Contempladores

Rinnovare Il Rinnovamento Nello Spirito Santo.

Capitolo 4: Difficoltà Esistenti Nel Rinnovamento Nello Spirito Per Il Compimento Dei Suoi Obiettivi.

Capitolo 1: Cos'È Il Rinnovamento Nello Spirito o Carismatico.
Capitolo 2: L'Autocomprensione Del R.N.S. Su Sè Stesso.
Capitolo 3: Gli Obiettivi Del Rinnovamento Nello Spirito Ed Il Loro Compimento.
Capitolo 4: Difficoltà Esistenti Nel Rinnovamento Nello Spirito Per Il Compimento Dei Suoi Obiettivi.
Capitolo 5: L'Esperienza Dell' "Approfondimento Della Vita Nello Spirito"
Capitolo 6: Rinnovare Il Rinnovamento Nello Spirito Santo.

Stando a quanto sviluppato nel Capitolo 3, abbiamo visto che il grande compito che ancora oggi gli resta al Rinnovamento Nello Spirito è quello di andare avanti con determinazione ed in una forma specifica nella ricerca di una santità ferma e cresciuta, che veramente trasformi in modo radicale la vita di coloro che hanno sperimentato questa profonda conversione, non conformandosi alla mentalità di questo mondo, ma trasformandosi mediante il rinnovamento della sua mente umana, per ben distinguere e conoscere la volontà di Dio per la loro vita e il loro tempo (cf. Rm. 12:2) .

Perché esiste questa difficoltà? Senza dubbio non è perché non sia chiaro nel Rinnovamento questo obbiettivo di cercare la santità, che è stato proclamato ed sollevato come la sua bandiera una ed altra volta nel corso dei quaranta anni di questa "corrente di grazia". La radice di questo problema risiede in un altro aspetto, que è quello di non avere chiaro quale è il percorso ed il modo pratico di avanzare verso la santità, dopo che si è verificato nel individuo la apertura all'azione dello Spirito Santo.

Tuttavia, se si presta attenzione all’abbondante informazione esistente nelle opere di teologi relative alla cosidetta "Teologia Ascetica e Mistica", in riguardo al contenuto ed allo sviluppo della vera vita cristiana, la cui pienezza è la santità, e quale sia il cammino da percorrere per avanzare verso essa, utilizzando i mezzi che Dio ha posto alla nostra portata, possiamo constatare che nel corso di questi duemila anni del cristianesimo la Chiesa, nella sua evoluzione teologica, insieme alla conferma sperimentale di tanti santi, ha segnato chiaramente quale deve essere l'interazione tra lo sforzo dell'uomo e la grazia che di Dio le rende disponibile, allo scopo di progredire nellla crescita della vita spirituale e raggiungere ad un certo punto, se si perseverare, una santità matura e permanente.

Di conseguenza, è molto evidente che la difficoltà che ora sussiste nel Rinnovamento Nello Spirito per ulteriori progressi nella ricerca della santità è radicata nel divorzio che esiste tra la "nuova" esperienza carismatica ed il grande tesoro tradizionale della Chiesa, in quello che si riferisce alla "antica" teologia mistica e tutto ciò che insegna per quanto riguarda il cammino della perfezione cristiana.

Tuttavia, questo allontanamento del RNS per considerare il "antico" cammino tradizionale della vita spirituale, in gran parte a causa della mancanza di conoscenza ed interesse in essa, non si limita al Rinnovamento, ma è qualcosa inerente ad una grande parte dei diversi settori che conformano la nostra Chiesa cattolica contemporanea.

Non possiamo meno che affrontare questo fenomeno nel contesto della Chiesa in generale, se vogliamo capire perché si manifesta puntualmente anche nel Rinnovamento.

La Teologia Ascetica e Mistica ha avuto un sviluppo che ha accompaganto lo stesso sviluppo storico della Chiesa. I Padri Apostolici, vale a dire, quelli che hanno scritto negli inizi della Chiesa e che avevano avuto qualche tratto diretto con i primi apostoli e discepoli di Gesù, come San Ignazio di Antiochia, San Clemente Romano, San Policarpo, Papia di Ierapoli, ecc., avevono già avanzato nella esaltazione della pratica delle virtù cristiane, specialmente le virtù teologali, fede, speranza e carità, tutto incorniciato dalla comune esperienza della persecuzione ed il martirio, come espressione della verità di Dio vissuta fino alla estreme conseguenze.

A partire dal secondo secolo, troveremo che comincia a delinearsi la dottrina ascetico-mistica cristiana, da scrittori come Origene, Clemente d’Alessandria, san Gregorio Nazianzeno, san Giovanni Crisostomo ed altri, e si raggiungerà la sommità di quest’epoca con sant'Agostino.

Si parla della vita spirituale come di una salita (ascesi) continua, a partire della rinuncia a sé stesso, fino ad arrivare alla illuminazione interna o conoscenza di Dio, che arriva all'uomo che è purificato dalla stessa azione profonda di Dio.

Sarà Sant’ Agostino che svilupperà l'importanza e la necessità della grazia di Dio, e parlerà della perfezione cristiana come la perfezione della carità.

Una svolta fondamentale nella vita cristiana sarà prodotta dalla conversione del vasto Impero Romano al cristianesimo nel corso del terzo secolo della nostra era, processo che si inizia con la conversione del Imperatore Costantino al cristianesimo.

Comincierà fin da qui una distinzione tra i cristiani che sarà mantenuta fino ad oggi: ci sono i fedeli laici, e gli consacrati, che con l'avvento del monachesimo si divideranno tra i sacerdoti, che costituiscono la gerarchia della Chiesa, ed i religiosi, che adotteranno una vita di rinuncia al mondo e una consacrazione delle proprie vite a Dio.

Precisamente il sorgimento del monachesimo cristiano si è prodotto in Oriente, in particolare in Egitto, alla fine del terzo secolo e l'inizio del quarto, con i suoi due principali modi di vita, gli anacoreti, che vivevono in solitudine negli eremi nel deserto, ed i cenobiti, che si raggruppavano in monasteri con in una vita in comune soggetta a regole rigorose. Ma entrambe le forme del monachesimo avevano in comune una caratteristica principale, che consisteva nel allontanarsi dal mondo, lasciando tutto ciò che avevano, racchiudendosi nella solitudine per soltanto dedicarsi alla ricerca di Dio.

Sarà tra questi monaci dove sorgerà il concetto di "contemplazione" o stato mistico, in cui l'uomo avanza verso una apertura della sua mente alle mozioni e illuminazioni provenienti dallo Spirito Santo, dopo una lunga e talvolta molto dura tappa di purificazione interna.

Un po 'più tardi, nel quarto secolo, il monachesimo appare anche in Occidente, ed avrà gradualmente una crescita molto grande. L'influenza di S. Agostino sarà determinante, e la dottrina dei monaci occidentali svilupperà ulteriormente la dottrina ascetica e mistica dei antichi monaci del deserto orientale.

Un grande esponente del pensiero e la dottrina dei monaci occidentali sarà Giovanni Cassiano, vissuto alla fine del quarto secolo e l'inizio del V, chi svilupperà in dettaglio la dottrina della perfezione cristiana, definendo gli ostacoli che l’impediscono, i mezzi destinati a superare questi ostacoli, la pratica metodica delle virtù cristiane, i gradi dell’orazione, la contemplazione o conoscenza spirituale della Scrittura, e così via.

Il massimo rappresentante in materia di monachesimo occidentale sarà, alla fine del V secolo, San Benedetto. Dopo, nell’Alto Medio Evo, nel corso dei secoli IX a XI si produce una grande decadenza della vita spirituale, anche nella vita della Chiesa, con un crescente preponderanza del ignoranza conseguenza delle invasioni dei popoli barbari.

Sarà tra i secoli XII e XIII che apparirà un grande rifiorire della spiritualità cristiana, dove San Bernardo svilupperà la dottrina dell'unione mistica del anima con Dio, e la teologia mistica raggiungerà le sue più alte sommità dottrinali con S. Tomasso D’Aquino, con la descrizione delle linee fondamentali dell’azione della grazia santificante attraverso le virtù infuse ei doni dello Spirito Santo, e l'esperienza "saporita" dell'inabitazione della Santa Trinità nell’anima in stato di grazia.

Dall'influenza di santo Tommaso appariranno molte "scuole" di spiritualità, come per esempio la Dominicana, partendo da Santo Domenico di Guzman.

Anche in quest’epoca appare una grande e luminosa stella nel firmamento della Chiesa: San Francesco d'Assisi, con la sua spiritualità nettamente evangelica e piena dell’amore di Dio.

Più tardi tra i secoli XVI e XVII, con la chiamata "scuola carmelitana" , la mistica cristiana, specialmente nel suo aspetto sperimentale, basato nelle esperienze della dottrina teorica già sviluppata, avrà il suo splendore massimo, attraverso tanti santi e sante, i cui maggiori esponenti sono stati Santa Teresa di Gesù e San Giovanni della Croce. Questa scuola avrà la sua altra grande stella poi nel diciannovesimo secolo, con S. Teresa di Lisieux.

