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Rinnovare Il Rinnovamento Nello Spirito Santo

Capitolo 6: Rinnovare Il Rinnovamento nello Spirito Santo.

Capitolo 1: Cos'È Il Rinnovamento Nello Spirito o Carismatico.
Capitolo 2: L'Autocomprensione Del R.N.S. Su Sè Stesso.
Capitolo 3: Gli Obiettivi Del Rinnovamento Nello Spirito Ed Il Loro Compimento.
Capitolo 4: Difficoltà Esistenti Nel Rinnovamento Nello Spirito Per Il Compimento Dei Suoi Obiettivi.
Capitolo 5: L'Esperienza Dell' "Approfondimento Della Vita Nello Spirito"
Capitolo 6: Rinnovare Il Rinnovamento Nello Spirito Santo.

Perchè rinnovare il Rinnovamento Nello Spirito?

Lungo questo elaborato, abbiamo concluso che ci sono ragioni per "rinnovare il rinnovamento", perché quest’ultimo, in qualche modo, si è allontanato dei fini per i quali è stato suscitatto dallo Spirito Santo, o forse perché il cammino che stà percorrendo mantiene alcune limitazioni che le rendono difficile il raggiungimento di tali obiettivi.

L'ostacolo principale, da cui derivano nella pratica tutti gli altri, è stabilito nel disconoscimento pratico, in una maggiore o minore misura, di quale è la il cammino per avanzare nella perfezione spirituale, o la santità della vita, per gli uomini e le donne comuni in quest’epoca così tanto particolare della storia dell'umanità.

La riscoperta dell’esperienza personale dello Spirito Santo, e l'azione dei carismi che Lui dona, ha mobilitato milioni di cattolici del Rinnovamento Nello Spirito, ma poi che hanno trascorso quasi quaranta anni, risulta evidente che il progresso verso una vera e più o meno diffusa santità della vita tra questi milioni di fedeli, non è stato ancora ottenuto.

Per non conoscere il cammino proposto da secoli dalla dottrina sviluppata dalla teologia ascetica e mistica per avanzare verso una vera e propria crescita nella santità, o credendo che quest’ultimo sia totalmente irrealizzabile per i fedeli della nostra epoca, che devono vivere e progredire nella loro fede inseriti in un mondo così complesso e ostile a tutto ciò che è spirituale come l'attuale, il Rinnovamento si è afferrato alla propria esperienza "pentecostale", molto influenzata, soprattutto al principio, per l’eredità ricevuta dai "pentecostali classici", che avevano già da molti decenni prima che i cattolici l’esperienza "carismatica".

Il Rinnovamento Nello Spirito affronta oggi un ostacolo principale, che è quello di non aversi pienamente inserito nella spiritualità della Chiesa cattolica, poiché si è affermato come un movimento più nella Chiesa, molto forte e con molta gente coinvolta in esso come in nessun altro movimento attuale della Chiesa, ma che mantiene ed afferma ogni volta più la sua identità di movimento.

Le conseguenze che derivano da tutto ciò sono evidenti in vari aspetti della realtà attuale del RNS. Abbiamo visto che si confonde e sopravvaluta il ruolo che svolgono i carismi nella vita spirituale, attribuendo loro capacità che non corrispondono alla sua funzione.

Vi è anche spesso il fatto di dare un valore esagerato al "battesimo" o "effusione" dello Spirito, pensando che quest’ultimo porti alle persone che lo vivono ad un grado di apertura allo Spirito molto grande, vivendo l'esperienza di "Pentecoste Oggi" che li avviarà rapidamente alla santità attraverso cammini deliziosi, che fanno trascurare, e persino disprezzare per "obsoleto" il aspro cammino della croce.

L'esperienza di orazione che si manifesta nei gruppi di preghiera è in generale una preghiera di principianti nella vita spirituale, e non aiuta a penetrare nella dimensione della contemplazione infusa, in cui appare l'apertura all’azione dei sette doni dello Spirito Santo, che produrrà un reale progresso alla vita “nello Spirito".

Tutti questi ostacoli fanno che la crescita della vita spirituale rimanga stagnata, e non si produca il progresso verso una profonda conversione che porti gradualmente ad una crescita nella santità. Pertanto, il Rinnovamento dev’essere "rinnovato", in modo che possa andare al di là dei suoi attuali cammini, superando gli impedimenti che lo trattengono e non lo lasciano avanzare verso la fine e gli obiettivi per i quali è stato suscitato dallo Spirito Santo.

Questi obbiettivi, come si è già discusso, consistono soprattutto nel inserire profondamente in tutta la vita della Chiesa l’esperienza dello Spirito Santo, in modo, quindi, di avanzare decisamente verso una vera vita cristiana, la cui pienezza è la santità.

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Rinnovamento e la Lettera “Novo millenio ineunte”

È molto interessante analizzare ciò che il Papa Giovanni Paolo II chiesto per tutta la Chiesa nel nuovo millennio, nella sua Lettera Apostolica “Novo millennio ineunte ", emessa il 6 gennaio 2001, visto il carattere profetico indubitabile d’essa.

Il Rinnovamento Nello Spirito non può sottrarsi alla considerazione di ciò che il Papa Giovanni Paolo II ha proposto ed ha chiesto alla Chiesa del terzo millennio dell'era cristiana, e dovrà analizzare, come i altri membri della Chiesa cattolica, come inserisce la sua azione e la sua spiritualità in questo contesto sviluppato dal Santo Padre.

Vediamo alcuni dei punti in questa lettera che meritano una speciale considerazione per la sua relazione con ciò che è stato sviluppato in questo studio:

Nel capitolo 3, il Papa Giovanni Paolo II prospetta il modo pratico per portare al mondo l'esperienza della contemplazione del volto di Cristo e di ciò che essa comporta:

“29. Non si tratta, allora, di inventare un « nuovo programma ». Il programma c'è già: è quello di sempre, raccolto dal Vangelo e dalla viva Tradizione. Esso si incentra, in ultima analisi, in Cristo stesso, da conoscere, amare, imitare, per vivere in lui la vita trinitaria, e trasformare con lui la storia fino al suo compimento nella Gerusalemme celeste. È un programma che non cambia col variare dei tempi e delle culture, anche se del tempo e della cultura tiene conto per un dialogo vero e una comunicazione efficace... È dunque un'entusiasmante opera di ripresa pastorale che ci attende. Un'opera che ci coinvolge tutti. Desidero tuttavia additare, a comune edificazione ed orientamento, alcune priorità pastorali, che l'esperienza stessa del Grande Giubileo ha fatto emergere con particolare forza al mio sguardo.”

