Contempladores

La Piena Vita Cristiana

Parte Quarta: Il Sviluppo Della Vita Cristiana.

Capitolo 2: La Vita Spirituale Al Modo Divino

Introduzione.

Parte Prima: L'origine della Vita Cristiana. Nuovo - Traduzione Completa
   Capitolo 1: Il proposito di Dio per l'uomo.
   Capitolo 2: Il Compimento del proposito di Dio.
   Capitolo 3: Dio non abbandona l'uomo: L'Antico Testamento.
   Capitolo 4: La Salvezza per Gesù Cristo.

Parte Seconda: Fondamenti della Vita Cristiana.
   Capitolo 1: La Redenzione Oggettiva e Soggettiva.
   Capitolo 2: Gli effetti della Grazia Santificante.
   Capitolo 3: L'Azione della Ragione nell'uomo.
   Capitolo 4: L'Azione della Grazia nell'uomo.
   Capitolo 5: La Santità nella terra.
   Capitolo 6: La Gloria nel Cielo. Nuovo - Traduzione Completa
   Capitolo 7: I Fenomeni Mistici straordinari. Nuovo - Traduzione Completa

Parte Terza: I mezzi di crescita della Vita Cristiana.
   Capitolo 1: L'Aspetto Negativo della Crescita Spirituale.
   Capitolo 2: La crescita per i Sacramenti cristiani. Nuovo - Traduzione Completa
   Capitolo 3: La crescita per il Merito e l'Orazione.
   Capitolo 4: La parte della Vergine Maria nella santificazione degli uomini.
   Nuovo - Traduzione Completa
   Capitolo 5: La devozione al Sacro Cuore di Gesù come mezzo di santificazione.
   Nuovo - Traduzione Completa

Parte Cuarta: Lo svilluppo della Vita Cristiana.
   Capitolo 1: La Vita spirituale al Modo Umano.
   Capitolo 2: La Vita spirituale al Modo Divino.

La Via Illuminativa o età dei proficienti.

Abbiamo visto nel Capitolo precedente che i principianti vanno avanzando nel loro grado di orazione, e cominciano a vivere ogni volta in modo più intenso gli affetti, le consolazioni sensibili che li conquistano ed attirano verso Dio, separandoli poco a poco dall’attrazione delle sole cose del mondo.

San Giovanni della Croce, in "Notte Oscura", Parte 1, descrive l'atteggiamento di Dio con i principianti, confrontandolo a quello di una madre che allatta al suo bambino:

"È poi da sapere che l'anima, dopo che si converte con determinazione a servire Dio, normalmente la va Dio allevando in spirito, e vezzeggiando, al modo che l'amorevole madre fa al bambino tenero, il quale al calore del suo seno lo riscalda, e con latte saporito e mangiarino morbido e dolce egli lo alleva, e lo porta in braccia...

La madre amorevole della grazia di Dio, dopo che per un nuovo calore e bollore per servire Dio rigenera l'anima, lo stesso fa con lei, perché le fa trovare dolce e gustoso il latte spirituale, senza alcun sforzo suo in tutte le cose di Dio, e negli esercizi spirituali anche grande piacere, perché Dio le dà qui il suo petto di tenero amore, così come a un tenero bimbo".

Ma i principianti vanno utilizzando male questo trattamento che ricevono in modo tanto dolce di Dio negli inizi della sua vita spirituale, proprio a causa della loro condizione di incipienti. S’attaccano fortemente alle esperienze sensibili che esperimentano e, forse senza rendersi conto, tutto questo sapore, gusto e gioia che trovano nella orazione e pratiche devozionali sono la causa e la ragione principale che spinge loro a viverle. Si cercano le cose di Dio e non al Dio delle cose.

Ecco perché queste consolazioni si trasformano in ostacoli per la crescita, e fanno nascere grandi imperfezioni spirituali, che San Giovanni della Croce fa equivalenti ai sette peccati capitali, non al suo modo grossolano e carnale, ma in modo sottile e spirituale.

Il problema che appare qui è che il incipiente, nella grande maggioranza dei casi, non si rende conto per mezzo della sua ragione di tali ostacoli, in quanto si riferiscono a "cose buone", a cose religiose. Se si affeziona molto alle consolazioni sensibili che Dio, nella sua bontà, gli concede nella orazione, e le cerca in ogni modo, andando da un culto ed una devozione ad un altro, alla ricerca di che, in qualsiasi orazione, possa vivere esperienze esaltanti, non vede nulla di sbagliato in tutto questo.

