Contempladores

Rinnovare Il Rinnovamento Nello Spirito Santo

Capitolo 5: L'Esperienza Dell'Approfondimento Della Vita Nello Spirito.

Capitolo 1: Cos'È Il Rinnovamento Nello Spirito o Carismatico.
Capitolo 2: L'Autocomprensione Del R.N.S. Su Sè Stesso.
Capitolo 3: Gli Obiettivi Del Rinnovamento Nello Spirito Ed Il Loro Compimento.
Capitolo 4: Difficoltà Esistenti Nel Rinnovamento Nello Spirito Per Il Compimento Dei Suoi Obiettivi.
Capitolo 5: L'Esperienza Dell' "Approfondimento Della Vita Nello Spirito"
Capitolo 6: Rinnovare Il Rinnovamento Nello Spirito Santo.

Tra il 1995 e il 2003 si è svilluppata in una Comunità di Alleanza del RNS a Buenos Aires, Argentina, una esperienza spirituale inedita, che è stata la base dell’attuale "Scuola di Preghiera e Crescita Spirituale" presentata in questo sito Web, come spiegamo nella sezione "Chi siamo" .

Percorreremo quello che fu l'inizio di questo progetto, e come si è dopo sviluppato, come una testimonianza per contribuire alla migliore comprensione di questa particolare esperienza spirituale.

La nascita dei gruppi di "Approfondimento".

Agli inizi di dicembre 1994 si effetuò uno degli incontri che si facevano regolarmente tra i resposabili dei vari gruppi per lo scambio di esperienze, idee e suggerimenti per il progresso della Comunità. In tale riunione è apparso, ad un certo momento, un argomento specifico che alcuni dei animatori più antichi avevano abbastanza chiaro, che concerneva i fratelli che avevano molto tempo di permanenza nella comunità.

Voglio precisare che le persone che arrivavano ai gruppi di preghiera, cominciavano il suo percorso nei chiamati gruppi di "iniziazione", dove ricevevano e praticavano le prime nozioni della preghiera comunitaria, ed erano anche introdotti nel senso del Rinnovamento Nello Spirito Santo.

Dopo di un tempo il nuovo gruppo rimaneva formato, e si chiudeva per nuovi ingressi, ed allora si iniziava il Seminario di Vita Nuova nello Spirito, dove gli integranti passavano per queste due esperienze forti che sono la "Cerimonia della Luce" e "l’effusione dello Spirito Santo". Finito questo Seminario, seguiranno per la tappa di "crescita", dove rafforzeranno la fede mobilitati per l'azione dello Spirito Santo.

Questo processo comprendeva da due a tre anni, dove in qualche modo esisteva un “programma” più o meno strutturato di crescita, ma in seguito si cominciava ad entrare in una sorta di altopiano spirituale, in cui non si aggiungevano più cose nuove, e si produceva una specie di ripetizione di temi e di esperienze.

Alcuni fratelli passavano al servizio come animatori in diversi gruppi, dove si sommergevano sempre più nella attività per il Signore, ed in qualche modo, essi vivevano più o meno questo processo: il centro della loro vita spirituale diventava il servizio ai fratelli, e cominciava a rimanere da parte un maggiore progresso spirituale, un approfondimento della conversione interiore, giacché, d'altra parte, non avevano neppure chiaro verso dove dovrebbero continuare ad avanzare, a partire dal punto in cui si trovavano nel cammino della crescita spirituale.

Altre persone, invece, si incorporavano ai gruppi denominati "assemblea", che costituivono un gruppo permanente di preghiera, che aumentaba in numero con i fratelli che ogni anno arrivavano dalla precedente fase di “crescita." Non c'era molto insegnamento, e, in generale, questo continuava a girare su temi classici del Rinnovamento: carismi, preghiera di lode e per la guarigione, così come la lettura e il commento al Vangelo del giorno, e così via. Anche si incoraggiava la gente a rivolgersi verso qualche forma di opera di misericordia, come ad esempio le visite agli ospedali, case di cura, ecc.

Ciò che si prospettò nel corso di questa riunione fu il fatto, che risultava molto chiaro, che in questi gruppi di "assemblea", ed anche in parte in quelli di "crescita", si osservavano due chiare tendenze tra la gente che concorreva: c’erano coloro che participavano nel gruppo cercando particolarmente che si "pregasse per loro", per ricevere "forza", come dicevono alcuni, e per porre le loro richieste di preghiera per le sue necessità e chiedere l'intercessione dei animatori e fratelli riguardo alle situazioni in cui si trovavano. In generale, queste persone volevono poco insegnamento, e più attività di condividere esperienze, testimonianze, di contare le sue necessità, e di "orazione di potere".

Tuttavia, vi erano altre persone che sentivano il bisogno di ricevere ulteriore formazione, di continuare ad avanzare nel suo processo di conversione; percepivano, in generale, che mancava ancora molto nella sua crescita spirituale, e quindi volevano avere un maggiore insegnamento su temi formativi. Quando questa aspirazione non si concretizzava, la maggior parte di queste persone andavano via con il tempo dai gruppi, come se avessero già completato un ciclo, una fase, con la sensazione che non si aggiungeva nulla di nuovo.

Questa realtà fu prospettata nel corso di tale riunione, e si condividero differenti idee in quanto al modo con il quale si poteva dargli una certa soluzione. E quello que apparí fu più che logico: si doveva analizzare la possibilità di differenziare la formazione dei fratelli, offrendo in modo opzionale alle persone che avevano questa inquietudine una maggiore intensità nella formazione, l’alternativa di integrare un certo gruppo dove si darebbe loro questo tipo di insegnamento più ampio.

Si arrotondarono abbastanza le idee versate con varie proposte, ed allora io manifestai che sentivo l’inquietudine di lavorarlo più a fondo, per vedere in quale misura era possibile montare un progetto concreto. Io non mi ero reso conto, al momento, poiché soltanto lo vedrei chiaro abbastanza tempo dopo, ma questa aspettativa così forte che era sorta in me, era basata in una ragione molto chiara: io stesso sentivo fortemente questa necessità nella mia vita spirituale, e finora non avevo trovato risposta nella Comunità. Al poco tempo mi affidarono il compito di organizzare questa esperienza e coordinare la sua messa in marcia e svolgimento.

Nei primi mesi del 1995, si formarono i nuovi gruppi di "Approfondimento nella vita dello Spirito Santo", o semplicemente "Approfondimento", come si chiamarono in avanti. La prima cosa che abbiamo avuto chiara è stata che occoreva approfondire la vita di discepolo di Gesù, mettendo realmente in pratica il requisito che il Maestro pone a tutti coloro che, ascoltando la sua chiamata, desiderano seguirlo, come lo troviamo in Luca, capitolo 9: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.” (Lc. 9,23)

Cominciamo così un lavoro in profondità sul “rinnegare o morire a sé stesso ", cercando di andare più lontano nel riconoscimento del peccato e gli atteggiamenti del"uomo vecchio" che ancora esistono in noi. Questo significa lavorare in modo approfondito nei peccati capitali e coloro che ne derivano, suscitati dall'azione della concupiscenza e dei nemici spirituali esterni (demone e mondo).

Si cresce anche nella fede, per l'insegnamento e la orazione, avendo sempre più chiaro che la fede è una virtù soprannaturale che permette all’intelletto umano captare il significato delle verità rivelate da Dio attraverso la Bibbia, che per la ragione naturale dell'uomo, come dice san Paolo, sono solo sciocchezze.

La congiunzione di questi due aspetti così tanto importanti, come sono la progressiva purificazione interiore, a partire dal riconoscimento del peccato che esiste in ciascuno e la lotta contro di esso, utilizzando i potenti mezzi dei sacramenti, e la crescita nella fede, attraverso un buono e metodico insegnamento sulle verità fondamentali della vita cristiana, con unaassidua pratica di orazione, tanto personale come comunitaria, portano ad un avanzamento importante nella crescita spirituale.

L’esperienza ogni volta più piena degli affetti nella orazione, che cominciano a semplificarsi nella sua varietà, gustandosi per maggior tempo alcuno di loro, insieme ad una graduale internalizzazione della stessa, con frequenti esami di coscienza, fanno avanzare a quelli che vivono quest’esperienza verso le soglie della contemplazione infusa.

Per il fatto di non trovare già posto nella mente tante domande su sé stessi, specialmente sul senso di ciò che possono stare vivendo, a causa della crescita nella fede, e non avendo già tanta lotta interna dovuto alla progressiva purificazione interiore, si produce una orazione più calma, con l’intelletto più placato, con meno discorso, tutto quello che fornisce la disposizione necessaria perché, di solito, lo Spirito Santo cominci ad introdurre le anime cho non si resistono, alla contemplazione infusa.

Ha un ruolo fondamentale in questo anche il carisma di preghiera e di canto in lingue, in quanto contribuisce decisivamente a produrre che l’intelletto si spogli in modo graduale del suo ragionamento abituale è rimanga aperto a ciò che lo Spirito vuole dargli in modo diretto.