Contrariamente a quanto molti credono, il Papa ha ricordato che non vi può essere un nuovo programma per far fronte alle sfide del tempo attuale. Il programma già esiste e si basa sul Vangelo e sulla Tradizione viva della Chiesa, ed il Santo Padre lo sintetizza superbamente nelle tre fasi fondamentali e consecutive della vita cristiana: conoscere, amare ed imitare Cristo. La novità è quella di trovare il modo di comunicare e diffondere questo nel mondo di oggi.

Quello che ha molta importanza è che il Papa non rimane semplicemente con il "cosa" si deve fare, bensí sviluppa in dettaglio il "come" farlo, sulla base di tutta la ricchezza della Chiesa, indicando così molto concretamente quali dovrebbero essere le priorità pastorali della Chiesa del nuovo millennio:

a) La santità.

“30. E in primo luogo non esito a dire che la prospettiva in cui deve porsi tutto il cammino pastorale è quella della santità. Non era forse questo il senso ultimo dell'indulgenza giubilare, quale grazia speciale offerta da Cristo perché la vita di ciascun battezzato potesse purificarsi e rinnovarsi profondamente?

Mi auguro che, tra coloro che hanno partecipato al Giubileo, siano stati tanti a godere di tale grazia, con piena coscienza del suo carattere esigente. Finito il Giubileo, ricomincia il cammino ordinario, ma additare la santità resta più che mai un'urgenza della pastorale. Occorre allora riscoprire, in tutto il suo valore programmatico, il capitolo V della Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen Gentium dedicato alla « vocazione universale alla santità ». Se i Padri conciliari diedero a questa tematica tanto risalto, non fu per conferire una sorta di tocco spirituale all'ecclesiologia, ma piuttosto per farne emergere una dinamica intrinseca e qualificante...

Questo dono di santità, per così dire, oggettiva, è offerto a ciascun battezzato. Ma il dono si traduce a sua volta in un compito, che deve governare l'intera esistenza cristiana: «Questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione» (1 Ts 4,3). È un impegno che non riguarda solo alcuni cristiani: «Tutti i fedeli di qualsiasi stato o grado sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità» (Lumen Gentium N° 40).

31. Ricordare questa elementare verità, ponendola a fondamento della programmazione pastorale che ci vede impegnati all'inizio del nuovo millennio, potrebbe sembrare, di primo acchito, qualcosa di scarsamente operativo. Si può forse « programmare » la santità? Che cosa può significare questa parola, nella logica di un piano pastorale?

In realtà, porre la programmazione pastorale nel segno della santità è una scelta gravida di conseguenze. Significa esprimere la convinzione che, se il Battesimo è un vero ingresso nella santità di Dio attraverso l'inserimento in Cristo e l'inabitazione del suo Spirito, sarebbe un controsenso accontentarsi di una vita mediocre, vissuta all'insegna di un'etica minimalistica e di una religiosità superficiale. Chiedere a un catecumeno: « Vuoi ricevere il Battesimo? » significa al tempo stesso chiedergli: « Vuoi diventare santo? ». Significa porre sulla sua strada il radicalismo del discorso della Montagna: « Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste » (Mt 5,48).

Come il Concilio stesso ha spiegato, questo ideale di perfezione non va equivocato come se implicasse una sorta di vita straordinaria, praticabile solo da alcuni « geni » della santità. Le vie della santità sono molteplici, e adatte alla vocazione di ciascuno. Ringrazio il Signore che mi ha concesso di beatificare e canonizzare, in questi anni, tanti cristiani, e tra loro molti laici che si sono santificati nelle condizioni più ordinarie della vita.

È ora di riproporre a tutti con convinzione questa « misura alta » della vita cristiana ordinaria: tutta la vita della comunità ecclesiale e delle famiglie cristiane deve portare in questa direzione. È però anche evidente che i percorsi della santità sono personali, ed esigono una vera e propria pedagogia della santità, che sia capace di adattarsi ai ritmi delle singole persone. Essa dovrà integrare le ricchezze della proposta rivolta a tutti con le forme tradizionali di aiuto personale e di gruppo e con forme più recenti offerte nelle associazioni e nei movimenti riconosciuti dalla Chiesa.”

Il centro delle priorità pastorali per la Chiesa di oggi il Papa l'ubica risolutamente in una sola direzione: la ricerca della santità, e definisce che questa azione è più che mai un'urgenza "pastorale." Per questo reclama scoprire in tutto il suo valore come programma la "vocazione universale alla santità" definita nel Concilio il Vaticano II. Anche il Papa esorta a "proporre di nuovo a tutti con convinzione questo alto grado della vita cristiana ordinaria", ricordando che la santità non è qualcosa di straordinario, riservato soltanto per alcuni pochi privilegiati o "geni" della santità.

Il Papa entra di seguito direttamente a spiegare cioè quello che chiama la "pedagogia" della santità, i mezzi principali che dispone il cristiano per avanzare nel cammino che porta alla perfezione cristiana, e che “dovrà integrare le ricchezze della proposta rivolta a tutti con le forme tradizionali di aiuto personale e di gruppo e con forme più recenti offerte nelle associazioni e nei movimenti riconosciuti dalla Chiesa.”

Questo significa che nessun componente della Chiesa rimane escluso della necessità di applicare questa "pedagogia" della santità, poiché abbraccia dai "tradizionali" fino ai "nuovi", come è il Rinnovazione Nello Spirito tra altri.

b) L’orazione.

“32. Per questa pedagogia della santità c'è bisogno di un cristianesimo che si distingua innanzitutto nell'arte della preghiera. L'Anno giubilare è stato un anno di più intensa preghiera, personale e comunitaria. Ma sappiamo bene che anche la preghiera non va data per scontata. È necessario imparare a pregare, quasi apprendendo sempre nuovamente quest'arte dalle labbra stesse del Maestro divino, come i primi discepoli: « Signore, insegnaci a pregare! » (Lc 11,1).

