dio, dovuto a un indisciplinato appetito per le cose del mondo, sempre ha il suo origine all'interno del anima, per l'intelletto che giudica erroneamente e presenta alla volontà un bene apparente che in realtà non lo è, e per la volontà che ama un bene che non è conveniente e allora forza l'intelletto a cercare e scegliere i mezzi per ottenerlo.

Su queste cause interne del peccato influenzano due cause esterne: la tentazione o suggestione diabolica e l'azione del mondo che ci circonda. In entrambi i casi l'azione principale si verifica su l'immaginazione, poiché né il diavolo né nessun uomo può penetrare nella la nostra intelligenza per imporci un'idea. Solo Dio ha accesso all nostro intelletto, mediante l'azione dei doni "intellettuali" dello Spirito Santo, cioè: doni di Intelletto, Scienza, Saggezza e Consiglio.

Utilizzando immagini e rappresentazioni suggestive, che rafforzano l'azione delle passioni ed di ciò che presentano i sensi, il diavolo induce e suggerisce errori ai giudizi dell'intelletto, in modo che presentino alla volontà come un bene quelle cose che non lo sono, e che costituiscono un peccato.

Lo stesso si produce nel mondo razionale allontanato da Dio, che con i suoi scandali, sentenze sbagliate, cattivi consigli ed esempi depravati, presenta come beni delle idee e immagini che inclinano al peccato. In questo contesto dell'infermità dell'intelletto e la volontà, con le sue potenze ausiliarie, la memoria e l'immaginazione, e l'influenza esterna della tentazione diabolica e del mondo ateo, vediamo a continuazione come si producono i vari tipi di peccati.

I peccati possono essere classificati in molti modi: in primo luogo, per la loro gravità, troviamo il peccato lieve o veniale ed il peccato grave o mortale. Ma è classica la divisione dei peccati, indipendentemente dalla gravità in ogni caso, in peccati di pensiero, di parola, di azione e di omissione. Vediamo quale è il senso di ciascuno e come interviene in essi la debolezza o infermità dell'intelletto e della volontà.

I peccati di pensiero o peccati interni: sono coloro che sono condotti a termine solo con le potenze interne dell'uomo, l'intelletto, la volontà, l'immaginazione e la memoria. Incontriamo tre diversi tipi:

a) I cattivi pensieri: si generano per la delizia che si produce al representarsi in forma immaginaria un atto peccaminoso come se si stesse realizzando, avendo chiara coscienza che è peccato. Intervengono tutte le potenze. Ad esempio, compiacersi nel male con che si farebbe soffrire ad una persona che si odia.

b) Il cattivo desiderio: è la appetenza deliberata dalla volontà di una cosa non buona, con l'intenzione di condurrla a termine quando si presenti il momento opportuno. Gesù lo condanna espressamente:

"Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore." (Mt 5,27-28).

c) La gioia peccaminosa: è il compiacimento deliberato in una cattiva azione effetuata da sé o da altri. Se il peccatore, inoltre si vantasse del peccato commesso, dinanzi a d'altre persone, vi è un altro peccato che è lo scandalo. Intervengono la memoria, l'immaginazione e la volontà, godendosi nel peccato. È opportuno ricordare che la gioia per un peccato commesso rinnova lo stesso peccato con tutte le sue circostanze.

I peccati di parola: questi sono già peccati esterni, e si riferiscono a quelli effettuati esclusivamente con l'azione della parola, che coinvolge sia l'intelletto, presentando le ragioni per agire di parola, ed i giudizi e le idee per esporre agli altri, e la volontà che consente ed ordina dire quei pensieri con parole. In questo tipo di peccati troviamo gli insulti, le menzogne, la falsa testimonianza, la maldicenza, la calunnia, la diffamazione, le pettegolezze, le burle, il mettere nomignoli offensivi, il fare conoscere pubblicamente questoni intime delle persone, l'eccessiva spavalderia, e così via. L'apostolo Giacomo si riferisce ampiamente a questo peccato (Leggi Giacomo 3,1-12).

I peccati di azione: sotto questa denominazione cade la grande maggioranza dei peccati visibili, dove si producono azioni concrete contro la Legge di Dio e la morale. Molte di queste azioni anche trasgrediscono le leggi umane e sono condannate da quest'ultime.