[ Sopra ]

La direzione verso dove va "Approfondimento".

Dopo un primo anno di esperienza nei gruppi di “Approfondimento”, sorti nel modo riportato in precedenza, si è iniziato il secondo anno di questo particolare lavoro. A partire da questo nuovo anno era già in me e nei animatori molto più chiara l’idea di ciò che stavamo facendo.

Nel mese di giugno abbiamo avuto un ritiro, e pochi giorni dopo, il 1/7/1996 scrivevo:

"Il ritiro di questi ultimi giorni ha unificato in me idee e la visione della direzione verso la quale il Signore mi sta portando (direzione nel senso del argomento da trasmettere o predicare). In definitiva tutto conduce alla ricerca della conversione interiore, la morte del uomo vecchio e la nascita del nuovo, dallo Spirito ed agendo secondo lo Spirito. Ho avanzato enormemente in questa tematica che, all'inizio dello scorso anno, ho prospettato per il gruppo di Aprofondimento ".

Alcuni giorni dopo, il 9 agosto, vivo qualcosa molto speciale, che più avanti denominerò “la grande esplosione interiore", e così lo riportavo nei miei scritti:

"Devo iniziare a scrivere questo proprio ora, quando sto per lasciare l’ufficio, perché questo pomeriggio si è verificata una sorta di grande esplosione nel mio cervello. Tutto è cominciato quando, senza sapere perché, e non mi ricordo neppure in quale momento, una questione è apparsa nella mia mente: 120 persone hanno ricevuto nella Pentecoste lo Spirito Santo, e in circa 200 anni hanno trasformato l'intero mondo civilizzato d’allora, utilizzando i mezzi di comunicazione così tanto primitivi di quel tempo. Oggi si dice che sono tra 50 e 70 milioni i cattolici che hanno vissuto "l’effusione dello Spirito" nei Seminari di Vita. PERCHÉ NON SI EVIDENZIA QUESTO NEL MONDO?

Se davvero questo "Pentecoste Oggi", che si dice che è il Rinnovamento fosse come al tempo degli apostoli, e con i mezzi di comunicazione di oggi, già si dovrebbe avere trasformato tutto il mondo. "

Da questa fondamentale questione, deriveranno molte altre, che prospetteranno nella mia mente uno schema diverso a quello che avevo conosciuto fino ad allora con la mia formazione nel RNS. Inmediatamente arrivo ad una prima conclusione: "Sembra che oggi, il battesimo nello Spirito Santo è soltanto il primo incontro, la prima conoscenza personale di Gesù (così è stato precisamente nel mio caso)."

A questa prima conclusione la seguono, come corollario, altre di più, come lo scrivevo più tardi quel stesso giorno:

"A Pentecoste il discepolo si laurea da maestro, perché si trasforma nel Maestro. I discepoli sono uomini vecchi che vanno imparando e cominciano a trasformarsi. La Pentecoste è il momento che segna che l'uomo nuovo prende il comando."

Da questo giorno già nulla sarà uguale nella mia vita, e qui nascerà una ricerca insaziabile per trovare risposte, in particolare la risposta alla grande domanda che predominerà nel mio interiore in modo costante per un lungo periodo di tempo, come inchiodata nella mia anima: Come si fa per arrivare a vivere questa Pentecoste, questa trasformazione in uomini nuovi, che non è "l’Effusione" o "Battesimo nello Spirito", tale come s’esperimenta nel Rinnovamento Nello Spirito?

Spinto da queste ansie, leggo e rileggo quanto libro ho a portata di mano che si riferisce alla crescita spirituale, l'esperienza dello Spirito, la vita che sorge dopo la "effusione dello Spirito," dei autori più rinomati che scrivono nel Rinnovamento Nello Spirito, ma non posso trovare la luce che sto cercando, benché come risultato di questo sforzo, comincia a presentarsi un panorama ogni volta più chiaro sul fatto che, entro il Rinnovamento, si trova una profusione di letteratura sui Seminari di Vita Nuova nello Spirito, sulla orazione di lode e di intercessione, sui carismi, sull’esperienza “carismatica”, ed altre materie in relazione con questi temi. Ma non posso trovare maggiori precisazionii su ciò che viene "dopo" di questa esperienza, benché in diversi autori, in particolare nei libri del P. Raniero Cantalamessa, comincio ad intuire che vi è ancora molto di più dove avanzare.

Ma prima della fine di quest'anno 1996, arriva "accidentalmente" alle mie mani un libro, scritto nei inizi del 1900, del P. Juan Arintero, intitolato "L'evoluzione Mistica", ed a partire dalla sua lettura è stato per me come scoprire un mondo nuovo, che non era altro che il mondo della piena vita cristiana.

Avevo finalmente trovato la fonte dove estinguere questa sete che mi bruciava, che sorgeva da tanti interrogativi ancora senza risposta!

Sono passati più di dieci anni fin d’allora, ed in questo tempo ho letteralmente "inghiottito" una quantità di libri che formano un enorme tesoro della Chiesa cattolica, libri di santi, di mistici sperimentali, di Dottori della Chiesa, e dei grandi teologi dell’Ascetica e Mistica attuale. Dopo che ho "digerito" poco a poco tutto questo caudale di nuove cose che arrivavano su di me, lo cominciai a preparare per darlo in insegnamenti nei gruppi di “Approfondimento”, perché era esattamente ciò che era necessario nel punto dove avevamo arrivato. Nel corso di tutti questi anni, fino ad oggi, tutto questo insegnamento ha avuto un unico obiettivo: applicarlo per spiegare le nostre proprie esperienze spirituali, cercando di vivere tutto questo nuovo e meraviglioso cammino che appariva con grande splendore dinanzi ai nostri occhi pieni di ammirazione.

Già alla fine di questo anno 1996 si osservava chiaramente che aveva luogo un importante cambiamento nella orazione del gruppo, che la rendeva diversa dalla tradizionale preghiera "carismatica".

A seguito di queste nuove cose per noi, che apparivano nelle orazioni, cominciai a condividere in primo luogo con gli animatori che lavoravano insieme a me, e poi con i fratelli dei gruppi, quale era la visione che avevamo su ciò che stava accadendo. Il 4/2/97 ho scritto circa l’esperienza di aver ascoltato le testimonianze:

"Nel gruppo abbiamo condiviso la scorsa sera, come una continuazione di ciò che avevamo fatto la settimana precedente, un discernimento sul modo in cui aveva evoluto l’orazione, fin da quando iniziamo a lavorare nel gruppo di Approfondimento. E le conclusioni generali che noi tutti condividiamo sono state le seguenti:

a) Nell’ attuale orazione le petizioni sono molte meno ed anche si ha molto meno preghiera vocale.

b) Si entra molto più velocemente nella lode e l’adorazione, senza avere bisogno di molta preparazione preliminare.

c) C’ è molto più variata ed estesa orazione in lingue, in particolare il canto in lingue.

d) Si vive, in modi diversi, la "presenza" del Signore, il suo amore, la sua consolazione, la sua misericordia, la sua grandezza, la sua guarigione. È veramente, ogni volta più, una orazione di "affetti".

e) Si produce molto di più il rendimento di grazie.

f) Si vivono fortemente sentimenti di gioia e di felicità.

Il discernimento generalmente ha coinciso che questo tipo di orazione è la conseguenza di una maggiore consegna e più abbandono nel Signore, una maggiore accettazione della sua volontà e dei suoi cammini. Implica essere più docili all'azione dello Spirito, e di offrire molto meno resistenza a ciò che Egli voglia fare.

Il gruppo ha anche concordato su questo: prima, in generale, si participava nel gruppo con lo scopo di consegnare alcune situazioni nelle mani del Signore, di chiedere l'intercessione per questa o quella necessità, o per ricevere l’orazione di un animatore. Inoltre si avevono spesso molte domande in cerca di risposte. Ora, invece, andare al gruppo significa "godere" d’un incontro con Gesù risorto, sperimentare l’amore del Padre e lasciarsi lavorare dallo Spirito Santo. E un incontro con l’amato, dove si cerca più l’adorazione ed il godere di questa presenza che è tutto e dà tutto, invece di parlarle e contarle le nostre cose.”

Nella testimonianza di tanti fratelli sono apparsi tutti questi elementi, e soprattutto, qualcosa di molto importante: si cerca ogni volta più a Dio stesso, l’incontro profondo con Lui, lasciando da parte le petizioni, le necessità, e le risposte ai dubbi ed alle questioni. Ci sono, naturalmente, una consegna ed un abbandono nella Provvidenza molto più grande, come pure l'accettazione della volontà divina, che permettono un atteggiamento più aperto per arrivare ad una più completa esperienza dell’amore di Dio.

[ Sopra ]

Avanza l'esperienza di "Approfondimento".