Nel corso dei secoli passati non si può non ricordare almeno due grandi esponenti della spiritualità cristiana, che sono S. Ignazio di Loyola e San Francesco di Sales.

Con l'arrivo del XVIII e XIX secolo si produce ancora una volta un grande arretramento nella vita spirituale, con l'emergere dell’illuminismo, del predominio della ragione sulla fede, e con il materialismo che avanza incontenibile. Si tratta di una epoca di confusione nella stessa Chiesa, in cui la dottrina morale entra in un crescente sconcerto.

Si svilupperà in questi tempi, a livello teologico, un concetto che prenderà forza, ed è quello che sostiene che ci sono due vie o modi diversi per raggiungere la santità: una via ascetica ed un altra mistica. La prima si raggiunge principalmente basandosi sullo sforzo dell’uomo, partendo dal processo ordinario della conoscenza, aiutato dalla grazia divina, ed è accessibile a tutti i cristiani, mentre la seconda è riservata solo per alcuni che ricevono grazie straordinarie da Dio per raggiungere le sommità della cosidetta "esperienza mistica" o "esperienza contemplativa".

Restano così i mistici ridotti ad una sorta di rari specimen, di pochi privilegiati che ricevono grazie speciali da Dio per raggiungere esperienze spirituali che non sono accesibili per i cristiani comuni. Troveremo soltanto alla fine del diciannovesimo e all'inizio del ventesimo secolo che si inizierà qualcosa conosciuto come il "restauro" della teologia ascetica e mistica, che tornerà alle fonti tradizionali, riprendendo il concetto che tutti i cristiani sono chiamati alla perfezione spirituale attraverso lo sviluppo delle virtù infuse perfezionate dall'azione dei doni dello Spirito Santo, nel processo della "contemplazione infusa” dei misteri di Dio.

I grandi esponenti di questo restauro saranno numerosi sacerdoti, tra cui Giovanni Arintero, Antonio Gardeil, Reginald Garrigou-Lagrange, Michel Philipon, Auguste Poulain, Auguste Saudreau, Adolphe Tanquerey ed Antonio Royo Marin.

Si riprenderà il concetto delle tre fasi o vie spirituali che il cristiano deve percorrere sul suo cammino verso la santità: via purgativa o l’età dei incipienti, via illuminativa o l’età dei proficienti, e la via unitiva o l’età dei perfetti.

Man mano che progredisce la crescita spirituale, avanzando attraverso queste fasi o età spirituali, si va sviluppando ogni volta in modo più pieno il nuovo organismo soprannaturale, innestato nell'anima umana per la grazia santificante ricevuta nel battesimo.

Questo organismo divino è composto dalle virtù cristiane o infuse e dei sette doni dello Spirito Santo, e non si sviluppa da lui stesso, ma richiede la cooperazione e lo sforzo della creatura umana. La spiegazione ampia di questo argomento la troviamo in questa pagina Web in "La piena vita cristiana, Parte 2, Capitolo 2", dove si possono ottenere le principali nozioni di esso.

Nella prima metà del ventesimo secolo c’è una grande rinascita di l’interesse per la Teologia Mistica, che si fa fortemente presente nei seminari cattolici e nelle facoltà di teologia, ed arriva persino agli ambienti laici "culti", anche se non ha alcun impatto sulla grande massa dei fedeli cattolici.

Ma dopo il Concilio Vaticano II, si va perdendo tutto questo interesse, è si va anche eliminando lo studio di questi argomenti nella maggior parte dei programmi dei seminari di formazione sacerdotale, e si comincia ad aprire con forza l'idea che questa teologia ascetica e mistica poco ha da dire a l'uomo e la donna moderni con le loro preoccupazioni sociali, dal momento che si tratta di qualcosa che può essere vissuta soltanto da monaci e monache che si allontanano completamente dal mondo e si richiudono in conventi e monasteri.

Pertanto, la teologia ascetica e mistica diventa qualcosa che è soltanto studiata nel suo aspetto teorico, partendo dalla curiosità di alcuni, e che si prova a vivere in alcune ordini religiosi che mantengono la tradizione dei suoi fondatori.

La degradazione della vita spirituale nei ultimi cinquanta o sessanta anni è spaventosa, e tra i fedeli cattolici "comuni" nulla è già conosciuto, e nemmeno si vive, delle grandi verità della vita spirituale.

Quest’ultimo è il panorama più o meno generalizzato che esisteva quando prorompe impetuoso il Rinnovamento Nello Spirito, e la realtà che trova nella Chiesa cattolica, come abbiamo visto nel capitolo 2 di questo libro.

Il Rinnovamento "scopre" nuovamente due importanti cose che sembravano già dimenticate: l'esperienza del "effusione o battesimo nello Spirito" e l'azione degli carismi straordinari dello Spirito Santo, in particolare quelli relativi alla preghiera comunitaria.

Da lì, il RNS si lancia a percorrere il cammino della esperienza "carismatica", proclamando con determinazione il primo annunzio cristiano o "kerygma" e portando alle persone verso l'esperienza dello Spirito Santo, e l’azione dei suoi carismi.

In qualche modo, di fronte alla grande "novità" che si sperimenta, in particolare la forte esperienza della presenza viva di Dio nella propria vita, si ha la tendenza a pensare che si è ottenuto un grande anticipo nella vita spirituale, cosa che è vera, e che i frutti della vita nello Spirito si mostreranno con intensità.

Ma, nella pratica, ciò non avviene, e così tante persone lasciano il Rinnovamento, e anche gruppi ed intere comunità si sciolgono. La ragione fondamentale perché succeda questo è ciò che citavamo all'inizio di questo capitolo: dopo la prima forte esperienza dello Spirito Santo, non è chiaro quale sia il cammino pratico per continuare ad avanzare nella perfezione cristiana, utilizzando tutto il impulso del "Battesimo nello Spirito", poiché questo cammino è stato anche "dimenticato" in quasi tutta la Chiesa.

Ma ciò che è molto interessante è il fatto che questi abbandoni che si verificano nel Rinnovamento e le ragioni di loro, sono stati discerniti e spiegati fino dai primi tempi del RNS, benché questo non è stato accompagnato da azioni concrete per correggerlo.

Il RNS è stato consapevole fin dai primi anni della sua esistenza del pericolo di rimanere soltanto con l’esperienza iniziale dello Spirito, esuberante e piena di fuoco, basata in particolare sulla esperienza dei carismi straordinari.

Vorrei riscoprire un articolo pubblicato nella rivista "New Catholic Word", nel novembre 1975, dal P. Edward O'Connor, un membro del Dipartimento di Teologia presso l'Università di Notre Dame negli Stati Uniti, uno dei pionieri nella teologia del Rinnovamento Carismatico, e tradotto e pubblicato nel n ° 17 della rivista "Alabare" di gennaio 1976, editata in Centroamerica dal P. Tom Forrest, anche lui un grande pionere del RNS.

L'articolo porta il significativo titolo di "Quando la nube di gloria si dissipa", e parla già fin da questi distanti anni di un problema che è ancora molto attuale nel RNS. Ecco alcuni dei suoi principali concetti, sui quali formuleremo le opportune osservazioni:

"Nel 1970, quando la maggior parte dei giornali e riviste pubblicavano gli eventi degli anni'60 e prevedevono le tendenze dei 70, quasi non si citava il Rinnovamento Carismatico. Le poche persone che sapevano di questo di solito reagivano con un sorriso di incredulità e stupore. Non è certamente questo il caso oggi. Il movimento pentecostale è spesso argomento di domande da parte di giornalisti e studiosi. Un chiaro segno di riconoscimento nella stessa Chiesa è il fatto che i vescovi stanno iniziando a rilasciare dichiarazioni, non soltanto facendo l’elogio del movimento o prevenendo alla gente, ma dando regolamenti per quest’ultimo.

Questa accettazione pubblica del Rinnovamento, come un evento che deve essere preso in considerazione, sembra andare parallelo ad uno sviluppo che è condotto a termine all'interno del movimento stesso. La novità di una nuova impresa sta per essere sostituita da una apparenza conosciuta, guastata e con norme stabilite. Molti di coloro che attualmente fanno parte del movimento hanno già due o tre anni di esperienza. Non si riuniscono già con uno spirito di aspettativa e stupefazione; sanno molto bene che cosa aspettare. Ai nuovi le preparano per il "Battesimo nello Spirito", attraverso un "Seminario di Vita nello Spirito" già strutturato. Esistono concetti ben definiti e modi fissi per ministeri come profezia, guarigione e liberazione, che anni fa avrebbero sembrato un po 'esoterici.