Come si arriva al peccato? Lo abbiamo già visto prima: l'intelletto infermo, con le sue idee sbagliate su ciò che è buono, informa la volontà, che è trascinata nella sua debolezza ed acconsente a affetuare l'azione peccaminosa.

I peccati di omissione: Questi sono i peccati in cui si produce volontariamente l'assenza di un atto, sia comandato dalla Chiesa, per esempio, non participare della messa in un giorno di precetto, sia mandato per l'intelletto mediante la fede o dalla volontà per la carità. Non si conducono a bene quest'atti per pigrizia, negligenza, indecisione, timore o la mancanza di energia nella volontà.

E quindi evidente, in conclusione, come, a partire dell'intelletto e la volontà umane, inferme e diminuite nelle sue capacità per il peccato (originale e attuale), si produce un nuovo peccato, come appartamento di ciò che Dio desidera per il nostro bene e la salvezza eterna.

Questo è il motivo principale per cui il Figlio di Dio si è incarnato ed è venuto al mondo. L'opera fondamentale di Gesù Cristo è la Salvezza degli uomini, che svolge separandoli dal peccato, per la guarigione della malatia che soffre l'uomo nelle potenze dell'anima, restaurando l'equilibrio e la rettitudine persi dal peccato originale, e questo lo fa per la grazia, come vedremo in seguito.

Gesù guarisce con il dono della grazia.

In tutto ciò appena detto abbiamo messo la nostra attenzione sulle debolezze proprie delle facoltà superiori dell'uomo, il cui origine proviene dal fatto che esse sono state ferite, ammalate, come conseguenza del peccato originale. L'intelletto conosce erroneamente la verità, tra dubbi ed ombre che non può dissipare, e la volontà è debole, quindi non è in grado molte volte di imporsi ai sensi e le passioni che di loro derivano, che tendono costantemente a rimanere fuori controllo.

Gesù ci merita con la sua passione, morte e risurrezione la Redenzione, dandoci il dono della grazia, vera e propria partecipazione nella vita di Dio.

La grazia santificante che resta nell'anima del uomo che è in stato di grazia, sana ed eleva l'uomo, per cui riceve anche i nomi di grazia sanante od elevante. In queste due azioni sono espresse le conseguenze fondamentali della redenzione di Gesù Cristo: il Signore è venuto a guarire l'uomo dalla malattia contratta per il peccato originale, che continua a farlo tendere verso il peccato, cioè, al suo allontanamento da Dio, ed a elevarlo dalla sua condizione di peccatore alla dignità di figlio adottivo di Dio.

Si può vedere in dettaglio l'azione della grazia nell'uomo in La Piena Vita Cristiana, Parte Seconda, Capitolo 4, questo perché sintetizzeremo qui i concetti principali.

La grazia introduce in modo soprannaturale nell'essere del'uomo nuove facoltà, che sono costituite dalle virtù infuse (teologali e morali). Ricordiamo adesso quali sono queste virtù infuse e qual'è la sua funzione:

Ci sono tre virtù chiamate teologali, che ordinano a l'uomo direttamente in rapporto a Dio, il suo ultimo fine:

* La fede è una virtù che riguarda a l'intelletto, al quale le conferisce una luce soprannaturale per captare le verità rivelate da Dio, rettificando i errori nella sua ricerca della verità.

* La speranza risiede nella volontà e permette affidarsi su quello che l'intelletto illuminato dalla fede le dà a conoscere e, quindi, desiderare e ricercare queste verità.

* La carità risiede anche nella volontà, e per essa amiamo a Dio per sé stesso sopra ogni cosa e il prossimo per amor di Dio. Corregge la principale debolezza della volontà, che è l'amore a sé stesso e la ricerca soltanto della propria convenienza (egoismo), ponendo Dio al centro degli appetiti dell'uomo.