Tuttavia, questo principiante ha entrato nella gola spirituale. Ma, quando non trova queste consolazioni, che cosa succede?: comincia a scoraggiarsi, e trova difficile continuare a perseverare, perché sta cercando le consolazioni di per sé, dimenticando che esse sono soltanto un mezzo per raggiungere Dio.

Così succede nella maggior parte delle opere svolte dal principiante, che gli sembrano buone, ma sono piene di imperfezioni e peccati, derivanti dal orgoglio, la superbia, il attaccamento a le cose materiali, agli onori, alla considerazione degli altri, che ancora rimangono e che non sono state eliminate nella sua radice.

Perciò, sarà Dio chi prenderà l'iniziativa, desiderando che l'anima continui ad avanzare e si perfezioni e purifichi più di quello che ha ottenuto finora; applicherà una azione energica ed efficace, che proveniendo da fuori dell'anima, non desiderata né cercata per essa, continuerà rimuovendo e rifinendo i resti d’atteggiamenti di "uomo vecchio", di peccato, di imperfezioni, che ancora rimangono.

Questa azione di Dio costituisce le cosidette purificazioni passive, che non rappresentano uno stato di inerzia spirituale, ma significano che l'anima le riceve senza averle previste né procurate, ma perché risultino efficaci dovrà cooperare attivamente con la azione intrapresa dalla grazia di Dio.

Ci sono due purificazioni pasive, chiamate da san Giovanni della Croce "notti": quella dei sensi e quella dello spirito. La prima, la "notte dei sensi" è quella che soffrono i principianti, e il passo per essa rappresenta in realtà una seconda conversione, e l’avanzamento pieno alla via illuminativa, la seconda età spirituale, quella che percorrono i proficienti.

Questa è una fase cruciale nella vita spirituale, e, per non conoscerla o capirla bene, molte persone di intensa vita spirituale non progrediscono né avanzano più in essa quando arrivano a questo punto, rimanendo sommersi e acchiappati dagli sette peccati capitali spirituali descritti così bene per San Giovanni della Croce. Questa "notte dei sensi" o prima purificazione passiva, comincia quando Dio si dispone ad introdurre l'anima nella contemplazione infusa.

La contemplazione infusa.

Abbiamo raggiunto il punto più importante di tutto ciò che può essere detto per quanto riguarda l’orazione del cristiano. La contemplazione infusa rappresenta la soglia da trasporre per avanzare nella pratica della vita spirituale, vale a dire, l'esercizio delle virtù cristiane, dal modo umano, a un nuovo e completamente diverso modo d’agire, chiamato il modo divino, che è completamente soprannaturale.

Questo è il motivo per cui è necessario captare il meglio possibile il concetto di ciò che è veramente la contemplazione infusa, e separarlo da molte idee distorte o che minimizzano il suo significato.

I primi tre gradi di orazione visti nei principianti indicano fino dove può arrivare l’uomo nella pratica della orazione con la sua sola volontà e sforzo, assecondata dalla grazia, che si manifesta in lui in un modo ancora latente, confuso, si direbbe inconscio. Ecco perché questi gradi sono noti come "orazione acquisita" o anche "orazione ascetica", alla quale tutti quelli che pregano arrivano con la pratica.

Ma d'ora in poi si entra in una dimensione di orazione totalmente diversa, chiamata preghiera mistica o contemplazione infusa. Infuso significa, a livello spirituale, qualcosa non acquisita con lo sforzo dell’uomo, ma data interamente da Dio, e ciò perché la contemplazione è chiamata orazione interamente soprannaturale.

Dice Santa Teresa di Gesù : “Chiamo io soprannaturale quello che né con il nostro sforzo né la nostra diligenza possiamo acquisire, anche se molto si procuri. Ma infatti fa molto al caso disporsi per questo."