Ci sono anche indicazioni che vi è una crescente preoccupazione o una delusione per il Rinnovamento. Parte di questo è precisamente causato dalla progressiva organizzazione e strutturazione. Un'altra parte è a causa di errori commessi o di persone che sono state ferite. È in aumento il numero di coloro che dopo che hanno preso parte ai gruppi di preghiera carismatici, abbandonano loro, come pure gruppi che hanno esistito per qualche tempo hanno fallito. Tale sviluppo indica che il movimento sta entrando in una nuova fase della sua esistenza, che a mio avviso è importante da capire.”

L'autore prospetta in questa prima parte un fenomeno osservato negli inizi del Rinnovamento, in gruppi che sono stati formati almeno da due o tre anni, e che continua a prodursi ancora oggi nella maggior parte dei gruppi di preghiera, dopo un tempo che hanno iniziato il suo lavoro.

Succede che tutte le aspettative e stupore dei principi, dove si ha vissuto l'esperienza dello Spirito e che ciascuno ha ricevuto a suo modo il "battesimo nello Spirito", accanto al fatto di scoprire e vivere l'azione dei carismi, va dando posto al servizio di questi "carismatici sperimentati" come animatori, per preparare i nuovi arrivati a vivere la stessa esperienza, in un modo strutturato e su basi conosciute.

Quello che al principio è stato "servito" da altri, si trasforma in un "servitore" o animatore, e spesso accade che da questo momento la sua aspettativa spirituale si sposta da quello che aspettava di "ricevere" al principio, a ciò che ora viene a "dare", e poco a poco rischia di diventare quello che io chiamo un "servitore o animatore professionale”, molto efficiente nel suo servizio agli altri, ma che nel corso del tempo si svuota all'interno, poiché non si aspetta nulla di nuovo che lo scuota nella sua vita spirituale, mentre va percorrendo un cammino già ben noto.

Questo produce che, come spiega il P. O'Connor, molti che sono arrivati al RNS dopo un tempo l’abbandonano, o addirittura interi gruppi si sciogliono. L'autore fornisce un motivo perchè si produca questo fenomeno:

"Un approccio potrebbe essere quello di dire che il movimento ha perso il suo primo entusiasmo e deve affrontare la prova che indicherà se il suo sarà un effetto duraturo o se egli s’evaporarà come molti risorgimenti del passato.

Si trova una certa verità in questo punto di vista che sottolinea uno dei problemi seri del Rinnovamento nel momento attuale. C’è gente che in una prima esplosione di generosità hanno accettato pesanti responsabilità di leadership, testimoniando, consigliando, ecc. Ma poi si resero conto che il carico è pesante e si stanno stancando. Questo è un problema inevitabile in una impresa che dipende dalla generosità e sacrificio. Ma questo non costituisce un pericolo imminente per la continuità del Rinnovamento, che ha stabilito una base sufficientemente ampia e delle strutture abbastanza ferme per garantire la sua lunga vita, anche esistendo in un modo più istituzionalizzato.

Tale valutazione, tuttavia, non prende in considerazione la peculiare natura del Rinnovamento Carismatico, la cui caratteristica e quella di suscitare cristiani entusiasti. Per un movimento entusiasta perdere il suo entusiamo equivarrebbe alla morte. Quando una attività basata sulla ispirazione è perpetuato da una istituzione, e questo perpetuazione o strangolamento? Molti storici ritengono che questo fu ciò che è accaduto alla chiesa primitiva. Molti vedono la stessa sequenza ripetuta nella storia di movimenti di rinnovamento, di risorgimento e di riforma apparsi più tardi, come il Luteranismo, il Metodismo, il Movimento di Santità, e già si vede in alcune denominazioni pentecostali moderne. Sarebbe di poca consolazione per i carismatici assicurarli che stanno scivolando inesorabilmente verso lo stesso modello. Questo spiega il motivo per cui si trova tra i carismatici la tendenza cronica, bene che a lungo termine inutile, di resistere a qualsiasi organizzazione e istituzione perché estingono lo Spirito.

È ancora più importante riconoscere che l'entusiasmo dei carismatici non viene da un idea alla quale sono stati persuasi, bensì dall'esperienza di una realtà in cui essi credono. Hanno toccato la mano di Dio ed hanno sentito il potere per rinnovare del suo amore. Dire a queste persone che il movimento sta andando per il stesso cammino di tanti altri significa mettere in cuestione la sua validità fondamentale; significa o che l'intera esperienza è stata un'illusione o che se lo Spirito è mai stato coinvolt in essa il contatto con Lui si sta perdendo. In effetto sembra essere proprio questa la deduzione che sta muovendo molte persone ad abbandonare il Rinnovamento, e ad altri che rimangono in esso a combattere duramente per riconquistare il loro entusiasmo iniziale".

Il motivo apparente per l'abbandono di molti nel Rinnovamento Carismatico è che si produce una perdita o riduzione del entusiasmo iniziale, bene che sia difficile accettare che semplicemente questo entusiasmo o fuoco iniziale si raffreddi nei carismatici, poiché come sottolinea l'autore "l'entusiasmo dei carismatici non viene da un idea alla quale sono stati persuasi, bensì dall'esperienza di una realtà in cui essi credono”.

Ciò che è posto come spiegazione di questa perdita di entusiasmo, è che si è diluita in qualche modo l'esperienza prima, e che questo porta in alcuni casi a pensare che anche ciò che si è vissuto non è stato più che un'illusione.

Il P. O'Connor quindi svilupperà due approcci per spiegare i motivi per la perdita di questo entusiasmo iniziale:

"Senza negare che una parte della recente esperienza certamente può essere spiegata in termini di una semplice riduzione e d’entusiasmo svanito, vorrei proporre altre due considerazioni che credo daranno luce al significato più profondo di ciò che sta accadendo: la prima è che l'esperienza dell’operazione carismatica dello Spirito è proclive a promuovere una esagerata speranza. La gente sente che il Regno di Dio in qualche modo si stà realizzando in loro, e la rinascita delle fragilità umane meschine che loro credevano di avere superato, può risultare in una travolgente delusione. Dire che questo è l'inevitabile destino del ottimismo che circonda ogni nuovo movimento è quello di fraintendere la sua motivazione distintiva.

I carismatici sono quelli che “hanno sperimentato il potere della vita futura”, nella cuale è inerente la promessa sicura della realizzazione di una Gerusalemme Celestiale che già è in costruzione. Lo Spirito Santo è il potere del Signore risorto che già agisce nel mondo, lo stesso potere che porterà la pienezza del Regno. Conoscere Lui significa essere in reale contatto con il regno a venire. Questo è il motivo per cui San Paolo ha insistito sul fatto che il dono dello Spirito è la promessa delle buone cose che attendiamo.

I primi cristiani speravano che la parusia arrivasse durante la sua vita; i pentecostali spesso sentono la tentazionei di aspettarsi una santificazione immediata e perfetta. In entrambi i casi l'errore non è tanto quello di capire male le parole di Gesù quanto un ansia sproporzionata mossa dal potere dello Spirito di effettuare le promesse di Dio completamente. Ai discepoli del primo secolo occorreva rassicurarli dicendo che "per il Signore un giorno è come mille anni e mille anni sono come un giorno”. I Pentecostali forse hanno hanno una ulteriore necessità del insegnamento che è prevalente nella Lettera agli Ebrei: che non è sufficiente “aver apprezzato il dono del cielo ed essere participi dello Spirito Santo”; abbiamo anche bisogno di "mantenere la nostra prima fiducia ferma fino alla fine."

Il vero quadro della nostra situazione lo da San Paolo: abbiamo solo "i primi frutti dello Spirito"; e quindi dobbiamo "gemere interiormente", mentre attendiamo che si completi la nostra redenzione. L'opera dello Spirito in noi è autentica, ma non ancora completa, e il minimo contatto con la sua realtà intensifica la nostra agonia per ciò che manca. L'immagine di Dio è stata effettivamente stampata su di noi, ma la nostra natura carnale, non ancora sottoposta pienamente, continuerà per molto tempo riaffermandosi e sfigurando quest'immagine. Tutto questo deve essere preso in considerazione per non esigerci, tanto noi come gli altri, in una forma eccesiva".

In questa parte del articolo è posto un problema molto importante al quale, a mio avviso, credo che non gli si è data la dovuta importanza nel RNS: il esagerato valore dato molte volte all'esperienza del "battesimo nello Spirito".

È stata coniata la famosa frase riferita all’esperienza carismatica, dicendo che è "Pentecoste Oggi", che naturalmente ha un senso molto generale, ma è presa letteralmente da molti, e così si arriva alla convinzione che a partire di questo "battesimo nello Spirito" o "Pentecoste personale" si potrà percorrere un cammino simile a quello degli apostoli e discepoli cuando uscirono dal Cenacolo pieni dello Spirito Santo.

Nulla è più lontano dalla realtà che questa idea, quindi è fondamentale avere molto chiaro, in primo luogo, il vero e profondo significato del evento storico di Pentecoste, ed in seguito occorre situare in questo contesto l’esperienza del "battesimo nello Spirito”.