Le virtù morali infuse aiutano l'uomo in modo soprannaturale ordinandolo in relazione a sé stesso e agli altri, vale a dire per quanto riguarda i mezzi per raggiungere il suo ultimo fine. Sono riassunte in quattro cardinali, equivalenti a quelle naturali, ma con capacità soprannaturali: abbiamo la prudenza, che aiuta all'intelletto a scegliere i mezzi più a scopo per raggiungere il nostro fine soprannaturale; la giustizia, che agisce sulla volontà muovendola a dare al prossimo ciò che è suo, santificando il tratto con i nostri fratelli; la fortezza rafforza l'appetito irascibile, prestando energie soprannaturali allla nostra anima nella tribolazione e nel combattimento spirituale, e la temperanza, che agendo su l'appetito concupiscible modera l'ansia del godere e ci separa dal piacere peccaminoso.

Descriveremo ora in forma dettagliata l'azione di guarigione che producono queste virtù in tutte le facoltà dell'uomo, rimediando la malattia provocata dal peccato e conferendo loro la vera dimensione, secondo l'immagine e somiglianza di Dio con cui l'essere umano è stato creato.

Guarigione dell'intelletto: Per porre rimedio alle debolezze dell'intelletto la grazia ci dona la virtù teologale della fede e la virtù morale della prudenza. La principale guarigione dell'inteletto la svolge la virtù della fede. Che cosa è la fede? Si tratta di una nuova capacità soprannaturale della mente umana, che la fornisce con una luce speciale che gli permette di captare ed assentire fortemente alle verità divine rivelate da Dio.

Dato che queste sono verità che vanno al di là della nostra capacità naturale di comprendere, a causa della debolezza della nostra intelligenza, abbiamo bisogno della capacità soprannaturale della fede, per chiarire la nostra capacità conoscitiva e per liberarci dai suoi propri errori.

Ricordiamo che l'errore di base dell'intelletto, con il quale induce al peccato alla volontà, è l'errata valutazione del suo ultimo fine, che invece di riferirlo a Dio passa alle cose create, ciò che San Tomasso D'Aquino chiama "la conversione alle creature". La fede viene precisamente a rettificare questo errore, dando all'intelletto la capacità soprannaturale di captare le verità fondamentali della Rivelazione, che sono quelle che guideranno in modo sicuro le nostre azioni verso Dio, e non già in direzione alle cose temporali, quelle del mondo.

Alcuni autori, per precisare meglio l'azione della fede, danno un esempio illustrativo, paragonando il suo effetto con la funzione d'un telescopio. Se noi guardiamo un certo oggetto distante all'occhio nudo, come ad esempio la luna, vedremo soltanto un cerchio bianco, con alcune macchie scure distribuite sulla sua superficie in modo irregolare.

Ma ora, se osserviamo la luna con un potente telescopio, improvvisamente si apre alla nostra stupita vista una moltitudine di dettagli che né anche sospettavamo della loro esistenza: valli, montagne, crateri di varie dimensioni, e così via. Tuttavia, gli occhi con i quali osserviamo attraverso il telescopio sono i stessi di prima, ma lo strumento ci dà una nuova capacità ai nostri occhi naturali, per vedere ciò che prima rimaneva nascosto.

Agise così la fede sul nostro intelletto naturale: non lo cambia, rimane lo stesso che quello che avevamo, ma riceve una nuova capacità, un'acutezza che non aveva prima, che gli permetterà di captare e comprendere ciò che prima le rimaneva completamente nascosto, per quanto riguarda le verità rivelate da Dio mediante la sua Parola.

Il processo naturale e discorsivo, di passi successivi dell'intelletto non cambia, ma ora può penetrare nelle ombre che l'avvolgono con una luce soprannaturale, che lo porta per prima a captare (non a capire, perché i misteri di Dio saranno soltanto intesi chiaramente essendo faccia a faccia con Lui) le verità soprannaturali, il suo significato, ed in seguito assentire fortemente su di loro, che è, finalmente, ciò che noi chiamiamo credere.