Una delle prime cose che personalmente ha iniziato ad attirarmi l'attenzione con il andare avanti in questo nuovo tipo di orazione che era apparsa, e che il mio discernimento considerava che era l'inizio della contemplazione infusa, è stato il fatto che si stava evidenziando in me l'azione dei doni dello Spirito Santo; al principio, anche sè in modo poco chiaro, già riconoscevo che in qualche modo si manifestavano in me, cosa che mi produceva una grande sorpresa per la sua novità.

In quel tempo era indubitabile che io non mi trovavo ancora in grado di esprimere chiaramente ciò che stavo vivendo, ma il senso era soltanto uno: sia quando preparavo gli insegnamenti, come quando le spiegavo, in gran parte il mio processo umano di ragionamento discorsivo restava eliminato, e "vedevo" ciò che dovevo scrivere o quello che dovevo dire. Nel corso del tempo capirei che così si presentava l'azione dei doni dello Spirito Santo.

L'anno seguente, all’inizio di febbraio 1998, cominciai a studiare in profondità i doni dello Spirito Santo, per preparare gli insegnamenti per il nuovo anno, per i gruppi che cominciavano il loro terzo anno in “Approfondimento”, e in questa occasione cominciai a intendere molto più chiaramente il modo in cui stavano agendo alcuni dei doni in me.

Così scrivevo il 10/2/1998:

"È praticamente incredibile quello che mi sta succedendo ultimamente, che forse negli ultimi tre mesi è stato più rilevante: comincio a leggere un passo della Parola, e "sento", "vedo" quello che mi sta dicendo, senza un tempo di meditazione, di preparazione mentale, di costruzione di concetti. Questo che "sento" e "vedo" lo scrivo senza fermarmi né un istante, tutto è così chiaro che non ho dubbi o preoccupazioni, tutto è alla vista.

Si tratta veramente di una strana sensazione, è come se alzassi cada brano della Bibbia dalla carta, e sotto ci fosse scritta l'interpretazione, alla quale devo soltanto leggere, ed è così chiara che non ho bisogno di pensare né di forzare il mio intelletto. Semplicemente è "lì", ed io devo soltanto dirigere il mio sguardo e vederlo. È tutto così facile e naturale che mi stupisce, e si tratta di un "processo" che chiaramente si accentua ogni volta più.

Per qualcuno come me che ha speso molti anni della sua vita a studiare in una università, con il laborioso metodo di leggere un testo, comprendere i concetti poco a poco, fissarli con la scrittura di un breve riassunto, e poi rivedere questa sintesi per memorizzarla, questo processo mentale del dono d’intelletto è veramente sorprendente, ed è ancor di più quando si tratta di leggere la Bibbia, un testo che non è esattamente "facile" o aperto.

Ho sempre detto che su questo nuovo cammino di crescita spirituale "in profondità", io volevo essere una sorta di cavia, per sperimentare le cose in mé stesso, per poi spiegarle agli altri, non soltanto da un testo, ma in base alla mia personale esperienza, e questo è ciò che sta accadendo, e questo è anche ciò che spero di trasmettere quest’anno agli animatori e responsabili della Comunità, nella Scuola di Formazione Avvanzata recentemente creata.

Credo anche di riconoscere l'azione, forse non così chiaramente come nel caso anteriore, del dono della saggezza. In primo luogo, penetrando con questa facilità nel significato della Parola, io non resto soltanto a livello dell’intelletto, di comprendere il significati nascosti ed i concetti addizionali che appaiono, ma veramente ho la sensazione di "assaporare", di sentire un particolare gusto in bocca, qualcosa che mi dà la gioia e gonfia il mio cuore. Tutto questo è molto lontano dal freddo e metodico studio di un ricercatore, altrimenti tutto è palpitare, è il stupore di un bambino e gioia pura e innocente dinanzi all'immensità di ciò che mi dice la Parola.

Inoltre mi sembra anche di riconoscere l'azione del dono della saggezza, perché il contesto in cui sperimento questi concetti e l'interpretazione di ciò che leggo della Parola, è molto vasto, non è limitato ad una scena, un passaggio o un 'idea, ma s’inserisce, ad esempio nel mio caso, in una visione ampia del’opera che lo Spirito vuole fare nel mondo, nella sua Chiesa, ed io mi sento inserito in questa ampiezza, in questo grandioso piano ".

È possibile in questo modo comprendere molto meglio il processo dell’azione dei doni dello Spirito Santo. La sua "attivazzione" si verifica durante la orazione di contemplazione infusa, ma, dopo che l'anima comincia a sperimentare quest’azione con assiduità e profondità, i doni dello Spirito Santo agiscono in qualsiasi momento nel quale sono necessari, anche senza essere "in orazione" in modo propiamente detto. Così, nel mio caso, appariva la sua azione quando mi era necessario preparare gli insegnamenti.

Quello che succede, è che quando uno comprende che sta avanzando nella orazione, e già si vive la contemplazione, allora va scomparendo il concetto che vi sono tempi o momenti di orazione, ed altri per fare differenti cose. Si entra così nella esperienza della "orazione costante" o permanente, ciò che non significa stare tutto il giorno in ginocchio con le mani insieme, ma è l'esperienza ininterrotta nel corso di tutto il tempo della presenza di Dio, della la sua vicinanza, della sua importanza sopra tutto il resto, dove poco a poco ogni azione del giorno, per insignificante che sia, l’affidiamo a Lui o gliel’offriamo a Lui.

Ciò consente la costante disponibilità per l’azione dei doni dello Spirito, già che si va sempre lasciando più l'iniziativa propria, razionale, abbandonandosi più a ciò che lo Spirito vuole mostrare e trasmettere. Ma i doni continuano a penetrante nella loro azione profonda nei momenti di orazione e di raccoglimento, questi momenti di intimità piena con il Signore, sia personale o comunitaria, in cui la contemplazione si manifesta sempre più a lungo.

Durante quest’anno 1998 lavorai a fondo il tema dei doni dello Spirito Santo, poiché ho dovuto preparare e spiegare gli insegnamenti su ciascuno di essi. Ho verificato sovente la verità di ciò che San Francesco di Sales ha detto nella sua "Introduzione alla vita devota": "Il buon modo per imparare è di studiare, il migliore è d’ascoltare ed il ottimo è l'insegnamento". Non ho alcun dubbio che il primo favorito con i miei insegnamenti sono io stesso, tanto quando li preparo, ma soprattutto quando li spiego, perché questo è il momento che io li vivo nel mio interiore.

Alla fine di questo anno potevo già discernere più chiaramente in che modo agivano i vari doni, come lo scrivevo nel novembre 1998:

"Questa settimana, negli insegnamenti ed orazioni nei gruppi ho vissuto certe cose molto speciali. Il mercoledì ho dovuto dare due insegnamenti: al pomeriggio, nel gruppo 1, insegnai sulla virtù della giustizia, e poi, alla notte, nel gruppo 2, parlai dei doni di fortezza e di consiglio.

Ho vissuto per tutto quel giorno una sensazione di molta gioia e pienezza, motivata sopattutto dal fatto di come potevo spiegare questi insegnamenti, e come erano ricevuti. La gioia nasceva dalla sensazione certa di essere mosso chiaramente nelle mie parole ed espressioni per l'azione dello Spirito, più specificamente, per i suoi doni.

E oggi è molto chiaro per me che, quando il Signore affida un ministero o una responsabilità a qualcuno nella sua Chiesa, mette anche a sua disposizione tutti gli aiuti soprannaturali per condurre a termino tale ministero come Lui vuole. Ciò che spesso succede è che gli uomini restano soltanto con il mandato di Dio, e vogliono portarlo avanti con il suo solo sforzo, quindi è molto difficile. Ma io verifico ogni volta più chiaramente come, nell’esercizio di questo ministero che il Signore mi ha affidato, che è quello d’aiutare alla formazione e crescita spirituale, appena io mi apro ogni volta più a l’azione dello Spirito Santo, quest’ultimo viene nel mio aiuto con l’azione profonda dei suoi doni preziosi. Precisamente la verifica sempre più evidente di questa azione in me e miei fratelli, è ciò che mi dà tanta gioia.

Mi rendo conto come, per ora, agiscono i doni intellettuale ed il dono di consiglio in me. In primo luogo, il dono della scienza, facendomi percepire con molta sicurezza la necessità dell gruppo per la sua crescita spirituale, che mi fa avere chiaro il lavoro da fare.

In secondo luogo, il dono di intelletto, mi permette d’abbordare e comprendere molto facilmente i libri spirituali e di teologia, ancora quelli che non sono facili, ed anche captare il significato profondo delle Scritture, con una chiarezza e facilità in entrambi i casi che non cessa di stupirmi.

Vi è un'altra operazione in seguito che è la più importante, ed io l’attribuisco all’azione del dono della scienza: potere portare l’argomento che insegnerò, dalla densità teologica e la complessa espressione che trovo nei testi specializzati, ad un modo semplice e chiaro adatto per il pubblico a cui è destinata (gruppi, animatori, responsabili) e poi esprimere questo in modo chiaro, al momento del insegnamento.