Di solito si ha come concetto del significato della Pentecoste questo che segue: è quando gli apostoli ed i discepoli ricevono lo Spirito Santo, e la conseguenza sarà l'inizio della missione; da quel momento usciranno dal Cenacolo a predicare ed evangelizzare il mondo con il potere dello Spirito, con segni e prodigi, e dando nascita alla Chiesa.

Naturalmente questo non è sbagliato, ma non mette l’accento sul significato essenziale della Pentecoste. Ecco perché:

La Pentecoste è il culmine di tutto un cammino preliminare per questi apostoli e discepoli, e, a sua volta, l'inizio di uno nuovo. Il cammino anteriore si è iniziato con una chiamata personale, proveniente da Gesù, per seguirlo e stare con lui. (cfr Mt 4,18-22; Mt 9,9).

Quelli che hanno accolto questo appello hanno percorso insieme al Maestro diverse tappe, ascoltandolo, guardandolo ed imparando da lui il poco che le loro menti umane capivono. E improvvisamente, un giorno, sono stati chiamati da Gesù ed hanno ricevuto un nuovo potere, soprannaturale, e sono stati inviati ad evangelizzare, a proclamare la Buona Novella. Vediamo alcuni passi evangelici:

“Chiamati a sé i dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d'infermità. Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele. E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.” (Matteo 10,1-2;5-8)

“Egli allora chiamò a sé i Dodici e diede loro potere e autorità su tutti i demòni e di curare le malattie. E li mandò ad annunziare il regno di Dio e a guarire gli infermi. Disse loro: «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né bisaccia, né pane, né denaro, né due tuniche per ciascuno. In qualunque casa entriate, là rimanete e di là poi riprendete il cammino. Quanto a coloro che non vi accolgono, nell'uscire dalla loro città, scuotete la polvere dai vostri piedi, a testimonianza contro di essi». Allora essi partirono e giravano di villaggio in villaggio, annunziando dovunque la buona novella e operando guarigioni.” (Lucca 9,1-6)

Vediamo chiaramente che a lungo prima di Pentecoste, gli apostoli ei discepoli di Gesù hanno ricevuto, forse per imposizione delle sue mani secondo l'usanza dell’epoca, un "potere carismatico" (quello che poi i teologi chiameranno "grazie date gratis") e sono stati inviati a proclamare la Buona Novella del Regno. Pertanto, tali aspetti presi in forma isolata non costituiscono una novità come conseguenza di Pentecoste.

Per trovare la chiave dell’evento della Pentecoste, dobbiamo esaminare in che modo questi apostoli e discepoli compievano la missione affidata da Gesù, e quali erano i loro atteggiamenti. Si consideri un primo brano evangelico:

“Appena ritornati presso la folla, si avvicinò a Gesù un uomo che, gettatosi in ginocchio, gli disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio. Egli è epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e spesso anche nell'acqua; l'ho già portato dai tuoi discepoli, ma non hanno potuto guarirlo». E Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatemelo qui». E Gesù gli parlò minacciosamente, e il demonio uscì da lui e da quel momento il ragazzo fu guarito. Allora i discepoli, accostatisi a Gesù in disparte, gli chiesero: «Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo?». Ed egli rispose: «Per la vostra poca fede. In verità vi dico: se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile.” (Matteo 17,14-20)

Risulta evidente che i discepoli avevano ricevuto ed esercitavano i carismi, ma nel suo esercizio si presentavano carenze, e qui Gesù le chiarisce una: la poca fede; non avevano ancora cresciuto in una fede matura.

Troviamo un altro episodio abbastanza curioso:

“Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, si diresse decisamente verso Gerusalemme e mandò avanti dei messaggeri. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per fare i preparativi per lui. Ma essi non vollero riceverlo, perché era diretto verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi? ». Ma Gesù si voltò e li rimproverò. E si avviarono verso un altro villaggio.” (Lucca 9,51-56)

I discepoli, e niente di meno che Giacomo e Giovanni, mostrano una grande mancanza di carità con questo atteggiamento, poiché per il semplice fatto che i Samaritani non offrono locanda perché loro erano ebrei, sono disposti a bruciare tutto il popolo, emulando il miracolo d’Elia facendo scendere fuoco dal cielo.

Per la semplice considerazione di queste situazioni vediamo che gli apostoli e discepoli avevano ancora una fede ed una carità con molto poca crescita, così si può dire, usando la terminologia di San Paolo, che erano ancora veramente "uomini vecchi", portati dagli slanci della sua natura carnale.

Questo si riflette inoltre nella loro incapacità per comprendere con le loro menti umane quello che Gesù le diceva ed insegnava. Vediamo in seguito un esempio di questo:

“Ma i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un pane solo. Allora egli li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». E quelli dicevano fra loro: «Non abbiamo pane». Ma Gesù, accortosi di questo, disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non intendete e non capite ancora? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». E disse loro: «Non capite ancora?». “ (Marco 8,14-21)

Gesù critica la mancanza di comprensione e le loro menti ottuse, giacché dopo di avere assistito poco prima al miracolo della moltiplicazione dei pani, adesso erano preoccupati perché avevano nella barca soltanto un pane, benché lo stesso autore del miracolo sia con loro. Quasi mai erano in grado di comprendere gli insegnamenti del Maestro, o il significato dei segni che Egli effettuava.

Un'altra caratteristica degli apostoli e discepoli era il timore; questo timore porterà a Pietro per ben tre volte a negare che egli conosceva Gesù, per evitare la stessa sorte del Signore. Dopo la morte di Gesù, questa paura si generalizza in tutti loro:

“La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».” (Giovanni 20,19)

Menti che non capiscono, timore troppo grande, sono chiari segni del "uomo vecchio", che ha la sua natura ferita dal peccato originale è si sostiene soltanto sulle sue forze umane.

Ma che cosa succede dopo la Pentecoste? Questi apostoli e discepoli appaiono completamente diversi, cambiati all’estremo. Gli Atti degli Apostoli ci narrano (Atti 2,14-21) che immediatamente dopo l'esperienza della Pentecoste, Pietro si dirige ai residenti di Gerusalemme, che si avevano congregato lì, con un discorso pieno di saggezza e di eloquenza, proclamando il kerygma, ossia l'interpretazione della Passione, morte e risurrezione di Gesù, sulla base di numerose citazioni dalla Scrittura, con una chiarezza totale, toccando fortemente i cuori di coloro che lo ascoltavano, e convertendo a tre mila persone che si sono fatte battezzare il stesso giorno.

Il timore scompare, ed appare complessivamente la gioia per soffrire a causa di Gesù, e nulla li fa arretrare nella proclamazione della Buona Notizia:

”Seguirono il suo parere e, richiamati gli apostoli, li fecero fustigare e ordinarono loro di non continuare a parlare nel nome di Gesù; quindi li rimisero in libertà. Ma essi se ne andarono dal sinedrio lieti di essere stati oltraggiati per amore del nome di Gesù. E ogni giorno, nel tempio e a casa, non cessavano di insegnare e di portare il lieto annunzio che Gesù è il Cristo.” (Atti 5,40-42)

Inoltre, l'esercizio dei carismi sarà adesso diverso, non avranno più dubbi, come si vede quando Pietro sana il paralitico allla porta del Tempio (Atti 3,1-10) o risorge una donna in Joppa (Atti 9,36-43); la loro fede era già molto diversa.

Pertanto appare così chiaramente il significato più profondo dell’evento di Pentecoste: è una profonda trasformazione interiore, è quando il "uomo nuovo" o "uomo spirituale" o "perfetto”, o semplicemente il "santo" prende il controllo della vita di ciascuno di essi, e comincia ad agire.

Significa lasciare alle spalle la tappa in cui il "uomo vecchio" era ancora quello che guidava la maggioranza dei atti dei cristiani, con le sue passioni disordinate ed i suoi pensieri umani, iniziando a vivere sotto la guida più o meno chiara e costante dello Spirito Santo attraverso le sue mozioni captate apertamente.

Ma non dobbiamo dimenticare che per arrivare a questa trasformazione prodigiosa, che si chiama in teologia "l'Unione Trasformativa", ocorrerà avere percorso un lungo cammino, a partire dal primo incontro personale con Gesù, e d’avere detto sì alla sua chiamata.

Una sintesi del cammino e le tappe che si percorrono nella crescita spirituale la troviamo in "La Piena Vita Cristiana, Parte Quarta” .

Il “battesimo nello Spirito" equivale al primo incontro personale con Gesù risorto, e sarà solo l'inizio di un cammino che porterà un giorno al cristiano, da questa prima conversione, fino all'esperienza della trasformazione di Pentecoste, o l'unione trasformativa con Dio.

Questo processo lo vediamo molto chiaramente nella Bibbia, con la conversione di San Paolo, che è del tutto equivalente alla nostra, perché lui la vive già inserito nell "epoca dello Spirito", uguale che noi oggi.