In questo modo la fede ci porta a credere che Dio è il Padre buono e misericordioso, che siamo i suoi amati figli adottivi, che Gesù è il nostro Salvatore e Fratello, che il nostro destino finale è la vita eterna in presenza di Dio, che Dio perdona i nostri peccati, che lo Spirito Santo agisce nel nostro interiore per santificarci, e così via con tutte le verità della fede cristiana, che sono incomprensibili per l'uomo razionale, così come lo spiega San Paolo:

"Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio. Chi conosce i segreti dell'uomo se non lo spirito dell'uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito di Dio. Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato. Di queste cose noi parliamo, non con un linguaggio suggerito dalla sapienza umana, ma insegnato dallo Spirito, esprimendo cose spirituali in termini spirituali. L'uomo naturale però non comprende le cose dello Spirito di Dio; esse sono follia per lui, e non è capace di intenderle, perché se ne può giudicare solo per mezzo dello Spirito. L'uomo spirituale invece giudica ogni cosa, senza poter essere giudicato da nessuno. Chi infatti ha conosciuto il pensiero del Signore in modo da poterlo dirigere? Ora, noi abbiamo il pensiero di Cristo." (1 Corinzi 2,10-16)

Possiamo riassumere l'enorme azione di guarigione che produce la luce della fede nell'intelletto, dicendo che ci fa perdere la visione umana delle cose, per sostituirla con le chiarezze della fede, che ci forniscono in tutti i casi il punto di vista di Dio.

Agisce anche sull'intelletto la virtù della prudenza infusa, che l'orienta già non verso la sua ultima fine, come la fede, ma per quanto riguarda i mezzi da utilizzare per raggiungere tale fine. Permette di conoscere le cause che possono portare al peccato e le occasioni in cui si può cadere in quest'ultimo, in modo da prevenire le cadute.

Permette anche di trovare la corretta procedura per conciliare le azioni della nostra vita in funzione della sua ultima fine. Ad esempio, trovare la giusta media tra il tempo necessario per l'attività di lavoro imposta dal dovere dello stato, ed il tempo per il riposo e la ricreazione, con quello che dobbiamo dedicare alla preghiera, la lettura e lo studio della Bibbia, il ricevere i sacramenti, ecc., vale a dire, alla corretta applicazione dei mezzi che ci ordinano verso Dio.

L'azione comune della fede e della prudenza guarisce l'intelletto dai suoi difetti che provengono dal peccato originale. La fede guarisce la ferita dell'ignoranza, aprendo per l'intelletto degli uomini un nuovo e mai sospettato panorama, per quanto si riferisce al fatto di conoscere le verità della rivelazione di Dio, che rimanevono nascoste alla sua ragione naturale.

L'esperienza della fede, per coloro che la vivono già di adulti, dopo una vita basata quasi esclusivamente su tutto quello razionale, somiglia ad un uomo che è nato ed ha vissuto la sua vita sempre rinchiuso in una casa senza finestre e con pochissima luce, e senza comunicazione con il mondo esterno. Questa persona crede che il mondo intero consiste soltanto in ciò che conosce, un certo numero di oggetti con usi diversi che soddisfano le sue esigenze di vita.

Ma un giorno, all'improvviso scopre qualcosa che non aveva mai visto prima: una maniglia su una parete. Quando la aziona, si apre una grande finestra verso l'esterno, e scopre improvvisamente un intero mondo di cui ignorava la sua esistenza: un cielo blu, nuvole bianche su di lui, un sole luminoso, il verde dei prati e alberi, animali pascolando, e così via.

Così il suo mondo ridotto si è enormemente ampliato, entrando in una dimensione sorprendente che fino ad allora le era completamente sconosciuta.

Agisce così la fede sull'intelletto dell'uomo, come una luce che si versa su di lui somigliando un grande torrente, ampliando ed approfondendo la sua portata e la possibilità di captare le verità di Dio, che prima erano solo cose senza senso, e che ancora considerava come schiocchezze.

Scompare allora la curiosità immoderata per quanto riguarda le cose terrene, sostituendola con una necessità impossibile di frenare di conoscere sempre di più sulla vita divina, leggendo e studiando la Bibbia, testi di spiritualità, di dottrina, l'esperienze dei santi, e così via, entrando in un mondo affascinante, finora sconosciuto, che fa dimenticare e ignorare le banalità del mondo.