Come in questa operazione si trova l’azione profonda del dono della scienza, i risultati sono importanti, perché hanno un sigillo soprannaturale, che è l'azione dello Spirito Santo. Forse anche in quest’esempio sia presente l’azione del dono di consiglio, che mi guida al modo più adeguato per trasmettere il tema, che è stato precedentemente illuminato dai doni di intelletto e della scienza.

A questo punto del cammino di crescita spirituale, le dicevo ai miei fratelli del gruppo 2, che è molto importante rendersi conto che esiste già dentro di noi l'azione di tutti questi doni, anche se sporadicamente, e che ciò che ancora ci differenza del perfetto, del uomo nuovo, del santo, è che in quest’ultimi i doni si manifestano nella loro azione in maniera molto più abituale."

Credo che c’è qualcosa che a questo punto della mia esposizione merita un chiarimento: se, in generale, mi sono riferito alle mie proprie esperienze, è stato per una ragione molto semplice, già che credo che il solo modo di provare a descrivere queste cose soprannaturali tale come si verificano, è partendo da ciò che è accaduto in uno stesso.

Risulta molto più difficile, insicuro e propenso ad errori, descrivere ciò che altri hanno vissuto ed hanno contato in che consiste, perché, appunto, le esperienze interiori, per essere soprannaturali, sono molto difficili da descrivere e spiegare con il povero linguaggio umano, e si prestano ad essere interpretate erroneamente da un terzo.

Per quanto riguarda i doni dello Spirito Santo, non vorrei assolutamente che possa rimanere la sensazione che mi presento come qualcuno che è generosamente favorito da questi doni. Se ho trascritto la scoperta che ho fatto in me dell'azione di alcuni d’essi, è stato con l'intenzione di mostrare come si può riconoscere la loro azione incipiente o più profonda, che significa un’esperienza molto intima e molto difficile in generale da spiegare, perché così altre persone potrebbero essere in grado di aiutarsi con questa descrizione per riconoscere che in sé stessi agiscono già i doni dello Spirito.

In riferimento al supposto fatto di essere favorito da Dio, nel caso dei doni non vi è nulla che Dio dà specialmente, perché essi sono presenti in ogni battezzato che ha ricevuto la grazia santificante o abituale. Non è affatto questo il caso dei carismi straordinari che lo Spirito Santo accorda a chi vuole e quando vole, secondo le intenzioni insondabili della sua Provvidenza. Nella mia propria persona l'unico carisma che posso riconoscere è il dono delle lingue, il più semplice di tutti.

Pertanto, ogni cristiano possiede tutti i doni dello Spirito, e se progressa nel cammino spirituale ed è sempre più docile alle mozioni che vengono dallo Spirito Santo, necessariamente dovranno evidenziarsi nella loro azione, in modo progressivamente più chiaro e consapevole.

Devo dire in riguardo a quello spiegato sopra, che sono innumerevoli l'esperienze della manifestazione dei doni dello Spirito Santo che ho conosciuto, in molte persone con cui sono stato in contatto nel corso di tutti questi anni dove si è sviluppata quest’esperienza.

L'azione dei doni dello Spirito Santo appare ogni volta più chiaramente, in modo più profondo e costante, man mano che si vive con maggiore assiduità la contemplazione infusa. Ma c’è qualcosa che è indubitabile: non tutti i doni agiscono con la stessa intensità in una persona, poiché secondo sia la chiamata e la missione di ogni cristiano, basata sull’intenzione della Divina Provvidenza, si manifestarà la preponderanza di certi doni sugli altri.

Ad esempio, se un cristiano, come occorse con tanti negli inizi della Chiesa, deve subire il martirio, riceverà in modo eminente l'aiuto dell’azione potente del dono della fortezza, che le consentirà di morire, ad esempio, come un San Lorenzo, cantando mentre era arrostito vivo su una griglia.

Altretanto occorre all'anime chiamate a formare dei discepoli, a trasmettere la Parola, ad evangelizzare, le quali avranno in modo accentuato l’azione dei doni d’intelletto e di saggezza; e il sacerdote che deve essere guida spirituale e confessore, abbandonandosi all'azione dello Spirito Santo, riceverà certamente in tutta la sua ampiezza l'azione del dono della scienza, e succederrà, come in molti casi conosciuti, che il fedele che si avvicini a lui per confessare o chiedere consiglio, non avrà nemmeno bisogno di dire una parola, perché lo Spirito le mostrerà al sacerdote tutto quello che si trova in questo cuore. Nel mio caso personale, per motivo del ministero che il Signore, attraverso la Comunità, mi ha affidato, è naturale che si manifestino in linea di principio in modo più notevole i doni intellettuali prima che d’altri.

Tuttavia, in altri fratelli ho visto come altri doni mostrano con più intensità la sua azione. Il dono della pietà appare impetuosamente in molti, cosa che li porta a sentirsi veramente figli del Padre, e, soprattutto, le spinge a vedere le persone come fratelli, figli dello stesso Padre celeste, e produce un effetto meraviglioso: possono guardare gli altri con gli occhi di Cristo, con il suo stesso sguardo, che va ben al di là delle apparenze esterne.

In coloro che sono portati dallo Spirito Santo a esercitare il ministero di pregare nei gruppi di preghiera, si vede molto chiaramente l’azione dei preziosi doni.

Ogni volta che una persona "guida" una preghiera comunitaria, non vi è dubbio che lo fa con l'aiuto dello Spirito Santo, ma questo ausilio è dato in due modi diversi.

In un caso la persona che prega lo fa in base al suo intelletto naturale aiutato dall'azione della grazia, vale a dire, "al modo umano". Ciò significa, ad esempio, che ricorre ad utilizzare testi biblici che riguardano al argomento della preghiera, sia tanto memorizzati come letti, o ad espressioni di adorazione, di lode, di rendimento di grazie, di richiesta di perdono, e così via, che di solito espressa nelle sue preghiere, in accordo con formule già utilizzate dalla stessa persona.

Questo modo di pregare si riconosce abbastanza bene quando si ascolta sovente pregare ad una stessa persona, ed uno si rende conto che ha un modo molto personale, diverso dagli altri, nella sua preghiera, poiché il suo "stile" di preghiera, benché sia ispirato e guidato dallo Spirito, si adatta al suo solito linguaggio, alla sua personalità, ai temi "preferiti" che ognuno ha.

Invece, quando si prega avendo una grande apertura ai doni dello Spirito, la orazione è generalmente diversa, ed in essa si combinano le diverse azioni dei doni della saggezza, della scienza ed intelletto. Il dono della saggezza è quello che produce nella orazione l’esperienza più profonda della presenza di Dio e del suo amore, “conoscenza saporita" delle cose di Dio, come la definisce San Bernardo.

Quando una persona aperta all’azione dei doni comincia a pregare, è così tanto avvolta e sommersa nella presenza di Dio che quello che fa, infatti, è simplemente espressare quello che "sente" e "vede" nel suo cuore, senza dover "pensare". Le parole e le frasi zampillano dal suo interiore, senza farne il minimo sforzo intellettuale, e molte volte nella sua preghiera si "miscuglia" una orazione in lingue, come se ormai il suo vocabolario non fosse sufficiente per esprimere ciò che sente nel cuore. È così che in questi casi è difficile trovare un "modello" nelle loro preghiere, che sempre sembrano "diverse" di quelle precedenti.

Anche quando prega sta lavorando in questa persona aperta allo Spirito santo il dono della scienza, ed allora la sua preghiera si rivolge verso la necessità del gruppo in quel momento, o forse considera una certa situazione particolare di qualcuno che è presente, perché "sa" per quale necessità deve pregare, senza pensarlo e senza avere la conoscenza preliminare di una specifica situazione.

Questo aspetto è quasi sempre confermato, dopo aver completato le preghiere, quando i partecipanti che danno la sua testimonianza, manifestano che si hanno sentito molto “toccati” da questa o quella parte della orazione, o qualcuno ha vissuto che l’orazione “fu precisamente per me”, verificandosi in essi, ad esempio, guarigioni di ferite interiori molto profonde, o luci speciali per risolvere le difficoltà che stanno vivendo.

Infine, il dono di intelletto fa spesso anche il suo contributo, conducendo a che la orazione risulti come un "chiarimento" o "interpretazione" di alcuni aspetti del insegnamento sviluppato in precedenza, o della lettura di una Parola, consentendo che alcune persone che ascoltano possono completare di captare il senso dell’insegnamento precedente, o forse capiranno il modo di applicare alle loro situazioni personali un certo aspetto di quello che hanno udito.

Io ho verificato più volte che queste orazioni "ispirate", condotte dal "modo divino” dell'azione dei doni, conducono a guarigioni interiori molto profonde, senza essere le preghiere "classiche" di guarigione interiore come sono praticate nel Rinnovamento, nelle quali si va percorrendo diverse tappe della vita e situazioni che potrebbero aversi prodotto in quest’ultime, chiedendo al Signore che guarisca le ferite ricevute, se questo fosse il caso.