Paolo, o Saulo secondo il suo nome ebreo, andava in cammino a Damasco per perseguitare i cristiani. In questo viaggio esperimenta improvvisamente una visione di Gesù risorto, cade per terra, rimane cieco, ed è condotto a Damasco. Trascorrerà tre giorni nel rigoroso digiuno e preghiera, fino a che un discepolo di Gesù, Anania, seguendo ordini dello stesso Gesù in una visione, gli imporrà le mani, sarà guarito della cecità e rimarrà pieno dello Spirito Santo, per in seguito essere battezzato come cristiano (Atti 9,1-19).

Si può dubitare che in questo modo Paolo ha vissuto il suo "battesimo nello Spirito"? Certamente no, perché troviamo in questa descrizione tutti gli elementi che lo costituiscono. Ma cosa è successo dopo? Uscì Paolo inmediatamente a predicare e divenne l'apostolo delle genti?

Niente di questo succedde affatto. La cronologia ricostruita dei passi di Paolo ci dice che è rimasto circa un anno a Damasco, dunque rimane tre anni in Arabia, dirigendosi dopo a Gerusalemme per visitare Pietro, dopodiché scompare per circa otto anni in Siria e Cilicia. Riapparisce in Antioquia, insieme a Barnaba, e lì, dopo uno o due anni intraprenderà il primo viaggio missionario con la forza dello Spirito.

Avrà speso nulla di meno che tredici o quattordici anni da quando ha ricevuto il primo "battesimo nello Spirito" per iniziare la sua missione di apostolo. Tutto un lungo processo! Quante nuove effusioni dello Spirito avrà ricevuto in quel tempo, che l’avranno portato al suo Pentecoste personale, ed a iniziare il cammino d’Apostolo! (cf. Atti 13,1-3).

Di fronte a questo, quindi dobbiamo scartare l'illusione, come ben dice nel suo articolo il P. O'Connor, di vivere una santificazione inmediata e perfetta con l'esperienza del "battesimo nello Spirito", perché se così lo riteniamo verrà la delusione e l'abbandono, perché quella non sarà assolutamente la realtà. Il "uomo vecchio" con la sua natura carnale, deve ancora essere sconfitto e trasformato, e questo richiederà tempo e un processo più o meno lungo, con fasi distinte.

L'autore di questo articolo che stiamo commentando si riferisce a questo argomento per svilluppare la seconda considerazione per spiegare la perdita dell’entusiasmo iniziale nel Rinnovamento:

"Una seconda considerazione è che nella dinamica della grazia c’è un regime per gli inizi che non dovrebbe essere perpetuato per un tempo indefinito, ma deve essere seguito da un diverso regime più adattato per un approfondimento ed un rafforzamento della vita nello Spirito. Questo accade di solito nella vita degli individui e non vi è alcun motivo di dubitare che si verifica anche nelle comunità, ed ancora di più in un intero movimento. Cosí l’inizio della vita nello Spirito sembra spesso essere più benedetta che la sua continuazione. Questo vale in particolare per questo nuovo inizio o seconda conversione con la quale un individuo si rivolge a Dio cosciente e intenzionalmente con una convinzione personale che non era presente nella sua vita religiosa giovanile. Questa conversione è spesso condotta a termine da una grazia travolgente che colma alla persona con una viva coscienza della presenza e l'amore di Dio. Sotto l'influsso di questa grazia uno sperimenta una nuova unità nel suo essere, una nuova vita e bontà nel mondo che lo circonda, e una nuova armonia nei rapporti con quest’ultimo. Se questa grazia perdura per un certo tempo, la persona può avere l'impressione che tutti i suoi difetti e difficoltà sono sparite nel dominio di un delicato e dolce Signore, la cui sovranità abbraccia tutti in perfetta armonia.

Ma questo tipo di grazia mai dura a lungo, e mentre scivola gradualmente come il riflusso delle maree, iniziano a riapparire le cose brutte, dure e banali che aveva coperto. Non importa quanto disperatamente un uomo può provare, non può fare nulla per mantenere questa grazia, né ottenere niente che possa raddoppiarla; è un dono gratuito conferito per un certo tempo ed è ritirato quando ha compiuto la sua funzione.

Nel frattempo, ha servito per lo scopo utile di scuoterci, sciogliendo i nostri modelli e le nostre prospettive precedenti, dandoci una nuova vita, riorientando la nostra vita, facendoci uscire dalla comodità ed avviandoci in una nuova direzione, come San Paolo a Damasco. Dio ha invaso il piccolo mondo del nostro edificio e ci ha lasciato sapere che, come di nessun altro modo, al essere posseduti da lui, abbiamo la vita, la guarigione, la liberazione ed il restauro.

Ma prima che ciò possa essere completamente realizzato, dobbiamo rispondere alla grazia con uno sforzo personale. Il consenso affettuoso e spontaneo portato per il impatto della presenza di Dio deve essere ratificato sopportando fedelmente le prove ed offrendo il sacrificio. Il Signore crocifisso non è felice con i discepoli che l’abbandonano nella prima prova. Egli cerca quelli ai quali può dire: "Voi siete quelli che avete perseverato insieme a me nel mio dolore."

Egli ritira così questa grazia iniziale, ma non distaccandoci completamente (nel qual caso crollereremo totalmente), ma sostenendoci per un potere più nascosto che non ha più frutti così ovvi, di pace e di armonia. Riappare allora la nostra debolezza, e le nostre mancanze che sembravano essere state guarite appaiono nuovamente. Uno è tentato di pensare che ha fallito e che ha perso la grazia di Dio per sempre, o che ciò vissuto è stato solo un'illusione. Questo è il punto dove molte persone sopraffatte dalla delusione, rinunciano alla vita spirituale nel preciso momento in cui essa potrebbe avere iniziato notevoli progressi per loro.

I gruppi di preghiera e le comunità di alleanza sembra che attraversano un processo simile, ma in maniera meno acuta, in quanto essi sono composti da più persone in diverse fasi della crescita. Nei loro inizi spesso sperimentano un tempo di fioritura della grazia. Essi sono benedetti con un amorevole spirito di unità in cui i membri trovano un piacere di stare insieme ed arrivano ad accordi con relativa facilità. C’è una generosità nel servizio reciproco ed una sincera disponibilità a dare la propria vita per il suo fratello. Gli errori sono facilmente superati, gli inconvenienti si affrontano con allegrezza. Un vivo senso della presenza di Dio riempie i gruppi di preghiera. Spesso questa è un epoca in cui i carismi delle lingue, la profezia e l'interpretazione iniziano a funzionare liberamente e lo stupore nuovo di questi porta un tocco di gloria alle riunioni. Guarigioni e risposte notevoli alla preghiera riempiono il gruppo di ammirazione.

Tuttavia, eventualmente questa "nube di gloria" si dissipa. Il fascino dei carismi si esaurisce, e la gente impara ad essere più critica, esercitandoli e credendo in loro.

Invece di essere portati avanti semplicemente dal movimento dello Spirito le attività della comunità sono progettate e preparate. Alcuni sono preoccupati perché credono che stanno facendo semplicemente gli stessi gesti vuoti senza progredire; altri, in particolare i leaders, sono perplessi per quanto riguarda la direzione alla quale dovrebbero orientare i loro sforzi. Nel mezzo di questa debolezza umana riappaiono le mancanze e sorgono le divergenze e rivalità personali che spesso portano a dolorose divisioni.

Quando questo accade, vi è una naturale tentazione di guardare al passato con nostalgia ed a tentare di riprenderlo in qualsiasi forma. Questo va bene fino ad un certo punto, perché dobbiamo proteggerci contro l'apatia e la ricaduta in mancanze profonde. Tuttavia non è possibile recuperare la grazia degli inizi, come neppure lo è il fatto di afferrarci ai giorni dorati della nostra infanzia. La legge di crescita si applica inesorabilmente entrambe le comunità e gli individui. Quando il battito delle palme e grida di Alleluia si trasformano in uno sforzo per incitare una esuberanza che non esiste più, c’è un vuoto enorme simile al sforzo che fa una donna invecchiata utilizzando cosmetici cercando di afferrarsi ad una gioventù scomparsa.

Qualunque sia il caso, il fatto che abbia passato l'entusiasmo iniziale non è un motivo per scoraggiarsi, ma una chiamata a crescere nella maturità. Anche se questo fosse il risultato di errori umani, la Provvidenza l’utilizza per insegnarci delle cose che dovevamo imparare comunque".

Il P. O'Connor ricorda qui una verità fondamentale, nel senso che vi è un regime iniziale nella dinamica della azione della grazia nell'uomo, ed un altro diverso per il "rafforzamento e l'approfondimento della vita nello Spirito". Ciò che è interessante è che questo processo è tanto valido per gli individui in particolare come per i gruppi e le comunità.