Anche i pensieri inutili tendono a scomparire, poiché l'intelletto, affascinato con nuove e luminose conoscenze sulle cose divine che penetrano como impetuosi torrenti in esso mediante la virtù della fede, non può fare a meno di riflettere in modo permanente su loro, scoprendo ad ogni momento nuovi aspetti della rivelazione, come colui che non cessa di girare tra le sue dita un grande diamante intagliato, e sempre scopre un riflesso nuovo man mano que lo gira.

La virtù della fede è condotta alla sua massima crescita per l'azione dei doni "intellettuali" (Intelletto, Sapienza e della Scienza), quando il cristiano entra nella esperienza della contemplazione infusa. È allora quando la cecità spirituale rimane del tutto sconfitta, dinanzi alla contemplazione diretta dei misteri della fede.

Ora tutto è chiaro e luminoso: l'opera della propria salvezza e santificazione, il senso del dolore e della sofferenza, la situazione spirituale degli altri, il significato degli eventi nel mondo, tanto in ciò che è personale come a livello sociale, e tante altre luci soprannaturali che riceve nell'suo intelletto.

La virtù della prudenza, contribuisce anche alla guarigione dell'intelletto infermo. Evita completamente, al massimo della sua crescita, che si verifica quando la illumina il dono di consiglio, qualsiasi precipitazione nel giudicare, ogni azione irriflessiva e imprudente, o soltanto governata dai giudizi dell'intelletto promossi dalle passioni disordinate o dalla concupiscenza.

Inoltre il cristiano perde il suo orgoglio dell'intelletto, perché ora sa che tutta la vera conoscenza proviene da Dio, ed è totalmente diffidente del proprio parere, richiedendo sempre in preghiera il consiglio divino.

Le decisioni importanti della vita, come così anche le più piccole, sono ora prese con sicurezza, con la convinzione che riflettono la volontà di Dio e, quindi, rappresentano il migliore per uno stesso, anche se spesso sono in contrasto con ciò che il mondo proclama e predica.

In questo modo l'intelletto si va purificando e liberando degli errori e menzogne nelle quali era stato sommerso per l'ignoranza e la cecità spirituale, per compiere pienamente la sua missione d'informare la verità alla volontà.

Guarigione della volontà: Occorre ricordare che la volontà, che è anche chiamata appetito razionale, è la facoltà del uomo con la quale egli cerca il bene conosciuto per l'intelletto.

L'atto proprio della volontà è l'amore, cioè l'unione affettiva con il bene desiderabile che le fa conoscere l'intelletto.

Quando l'intelletto cade nell'errore di giudicare come buona qualcosa che in realtà è un male, spinge alla volontà, di cui si può dire che è una potenza cieca, a cercare questo bene sbagliato, cosa che produce il peccato.

E per questo motivo che, quando l'intelletto è guarito per la grazia mediante la fede, e cade ogni volta meno nell'errore, a sua volta muove alla volontà non già verso le cose terrestri, ma verso Dio. Si generano così nell'uomo delle azioni che mirano verso ciò che è spirituale e alla sua salvezza eterna.

Ma succede che la volontà in sé stessa è colpita dal peccato originale, che l'ha indebolita, e per questa ragione ha perso il controllo totale sulle facoltà sensibili (sensi) e le passioni generate da loro.

Questo vol dire che, nell'uomo razionale, privato della grazia, la volontà ha consegnato il suo amore ai beni sensibili captati dai sensi, e ha inoltre cercato, spinta per la concupiscenza, tutto ciò che nel suo disordine costituisce i sette peccati capitali (la lussuria, l'orgoglio, la gola, la pigrizia, l'invidia, l'avarizia e la collera).

In questo modo, anche se l'intelletto illuminato dalla virtù della fede informa alla volontà come beni appetibili quelli spirituali, questa, senza un aiuto soprannaturale, è ancora sottoposta alle appetenze terrene.

La grazia pone rimedio a questa situazione di debolezza mediante la virtù della carità. Per la sua azione, l'uomo percepisce che è amato da Dio, e, a sua volta, ama a Dio sopra ogni altra cosa, ed agli altri uomini, in Dio, a partire dalla carità fraterna.

Così la carità rettifica l'amore umano, che è l'atto proprio della volontà, trasformandolo in un amore soprannaturale, divino. Quest'amore di Dio che invade la volontà produce che questa muova (imperi) sull'intelletto, alla fine che approfondisca la conoscenza di Dio e delle cose divine, cosa che l'intelletto, illuminato dalla fede, lo ottiene ogni volta con una più crescente chiarezza.