Ciò non significa che quest'ultimo tipo di orazione sia sbagliata, al contrario, è molto importante, ma quello che sto cercando di spiegare, e so che non è facile, è che l’orazione in un gruppo in cui tanto quello che prega come quelli che sono nel gruppo arrivano alla contemplazione, è diversa da quelle che sono più conosciute nel Rinnovamento, ma produce effetti molto profondi, anche se a volte non si chiede qualcosa di specifico. Quello che accade è che quando una persona vive intensamente la presenza e la vicinanza di Dio nella orazione, è Lui stesso che si occupa d’agire, secondo la sua volontà, e non è necessario più che restare lí, sommerso in quest’immensità d’amore.

Alcuni sperimentano anche ogni volta più fortemente il dono del timore di Dio, che li porta all'esperienza profonda del rispetto filiale a Dio, e mostra loro la propria miseria, anche nelle cose più piccole, portandoli alle lacrime ed alla contrizione profonda per aver offeso a questo Padre così benevolo, e provoca nelle persone che vivono quest’esperienza che si discostino sempre più dagli atteggiamenti del vecchio uomo e dal peccato.

È molto importante un chiarimento circa l'azione dei doni dello Spirito Santo (da non confondere con i carismi): nell'esperienza di preghiera di molte persone che sono nel RNS, si manifesta in loro l’azione incipiente di molti dei doni, benché per il fatto che non conoscono il suo “funzionamento” non sono presi in considerazione, e, di fatto, non si fa nulla per aumentare l'apertura verso loro. Da qui l'importanza di conoscere di più su queste nuove e preziose facoltà che possiede l'anima in stato di grazia, e su quale dovrebbe essere la disposizione per prepararsi a ricevere la loro azione soprannaturale.

n'altra importante questione che è stata chiarita nel corso del tempo e di nuove esperienze vissute, è quella riferita al concetto di ciò che è realmente una orazione di contemplazione infusa, in particolare quelle che si vivono in una comunità.

Non è solo una preghiera in silenzio, come molti credono confondendola con la preghiera di "contemplazione acquisita" o "contemplazione ignaziana" che si sviluppa negli esercizi spirituali secondo San Ignazio, che è una preghiera di meditazione in silenzio. La contemplazione infusa comporta l’azione dei doni dello Spirito Santo, cosa che si sperimenta e si manifesta in molti modi, che non implicano necessariamente il silenzio.

Questo noi l’abbiamo visto chiaramente in un ritiro dei gruppi di “Approfondimento” svoltatosi nell’ottobre 2001. Questo è parte di ciò che ho scritto su questo argomento in seguito al ritiro:

"La prima orazione, fatta dopo l’insegnamento, fu un’orazione sopratutto d’un esame interiore particolarmente profondo, di comprendere come le situazioni di dolore e sofferenza avevano cancellato a volte la figura del Signore. E questo, in modo sorprendente per me, ci ha portati ad una preghiera per chiedere il perdono di Dio, per le molte volte che in queste situazioni si aveva direttamente o indirettamente colpato Dio.

È stata una orazione dura, forte, in cui si spezzavano i cuori, e dove in un certo momento il dolore che si percepiva era molto forte, e diventò quasi insopportabile. Ma il ministero della musica cominciò una canzone con molta ispirazione su Dio che ci ama, ed allora l'amore di Dio si cominciò a versare come un balsamo sulle ferite, che si chiudevano e guarivano.

L’orazione del pomeriggio è stata molto più straordinaria: in essa si è realmente vissuto tutto il potere di Dio. Fu in una parte della orazione che si cantava in lingue, e cominciò un ritmo crescente, con chitarre e palme, che poco a poco si trasformò in canto e danza, e che, ascoltando la registrazione, sembra che c’è un grande esercito di migliaia e migliaia, in marcia con la potenza di Dio, con il clamore guerriero di un popolo invincibile. È proprio sconvolgente ascoltare questo ritmo al che sembrano unirsi migliaia di voci, e che produce la sensazione che sia registrato in una grande vallata aperta tra le montagne, e non in una piccola cappella.

Questa orazione noi l’abbiamo ascoltata nella registrazione nello stesso ritiro, quando il Sabato, dopo la merenda, abbiamo condiviso i testimoni tutti insieme, ed l’impressione è stata unanime: erano molto più di settanta persone coloro che si ascoltavano, ed era impressionante il senso di potere soprannaturale che si presentiva in questa marcia e questo canto. Io ho sentito che era come il clamore del popolo ebreo di fronte alle mura di Gerico, e anche sembrava il canto di miriadi di angeli del Apocalisse.

Era come l’anticipo, da un lato, del fragore della battaglia finale nella Seconda Venuta di Gesù con tutto il potere e la gloria, in cui sarebbero distrutte le Gerico moderne, e, a sua volta, era anche un anticipo della gloria del cielo.

In realtà, la più profonda esperienza dell’adorazione nella gloria del cielo l’abbiamo sperimentata il sabato dopo la cena, nell’adorazione al Santissimo Sacramento. Io on ho mai vissuto prima una adorazione come questa, nella quale, nel corso di una ora siamo stati davanti al Signore, accompagnati dagli angeli, e soprattutto dalla presenza immensa della Beata Vergine. Grazie a Dio ho potuto registrare in nastro in forma completa questa orazione completamente soprannaturale, soprattutto nella sua prima mezz'ora. Sono stati circa trenta minuti di canti in lingue, un vero e proprio canto angelico, che è stato gradualmente trasformato in un inno a Maria e di Maria, con reminiscenze dell'Ave Maria.

Quasi è possibile definire il momento in cui Maria scese con tutta la candidezza e splendore della Regina degli Angeli e del mondo in mezzo a cui ci trovevamo in quella piccola cappella. Molti "sentirono" questa presenza, altri l’hanno "vista" in modi diversi, e tutti, in generale, l’abbiamo “udita” nel canto interamente soprannaturale che sorgeva dalle gole di coloro che stavano cantando inginocchiati di fronte al tabernacolo.

Non so quante persone nel mondo di oggi possono avere vissuto una esperienza simile a questa preghiera di adorazione; non credo si tratti di un gran numero, e così tutti coloro che eravamo lì quella notte possiamo considerarci molto fortunati e benedetti d’essere stati scelti secondo la volontà del Signore, per condividere questa straordinaria esperienza spirituale.

Qual è il primo discernimento di questo ritiro? Abbiamo visto e vissuto che l'esperienza dell’orazione di contemplazione può essere sempre più approfondita, si può sempre penetrare nell'azione crescente dei doni dello Spirito, e che non vi è alcun limite in questo sommergersi nel mare dello Spirito, così come ha fatto Pietro quando si ha lanciato dalla barca nel mare di Tiberiade, per nuotare vigorosamente verso l'unione con Dio ".

Questo qui descritto si è completato la settimana seguente nel gruppo con ciò che abbiamo vissuto nelle testimonianze delle persone che hanno partecipato a questo ritiro. Il venerdì 2 novembre 2001 questo è quello che ho scritto:

"Ha trascorso questa settimana e nei gruppi di “Approfondimento” abbiamo condiviso l'esperienza del ritiro. In due dei gruppi abbiamo ascoltato parte dell’orazioni registrate nel ritiro. È veramente impressionante tornare ad ascoltare ciò che abbiamo vissuto lì. Ieri sera ho ascoltato insieme al gruppo nuovamente la prima parte della orazione nella Cappella il sabato sera. Non si può descrivere con parole quello che è questa orazione, e riviverla insieme ad alcuni di quelli che erano lì, e con altri che non sono stati al ritiro, è risultata una esperienza molto commovente.

Come commentavano i fratelli, una cosa che attira fortemente l'attenzione è la armonia nel canto, in cui sembra che tutti "sanno" quale è la melodia, come se fossero diretti da un esimio direttore (che infatti è presente ed è lo Spirito Santo). Una sorella disse che cantava, e "sapeva" come seguiva questo canto, anche se non l’aveva mai cantato, in quanto si trattava di un "canto nuovo".

Per me vi è stata una conclusione molto importante tra tante in questo ritiro: io sapevo che la contemplazione si vive molto chiaramente nell’orazione comunitaria, qualcosa non descritto né sperimentato nella tradizione mistica della Chiesa, e che rappresenta la grande novità della attuale tappa spirituale di questa epoca; ma quello che tuttavia non era molto chiaro per me è che si manifesta in diverse forme, e in questo ritiro è crollato qualcosa che per molti, quando pensano nella contemplazione, è come un assioma: la contemplazione si produce nel silenzio. Non e proprio così, almeno se quando si parla di "silenzio" noi ci riferiamo al silenzio esterno, quello di non emettere alcun suono.