Ci sono grazie iniziali che spingono a chi si inizia nella sua conversione alla piena vita cristiana, che riempiono ai principianti di delizie spirituali e consolazioni sensibili, ciò che l'autore chiama "la nube di gloria". Ma Dio vuole portare il cristiano ben al di là della fase di principiante, ma per ulteriori progressi dovrà passare per un profondo cambiamento nel suo rapporto con Dio, che sarà indotto dalla "notte dei sensi", attraverso la quale dovrà entrare in un'altra dimensione spirituale e di orazione.

Il fatto di non conoscere questo processo, perfettamente spiegato dalla Teologia Mistica, fa che in generale, nel Rinnovamento, quando inevitabilmente accade, invece di capire che lo Spirito Santo vuole portare le anime verso nuovi e venturosi sentieri, si pensa erroneamente che si ha perso il fervore dei primi tempi, che si è entrato in una tiepidezza spirituale, e si produce quello che ben descrive il P. O'Connor: “vi è una naturale tentazione di guardare al passato con nostalgia ed a tentare di riprenderlo in qualsiasi forma. Tuttavia non è possibile recuperare la grazia degli inizi, come neppure lo è il fatto di afferrarci ai giorni dorati della nostra infanzia”.

Quanta verità c'è in queste parole! E tuttavia, che pochi sono quelli che conoscono questo, e quanto meno quelli che sanno cosa fare quando si presenta questa situazione!

Alla fine di questo articolo l’autore pone alcune considerazioni di carattere generale sull’argomento trattato:

"Se una comunità deve acquisire profondità non può eludere la sfida della crescita. Le tappe iniziali della vita carismatica, nonostante la loro bellezza sono contaminate per superficialità, debolezza ed errore. I principianti inevitabilmente danno molta importanza ai carismi anche se sanno, in teoria, che i "frutti" dello Spirito sono più importanti dei "doni". Tendono a misurare la qualità della orazione per l'abbondanza di manifestazioni carismatiche che l’accompagnano. Loro partono dal presupposto che la crescita spirituale è correlativa con la profusione di miracoli e meraviglie. Vorreberro essere diretti in tutte le loro azioni da messaggi soprannaturali o da testi biblici scelti per divina ispirazione, piuttosto che ricorrere al senso comune, la ragione, le lezioni della esperienza, la saggezza della tradizione o le prescrizioni dell'autorità. Aspirano a raggiungere uno stato di stretto contatto con Dio, in modo che sempre sappiano ciò che Egli vuole che facciano. Essi sperano di vivere in una gioia costante lontano dall'ombra della croce. L'espressione esteriore, libera, di emozione religiosa cantando, battendo palme, dando grida entusiaste di lode o l’orazione in lingue, si identificano di tale modo nella sua mente con la orazione nello Spirito, che hanno poco apprezzamento per i valori del silenzio e la contemplazione, e quasi nessun senso di profondità e interiorità. Il sentimento, l’emozione e l'esperienza occupano un ruolo molto grande nella sua stima, a scapito della fede, la contemplazione ed il servizio.

Ritirando gradualmente alcune delle benedizioni più esterne, Dio ci reeduca delicatamente su ciò che è veramente sostanziale e duraturo nella vita spirituale: l'amore, la fede, l'umiltà, la perseveranza, ecc. Amore, non allegrezza, è la sua essenza; la fede, non l'esperienza, la sua fondazione; l'umiltà, non il potere spirituale, lo scudo che la protegge; la perseveranza in tutte le vicissitudini è la prova che approfondisce e conferma tutto questo. Il potere carismatico, la gioia, l'armonia e l'esperienza hanno un reale valore nella promozione di questa vita, ma quando questi sono cercati come un fine o si apprezzano come i valori dominanti, la deformano e l’inibiscono. Forse la sfida decisiva che sta affrontando il Rinnovamento Carismatico nel frattempo che passa per la transizione dal suo primo entusiasmo ad un modo più sobrio d’esistenza, radica nel fatto di come si orientarà l'entusiasmo, o considerandolo come un valore primario che deve essere perpetuato disperatamente o forse ottenedo da lui l’incentivo per una maggiore generosità o profondità nella autentica vita nello Spirito".

Il P. O'Connor indica in questo passaggio un altro punto algido, che è il pericolo di rimanere in un gruppo o comunità dando importanza soltanto alla vita "carismatica" e di credere che la crescita spirituale avanza basata quasi esclusivamente nei carismi straordinari.

Quando questo accade si denota ancora una volta la mancanza di conoscenza della azione della grazia di Dio, in particolare nel non avere chiara la differenza tra la grazia abituale o santificante e le grazie "carismatiche". In tutti i manuali di Teologia Ascetica e Mistica non si nominano per niente i carismi quando si sviluppa il processo della piena vita cristiana. Perché? Per una ragione molto contundente: i carismi, o "grazie date gratis", come spesso sono chiamati, in relazione al passo di Matteo 10,8, non sono conferite agli uomini per la loro santificazione, ma a vantaggio altrui, per il bene degli altri.

È anche importante avere chiaro un altro aspetto di queste grazie: il suo possesso non dipende dalle qualità morali e personali della persona che le possiede, e si possono avere anche in uno stato di peccato grave, ossia, avendo perso la grazia santificante, o addirittura anche senza avere ricevuto la grazia abituale per mezzo del battesimo. Vediamo questo passo biblico:

“Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo scese sopra tutti coloro che ascoltavano il discorso. E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si meravigliavano che anche sopra i pagani si effondesse il dono dello Spirito Santo; li sentivano infatti parlare lingue e glorificare Dio. Allora Pietro disse: «Forse che si può proibire che siano battezzati con l'acqua questi che hanno ricevuto lo Spirito Santo al pari di noi?». E ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo.” (Atti 10,44-48)

Una grande differenza che bisogna far notare tra le grazie carismatiche per quanto riguarda la grazia abituale è che le prime sono transitorie, ed agiscono cuando lo Spirito li accorderà, mentre la grazia abituale è caratterizzata precisamente dalla sua permanenza e conseguente crescita, salvo se si perde cadendo in peccato grave.

Tornando alla utilità dei carismi, abbiamo visto prima che sono grazie accordate e certi individui per il bene altrui e non per la salvezza personale. Che significa questo vantaggio o utilità per gli altri?

Alla luce del Antico e del Nuovo Testamento troviamo che l'esercizio dei carismi ha due finalità fondamentali. In primo luogo, quella di evidenziare la presenza e la potenza di Dio in mezzo al suo popolo, attraverso l'azione d’uomini che utilizza come strumenti. Questa è la caratteristica fondamentale per svolgere in modo efficace la "prima evangelizzazione", al rivolgersi ai pagani ed ai non credenti. In questo modo i carismi sono stati utilizzati da Gesù e gli apostoli, e poi in tutta la storia della Chiesa anche li troviamo esercitati con questo scopo.

Gli uomini si riuniscono affascinati da queste manifestazioni soprannaturali, ed allora ascolteranno il messaggio della salvezza, e potranno raggiungere la fede. In questo aspetto di utilità troviamo i carismi dei miracoli, di liberazione dei demoni, di guarigione, e di qualsiasi tipo di segni e prodigi straordinari.

La seconda utilità dei carismi è evidente una volta che è costituita la "comunità", vale a dire, i convertiti per la prima predicazione con il potere dello Spirito cominciano a riunirsi per crescere insieme nella vita spirituale, cosa che costituisce la Chiesa. Allora i carismi sono utili per la edificazione della comunità cristiana, per quanto sostengono il suo sviluppo e la sua struttura.

Ci troviamo qui con i carismi d’assemblee di preghiera, come le lingue, la profezia, l'interpretazione, ed anche i carismi "ministeriali", che sono quelli che possiedono gli evangelizzatori e maestri, i pastori, quelli che governano la Chiesa, e così via. (cfr 1 Cor. 12,4-11; 27-30).

Quindi resta chiara l’utilità fondamentale di carismi, benché sia opportuno chiarire che quello che esercita alcun carisma determinato, se si trova in stato di grazia, anche se indirettamente ed a causa del suo uso, potrà crescere nella grazia santificante, come si produce ad esempio con il maestro che insegna agli altri a crescere spiritualmente, dando libero sfogo alla sua carità fraterna. Ma non dimentichiamo che, in senso rigoroso l’esercizio dei carismi non santifica alla persona che li possiede.

Il fatto di non avere chiara questa dottrina, come segnaliamo prima, fa che il cristiano "carismatico", molte volte, invece di percorrere le tre vie dell'evoluzione mistica che si conoscono tradizionalmente, si devia verso un "vicolo cieco" che gli causerà delusione, raffreddamento, e, probabilmente, potrà anche raggiungere l'abbandono della vita spirituale.