Nel modo descritto, le verità della rivelazione di Dio conosciute mediante la fede, informano alla volontà, che azionata dalla carità smette di cercare soltanto le cose che esistono qui sotto, per desiderare le celestiali ed eterne.

Come aiuto della carità abbiamo un'altra virtù teologale, la speranza, che genera nel cristiano la fiducia assoluta che potrà raggiungere la salvezza e la vita eterna, gli obiettivi rivelati dalla fede, ma che si vedono pieni di difficoltà per raggiungerli.

La speranza ci rivela che non sono le nostre forze, ma quelle di Dio stesso quelle che ci porteranno alla salvezza.

Ci sono anche tre virtù morali o cardinali che aiutano la guarigione della volontà:

La virtù della giustizia, che muove la volontà per dare a ciascuno tutto ciò che è loro strettamente dovuto, così il cristiano, sotto la sua azione va al di là dell'osservanza delle leggi umane, dando luogo al rispetto per tutto ciò che è altrui, ed alla veridicità, fuggendo della menzogna, l'ipocrisia e la baldanza.

La virtù della temperanza assiste alla volontà a moderare l'appetito concupiscible, vale a dire, l'inclinazione per i piaceri sensibili disordinati. In particolare, la volontà modera il piacere esagerato che è collegato alle due principali funzioni della vita biologica, che sono il mangiare e il bere, e l'attività sessuale per preservare la specie, evitando il disordine di loro, che consiste soprattutto nel procurare il piacere per sé stesso, senza limite alcuno.

Infine, la virtù della fortezza, che agisce sull'appetito irascibile, regolando le passioni che provengono da esso, supera e vince il timore, modera la collera, evita la disperazione, e mantiene l'audacia entro i limiti della ragione per evitare che si transformi in temerarietà.

Pertanto, con l'azione descritta delle virtù teologali e cardinali, perfezionate per l'attività dei doni dello Spirito Santo quando si raggiunge la vita mistica, è chiaro che si produce la guarigione delle ferite e l'infermità dell'intelletto e la volontà umane, al stesso tempo che l'uomo si eleva verso l'immagine e somiglianza di Dio con la quale è stato creato.

Abbiamo fin qui addotto abbondanti motivi per descrivere la triplice funzione della grazia abituale: è sanante, elevante e santificante, questo ultimo come il risultato del agire del uomo nuovo o uomo spirituale che ogni volta è più vicino al modo divino di agire, che è quello proprio del santo (per approfondire questo tema vedere La Piena Vita Cristiana, Parte Cuarta, Capitolo 2).

Guarigione dell'immaginazione e la memoria: Per completare il quadro di ciò che significa la guarigione interiore dell'uomo in modo totale, ci rimane da vedere come la grazia restaura le ferite delle facoltà ausiliarie dell'anima, l'immaginazione e la memoria.

Per quanto riguarda l'immaginazione, sappiamo che le passioni disordinate sono nutrite e crescono nella immaginazione, che dipinge con colori vivaci il piacere che produce il peccato, o aumenta le difficoltà che dovranno essere superate lungo il cammino della virtù, generando la tristezza, la diffidenza, e persino la disperazione.

La prima azione che purifica l'immaginazione è la sorveglianza dei sensi esterni, in particolare la vista, attraverso la quale entrano i componenti principali delle immagini (completati dai suoni, odori, sapori e sensazioni tattili o della pelle) inutili o nocive, che agitano l'appetito sensibile, eccitano l'attenzione dell'intelletto e cercano il consenso della volontà, per così portare al peccato.

L'intelletto purificato dalla fede ha la capacità di giudicare e trovare in queste immagini malsane tutto ciò che si oppone alla vita spirituale, e mediante la virtù della prudenza, rafforzata dal dono di consiglio, informa alla volontà che è necessario allontanarsi d'esse. Questa, ripiena dell'amore di Dio, sente rifiuto, ripugnanza e perfino orrore per queste immagini, negandosi a lasciare che entrino nell'anima.