33. E non è forse un « segno dei tempi » che si registri oggi, nel mondo, nonostante gli ampi processi di secolarizzazione, una diffusa esigenza di spiritualità, che in gran parte si esprime proprio in un rinnovato bisogno di preghiera? Anche le altre religioni, ormai ampiamente presenti nei Paesi di antica cristianizzazione, offrono le proprie risposte a questo bisogno, e lo fanno talvolta con modalità accattivanti. Noi che abbiamo la grazia di credere in Cristo, rivelatore del Padre e Salvatore del mondo, abbiamo il dovere di mostrare a quali profondità possa portare il rapporto con lui.

La grande tradizione mistica della Chiesa, sia in Oriente che in Occidente, può dire molto a tal proposito. Essa mostra come la preghiera possa progredire, quale vero e proprio dialogo d'amore, fino a rendere la persona umana totalmente posseduta dall'Amato divino, vibrante al tocco dello Spirito, filialmente abbandonata nel cuore del Padre. Si fa allora l'esperienza viva della promessa di Cristo: « Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui » (Gv 14,21). Si tratta di un cammino interamente sostenuto dalla grazia, che chiede tuttavia forte impegno spirituale e conosce anche dolorose purificazioni (la « notte oscura »), ma approda, in diverse forme possibili, all'indicibile gioia vissuta dai mistici come « unione sponsale ». Come dimenticare qui, tra tante luminose testimonianze, la dottrina di san Giovanni della Croce e di santa Teresa d'Avila?

Sì, carissimi Fratelli e Sorelle, le nostre comunità cristiane devono diventare autentiche « scuole » di preghiera, dove l'incontro con Cristo non si esprima soltanto in implorazione di aiuto, ma anche in rendimento di grazie, lode, adorazione, contemplazione, ascolto, ardore di affetti, fino ad un vero « invaghimento » del cuore.

34. Certo alla preghiera sono in particolare chiamati quei fedeli che hanno avuto il dono della vocazione ad una vita di speciale consacrazione: questa li rende, per sua natura, più disponibili all'esperienza contemplativa, ed è importante che essi la coltivino con generoso impegno. Ma ci si sbaglierebbe a pensare che i comuni cristiani si possano accontentare di una preghiera superficiale, incapace di riempire la loro vita. Specie di fronte alle numerose prove che il mondo d'oggi pone alla fede, essi sarebbero non solo cristiani mediocri, ma « cristiani a rischio ». Correrebbero, infatti, il rischio insidioso di veder progressivamente affievolita la loro fede, e magari finirebbero per cedere al fascino di « surrogati », accogliendo proposte religiose alternative e indulgendo persino alle forme stravaganti della superstizione. Occorre allora che l'educazione alla preghiera diventi in qualche modo un punto qualificante di ogni programmazione pastorale.”

Il Papa rivaluta in questo terzo millennio la gran esperienza della teologia mistica della Chiesa, specialmente per quanto riguarda alla orazione! Qualcosa che molti teologi davano come sparita per questa epoca, in quanto impraticabile per i fedeli di oggi, ritorna ad avere validità ed attualità, niente meno che attraverso la voce autorizzata del successore di Pietro.

Questo è certo secondo gli schemi tradizionali del cammino dell'evoluzione mistica, ma in questa Lettera Apostolica il Papa espone la necessità di ricorrere, nel mondo di oggi, nuovamente alla tradizione mistica della Chiesa, per sviluppare l’ "arte della preghiera”, come mezzo fondamentale per avanzare verso la vera santità.

E non c'è nessun dubbio che il Papa si riferisce a tutti i gradi della orazione, fino ai più elevati della contemplazione infusa, le ultimi "mansioni" descritte per santa Teresa, che culminano con la "unione sponsale" o mistico "matrimonio spirituale."

E ricorda anche, secondo la più pura dottrina mistica di San Giovanni della Croce, la necessità di passare per le purificazioni passive, chiamate "la notte oscura" dei sensi e dello spirito, per arrivare all'unione transformativa finale che, secondo gli autori mistici, significa la piena esperienza di Pentecoste.

Pertanto, nonostante le opinioni dei mistici "moderni", il Papa espone la sfida di trovare oggi i cammini per vivere pienamente l’orazione di contemplazione, basati nel gran tesoro della spiritualità mistica della Chiesa. Così i cristiani smetteranno di essere "cristiani a rischio", portando a che la sua fede piccola ceda davanti ai multipli attacchi con che il mondo vuole abbatterla, e potranno arrivare al "invaghimento" del cuore che implica vivere la vita cristiana in pienezza, cioè, la vita di santità, la conversione in uomo nuovo.

Segue dopo il Papa ricordando che la vita di orazione è indissolubilmente unita alla vita della grazia:

“38. Impegnarci con maggior fiducia, nella programmazione che ci attende, ad una pastorale che dia tutto il suo spazio alla preghiera, personale e comunitaria, significa rispettare un principio essenziale della visione cristiana della vita: il primato della grazia. C'è una tentazione che da sempre insidia ogni cammino spirituale e la stessa azione pastorale: quella di pensare che i risultati dipendano dalla nostra capacità di fare e di programmare. Certo, Iddio ci chiede una reale collaborazione alla sua grazia, e dunque ci invita ad investire, nel nostro servizio alla causa del Regno, tutte le nostre risorse di intelligenza e di operatività. Ma guai a dimenticare che « senza Cristo non possiamo far nulla » (cfr Gv 15,5).

La preghiera ci fa vivere appunto in questa verità. Essa ci ricorda costantemente il primato di Cristo e, in rapporto a lui, il primato della vita interiore e della santità. Quando questo principio non è rispettato, c'è da meravigliarsi se i progetti pastorali vanno incontro al fallimento e lasciano nell'animo un avvilente senso di frustrazione? Consentite al Successore di Pietro, in questo inizio di millennio, di invitare tutta la Chiesa a questo atto di fede, che s'esprime in un rinnovato impegno di preghiera.”

Il Papa qui estende il concetto presentato nel capitolo I, in quanto alla necessità della contemplazione per evitare il rischio del attivismo, lasciando che sia lo Spirito Santo, a partire del primato della vita interiore di orazione e la sua conseguenza, la santità, che guidi l’azione pastorale e di ogni altra attività nella Chiesa.

Giovanni Paolo II conclude questo passo con una supplica commovente invitando a fare un grande atto di fede che “s’esprime in un rinnovato impegno di preghiera ".