Il P. Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia nei papati di Giovanni Paolo II y Benedetto XVI, nel suo libro “Rinnovarsi nello Spirito”, parla sul esercizio dei carismi, e pone questo argomento partendo dalla Parola di Gesù:

”Dunque, il carisma è una manifestazione, o epifania, dello Spirito; è un modo parziale, ma autentico, di manifestarsi dello Spirito. (Il termine greco usato è lo stesso che, nel Nuovo Testamento, indica la manifestazione di Cristo: phanérosis). Con ciò si è detta una cosa molto seria; si è detto che i carismi, o non ci sono affatto in una persona, o, se ci sono, si guasteranno presto, se essi non sono il manifestarsi spontaneo e quasi il riflesso naturale dello Spirito che riempie il suo cuore e la sua vita. Se, in altre parole, sono qualcosa di staccato e di posticcio nella vita di chi li esercita. Gesù ci dice che con i carismi si può finire perfino all'inferno; dice infatti: "Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome (primo carisma!) e cacciato i demoni nel tuo nome (secondo carisma!) e compiuto molti miracoli nel tuo nome (terzo carisma!)? lo però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità " (Mt 7,21-23).

Come mai questa gente che profetizza, che scaccia i demoni e opera molti miracoli, si sente dire, nel giorno del giudizio: "Via da me!"? E' che quei carismi non erano la "manifestazione" autentica di una vita guidata dallo Spirito di Gesù, ma erano qualcos'altro; erano, semmai, ostentazione dello Spirito, non manifestazione dello Spirito. Così avviene quando si abusa dei doni di Dio per la propria gloria o utilità, senza accettare le austere esigenze che lo Spirito stesso pone e che il vangelo espone, che si riassumono nella parola "croce".

Dobbiamo perciò entrare in una prospettiva di conversione reale, smettendo di pensare ai carismi come a dei bei doni che, a un certo punto, grazie all'effusione dello Spirito, si sono posati sull'albero della nostra vita. Questo sarebbe, in tal caso, un albero di Natale, non un albero vero. Già un'altra volta ho illustrato la differenza che c'è tra l'albero di Natale e un albero vero. L'albero di Natale, in genere, è un alberello di plastica, al quale si appendono i regali natalizi e che si butta via, appena i regali sono stati staccati e la festa è passata. Un cristiano che presenta dei carismi, senza però la sostanza di una vita improntata al Vangelo, somiglia a quell'alberello di plastica che non serve più a niente e che si butta via non appena sono stati colti i sui doni.

Ben diverso è il cristiano la cui vita è simile all'albero che cresce lungo corsi d'acqua: egli porta sempre di nuovo frutto a suo tempo e le sue foglie non appassiranno mai (cfr. Sal 1,3). Costui passerà, sì, attraverso l'inverno, cioè attraverso periodi in cui non sembra aver alcun frutto ed è spoglio di tutto (passerà attraverso lo spogliamento e l'aridità), ma a primavera tornerà a germogliare e, anzi, quando i suoi frutti non si vedono, è proprio allora che ne produce di più.

S. Paolo esprime bene tutto questo quando afferma che i carismi devono essere l'espressione di una vita "secondo lo Spirito"; i carismi infatti sono al sicuro solo in coloro che, "mediante lo Spirito, fanno morire le opere della carne" (cfr. Rin 8,13). Questo ci spiega come mai tante persone si siano fermate per la strada, dopo un inizio folgorante nel Rinnovamento o, addirittura, siano tornate indietro.

Avviene, del Rinnovamento, come quando si accende un fuoco in casa; dapprima si appicca il fuoco a del materiale facilmente infiammabile, come carta, paglia, o arbusti secchi. Ma finita quella prima fiammata, o il fuoco è riuscito ad accendere i pezzi di legno grandi, e allora durerà fino al mattino dopo e riscalderà tutta la casa, o non vi è riuscito, e allora non succede proprio nulla; si è trattato, appunto, di un "fuoco di paglia".

Sul piano del rinnovamento spirituale, o la fiamma iniziale si attacca al cuore e lo trasforma da cuore di pietra in cuore di carne, o non giunge al cuore, ma resta alla periferia e allora si consuma presto e non lascia traccia di sé. Se, nei nostri gruppi, sono ancora così scarsi i "carboni accesi", cioè le vite realmente penetrate dal fuoco dello Spirito che bruciano ormai per la Chiesa, la ragione risiede qui; è che non si è permesso al fuoco di giungere al cuore. Non si è passati attraverso quella che S. Paolo chiama "la circoncisione del cuore" (cfr. Rin 2,29).

Dobbiamo prendere più sul serio alcune regole basilari di santità che si osservano, appunto, nella vita dei santi riconosciuti tali dalla Chiesa.”

Il P. Cantalamessa solleva in questo passaggio dal suo libro lo stesso argomento che stiamo esponendo: il numero limitato di "carboni ardenti", che si osservano nel Rinnovamento Nello Spirito, di vite penetrate dall’azione santificatrice dello Spirito, e suggerisce che è perché "Dobbiamo prendere più sul serio alcune regole basilari di santità che si osservano, appunto, nella vita dei santi riconosciuti tali dalla Chiesa”, cioè le regole della dottrina della Teologia Mistica, sullo sviluppo della grazia santificante.

Ci possiamo allora chiedere: si ha fatto questo realmente nel Rinnovamento? È chiaro come realizzarlo in modo concreto e che non sia soltanto una conoscenza teorica? La risposta, come si è già discusso, non può essere più che negativa.

Purtroppo, la metafora rappresentata dal P. Cantalamessa dei carismi come ornamenti d’un albero di Natale di plastica è una realtà che si osserva molto spesso nel Rinnovamento, dove ci sono persone che sfolgorono fugacemente nel firmamento delle comunità in base alll'esercizio di questo o quel carisma straordinario, e poi questo fuoco si spegne, allo stesso modo che il fuoco di paglia che si accende facilmente dura poco.

Per questa ragione la sfida della crescita spirituale è così fondamentale, e deve essere pienamente affrontata nel RNS. È proprio qui che troviamo nel Rinnovamento qualcosa veramente curiosa. Dall'inizio del suo emergere impetuoso, come si è visto chiaramente nel secondo capitolo, si è osservata nella Chiesa una mancanza nella formazione cristiana degli adulti, che risiedeva in generale soltanto su alcune nozioni elementari e teoriche della loro fede, al livello della sua ragione umana.

Questo approccio è stato cambiato al cominciare a vivere l'esperienza dello Spirito Santo, con un insegnamento pratico su come vivere una fede viva e applicabile alla vita di ciascuno. Ma nella fase successiva della crescita in generale si cade nuovamente nello stesso errore.

Quando esaminiano i programmi di formazione e di crescita nello Spirito Santo, alcuni classici in lingua spagnola, come quelli della comunità di San Giovanni Battista, a Coyoacan, Messico, con i suoi corsi di crescita 1, 2, 3 e 4, troviamo che si includono argomenti molto importanti che riguardano la vita spirituale, ma sono insegnati in un tempo molto breve (ogni corso, in questo caso ha una durata di otto settimane) e si avanza quasi esclusivamente in modo di dare una conoscenza teorica, mentre negli stessi gruppi di preghiera "l'esperienza" continua ad essere basata quasi esclusivamente sulla vita "carismatica".

Almeno e così come ho visto sviluppare questi corsi in Argentina, e, per esempio, un tema come quello dei doni dello Spirito Santo, la cui esperienza è assolutamente essenziale per la vera e propria "vita nello Spirito" (Vedi “La Piena Vita Cristiana, Parte Seconda, Capitolo 2” ), occupa due insegnamenti con una durazione al massimo d’un'ora ciascuno. Che altra cosa può essere fatta in questo tempo che ricevere una nozione teorica del significato di ciascuno dei doni? E la scoperta della loro azione e l’esercizio di ciascuno di essi? Ed il modo di arrivare all'apertura necessaria per riceverli attraverso l'esperienza della contemplazione infusa, come si ottiene?

Possiamo così continuare con tutti i argomenti che si insegnano in generale nel Rinnovamento nella fase di "crescita" posteriore al Seminario di Vita Nuova, e di solito vedremo che comportano un "bagno" di concetti teorici, ma non affrontano una metodica e pratica esperienza come nel caso, ad esempio, dei carismi ed il suo esercizio, nei quali si abbonda tanto nel Rinnovamento.

Possiamo dire alla luce di quanto detto sopra, che, in generale, nella fase di "crescita" dei gruppi di preghiera, si ripete lo stesso errore che il Rinnovamento ha scoperto nella Chiesa per quanto riguarda la formazione dei cristiani adulti. Si è privi di una pratica concreta e viva dei mezzi tradizionali che conducono alla crescita della grazia santificante, oltre i sacramenti, come la pratica metodica, guidata e crescente delle virtù cristiane, specialmente di quelle teologali, la fede, speranza e carità, quella che porta alla crescita della grazia santificante per il merito delle buone opere, come possiamo vedere in "La Piena Vita Cristiana, Parte Terza, Capitolo 3"

Non si produce neppure la crescita nella pratica della orazione, che è l'altro mezzo fondamentale per la crescita della grazia. Inmediatamente che il carismatico che legga questo esclamarà: "Come è ciò che manca una pratica della preghiera e della sua crescita, se preghiamo molto, sia nei gruppi come in modo personale?" Senza dubbio questa dichiarazione è certa, ma quelli che dicono qualcosa simile a queste parole, si hanno domandato quali sono i gradi di orazione che vivono?