La contemplazione infusa, quello che implica è il "silenzio interiore", che significa che tacciono le nostre idee e pensieri, che cessa il nostro ragionamento discorsivo, e che ll nostro intelletto e la nostra volontà si uniscono a Dio, mediante l'azione dei doni di intelletto, scienza e saggezza. Ma, come ho già detto, questa contemplazione non si verifica soltanto nel silenzio esterno, ciò che infatti può accadere, ma in ogni orazione che lo Spirito agisce attraverso i suoi doni direttamente nella mente e la volontà.

Così, tano il sabato pomeriggio come la domenica, si sono vissute quest’orazioni di ritmo e di danza, dell'esercito dei redenti che marciava, e ciò era, nella maggioranza, pura contemplazione infusa. Le voci che cantavano, le mani che si alzavano, i corpi che danzavano, lo facevano in totale armonia, chiaramente spogliati delle loro idee e pensieri umani, semplicemente godendo la presenza del Signore, di Maria, degli angeli e dei santi in mezzo di loro. Questo, ovviamente, è contemplazione profonda, anche se può sembrare sbagliato dal punto di vista "classico" della contemplazione. Naturalmente è anche stata contemplazione profonda quella del sabato sera, sommersi in questo canto in lingue ineffabile, degno degli angeli del cielo.

In questo modo, si fa luce fortissima questa importante conclusione: la contemplazione infusa, nella orazione comunitaria, si produce nel silenzio, nel canto in lingue, nella danza con il corpo, ed anche cantando canzoni nel nostro idioma.”

Sono state indubbiamente molto importanti queste conclusioni, già che portavano molta luce al tema dell'esperienza della contemplazione infusa vissuta in una orazione comunitaria, di cui non si parla quasi niente nei trattati di Teologia Mistica.

Avevamo chiaro ora che la contemplazione, come l'azione dei doni dello Spirito, non e soltanto vissuta in silenzio vocale e prostrazione immobile, ma il dono di saggezza, che produce una "conoscenza saporita" della presenza di Dio, tocca e concerne tutto l'essere, corpo e anima, e si esprime nel canto, la lode, e la danza.

Per quanto riguarda questa esperienza, di cui io non ho trovato descrizioni analoghe come ho detto prima, la mia attenzione è stata attirata dalla descrizione di una specie di orazione di S. Teresa di Gesù, nel suo libro "Le Mansioni", mansione sesta, capitolo sei, che lei chiama "strana preghiera", e che possiede tutti gli elementi che la fanno riconoscere come una orazione di contemplazione comunitaria in cui appare il canto e la lode in lingue. La orazione delle seste mansioni è quella chiamato orazione estatica, e in questo passo Santa Teresa descrive i ratti ed estasi che si vivono in essa:

"Tra queste cose penose ed al stesso tempo saporite, da nostro Signore all'anima alcune volte dei giubili e strana orazione che non si capisce cosa è. In caso che a voi vi faccia questa mercé, qui la spiego, per capire cosa vi succede ed allora lodare molto a Lui.

Si tratta, a mio avviso, di una unione grande delle potenze, ma che il nostro Signore le lascia con la libertà di godere questa gioia, e lo stesso ai sensi, senza capire che è quello che godono e come lo godono. Sembra questo vocio (“algarabia” in spagnuolo), è certo che succede così, che è una gioia così eccessiva dell'anima che non vorrebbe godere da sola, ma dirlo a tutti, perché l'aiutino a lodare a nostro Signore, che è in quello che mette tutto il suo sforzo ".

In questa descrizione sembra che non ci sia alcun dubbio che si tratta di una preghiera in lingue. Santa Teresa dice che è una "strana orazione”, “dei giubili”; “giubilo” significa, secondo il dizionario "viva allegrezza, espressa da segni esterni".

Ma questi segni esterni, che sono lodi che provengono da una profonda gioia, "eccessiva" come definisce la Santa sembrano "vocio". Ricorrendo nuovamente al dizionario troviamo que “vocio” (“algarabia” in spagnuolo) è “lingua araba”, e, in senso figurativo "linguaggio o scrittura inintelligibile, modo di parlare precipitosamente, confuso clamore di diverse persone che parlano allo stesso tempo." Linguaggio che non si comprende, confuso, che sembra "lingua araba", può essere una descrizione più chiara di lode in lingue?

Santa Teresa mette nelle seste mansioni questa orazione, dove d’altra parte tutti gli autori di teologia mistica mettono l'emergere delle cosiddette "grazie date gratis" o carismi straordinari, come il dono delle lingue. La Santa definisce che questa orazione non è solo una unione con Dio delle potenze dell'anima, l’intelletto e la volontà, caratteristiche delle quarte e quinte mansioni rispettivamente, ma anche del corpo e dei sensi, quello che definisce le seste mansioni.

È anche molto interessante il fatto che non solo è la descrizione di una orazione in lingue, ma si tratta di una orazione comunitaria. Ecco ciò che descrive un po'più avanti:

"A volte è per me una gioia particolare quando, essendo insieme, vedo a queste sorelle cha hanno tanto nel suo interiore, che quella che po più, più lodi da al nostro Signore per trovarsi nel monastero; perché si vede molto chiaramente che quelle lodi partono dall'interno dell'anima.

Molte volte vorrei, sorelle, che voi fareste questo, che una che comincia, risveglia le altre. In quale modo migliore è possibile utilizzare la lingua quando si è insieme, che in lode di Dio, perché abbiamo tante cose per lodare? Voglia la Sua Maestà darci molte volte a noi questa orazione, perché è così tanto sicura e vantaggiosa: acquisirla non siamo in grado, perché è del tutto soprannaturale; ed arriva a durare un giorno, e va l’anima come uno che ha bevuto molto, ma non tanto che sia alienato dei sensi, o un malinconico che non ha del tutto perso il cervello, ma non può uscire di una cosa che si è messo nella imaginazione, né vi è qualcuno que lo metta fuori di essa. Questi confronti sono abbastanza grossolani per una causa così bella, ma non raggiunge altre il mio talento, perché questo è il caso: questa gioia la mantiene così dimenticata di sé stessa e di tutte le cose che non azzecca di parlare, soltanto di quello che proviene da la sua gioia, che sono lodi di Dio ".

La Santa dice che questo accade nelle sorelle “stando insieme", e che spesso questa "strana preghiera" comincia in una delle religiose, e si propaga alle altre che ascoltano. Questo succede esattamente in un gruppo quando si inizia il canto in lingue, che comincia in alcuni e dopo cresce negli altri, che si vanno unendo finché si generalizza.

Santa Teresa dice che è una preghiera “tanto sicura e vantaggiosa”, e che "acquisirla non siamo in grado, perché è del tutto soprannaturale". Proviene dallo Spirito Santo, non dalla mente umana, questo perché è così tanto sicura, ed inevitabilmente queste espressioni ci portano alla Lettera dei Romani: “Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili;” (Rom. 8,26)

Anche aggiunge Santa Teresa di Gesù che quando questo accade "va l’anima come uno che ha bevuto molto”, quello che porta anche a ricordare ciò che diceva la gente dopo aver ascoltato a Pentecoste agli apostoli e discepoli che parlavano in lingue: “Tutti erano stupiti e perplessi, chiedendosi l'un l'altro: «Che significa questo?». Altri invece li deridevano e dicevano: «Si sono ubriacati di mosto». (Atti 2,12-13)

Conclude dicendo che questa gioia soprannaturale fa che non sia possibile di parlare, e si riferisce molto probabilmente a parlare secondo l’intelletto umano, ed allora solo esclama quello che proviene da questa gioia, che sono lodi di Dio in lingue.

Forse ci saranno alcuni che leggendo questo che ho scritto pensino che stò forzando l’interpretazione di questo passo di "Le Mansioni", e anche probabilmente ci saranno coloro che si scandalizzeranno al ascoltare qualcuno dire che Santa Teresa e le sue religiose pregavano comunitariamente in lingue, ma per chiunque che abbia avuto l'esperienza di vivere la contemplazione nel canto in lingue, questa descrizione è assolutamente chiara e comprensibile.

[ Sopra ]

Conclusioni sulla esperienza di "Approfondimento".

Permettetemi ora di esporre, per cercare di mettere in chiaro, in che è consistita quest'esperienza vissuta in questi ultimi anni. In essa troviamo manifestazioni che sono abituali nei gruppi di preghiera del Rinnovamento: la preghiera e il canto in lingue, le visioni di vari tipi, profezie, "riposi nello spirito". Ma, naturalmente, ciò che conta è ciò che accade dentro le anime, e questo è quello che voglio riassumere ora, per non smettere di vedere la foresta guardando soltanto l'albero, per poter distinguere, d’un certo modo, quale è stata la "novità", almeno per coloro che abbiamo vissuto questa esperienza di "Approfondimento".

La prima cosa che si deve fare notare e che ha significato avanzare molto di più di quanto ognuno aveva fatto finora, nella purificazione interiore, nel fatto di veramente "morire a sé stesso", morire a quel io del "vecchio uomo" che occupava ancora in modo più o meno chiaro il centro della nostra vita, e, diremmo, aveva in generale il controllo sulla maggior parte delle nostre azioni.