Il Rinnovamento Nello Spirito non può sottrarsi alla esortazione ed il mandato del Papa Giovanni Paolo II nella sua Lettera Apostolica “Novo millennio ineunte", che è diretta a tutti coloro che compongono la Chiesa cattolica. Dovrà discernere necessariamente in quale misura stà accompagnando questa visione della Chiesa per il nuovo millennio, e quale può essere il suo contributo nella direzione così tanto ferma che indica il Santo Padre.

Risulta molto interessante l'analisi del pensiero che il Papa Giovanni Paolo II aveva in quanto al ruolo che dovrà svolgere il RNS nella visione ampia della sua Lettera Apostolica.

Questo lo troviamo in una lettera che Giovanni Paolo II ha indirizzato alla Fraternità Cattolica delle Comunità Carismatiche di Alleanza, datata il 22 giugno 2001, in occasione della conferenza che la Fraternità ha tenuto a Roma dal 20 al 27 giugno di tale anno.

Vediamo cosa esprime una parte di tale lettera:

"Ciò che è vero per tutta la Chiesa è, certamente, vero anche per la Fraternità Cattolica delle Comunità di Alleanza. È giunto il tempo di stabilire piani per il futuro, ed è così che la nuova evangelizzazione a cui la Chiesa è attualmente convocata, richiederà ancora una maggiore energia proveniente dalla grazia dellla vostra chiamata. Grazia è il fondamento di tutte le vostre azioni (cfr “Novo millenio ineunte” n. 38), e la santità è il obbiettivo al quale tendono tutti i nostri piani.

La santità ha nel suo centro la contemplazione del Signore Gesù, e tutti i nostri progetti devono cercare di condurre alle persone ad una più profonda consapevolezza di Colui che è l'unico Salvatore del mondo. Questo richiede un’orazione matura e piena di fede, e le dò grazie a Dio per il modo in cui le vostre comunità aiutano alle persone a sperimentare più profondamente il mistero della preghiera, in modo che arrivino a vedere "la gloria di Dio nel volto di Cristo" (2 Cor 4,6).

Ma questo è un interminabile cammino di scoperta, ed “è ora di riproporre a tutti con convinzione questa « misura alta » della vita cristiana ordinaria” (Novo Millennio Ineunte 31). La chiesa e il mondo hanno bisogno di santi! Questo è ciò che intende il Concilio Vaticano II quando ha parlato della "chiamata universale alla santità" (Lumen gentium, 5). Che siano le vostre comunità, pertanto, sempre più “autentiche « scuole » di preghiera, dove l'incontro con Cristo non si esprima soltanto in implorazione di aiuto, ma anche in rendimento di grazie, lode, adorazione, contemplazione, ascolto, ardore di affetti, fino ad un vero « invaghimento » del cuore.” (Novo millenio ineunte n° 33)

Perché questo è ciò che i santi sono: persone che si hanno innamorato di Cristo. E questo è il motivo per cui il Rinnovamento Carismatico è stato un tale dono per la Chiesa: ha condotto un gran numero di uomini e donne, giovani ed adulti, a quest'esperienza d'amore che è più forte della morte ...

Prego molto ferventemente perché le vostre comunità ed il intiero Rinnovamento Carismatico "prendino il largo” della preghiera, in modo di "prendere il largo" della missione. Allora voi aiuterete tutta la Chiesa, più ancora, a vivere la vita d’azione e contemplazione che è il centro della evangelizzazione ".

Il papa si riferisce alla sua Lettera Apostolica, che invita a "prendere il largo", a vivere con rinnovata energia, a causa della grazia ricevuta nel Giubileo, le iniziative di una pianificazione pastorale per il nuovo secolo e millennio che cominciano. Quindi il Santo Padre porta ciò che è vero per tutta la Chiesa, alla realtà della Fraternità, in modo che possa essere aggiunto alla grazia della sua propria chiamata, di fronte alla nuova evangelizzazione a cui la Chiesa è convocata.

Per ciò parte da premesse sviluppate chiaramente in Novo millennio ineunte: “Grazia è il fondamento di tutte le vostre azioni e la santità è il obbiettivo al quale tendono tutti i nostri piani”, e ricorda quale è il centro della santità: "la contemplazione del Signore Gesù". Vivere questa contemplazione “richiede una preghiera matura e piena di fede”, dice il Papa, e ringrazia Dio per "il modo in cui le vostre comunità aiutano alle persone a sperimentare più profondamente il mistero della preghiera”.

Ma il Vicario di Cristo anche prospetta che c’è anche molto di più per avanzare e scoprire: “Ma questo è un interminabile cammino di scoperta, ed è ora di riproporre a tutti con convinzione questa « misura alta » della vita cristiana ordinaria. E l'obiettivo di questo cercare d’avanzare più lontano è uno solo, e risuona come un clarino: "La Chiesa e il mondo hanno bisogno di santi!” E, senza eccezione, tutti i battezzati sono chiamati ad essere santi!

Per questo motivo, il Papa innalza una domanda a Dio: "Prego molto ferventemente perché le vostre comunità e il intiero Rinnovamento Carismatico "prendino il largo” della preghiera, in modo di "prendere il largo" della missione.”

Che cosa significarà questa preghiera a Dio che fa il Papa? È molto chiaro in termini di quello che lui prospetta nella Novo millennio ineunte. Ciò significa andare al di là dell’attuale esperienza d’orazione del Rinnovamento, che, bene che va oltre l'esperienza dell’orazione dei cattolici "tradizionali", che in genere non superano la preghiera vocale, è ancora una orazione di principianti, vista nel contesto dei gradi di orazione che presenta la teologia mistica.

Inoltre, in molti casi, l’orazione del RNS è ancora troppo centrata sulla promozione della espressione dei carismi straordinari, come la guarigione, dimenticando che la orazione è il mezzo più eccellente per la crescita della grazia santificante, che si manifestarà nella pratica delle virtù cristiane, soprattutto le teologali, e nella crescente apertura all’azione diretta dello Spirito Santo nel nostro intelletto e la nostra volontà attraverso i suoi sette doni preziosi.

Ciò significa cercare con decisione e senza paura la contemplazione infusa, e così avanzare verso l'unione trasformativa o matrimonio spirituale, che è la piena esperienza della Pentecoste, cioè la trasformazione in uomo nuovo, in santo, anche sapendo che occorrerà passare per le dolorose purificazioni passive della "notte oscura".