Si avvia inoltre l'immaginazione combattendo l'oziosità. L'immaginazione non è mai quieta, e quando gli danno tempo comincia a lavorare febbrilmente; per questa ragione è conveniente di eliminare i momenti di ozio, nel senso di non fare nulla.

Al di là di applicarsi ciascuno ai doveri propri del suo stato, con la gioia e la certezza che corrispondono alla vocazione di Dio per questo momento della propria vita, e conveniente riempire i momenti di riposo e di mancanza d'occupazioni con ciò che nutrisce la nostra immaginazione in modo positivo.

Questo risultato si ottiene con la lettura e la meditazione della Parola di Dio, di libri spirituali, delle vite dei grandi santi, da l'ascolta di insegnamenti e riflessioni religiose per radio, televisione, registrazioni, e così via, e con colloqui su temi spirituali con persone che vivono anche la loro fede cristiana. In questo modo non si permette l'entrata o la comparsa di immagini perniciose, che sono sostituite con immagini derivate dal Vangelo o dalle vite dei santi.

L'applicazione dell'intelletto illuminato con la luce della fede a questi temi è molto importante, soprattutto quando le letture spirituali sono rappresentate in modo attivo nella immaginazione, creando immagini pie, piene di pace, che impregnano l'immaginazione, soppiantando tutto ciò che il mondo che ci circonda vorrebbe introdurre con altre immagini nel nostro interiore. Questo è ciò che si chiama "rappresentazione di luogo", che significa rappresentarsi nella forma più viva possibile una scena evangelica che si sta meditando, con tutta la ricchezza della fantasia.

Per quanto riguarda la memoria, in essa rimangono conservate immagini, idee e pensieri, come ricordi, che in molti casi producono ferite nel cuore. Queste ferite, che corrispondono ad eventi difficili e dolorosi vissuti precedentemente, restano aperte perché c'è un ricordo che sempre le rende presenti, in modo cosciente o anche inconsciente.

I ricordi dolorosi possono essere suddivisi in due classi principali:

a) Tutti quelli che hanno una relazione con insulti, offese, dispetti, aggressioni fisiche o morali, umiliazioni, abusi, abbandoni, e qualsiasi tipo di episodi sgradevoli vissuti in relazione ad altre persone, perfettamente conosciute ed identificate.

b) Gli eventi che hanno implicato grandi sofferenze, sia fisiche che spirituali, ad esempio malattie proprie o di persone amate, morti vicine, fallimenti di ogni genere, tanto professionali, di studio, d'affari, politici o artistici, difficoltà derivate da difetti fisici o intellettuali, accidenti e disgrazie, ed altri eventi simili.

Le ferite interiori prodotte in questi due gruppi di eventi hanno origini diverse: nel primo troviamo fondamentalmente il rancore, la mancanza di perdono ed il odio verso le persone che li hanno causati, mentre che nel secondo quello che danneggia è il fatto di non capire il senso della sofferenza che è accaduta, vale a dire il "perché?" di esso, ed il "perché a me?". L'unica risposta che a volte arriva, aggravando ulteriormente la situazione, è che Dio è il colpevole.

Come si produce la guarigione di queste ferite dell'anima che sono conservate nella memoria e che sono una fonte di condotte erronee e di concetti sbagliati e tergiversati sulla vita, che influiscono in modi diversi sulla esistenza quotidiana?

In quanto ai ricordi relativi ad esperienze spiacevoli con gli altri, vi è un solo rimedio, che è il perdono vero e incondizionato, che può soltanto emergere dalla virtù della carità, che ci permette di vedere in quello che ci ha offeso un altro figlio di Dio, ed anche per il dono della scienza, che ci permette penetrare nella realtà intima della sua situazione spirituale, cosa che aiuterà a capire le motivazioni, ovviamente sbagliate, della sua cattiva azione.

Se adesso esaminiamo i ricordi basati sulle sofferenze ricevute, la luce della fede e la azione del dono della scienza aiutano a penetrare nelle cause per cui è esistita la permissione divina perché si producono, vedendo inoltre i frutti che si sono prodotti a partire da questi eventi, come conversioni proprie o della famiglia, cambiamenti di vita, la crescita in diverse virtù, e così via. Allora diventa luminosa l'espressione di San Paolo: "Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio" (Rm 8,28).