Questo significa lavorare molto a fondo, con insegnamenti, orazioni, seminari ed esami personali, una moltitudine di argomenti che rappresentano gli atteggiamenti dei "uomini vecchi" e che possono condurre a manifestazioni di peccato, anche gravi.

Hanno così sfilato lungo questo primo lavoro, il morire alla superbia, all'egoismo, all'odio e la mancanza di perdono, all’attacamento alle cose materiali ed all’denaro, alla menzogna, all'invidia, alla collera, alle manifestazioni di occultismo, all'impurità, ed a d’altro più. Si cercò di prendere coscienza dell 'esistenza di alcune di queste cose in ciascuno, con la luce dello Spirito Santo, per potere fare loro faccia e morire ad esse.

Più avanti si cominciarono a lavorare le virtù cristiane una per una, le teologali e le cardinali, con tutte le sue virtù derivate principali, con un approccio molto pratico per viverle realmente, poiché quando si vanno lasciando i atteggiamenti radicati di peccato o di manifestazioni del "uomo carnale" è necessario sostituirli con altri, che comportano l'esercizio delle virtù infuse, le quali, a sua volta, contribuiscono a sradicare ancora più gli antichi atteggiamenti.

Avanzando in questa purificazione attiva e nell'esercizio delle virtù, troviamo che la nostra orazione, partendo dalla orazione comunitaria, si trasformava; è diventata più "interiore", il discorso è cominciato a scomparire, e sono apparse esperienze molto profonde di incontri con il Signore e con Maria. Siamo entrati così, poco a poco, nella nuova dimensione della contemplazione infusa, dell’esperienza mistica propriamente detta.

In questo modo abbiamo cominciato a lanciarci ad imparare, attraverso numerosi insegnamenti, il cammino tradizionale della crescita spirituale che ci presenta la "antica" Teologia Mistica, cosa che da un lato, ci ha chiarito notevolmente molte delle cose che vivevamo o che erano già accadute nella nostra vita spirituale, e, d’altra parte, ci ha permesso di "vedere" con una ulteriore chiarezza verso dove dobbiamo andare, e come fare, per vivere ogni volta più pienamente la vita cristiana, ed essere in grado un giorno di raggiungere l'unione con Dio.

Forse la "scoperta" più importante in questa fase è stata quella di capire che, con la potente spinta della "effusione dello Spirito", ed il rinnovo di ciò che avevamo ricevuto nel nostro battesimo, tutto questo cammino che sembrava essere riservato soltanto a pochissimi consacrati, improvvisamente si rendeva disponibile, perché già lo percorrevamo, per laici comuni come tutti noi.

Si è svegliato così in noi un forte desiderio ed una sete di santità, ed anche abbiamo perduto i timori che produce a volte questa parola, che risulta così forte quando un laico tenta di applicarla a sé stesso. Abbiamo quindi cominciato a dare l'importanza che devono avere ai doni dello Spirito Santo, tirandoli fuori dalla "dimenticanza" in cui si trovavano sommersi nel Rinnovamento, estremamente abbagliato dai carismi straordinari.

In primo luogo, con sorpresa, e più avanti con molta gioia, abbiamo gradualmente riconosciuto come si manifestavano in noi i doni, quando agivano, poiché apparivano improvvisamente come un "flash" o "lampo" dello Spirito che ci stupiva e ci lasciava totalmente scossi. Abbiamo visto anche che man mano che la nostra disponibilità era più grande, e l’esperienze di contemplazione erano più profonde, questi doni si mostravano più chiaramente.

Direi che siamo passati in modo progressivo da quello più sensibile, più esterno, a quello più profondo, più interiore, più intimo in termini dell’esperienza di Dio, e, soprattutto, ad avere chiaro ciò che significa essere più “passivi" per quanto riguarda lo Spirito Santo, cosa che non implica fare nulla, ma fare noi ogni volta meno, a partire dalle nostre proprie idee e sforzi, e lasciando fare ogni volta più allo Spirito, secondo la volontà di Dio.

In questo modo è apparsa l’evidenza dell’opera segreta e diretta dello Spirito Santo, attraverso l'azione dei suoi doni, per completare più ancora la prima purificazione, cosa che implica le cosiddette purificazioni passive o "notti" come le denomina San Giovanni della Croce.

Potrei dire che questo e stato ciò che abbiamo scoperto e lavorato nel corso dei primi otto anni di quest’esperienza, tra il 1995 e il 2002. D’un certo modo ha significato avanzare per il cammino proposto dalla Teologia Ascetica e Mistica, ma con lo slancio della “effusione dello Spirito”, passando per le tappe necessarie di purificazione, per dopo avanzare verso la manifestazione dei doni dello Spirito Santo.

Già nel corso del 2001 si hanno destato importanti inquietudini circa questa esperienza, ed una delle principali era proprio questa: se è vero che in questi gruppi si stanno vivendo esperienze di orazione di contemplazione che permettono di riconoscere quelle che accadono fino alle seste Mansioni di Santa Teresa, perché non è ancora manifesta la santità di vita che si presume di vivere lì?

Questa questione girava in modo costante nella mia mente, in diverse forme e circostanze, e gradualmente è arrivata la luce. Il 31/7/2001 riflettevo scrivendo nel mio “diario di rotta" queste considerazioni:

“In questi giorni sono stato rileggendo il libro "Teologia della mistica" di Jimenez Duque. Non si tratta di un libro semplice né facile da leggere, ma mi ha portato molta luce su varie cose. Al principio, nella nota sul primo capitolo, dice:

"Mistero è la realtà vissuta dal di dentro di sé stessa, identificata in alcun modo con il soggetto che la soffre. "Problema" è questa stessa realtà fatta oggetto, messa fuori dal soggetto, che fuori d’essa tratta di conoscerla e di penetrarla. La vita spirituale è un mistero e un problema. Come mistero è ciò che noi chiamiamo "mistica", migliore "teologia mistica". Come problema sarebbe la "teologia della mistica", la teoria attorno al fatto. Ebbene, i primi tempi del cristianesimo vivono il mistero di questa vita spirituale, che è il mistero della perfezione che richiede. È il mistero del cristianesimo vissuto fino alle sue ultime conseguenze (il martirio sarà la suprema). Presto, tuttavia –ciò è profondamente umano, l'uomo è curioso per natura-, è posto come problema ed appare la teoria ".

Dunque l’autore fa il resoconto, attraverso le varie epoche del cristianesimo, come è stata l’evoluzione della teologia della perfezione.

La lettura di questo passo mi ha posto nuovamente, come con una luce abbagliante, il fatto che, all'inizio del cristianesimo, ci sono state esperienze molto forti dello Spirito, ma che mancavano ancora di un fondamento teologico e, nelle quali, al principio, si è data una spiegazione senza dubbio sbagliata: si stava rivivendo l'esperienza della Pentecoste, si succedevano "nuovi Pentecoste", quando in realtà non era così.

Una volta che l'Impero Romano si è convertito al cristianesimo, un po’più di 200 anni dopo la morte di Cristo, si diluisce l'esperienza profonda della fede come esperienza vitale, che portava ad uomini ed a donne comuni fino al fatto eroico del martirio, e si inizia a centrare tutta l'attenzione sulla difesa del dogma di fronte alle varie eresie che sorsero in tutto il mondo, e va scomparendo l’esperienza massiva dell'azione dello Spirito.

Io direi che si passa, seguendo l'autore citato prima, dalla preponderanza del mistero, o dell'esperienza mistica, all'influenza della teoria, della teologia dogmatica. Per quanto riguarda la teologia della mistica, essendo scomparsa, almeno a livello massivo, l'esperienza dello Spirito, quella evolverà, ma basandosi più sul nuovo che appare, che è il monachesimo, a partire dai Padri del deserto.

Qui troviamo un approccio molto diverso a quello degli inizi del cristianesimo, l'approccio ascetico, in cui il uomo mette in primo luogo tutto il suo sforzo e sacrificio, allontanandosi dal mondo, per cercare di ottenere un giorno l'illuminazione, l’esperienza mistica, che era stato il punto di partenza dei primi cristiani, cuando ricevevano "l’effusione" dello Spirito.

Purtroppo per quasi diciotto secoli di storia della chiesa, tutta la teologia mistica è partita dal approccio ascetico-mistico della perfezione cristiana, cosa che scartava che si potesse sperimentare nuovamente in forma massiva l’esperienza dello Spirito dei primi tempi, e riduceva ad alcuni consacrati che si allontanavano dal mondo la possibilità della vita cristiana in pienezza e perfezione, vale a dire, la vita mistica.

Così è apparsa l’infelice differenziazione tra spiritualità "laica", di portata molto modesta, e la spiritualità dei consacrati, o "ministeriale", come bene l’indica H. Mühlen nel suo libro “Spirito, Carisma e Liberazione”. Ma nel nostro tempo, torna la irruzione in modo massivo dell’esperienza dello Spirito come nei primi giorni, cosa che fa ripensare, in una certa misura, il cammino tradizionale della teologia mistica.