Ecco alcune nozioni sulla natura della contemplazione. La parola contemplazione, nel senso più ampio del termine, esprime l'idea di un grandioso spettacolo che attira fortemente l'attenzione e rapisce l'anima. Contemplare, in generale, significa guardare un oggetto con ammirazione. Abbiamo due tipi di contemplazione:

Contemplazione naturale: può essere sensibile, quando si ammira per molto tempo qualcosa di bello, come la vastità del mare o un tramonto, o imaginativa, quando ciò che noi ammiriamo è invece quello che ci rappresentiamo con l'immaginazione, come sarebbe una persona o un oggetto amato. Anche se ciò che è contemplato è un brano evangelico, non cessa d’essere solo contemplazione naturale, nel contesto della orazione di meditazione, come la contemplazione immaginaria dei misteri di Cristo proposta da San Ignazio di Loyola nei suoi Esercizi Spirituali.

Contemplazione soprannaturale o infusa: È stata definita in molti modi nel corso dei secoli, ma si può riassumere come "una deliziosa ed amorosa ammirazione dell’intelligenza dinanzi allo splendore delle verità divine”. Questo si produce come una intuizione, senza il processo umano della meditazione discorsiva, e procede dalla fede illustrata dai doni di intelletto, scienza e saggezza.

Qui troviamo l’aspetto fondamentale e caratteristico della contemplazione infusa: in essa scompare il processo naturale umano del ragionamento (meditazione discorsiva) essendo sostituito dalle mozioni che vengono direttamente dallo Spirito Santo su l’intelletto attraverso l'azione di alcuni dei doni (intelletto, scienza e saggezza).

L'intelletto non arriva a captare la verità di Dio per il ragionamento illuminato dalla luce della fede, come nella meditazione, bensí contempla direttamente queste verità, presentate alla sua intelligenza da l’azione dei doni, meravigliandosi della chiarezza e semplicità con le quali le vede.

Dio è colui che sceglie il momento e la modalità della contemplazione, ed anche la durata. Dio è il padrone assoluto dei suoi doni, e interviene nel anima quando vuole e come vuole, ma, così come lo chiarisce molto bene Santa Teresa di Gesù, Dio vuole che l'uomo, liberamente, si associ liberamente alla sua opra. In ciò che ci spiega la santa, troviamo i due aspetti essenziali della contemplazione:

Passività di l’uomo: L'elemento essenziale della contemplazione infusa è la passività dell 'anima, la quale passa ad essere governata, mossa e guidata dallo Spirito Santo, invece d’essere governata da sé stessa, senza perdere per questo fatto, nonostante, la sua libertà né la sua attività.

Preparazione di l’uomo: Normalmente la disposizione e la preparazione dell’uomo è una condizione indispensabile per ricevere la contemplazione. Questa preparazione comporta tre importanti aspetti:

- Una grande purezza di cuore, cioè, avere fatto buoni progressi nella lotta contro il peccato, contro i nemici spirituali, e nell'esercizio delle virtù cristiane.

- Un grande distacco dalle cose terrene, alle preoccupazioni, alle passioni che attirano a ciò che offre il mondo, alle creature, per potere andare liberamente verso il Creatore.

- Un grande raccoglimento: deve essere abituale e frequente raccogliersi in Dio, mediante letture spirituali, la meditazione della Parola, l’orazione, il frequentare i sacramenti, i colloqui con i fratelli nella fede, e così via.

Nella contemplazione si riconoscono cinque gradi o fasi successive: orazione di raccoglimento passivo, la orazione di quiete, orazione di unione semplice, la orazione di unione estatica e la orazione di unione trasformante o matrimonio spirituale.

Il passaggio per esse produrrà un profondo processo di trasformazione della mente umana, compiendosi l'esortazione che fa San Paolo ai Romani: “Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.” (290)

Questo processo di trasformazione si inizia nella orazione ma porta ad una apertura a l'azione dei doni dello Spirito Santo in modo che essi si vanno manifestando poco a poco in tutte le attività della vita quotidiana. Questa è, in definitiva, la vita del santo, del perfetto, dell'uomo nuovo, che si manifesta in pienezza vivendo l'ultimo grado della contemplazione, l'unione piena o trasformante, che significa vivere niente meno che la trasformazione di Pentecoste, tale come l’hanno vissuta gli apostoli e discepoli.

Ecco perché è così importante avanzare verso questa orazione, senza la quale non si cessarà mai di essere un principiante o bambino spirituale. Ma solo Dio è colui che vuole darla, ma ha bisogno della nostra azione e disponibilità per cominciare a prepararci per riceverla.

Come riconoscere la chiamata alla contemplazione.