Questa sfida implica, nella pratica, qualcosa molto chiara e concreta: collegare la "nuova" esperienza dello Spirito, conosciuta nel Rinnovamento come la "effusione dello Spirito", che è una "grazia iniziale", che serve come un impulso per far progredire la vita spirituale (cfr R. Cantalamessa, “Unti nello Spirito Santo"), con il "antico" cammino verso la santità conosciuto e insegnato dalla teologia mistica, che sarà così messo alla portata anche di uomini e donne comuni, inseriti nel mondo. Questo si può ottenere precisamente a causa della forte spinta della "effusione", e utilizzando il prezioso aiuto dei carismi dello Spirito, in particolare quello più piccolo ed ancora poco compreso, anche all'interno del Rinnovamento, che è il “dono delle lingue".

L'attuale pedagogia dello Spirito Santo, suscitando in modo massivo l’esperienza dell' "effusione dello Spirito," è quella che permette che non soltanto coloro che sono consacrati a Dio e si allontanano del mondo possano avanzare sino alla fine nella vita della perfezione cristiana, ma che anche possono arrivare fin là laici, uomini e donne comuni, cosa che non più di trenta anni fa era qualcosa impensabile nella Chiesa cattolica.

Quest’ultimo sarà sicuramente il grande contributo del Rinnovamento Nello Spirito alla Chiesa, in questo secolo e millennio che cominciano. E la necessità imperiosa di questo cammino la sottolinea molto bene il Papa Giovanni Paolo II nel suo messaggio Alla Fraternità: "che questa esperienza, ora più che mai, stimoli voi alla missione. Perché la contemplazione che non porta alla missione eventualmente perderà la sua forza; e la missione che non si origina dalla contemplazione, è destinata a frustrarsi e fallire."

Concludendo, il Papa ha detto quello che aspetta come risultato della sua preghiera per il Rinnovamento: “Allora voi aiuterete tutta la Chiesa, più ancora, a vivere la vita d’azione e contemplazione che è il centro della evangelizzazione ".

In che compromesso impegna il Papa alla fraternità, e, naturalmente, a tutto il Rinnovamento Nello Spirito!! Ma la risposta è possibile, non cercandola i uomini, benché attraverso di Dio: "Ma a Dio tutto è possibile» (Mt 19,26).

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“Novo millenio ineunte” e l'esperienza di "Approfondimento".

Nella prima parte di questo capitolo ho citato alcuni dei punti della Lettera Apostolica del Papa Giovanni Paolo II "Novo millennio ineunte", che sono direttamente collegati a ciò che per molti anni abbiamo svilluppato nei gruppi di preghiera che sono cominciati con l’esperienza di "Approfondimento" e che si estende oggi nella nostra "Scuola di Preghiera e di Crescita Spirituale".

La cosa più importante è questa, che abbiamo già sottolineato prima: non molto tempo fa, meno di cinquanta anni, era assunto nella Chiesa che questo cammino poteve essere percorso fino alla fine soltanto da coloro che si allantanavano dal mondo, come quelli che abbracciavano lo stato religioso in ordini contemplative o di clausura.

Ma qualsiasi cristiano che oggi si lascia portare da questo "nuovo” impulso della grazia di Dio che è “l'effusione dello Spirito", tale come si sperimenta nel Rinnovamento Nello Spirito, e che perseveri nel cammino della orazione, gli sacramenti, in comunità, inserito nel "antico" cammino della teologia mistica, in un modo nuovo e creativo, potrà percorrere questo cammino fino al suo termine.

Questa è la grande notizia che il mondo ancora non conosce, ma che è una realtà che dei pochi hanno già cominciando a vivere in questo momento della storia della Chiesa, ed è proprio la realtà che noi cerchiamo di vivere nella nostra “Scuola di Preghiera e di Crescita Spirituale – Contemplatori del Sacro Cuore di Gesù ". Noi crediamo sinceramente che in questo modo compiamo con quanto il Papa Giovanni Paolo II ha chiesto ai cristiani nella lettera Apostolica "Novo millennio ineunte", di gennaio 2001:

“31. È ora di riproporre a tutti con convinzione questa « misura alta » della vita cristiana ordinaria: tutta la vita della comunità ecclesiale e delle famiglie cristiane deve portare in questa direzione. È però anche evidente che i percorsi della santità sono personali, ed esigono una vera e propria pedagogia della santità, che sia capace di adattarsi ai ritmi delle singole persone. Essa dovrà integrare le ricchezze della proposta rivolta a tutti con le forme tradizionali di aiuto personale e di gruppo e con forme più recenti offerte nelle associazioni e nei movimenti riconosciuti dalla Chiesa.”

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Come rinnovare il Rinnovamento Nello Spirito?

Il cammino per una vera, profonda e permanente crescita verso la santità della vita è già definita e sviluppato nella Chiesa. Senza dubbio, è ancora oggi la via valida per qualunche fedele che desideri cercare sinceramente la sua crescita della vita nello Spirito Santo, ed abbiamo visto che di questo parla con convinzione il Papa Giovanni Paolo II nella sua Lettera Apostolica “Novo millennio ineunte" punto 29:

“Non si tratta, allora, di inventare un « nuovo programma ». Il programma c'è già: è quello di sempre, raccolto dal Vangelo e dalla viva Tradizione. Esso si incentra, in ultima analisi, in Cristo stesso, da conoscere, amare, imitare, per vivere in lui la vita trinitaria, e trasformare con lui la storia fino al suo compimento nella Gerusalemme celeste. È un programma che non cambia col variare dei tempi e delle culture, anche se del tempo e della cultura tiene conto per un dialogo vero e una comunicazione efficace”.

I mezzi per questa crescita che ha messo la grazia a disposizione degli uomini le ricorda anche il Papa, e sottolinea l'importanza fondamentale della preghiera, o "arte della preghiera", come lo denomina il Santo Padre.

Il Papa ha anche ricordato il grande contributo che può dare nella crescita nella preghiera la tradizione mistica della Chiesa, per avanzare verso la contemplazione, passando attraverso le purificazioni passive delle "notti oscure", con la meta finale della "unione trasformativa" o "matrimonio spirituale", massimo grado dell’unione con Dio e cima della santità.

Pertanto, la gran sfida oggi per la Chiesa in generale, ed in particolare per il Rinnovamento, è quella di applicare l’unico programma per affrontare le sfide di questo tempo, e potere compiere con la chiamata alla santità di tutti i fedeli. Questo programma è quello di sempre, raccolto per la tradizione e la dottrina cattolica, ma tenendo in conto la realtà del mondo di oggi.