È quasi sicuro cho non l’hanno fatto, perché non conoscono la dottrina della Teologia Mistica sui gradi crescenti della orazione, come lo vediamo, per esempio, in "La Piena Vita Cristiana, Parte Terza, Capitolo 3" o forse solo avranno letto qualcosa sull’argomento, ma non l’hanno messo in relazione con la loro esperienza pratica.

Ciò che è chiaro comunemente e tutto quello relazionato al "tipo" o "classe" di orazione, che comprende le orazioni di supplica o petizione, di rendimento di grazie, di lode, d’adorazione e l'intercessione per gli altri, ma non si sa che ciascuna di queste classi d’orazione possiede una profondità o grado ogni volta più grande.

Quindi troviamo qualcosa che quando è menzionato nel Rinnovamento produce in primo luogo sconcerto, certo bruciore in seguito, e dopo, molto spesso, un rifiuto pieno, con tutti i tipi di argomentazioni piuttosto deboli, che infine sono riassunti in uno solo: "quello che lei mi riferisce non è carismatico ".

Il tema è questo: la orazione che è vissuta per lo più nel Rinnovamento è una orazione di principianti nella vita spirituale, perché non va più avanti dalla meditazione discorsiva o preghiera libera (secondo grado di orazione), con qualche esperienza sensibile, appartenente al terzo grado di orazione, l’orazione affettiva. E tutti i gradi che troviamo in seguito, che appartengono alla esperienza della contemplazione infusa (almeno cinque gradi in più)? Oh, non sono carismatici! Sebbene possa sembrare irreale, con questa affermazione si chiude spesso ogni possibilità di approfondire questo argomento, quando si espone nel Rinovamento.

L'articolo che commentavamo più sopra del P. O'Connor anche menzionava la questione della orazione, che deve essere presa in considerazione per avanzare verso una maturità nel RNS, e sottolineava la poca crescita nella profondità della orazione che si presenta nei gruppi e comunità carismatiche:

“L'espressione esteriore, libera, di emozione religiosa cantando, battendo palme, dando grida entusiaste di lode o l’orazione in lingue, si identificano di tale modo nella sua mente con la orazione nello Spirito, che hanno poco apprezzamento per i valori del silenzio e la contemplazione, e quasi nessun senso di profondità e interiorità. Il sentimento, l’emozione e l'esperienza occupano un ruolo molto grande nella sua stima, a scapito della fede, la contemplazione ed il servizio.”

Mentre nel Rinnovamento si pensi che soltanto questo costituisce "la preghiera nello Spirito”, la orazione rimarrà stagnata e senza una ulteriore crescita, e si perderà qualcosa di fondamentale nel cammino verso la vera orazione "in spirito e verità" (Gv 4,23), che è l’apertura all’azione dei doni dello Spirito Santo che produce la contemplazione infusa.

Quando si parla di "contemplazione" v’è anche una confusione, perché spesso si denomina così l’orazione di silenzio, o contemplazione "ignaziana", che non è più che una orazione di meditazione che appartiene al secondo grado di orazione, e non ha nulla a che fare con l’orazione di contemplazione infusa, che proviene direttamente dalla azione dello Spirito Santo, attraverso i suoi doni "intellettuali": l'intelletto, la scienza, la saggezza e il consiglio.

Abbiamo riassunto così gli elementi più importanti che definiscono il problema fondamentale che oggi persiste nel Rinnovamento, che è la difficoltà per avanzare verso una santità matura e cresciuta, a causa di sconoscere nella pratica il cammino tradizionale della grazia santificante che insegna la Teologia Mistica.

Questo disconoscimento, non tanto nel aspetto teorico, ma piuttosto nel fatto di come applicarlo nella pratica della vita spirituale degli uomini e delle donne che vivono e lavorano nel mondo, produce gli ostacoli che abbiamo visto, e che ci accingiamo ora a riassumere.

D’una parte vi è una concentrazione di sforzi, sia nell’evangelizzazione e l'insegnamento posteriore, su l’esperienza “carismatica", su l’utilizzo e l’azione dei carismi, dimenticando che in sé non sono mezzi di santificazione. L’insegnamento nella fase di "crescita" diventa in generale teorica, mantenendosi solo l'esperienza a livello "carismatico", benché questa si esaurisce e si rende abitudinaria e senza sorprese.

Un altro importante inconveniente è che molte volte, quando le persone entrano in una fase di "deserto" o "notte", dove si perdono le esperienze sensibili e piene di fuoco della prima ora, si diagnostica che stanno diventando "tiepide", ed allora qual è il rimedio?: che ritornino a fare un Seminario di vita nuova nello Spirito per ritrovare il primo amore!

In questo modo c’è una cosa sicura: non avanzeranno più avanti, dove lo Spirito vuole portarli, e, peggio ancora, neppure ritorneranno alle sperienze del principio, così tanti che passano attraverso questa situazione, finalmente abbandonano il Rinnovamento.

Sorge anche un altro problema derivato dal fatto di sopravvalutare il ruolo dei carismi nella vita spirituale, e credendo che con il "battesimo nello Spirito" già si è vissuta l'esperienza della Pentecoste, cosa che fa spesso cadere nella presunzione che si ha già raggiunto un alto grado di santità, ma che sarà smentito dalla pratica, perché prima o poi emergono molti dei atteggiamenti del "uomo vecchio" che si credevono superati, cosa che producirà rabbia e delusione.

In questo contesto, la tipica orazione "carismatica" rumorosa, con gridi entusiasti e pura lode, piena di emozioni, si esaurirà in sé stessa, diventarà forzata e molto esterna, e non permetterà di avanzare verso la profondità interiore necessaria dove i "flash" dei doni dello Spirito Santo cominciano ad agire in modo più chiaro, con l’entrata allora nella fondamentale esperienza della contemplazione infusa.

La somma di tutte queste difficoltà e ostacoli producono che molte persone, gruppi e comunità, avanzano soltanto nella loro vita spirituale per il "vicolo cieco", che non consente loro ne andare più avanti né arretrare per passare nuovamente per l'esperienza del principio, questo perché arriva il ristagno, il disorientamento, il non sapere che cosa fare.

Questa situazione riguarda anche uno dei fini principali del Rinnovamento Carismatico, come è stato esposto nel capitolo 3, quando si è analizzato il compimento degli obiettivi e delle finalità del RNS, che implica che il Rinnovamento non si trasformi soltanto in un altro movimento all'interno della Chiesa cattolica.

Mantenere fortemente le sue caratteristiche “carismátiche” o “pentecostali” e non avanzare di più per il cammino spirituale cattólico sviluppato dalla Teología Mística, soprattutto per disconoscimento o per credere che egli già non è rilevante ne applicabile per il mondo d’oggi, fa che il Rinnovamento Nello Spirito rimanga isolato e caratterizzato dalla sua esperienza "pentecostale" e non possa essere inserito nella vasta spiritualità cattolica tradizionale, che, anche se ora non è conosciuta né vissuta nella Chiesa, si trova lí, latente, e con tutto il suo potenziale intatto, in attesa di essere "risvegliata".

Ed il Rinnovamento Carismatico è stato suscitato dallo Spirito Santo per produrre questo risveglio alla vera e piena vita cristiana! Così l’ha compreso il Rinnovamento fin dall'inizio, ma, per gli ostacoli che abbiamo visto, non è stato ancora in grado di raggiungere questo suo più importante fine.

Finalizzando già le considerazioni di questo capitolo, ora voglio sottolineare una cosa molto importante per la comprensione del argomento trattato. Tutto quello che ho scritto su questi ostacoli e le difficoltà del RNS per raggiungere i suoi scopi e obiettivi, non è affatto la conseguenza di un analisi ed un discernimento della storia e l'evoluzione del Rinnovamento effettuato d’un punto di vista intellettuale e speculativo.

Le idee e le conclusioni sono apparse poco a poco in seguito di una esperienza pratica molto speciale che ho potuto vivere, insieme con molti fratelli, per più di dodici anni, su un nuovo cammino spirituale, per quanto ne conosco, tanto nel Rinnovamento come nella stessa Chiesa, il quale abbiamo cominciato a percorrere senza sapere molto bene dove ci incamminavamo, e senza conoscere nemmeno i più elementari concetti che insegna la Teologia Mistica, già che eravamo carismatici puri, senza "contaminazioni" di qualsiasi tipo.

Tutto è apparso lentamente emergendo durante questi anni, quando all'improvviso ci siamo resi conto che camminevamo "al di là" del corso di solito transitato per il Rinnovamento.

Il capitolo che segue cercherà di descrivere ciò che questa esperienza è stata, e qual è il suo sviluppo fino al giorno que sto scrivendo questo elaborato, con il scopo di farla conoscere il più chiaramente possibile.

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