Abbiamo visto che importante è per la vita spirituale il fatto di potere entrare nell'esperienza della contemplazione infusa, ma, allo stesso tempo, vi è anche una realtà inevitabile: è Dio che infonde questa orazione, chi conduce l'anima ad essa.

Cosa deve fare allora il cristiano? Ciò che dice Santa Teresa di Gesù, citato al di sopra: "disporsi per la contemplazione"; questa disposizione implica un primo passo assolutamente indispensabile e che definirà il fatto di avanzare o no in questa nuova dimensione del rapporto con Dio che è la contemplazione: riconoscere quando Dio chiama al fedele a questa orazione.

È San Giovanni della Croce, che ha descritto chiaramente i tre segnali che permettono di distinguere quando si comincia a vivere la "notte dei sensi", vale a dire, l'inizio della contemplazione infusa; si devono dare sempre i tre segnali insieme.

Innanzitutto, appare una grande aridità sensibile, vale a dire, le consolazioni e affetti sensibili che erano vissuti nella orazione scompaiono, e si entra in ciò che spesso viene chiamato un "deserto". Ma, in mezzo a l’aridità, vi è un grande desiderio di cercare Dio e servire lui, anche se sembra che non potrà già essere trovato. Questo stabilisce una grande differenza con l’aridità e secchezza causata dalla tiepidezza spirituale, che spesso affligge a quelli che iniziano il cammino spirituale, e li fa tornare alle loro precedenti situazioni di peccato o agli attaccamenti alle cose del mondo.

Infine, appare una crescente difficoltà per la preghiera di meditazione discorsiva, nell'uso della immaginazione, cercandosi più il raccoglimento, il fatto di rimanere semplicemente nella presenza di Dio, con calma e riposo.

Troviamo così in queste tre segnali due note negative, una grande secchezza sensibile nella orazione e molte difficoltà nella meditazione ragionata, ed una nota positiva, che è un vivo anelito di Dio, di trovarlo e servirlo. Le due prime si producono perché la contemplazione agisce direttamente sulla nostra intelligenza, eliminando il processo naturale con il quale riceviamo esperienze sensibili e le meditiamo. L'altra, un profondo anelito e desiderio di Dio, senza che si basi su qualcosa di meditato, ma che semplicemente "viene" a noi, è già l'inizio della azione dei doni dello Spirito Santo.

Questa "notte dei sensi" è spesso accompagnata da prove esterne: grandi tentazioni del demonio, l'incomprensione e gli atteggiamenti contrari delle persone vicine, e anche delle malattie, dei fallimenti professionali o negli affari, la perdita di beni materiali, la morte di persone care, e così via.

Non tutte le anime soffrono la notte dei sensi con la stessa intensità. Essa dipende dal grado di perfezione alla quale Dio vuole condurle secondo la particolare vocazione, del maggiore o minore numero di imperfezioni che hanno da essere purificate e dalla docilità e la pazienza di ciascuno. Ma ocorre ricordare qualcosa molto importante: Dio da sempre la sua grazia e la sua fortezza nel grado e la misura che l'anima ha bisogno per quello che Lui le chiederà.

Come è il processo di questa purificazione passiva? Abbiamo visto che la contemplazione è prodotta da l'azione dei doni dello Spirito, che agiscono per le mozioni dello Spirito Santo direttamente sulla nostra intelligenza e volontà, eliminando il processo umano naturale del ragionamento, basato sulla meditazione discorsiva.

Questo produce al primo momento una grande oscurità e secchezza, già che si perdono l’esperienze sensibili vissute anteriormente e non si può avere l’orazione di meditazione abituale, rimanendo l'anima come persa, perché non si trova più a Dio, benché sussiste un segreto e misterioso impulso per cercarlo nonostante tutto indichi che è sparito.

È proprio questa dolorosa esperienza quella che produce la purificazione passiva dell'anima, per una conoscenza sperimentale della grandezza di Dio e di sé stessa, della sua miseria, piccolezza e fragilità al vedersi così piena di oscurità e di impotenza. Aumenta l’umiltà, vedendo l'anima che non è niente di per sé, ed anche l'amore al prossimo, perché scompaiono l'orgoglio e la superbia, ed appare un forte impulso ad esercitare e vivere le virtù cristiane ed a servire più a Dio e al prossimo.

Ma in una successiva istanza, aperta l'anima a l’azione di Dio, comincia a manifestarsi in un modo ogni volta più chiaro e costante l’azione dei doni dello Spirito Santo, che sono coloro che perfezioneranno l'azione delle virtù cristiane ed approfondiranno questa purificazione.