Di fronte a questa chiara presa di posizione del Papa bisogna anche decidere di mettere da parte molti approcci "moderni" in seno della Chiesa, sull'esperienza mistica, che in generale non implicano più che tentativi più o meno dissimulati, benché ben intenzionati, di sincretismo con tradizioni religiose non cattoliche, in particolare orientali.

Davanti a questo panorama, lo Spirito Santo, come sempre, prende l'iniziativa e regala alle generazioni di cristiani di oggi un dono prezioso che viene da Lui, che è l'esperienza dell' "effusione" dello Spirito Santo.

Ma questo dono non si esaurisce in sé stesso né deve essere ridotto solamente all'esperienza dell’azione dei carismi, o esperienza "pentecostale", che è veramente importante, ma non è tutto. Deve servire per canalizzare il formidabile impulso spirituale che riceve quello che si immerge nell'esperienza dello Spirito, senza distinzione che sia laico, religioso o sacerdote, per avanzare verso la pienezza della vera vita cristiana, senza le limitazione tradizionali che significavano allontanarsi dal mondo.

Questo non è un approccio teorico che implichi vedere se è possibile o non portarlo alla pratica, ma è stata verificato per l'esperienza. Io non conosco in quali altri luoghi e circostanze della Chiesa si ha fatto progressi in questa unione della "nuova" esperienza dello Spirito o esperienza "carismatica", con il "antico" cammino tradizionale della perfezione spirituale sviluppato dalla Teologia Mistica.

Suppongo che vi devono essere altre esperienze, ma io non ho trovato informazione al riguardo; ma e vero che siamo molti quelli che conosciamo ed abbiamo vissuto questa esperienza iniziata nei gruppi di preghiera di “Approfondimento”, come ho riferito in questo elaborato e che oggi continua, aperta a tutta la Chiesa nella "Scuola di Preghiera e di Crescita Sspirituale".

Coloro che abbiamo vissuto questo, non abbiamo alcun dubbio che significa l'apertura di una porta molto importante per avanzare verso un vero "rinnovamento" del Rinnovamento Nello Spirito Santo, dove si viva da lì non solo l'esperienza "carismatica", ma anche l’esperienza "contemplativa", l'ineffabile esperienza della orazione di contemplazione infusa, con la apertura crescente all'azione dei sette preziosi e magnifici doni dello Spirito Santo, con tutte le profonde conseguenze che questo comporta, che si centrano nella trasformazione della mente umana, che va smettendo di agire secondo il modo discorsivo, umano, pieno di idee e pensieri secondo la propria ragione, ed inizia sempre di più ad agire al modo divino, seguendo le intuizioni e le ispirazioni dello Spirito Santo, raccolte dalle "antenne dello Spirito", che sono i sette doni.

Come ho già commentato, l'esperienza che abbiamo vissuto finora è solo l'inizio di un cammino, dove per non conoscerlo e per essere stati ancora soggetti ai nostri propri criteri, hanno abbondato gli errori, le deviazioni, le marcie indietro, ed anche, perché non dirlo, abbiamo trovato opposizioni di tipo diverso, che hanno fatto che magari l’avanzamento non sia stato fino ad ora molto grande né spettacolare.

Ma c’è qualcosa che è una certezza molto grande che è rimasta già installata in forma inamovibile nel nostro cuore: è davvero un cammino che può transitarsi per tutti coloro che lo vogliono fare, e che conduce “al di là” di ciò che è conosciuto e sperimentato comunemente nel Rinnovamento, e che ci va sommergendo nell’infinito tesoro della spiritualità cattolica, facendo crescere in noi il senso di appartenenza alla Chiesa, di sentire che c’unisce un percorso comune con così tanti uomini e donne santi che hanno passato per lei. Questa sensazione, almeno per quanto riguarda i laici, è veramente impressionante e porta a una crescita molto grande nell’amore a tutta la Chiesa.

In definitiva questo elaborato ha come uno dei suoi obiettivi quello di fare conoscere l'esperienza che stiamo realizzando e ciò che abbiamo percepito attraverso lei in rapporto a questo Rinnovamento Nello Spirito al quale noi tanto amiamo, nella speranza che incoraggerà ad altri a lanciarsi per questo cammino, potendo così sicuramente arricchirlo molto di più, aprendo nuove rotte verso la meta che tutti desideriamo e cerchiamo: la santità. Quelli che partano dalla corrente di grazia che è il RNS avranno un grado di avanzamento molto importante, significato per l’apertura all'azione dello Spirito Santo basata nell'esperienza della "effusione" dello Spirito.

Già da questo momento voglio chiarire a coloro che si sentono chiamati ad esplorare questo fecondo cammino, che non è un compito facile, non solo per i problemi che si vanno presentando davanti alle nuove cose che obbligano in modo permanente a discernere bene per tentare di non sbagliare la direzione verso dove abbiamo bisogno di andare, ma anche perché all'interno dell’ambito stesso del Rinnovamento si trovano spesso forte resistenza ed opposizione, basate in generale nell’accusa che quello che si vuole fare "non è carismatico, non appartiene alla sua "spiritualità", in modo che quello che stà cercando di seguire un cammino di questo tipo può trasformarsi molte volte in una sorta di "traditore" all’interno del Rinnovamento.

Ma vi è qualcosa che nessuno può affrontare, ed è il potere dello Spirito. Se tutto questo è veramente stato suscitato dallo Spirito, gli uomini non potranno frenarlo né spegnerlo; nel migliore dei casi, potranno ottenere alcun ritardo nella sua realizzazione, ma non molto di più.

Sarà il decorso del tempo, finalmente, quello che cederà il passo all'ultima parola per mostrare chiaramente la verità o non dell’ispirazione dello Spirito in questo nuovo cammino per il Rinnovamento Nello Spirito.

[ Sopra ]

Il segno dei tempi.

Non posso fare a meno di scrivere, alla fine di questo elaborato, su una riflessione o "idea" che l'esperienza in questi ultimi anni di tutto questo che ho narrato mi ha mostarto ogni volta con più chiarezza. Implica la percezione di tre cose molto importanti che sono apparse nel firmamento della Chiesa e che, in qualche modo, sono rimaste come isolate in loro stesse, senza un apparente legame tra loro. Dobbiamo guardare un po'più di un secolo indietro nella storia e nella vita della Chiesa, affinché appaiono davanti ai nostri occhi questi "fenomeni" moderni.