Altrettanto la comprensione mediante la fede del mistero della passione redentrice di Gesù, unita all'amore di Dio, permette di vedere tutti questi eventi dolorosi, come una pertecipazione nella missione redentrice del Signore, di cui anche san Paolo parla con tanta chiarezza: "Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa." (Col 1,24). Ci sono anime scelte da Dio per soffrire in riparazione per i peccati degli uomini, e quindi per loro il dolore e la sofferenza sono pieni di un gioioso senso.

Come si produce il processo di guarigione dei ricordi? E per l'azione dello Spirito Santo, mediante il dono della scienza, generalmente essendo in raccoglimento interiore o in preghiera. Per questo dono lo Spirito penetra nella nostra memoria, facendo presenti i ricordi che vuole guarire, a volte con dettagli cosî vividi che uno non credeva più ricordare, e che spesso sono rimasti nascosti e come dimenticati. Questi ricordi possono anche appartenere alla fase fetale della persona, prima della sua nascita.

Quando l'evento si presenterà, inizieranno allora ad agire le virtù necessarie: se occorre perdonare, la carità per deciderlo, la prudenza per mostrare come si può concedere tale perdono, e la fortezza per renderlo effettivo, nonostante la resistenza naturale della volontà umana.

Se il ricordo concerne ad un evento che ha causato dolore e sofferenza senza colpa né autore conosciuto, la fede illuminata dai doni di intelletto e saggezza permetterà di comprendere il "perché" di tale evento, e mostrerà i frutti spirituali che ne sono derivati.

Aiuta anche in questo processo di guarigione il dono della scienza, non più agendo in uno stesso, ma utilizzando altre persone come strumenti che, mediante questo dono possono "vedere" o "percepire" la nostra realtà spirituale, o le radici e le cause dei ricordi dolorosi, in modo che in clima di orazione, possono orientarci o guidarci nella guarigione interiore.

In questo modo, tanto il perdono concesso, come il avere captato il senso della sofferenza vissuta, farà che il ricordo di questi eventi non solo cessarà d'essere una ferita aperta e dolorosa, ma anche produrrà felicità, gioia e pace, perché fin da lì questo ricordo porterà unita la grazia scoperta, l'azione di Dio percepita, il suo immenso amore per noi, e la consapevolezza chiara dei frutti che ha prodotto. Allora si sarà in grado di dire che il ricordo doloroso è stato guarito per l'azione della grazia santificante ricevuta dai meriti di Gesù Cristo e per la sua salvezza redentrice.

Conclusione

Abbiamo cercato di sviluppare un tema che è di fondamentale importanza che sia conosciuto dal cristiano, vista l'enorme conseguenza pratica che ha per la sua vita spirituale: la guarigione integrale del nostro essere che ci ha portato Gesù Cristo, il medico perfetto, con la sua Redenzione.

Questo fatto non riceve in generale la dovuta attenzione tra i cristiani, forse perché la maggior parte di loro non hanno la consapevolezza della malattia congenita con la quale sono venuti al mondo a causa del peccato originale, quella che danneggia gravemente le loro facoltà umane superiori, l'intelletto e la volontà, ed anche le ausiliari, la memoria e l'immaginazione.

Come per le malattie del corpo, accade nell'anima: uno soltanto ricorre al medico quando si rende conto di essere malato. Per questo motivo è così importante capire quali sono le malattie che colpiscono l'anima, per essere in grado di diagnosticare in quale grado siamo raggiunti da alcuna di loro.

Questo è lo scopo di questo studio, non per comprendere il tema in modo completo ed esauriente, ma piuttosto cercando che almeno serva al cristiano che lo legge, e che non era al corrente su di esso, spingendolo ad approfondire nella sua conoscenza, e di domandarsi qual'è la situazione al interno della sua anima.

Ed allora, se necessario, ricorrerà al unico che mediante la grazia donata per la sua Redenzione potrà guarirlo: Gesù Cristo nostro Signore.

[ Sopra ]
Contempladores
Copyright © 2008 - Contempladores - Todos los derechos reservados | Sitio Diseñado por Sitetools