La durata di questa purificazione è molto variabile, in quanto dipende dal maggiore o minore grado di imperfezioni che si deve purificare, dalla maggiore o minore apertura, docilità, pazienza e perseveranza che si ha, e dalla maggiore o minore fortezza o debolezza per sopportare questa purificazione.

In generale, si alternano periodi di luce e consolazioni, con altri di oscurità ed aridità, nel corso d’un tempo che può essere abbastanza lungo. Cioè, Dio nella sua provvidenza, da dei respiri a l'anima perché essa ottenga nuove forze per continuare a portare la croce della purificazione, e non abbandoni questo difficile cammino.

Primi gradi della contemplazione.

L’orazione di contemplazione infusa si manifesta in primo luogo con l’orazione di raccoglimento infuso, ed in seguito per l’orazione di quiete, che segnerà la transizione allla via unitiva, e costituiscono i primi due gradi o fasi diella contemplazione, ed i gradi quarto e quinto della orazione in generale, corrispondenti alle quarte mansioni di Santa Teresa.

La prima fase è allora quella chiamata la orazione di raccoglimento, che è già una orazione soprannaturale o di contemplazione, ma ancora non completamente passiva. Santa Teresa spiega che è un raccoglimento interiore cha ha l’anima, che vuole separarsi dal chiasso esterno sentendo la voglia di chiudere gli occhi per non udire né vedere né capire nulla al di fuori di ciò in cui l'anima si occupa in quel momento, che è potere stare solo con Dio. Non implica il raccoglimento la necesità di essere al buio o di chiudere gli occhi per viverlo, poiché questo arriva senza volerlo, quando Dio lo dispone.

Si tratta, in definitiva, della unione dell’intelletto con Dio, dove questo va mettendo da parte le sue meditazioni e i suoi discorsi, e che produce una viva presenza di Dio, dove l'anima percepisce una certa impressione della divina immensità, come se fosse molto vicina a lei.

La orazione di quiete è la seconda fase della contemplazione infusa e segna la transizione tra la via illuminativa e la via unitiva, ed è la fase che precede il primo grado di unione con Dio. Qui si aggiunge la captazione della volontà da parte di Dio, la sua unione con essa. Si distingue molto chiaramente perché la principale azione della volontà è l'amore, e qui si vive una amorevole attenzione a Dio, ma non con un amore che proviene da noi, ma con un amore che riceviamo da Dio, che non lo possiamo sentire senza la speciale grazia della contemplazione che ci conduce a lui, perciò diciamo che siamo più passivi che attivi.

È quello che distingue fondamentalmente l'amore che proviene dalla orazione acquisita, quando, per la meditazione dei misteri di Dio e la sua grandezze, illuminati dalla virtù della fede, appaiono i pii affetti per cui si manifesta l'amore a Dio.

Si produce una grande gioia spirituale, che Santa Teresa chiama i gusti divini, che provengono direttamente dalla azione di Dio, sentendo la sua presenza, e che supera nella sua intensità e profondità a tutto ciò che si è sperimentato precedentemente.

Pratica delle virtù nella via illuminativa.

A partire della esperienza della orazione di quiete, si avanza nel fatto di esperimentare ogni volta con crescente chiarezza l'incipiente azione dei doni dello Spirito Santo.

Abbiamo già visto che la contemplazione è prodotta mediante l'azione dello Spirito Santo attraverso i suoi doni, specialmente da parte di cosiddetti doni intellettuali (intelletto, scienza, saggezza) con i quali le mozioni dello Spirito Santo arrivano direttamente all'intelletto e volontà umane, senza che la mente dell'uomo segua il suo processo naturale di ragionamento.

Questo è il motivo per cui è anche denominata illuminazione, perché al principio è come un lampo di luce che illumina il nostro intelletto o impulsa la nostra volontà, in modo improvviso e senza che ci sia stato un processo mentale preliminare. È per questo motivo che l'azione dei doni si dice anche proveniente da istinti divini o intuizioni divine.

L’azione progressiva dei doni va purificando il funzionamento delle virtù infuse, come abbiamo visto in dettaglio nella "Parte Seconda, Capitolo 2", benché in questa fase è ancora sporadica la sua influenza, e, in generale, le virtù sono ancora praticate al "modo umano"; ma qui troviamo una esperienza spirituale molto nuova, che consiste nel fatto di cominciare a “captare” e riconoscere questi istinti improvvisi, che, come flash o lampi, agiscono sulla mente del cristiano.