Il primo a cui mi voglio riferire è quello delle apparizioni della Vergine Maria. Dalla seconda metà del 19 ° secolo, con l'apparizione della Madonna della Medaglia Miracolosa, in Francia, si hanno intensificato le apparizioni di Maria Santissima, specialmente dopo l'ingresso del 20° secolo, trovando tra le più conosciute quelle di Lourdes, Fatima, San Nicolas, Medjugorge e tante più che si seguono moltiplicando nei nostri giorni.

Non posso non menzionare in questo tema i messaggi della Vergine al P. Gobbi, che portarono alla nascita del Movimento Sacerdotale Mariano, e che per me, personalmente, sono di una trascendenza enorme.

Queste apparizioni ed i messaggi che si ricevono in esse hanno portato alla crescita ininterrotta delle cosiddette "devozioni mariane", che si sono estese in tutti i paesi del mondo, e che attirano vere moltitudini di fedeli nei santuari mariani, facendo così realtà la famosa frase: "a Gesù per Maria". Non vi è alcun dubbio che la proliferazione dei messaggi e delle apparizioni della Vergine Maria, con la conseguente espressione delle devozioni mariane, costituiscono un fenomeno molto importante nella Chiesa contemporanea.

Un altro aspetto che desidero sottolineare perché è forse molto poco conosciuto, è il fatto della "restaurazione" delle dottrine della Teologia Ascetica e Mistica, che si è prodotta dalla fine del diciannovesimo secolo.

All'inizio del capitolo 4 menzionai brevemente questo evento, che implicò tornare progressivamente verso le basi solide e tradizionali della crescita spirituale, con il concetto che tutti i fedeli sono chiamati alla perfezione spirituale, quello che implica la lotta contro il peccato, la pratica crescente delle virtù cristiane o virtù infuse, specialmente le virtù teologali, fede, speranza e carità, ed il coronamento o perfezione di questa vita cristiana con l'esperienza della contemplazione infusa e l'apertura all’azione dei sette doni dello Spirito.

La deviazione che si aveva prodotta nei due o tre secoli anteriori, implicava che il cammino della crescita spirituale aveva due rami: la via "normale", alla quale tutti i cristiani erano chiamati, e che non comprendeva l'esperienza della contemplazione e l’azione profonda dei doni; ed un altro cammino, straordinario e riservato per pochi che ricevevano grazie speciali per avanzare fino alle cime della vita spirituale.

Con la restaurazione della Teologia Mistica tradizionale questa distinzione poco a poco è stata lasciata da parte, e si tornò al concetto della chiamata universale alla santità di tutti i fedeli, senza limitazioni in termini della sua portata, che il Concilio Vaticano II porterà nuovamente al primo piano della dottrina della Chiesa.

Quello che è accaduto è che questa restaurazione teologica non ha trovato risposta in una nuova applicazione pratica, almeno per la massa dei fedeli, per cui è rimasta quasi inosservata, mantenendosi la sua conoscenza e discussione circoscritta ai seminari di formazione dei sacerdoti, le facoltà di teologia Cattolica, ordini religiose contemplative ed alcuni laici "culti" studiosi di questi temi.

Noi vediamo che fino al giorno d’oggi questo è rimasto soltanto come un tema di studio teorico di pochi che, per vari motivi, si interessano per lui, con la scomparsa dalla educazione religiosa, come la catechesi e la predicazione domenicale nelle Messe.

L'ultimo "fenomeno" moderno nella Chiesa che vorrei menzionare è niente meno che il Rinnovamento Nello Spirito, di cui abbiamo ricordato in questo libro la sua nascita, la crescita e l'espansione nella Chiesa cattolica fin dal 1967, anche se questo "fenomeno" è molto più ampia ed abbraccia tutti i cosiddetti "nuovi movimenti dello Spirito."

Quello che molti non sanno è che il fenomeno religioso chiamato “Pentecostalismo" ha avuto la sua origine negli Stati Uniti agli inizi del 19o secolo. A Topeka, Kansas, un ministro metodista chiamato Charles Parham, scoraggiato dalla sua propria vita spirituale, iniziò un intenso studio della Scrittura, insieme ad alcuni studenti della scuola Bibblica che lui stesso aveva fondato.

Dopo un po 'di tempo giungero alla convinzione che l'unica segnale affidabile per sapere che si aveva ricevuto il "battesimo nello Spirito Santo" era il dono delle lingue, e pregando gli uni per gli altri presto sperimentarono questa manifestazione "pentecostale", al modo della Pentecoste storica, secondo loro credevano. Da allora cominciò la diffusione del cosiddetto "Pentecostalismo classico”, soprattutto con un discepolo di Parham, William Seymour, un predicatore nero.

Passeranno più di sessanta anni affinché questa esperienza penetri nella Chiesa cattolica, cominciando una rotta con molte differenze, ma con lo stesso punto di partenza, che è l'esperienza vitale della presenza e l'azione dello Spirito Santo.

Come abbiamo visto in tutto questo elaborato, l'esperienza "pentecostale cattolica" si cominciò a differenziare dalla "pentecostale classica", benché non è ancora riuscita ad inserirsi nella spiritualità tradizionale cattolica.

Così abbiamo tipificato questi tre fenomeni religiosi, che hanno la sua comparsa e sviluppo quasi in modo simultaneo, dalla fine del 19° secolo agli inizi del 20° secolo: le apparizioni mariane, la restaurazione della Teologia Mistica classica ed il sorgimento della "esperienza pentecostale" .

Significarà qualcosa questa "coincidenza"?

Io sono certo che sì, perché se si accetta che queste tre manifestazioni religiose provengono da Dio, e sono causate dall’azione dello stesso Spirito Santo, è abbastanza certo che possiamo anche accettare che, se esse sono state suscitate con una grande simultaneità, tenendo conto del lungo percorso di venti secoli della Chiesa Cattolica, è possibile che questo sia accaduto perché devono interagire tra loro.

Vediamo un po 'più in dettaglio queste tre manifestazioni, avvicinando in particolare il nostro sguardo per quanto riguarda il suo rapporto con l'esperienza della preghiera cristiana, come il mezzo più importante della pedagogia di Dio per portare le anime alla santità, come ci ha ricordato il Papa Giovanni Paolo II nella sua Lettera "Novo Millennio Ineunte".