Continuano ad illuminare molto quest’argomento le parole del P. Raniero Cantalamessa nel suo libro "Unti dallo Spirito":

“In passato -almeno nei manuali di ascetica che studiavamo quando eravamo giovani- si ragionava generalmente così: è necessario partire dalla mortificazione, dalla rinuncia, dallo sforzo, per arrivare un giorno al fervore ed ai doni spirituali. È necessario attraversare la via purgativa per raggiungere la via iluminativa e l'esperienza di Dio. Ogni fervore che si manifesta prima di questo momento deve essere considerato sospetto, o almeno superficiale. Tutto ciò è vero, e guai se lo si dimentica, anche se solo per un attimo! Ma questo non è tutto; infatti, se non si è attenti, in questo modo si finirebbe per fare della grazia e dei carismi un effetto dei nostri sforzi, vale a dire, un merito piuttosto che un dono.

Uno degli svantaggi della presentazione scolastica del problema è che sono pochissime persone coloro che arrivano ad avere l'esperienza di Dio nello Spirito. Allora cosa fare? È necessario mettere insieme a questa prospettiva tradizionale quella più biblica: quella della ebbrezza spirituale. Noi non abbiamo necessità dello Spirito soltanto alla fine, come coronamento di un cammino, ma soprattutto all 'inizio di esso. È necessario percorrere il cammino della santità in entrambe le direzioni. È vero che si deve mettere in pratica la mortificazione, l'ascesi, vale a dire, la sobrietà, per arrivare all'esperienza di Dio, vale a dire, all’ebbrezza, ma è anche vero che è necessario avere sperimentato la potenza di Dio per abbracciare il cammino della rinuncia.

Questa seconda è la via che Gesù ha fatto seguire agli apostoli. Prima di Pentecoste, essi non sono stati in grado di mettere in pratica quasi nulla di quello che avevano ascoltato de Gesù stesso. Poi, invece ... Non hanno ricevuto lo Spirito a Pentecoste perché si avevano purificati, ma sono stati purificati perché avevano ricevuto lo Spirito. A questa necessità fondamentale risponde il battesimo nello Spirito ".

Qui, in questo testo, appare la chiave fondamentale per quanto riguarda la questione che mi stavo prospettando. Con l’antico modo di percorrere il cammino spirituale, con la lunga prima tappa ascetica, coloro che veramente perseveravano ed progredivano arrivavano ad un grado di purificazione molto elevato, ottenuto nella solitudine delle eremite o nel ambiente comunitario dei monasteri. Quando più avanti si aprivano alla manifestazione dei doni dello Spirito, questo si verificava in anime abbastanza purificate e con un bel passo avanti nella loro lotta contro il peccato.

Ma gli uomini e le donne di oggi non possono vivere in questo modo la purificazione, e, quindi, hanno bisogno di un forte impulso dello Spirito, con manifestazioni concrete, per avanzare in una purificazione interiore malgrado il fatto che rimangono inseriti nel mondo.

Il P. Cantalamessa esprime questo molto chiaramente, illustrando il tema con gli apostoli: “Non hanno ricevuto lo Spirito a Pentecoste perché si avevano purificati, ma sono stati purificati perché avevano ricevuto lo Spirito. A questa necessità fondamentale risponde il battesimo nello Spirito ".

E dunque troviamo nei cristiani di oggi che cominciano a vivere in pienezza la vita divina ricevuta nel Battesimo una situazione in cui le manifestazioni dei doni dello Spirito si "anticipano" per quanto riguarda la considerazione tradizionale della teologia mistica, coesistendo la sua incipiente azione con manifestazioni ancora chiare del "uomo vecchio". Ma precisamente la potente azione dei doni contribuirà ad ottenere un passo avanti nell’esperienza delle virtù infuse, "bruciando" un po'alcune lunghe e faticose tappe che nessun laico della nostra epoca potrebbe affrontare.

Ciò che senza dubbio oggi abbiamo molto chiaro tutti quelli che abbiamo preso parte dell’esperienza dei gruppi di "approfondimento", continuata nel corso degli ultimi cinque anni dalla "Scuola di preghiera e di crescita spirituale" (vedere in questa Pagina Web "Chi siamo"), è che non abbiamo raggiunto ancora nessuna meta, che, tra l'altro, nella vita spirituale qui sulla terra non esiste, perché ci sarà sempre di più, non importa fino dove si arriva.

Sappiamo soltanto che abbiamo fatto progressi, che un giorno siamo andati "al di là del deserto", come ci dice il libro dell’Esodo che fece Mosè, dopo di rimanere molti anni pascolando le pecore del suo suocero sempre nello stesso luogo.

Questo è stato un cammino di scoperta permanente, di ricerca, di andare al di là dei cammini che tutti conoscevamo ed avevamo percorso prima, commettendo molti errori ed imparando da loro, seguendo a volte direzioni erronee e correggendo il corso, ma che è stata principalmente l'esperienza personale dei animatori e responsabili, che fu discernita e spiegata ai fratelli dei gruppi.

A tutti quelli che ci ha toccato prendere parte di questa nuova esperienza ci ha mosso un impulso che ci portava giorno dopo giorno ad avanzare in questo nuovo ed affascinante cammino, che, in ultima analisi, significa collegare il "nuovo" cammino dell’esperienza dello Spirito nel RNS con il "antico" e tradizionale cammino della teologia mistica cattolica.

Questo impulso, che è senza dubbio dovuto a l'azione dello Spirito, nasce e cresce vedendo che appaiono frutti di conversione profonda e di desideri di santità. Si trova in tutti noi il profondo desiderio di continuare avanzando, di continuare a crescere, perché non abbiamo alcun dubbio che, se perseveriamo, continueremo ad aprire questo nuovo e così inesplorato cammino, almeno per quanto riguarda noi.

Mi auguro che questa testimonianza incoraggi a d’altri ad intraprendere un cammino simile, sviluppando la propria esperienza, secondo i molteplici modi di agire e di manifestarsi che ha lo Spirito Santo.

Siamo coscienti che vi è una ricchezza pratica e sperimentale accumulata nel corso di questi anni, di successi e di errori, avanzando ed arretrando, e questo è ciò che stiamo cercando di trasmettere oggi a coloro che esprimano il suo interesse per questo cammino di crescita spirituale.

L'altro aspetto che vorrei sottolineare in quanto importante conclusione è il fatto che l'esperienza mistica non resta in alcun modo limitata semplicemente ad una esperienza di orazione, ma penetra nella intiera vita della persona che la vive, curandola e trasformandola. Dobbiamo eliminare completamente la falsa immagine dei mistici come persone che rimangono tutto il giorno rinchiusi in una cella, inginocchiati e con le mani insieme e lo sguardo rivolto verso l'alto, e pregando senza fermarsi mai, o che vivono in estasi completamente staccati dal mondo che li circonda.

Santa Teresa di Gesù è stato una ostinata fondatrice di un convento dopo l’altro, viaggiando in un carro per tutta la Spagna, nonostante il suo stato di salute deteriorato, guidata da tutto ciò che era al suo interiore. E così, una folla d’altri santi e mistici noti. Santa Caterina da Siena è intervenuta attivamente negli affari di Stato del suo tempo, con una chiarezza e lucidità assolutamente incompatibile con la sua scarsa cultura, ma mossa fortemente dal dono del consiglio.

Per i laici che viviamo nel mondo, tutto questo deve essere molto chiaro, e dobbiamo capire che l'esperienza mistica e la profonda trasformazione che provoca, sarà necessariamente riflessa nella nostra vita.

Vorrei precisare che questo lavoro, che nel corso del tempo e in funzione di altre esperienze e di nuovi contributi, che senza dubbio appariranno, sarà modificato e migliorato, non implica arrivare a nessun obbiettivo o meta di perfezione o di santità.

Quello che è molto chiaro per tutti noi è che infatti consente coloro che realmente hanno avuto la perseveranza e la dedizione, di acquisire una base di mezzi e di attrezzi spirituali pratici tali che, di continuare ad utilizzarli e perseverando, un giorno, nel tempo che soltanto conosce il Signore, potranno realmente arrivare a una vera e propria trasformazione in uomini nuovi, vale a dire, raggiungere la trasformazione della Pentecoste, quella che hanno sperimentato gli apostoli e discepoli partendo dall'esperienza del Cenacolo, che non è l'esperienza dell’effusione dello Spirito, ma che è né più né meno che una grazia d’impulso iniziale che si va rinnovandi in nuovi impulsi nella vita del carismatico.

Come ci insegna la teologia mistica, la Pentecoste è l’unione trasformativa o matrimonio spirituale, la sommità della vita cristiana, dove si vive già in modo quasi normale e permanente l'azione dei doni dello Spirito Santo.

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