La pietà e la devozione mariana basano la sua esperienza di preghiera principalmente sulla recita del Rosario, con tutte le sue varietà di Cenacoli, novene, coroncine, ecc., avendo chiaro che l’azione e l'intercessione della Beata Vergine Maria è un elemento di ausilio essenziale nella crescita della vita spirituale del fedele, tale come lo ricordiamo in "La Piena Vita Cristiana, Parte Terza, Capitolo 4” del presente sito web, che indubbiamente è molto importante.

Ma si potrebbe dire che in generale non vi è un progresso nella vita di orazione, rimanendosi nei primi gradi di essa, in particolare nella preghiera vocale e nella meditazione.

Ciò non significa dire in nessun modo che si deve sostituire la recita del Rosario per altri tipi di orazione. Una delle più grandi mistiche della Chiesa, S. Teresa di Avila, come la stragrande maggioranza delle anime che sono arrivate a gradi avanzati nella contemplazione, non ha mai smesso di pregare il Rosario. Quello che si intende dire è che dobbiamo andare molto più avanti nella profondità o gradi della orazione, che mai implica trascurare i primi gradi, ma sempre aggiungere nuovi.

La restaurazione della Teologia Mistica classica, come abbiamo notato, è rimasta in un livello pressoché teorico per i fedeli in generale, già che la sua pratica seguiva condizionata ad un lungo e faticoso percorso, transitando le vie purgativa, illuminativa ed unitiva, che difficilmente poteva essere affrontato senza separarsi dal mondo e dedicarsi alla vita consacrata, pertanto rimaneva limitato a coloro che potevano abbracciare questo stato di vita.

Quindi questa restaurazione, nel suo aspetto pratico non uscì dai chiostri e conventi, e, senza dubbio, davanti al pauroso snaturamento e degradazione di tutto ciò che riguarda la vita spirituale nell’epoca attuale, si cominciò a spegnere e perdere anche in questi esclusivi ambiti.

Per quanto riguarda il Rinnovamento Nello Spirito e l'esperienza dello Spirito, già abbiamo sviluppato ampiamente quale è il suo stato attuale e lo sviluppo della sua esperienza di preghiera, e gli ostacoli, i pregiudizi e la mancanza di conoscenza che non lasciano che si inserti nel cammino di crescita verso i gradi più alti della orazione cristiana.

Allora osserviamo che queste tre manifestazioni "moderne" dello Spirito Santo, rimangono oggi senza vasi comunicanti, e in qualche modo, si guardano con diffidenza reciproca. I carismatici si dicono "cristocentrici" ed anche a volte fanno la bocca storta a coloro che praticano le devozione mariane.

I teologi che studiano e lavorano nella teologia mistica non dedicano più di due o tre pagine nei loro voluminosi trattati ai carismi o “grazie date gratis”, e l'esperienza "carismatica" soltanto occupa molte pagine nei libri che si trovano nel Rinnovamento, isolata quasi interamente dalle manifestazioni della grazia santificante, che praticamente non si menzionano in questa letteratura.

Si potrebbe ancora andare avanti delineando molti altri simili atteggiamenti, ma la realtà mostra che queste espressioni della Chiesa di oggi si trovano in compartimenti stagni, che in qualche modo evitano le considerate pericolose "fughe" o "contaminazioni" che potrebbero darsi tra di loro.

Dovrebbe questo rimanere così? Io credo che no, che non è quello che era nei piani di Dio, che per mezzo dello Spirito Santo ha suscitato in questi tempi le tre gambe di un tavolo, che raffigura la crescita nella santità della Chiesa, in modo che le tre insieme lo sostengano, e non perché resti disarmato il tavolo, con le sue tre gambe senza unirsi, perché così non è fermo e barcolla continuamente.

Molti anni fa ascoltai a un sacerdote del Rinnovamento dire in una Messa questa frase: "il problema più grande nella Chiesa di oggi è che già non ci sono persone che sognino i sogni di Dio". Questa frase è rimasta incisa per sempre nella mia memoria, e veramente non posso spiegare il motivo.

Oggi posso dire, parafrasando Martin Luther King, che "ho un sogno", benché non sono sicuro se è mio o se è ispirato da Dio. E questo sogno implica credere che un giorno, nella mia amata Chiesa cattolica, si uniranno tutte queste manifestazioni dello Spirito.

Credere che nei movimenti mariani si vivrà l’esperienza profonda dello Spirito, e si avanzerà, presi dalla mano della Beata Vergine Maria verso la santità che Lei chiede continuamente nei messaggi che ci fa conoscere.

Credere che nel Rinnovamento Nello Spirito, e negli altri dei cosiddetti "nuovi movimenti dello Spirito," si capirà e si accettarà l'importanza del ruolo della Vergine nella santificazione del cristiano, e si arriverà dalla sua mano, come nel Cenacolo, alla trasformazione di Pentecoste, avanzando per il cammino tradizionale della perfezione cristiana in un modo rinnovato, con il potente impulso della "effusione" dello Spirito Santo.

E credere, infine, che i religiosi e sacerdoti, soprattutto quelli appartenenti a ordini di cui i fondatori avevano ideali profondi di vita spirituale, possano rifiorirli e viverli pienamente, incorporando alle loro diverse spiritualità l'impulso rinnovato dello Spirito Santo.

Se tutto questo accadesse, che cosa avvenirebbe: si avrà compiuto la visione che aveva circa il Rinnovamento chi è stato forse la sua massima figura fino ad ora, il cardinale Suenens, quando disse:

"Allora la corrente carismatica avrà ottenuto quello più profondo della sua vocazione: sparire come un fiume e perdersi nella profondità del unico mare”.

Avrebbe anche compimento la preghiera che ha elevato il Papa Giovanni XXIII quando ha convocato il Concilio Vaticano II nel 1961:

"Rinnova in questa nostra epoca i tuoi prodigi, quasi come con una nuova Pentecoste, e concedi alla Santa Chiesa che, perseverando concordemente e assiduamente con Maria, la Madre di Gesù, e guidata da San Pietro, estenda il regno del divin Salvatore, regno di verità e di giustizia, regno di amore e di pace. Amen"

Gian Franco Benedetto
Buenos Aires, Argentina
Anno 2007

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