La fede cresce molto in quelli che avanzano per la via illuminativa, poiché le luci del dono di inteletto, che inizia ad agire ogni volta più chiaramente, rendono più penetrante la sua fede, e allora si comincia intravedere la bellezza dei grandi misteri, della vita e della morte del Salvatore, della Santissima Trinità, della vita eterna, e così via.

Cresce anche l'esperienza dell'amore di Dio, la carità soprannaturale, a causa della azione che produce il dono della saggezza, che va dando la profonda conoscenza sperimentale della Trinità e del suo amore per gli uomini. La crescita della carità produrrà un distacco delle cose del mondo e una maggiore ricerca di Dio, perché stanno diventando una realtà le parole di Gesù: “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in ggiunta.” (291) Questo amore nei proficienti comincia già ad essere l'amore per Dio stesso.

La carità fraterna nei proficienti si espressa nel fatto che loro trattano di copiare in sé stessi la carità di Gesù, il modo come Egli ha amato gli uomini. Troviamo tre caratteristiche principali nell'amore di Gesù, a quelle che sono stimolati ad imitare quelli che percorrono la via illuminativa (chiamata così perché si imita Gesù, Luce del mondo):

Gesù sempre amò prima: si imita il Signore in questo, andando verso i fratelli per conoscere le loro sventure e consolarli, cercando al bisognoso per aiutarlo e al peccatore per portarlo poco a poco alla pratica della virtù, senza perdere l’animo per la resistenza che opponga al principio.

La carità di Gesù è stata compassionevole: la compassione per tutti i poveruomini, coloro che soffrono e coloro che sono sulla strada sbagliata, porta a fare ciò che chiede Gesù: pregare perché ci sia un maggior numero di lavoratori dedicati alla evangelizzazione, ed offrirsi ad essere uno di loro.

La carità di Gesù è stata generosa: La consegna di Gesù è stata totale; così è anche la consegna al prossimo per il proficiente nella vita spirituale, e comprende molte cose: elemosina materiale, come denaro, cibo, alloggio, ecc.; elemosina del proprio tempo, come la cura o accompagnamento di un malato o di chi è solo, o l'ascolto di qualcuno che ne ha bisogno; elemosina di una buona parola, di un consiglio saggio, di una espressione di fede, di una consolazione, e così via; elemosina di un buon tratto, con gentilezza, parole cordiali, sorrisi e buon umore.

Come cambia il mondo intorno a un cristiano che vive in questo modo l’amore di Dio! Ma l’essenziale che ocorre prendere in considerazione su questo è che non è qualcosa di utopico, come molti razionalisti possono pensare, per il semplice motivo che non viene dall'uomo, ma di Dio.

Quando un cristiano inizia a vivere la profondità dell'amore di Dio che si riceve nella contemplazione, per l'azione ogni volta più forte del dono della sapienza, non può fare un altra cosa che amare così il suo prossimo. Diventa ad essere la cosa più semplice e piacevole da fare, perché soltanto si da l'amore che a uno lo riempe e lo straripa.

La seconda conversione negli apostoli.

In questo elaborato stiamo mettendo a confronto la vita interiore degli apostoli con quella delle tre età della vita spirituale. L'ingresso alla via illuminativa con l'esperienza delle purificazioni passive che si verificano come conseguenza del inizio della contemplazione, vale a dire la "notte dei sensi", si riconosce anche nella vita spirituale degli Apostoli.

Seguiamo a Garrigou-Lagrange in "Le tre Vie e le tre conversioni" nella spiegazione di questo:

"Quando cominciò la sua seconda conversione? In Pietro, immediatamente dopo di averlo negato le tre volte, come risulta dal testo di san Luca: “E in quell'istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro, e Pietro si ricordò delle parole che il Signore gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte». E, uscito, pianse amaramente.” (Luca 22,60-62)

Prodotto come risultato del sguardo di Gesù e la grazia che l'accompagna, questo pentimento di Pietro ha dovuto essere molto profondo e costitui la radice di una vera e propria nuova vita. A proposito di questa seconda conversione di San Pietro è opportuno ricordare ciò che san Tommaso ha dichiarato: "Anche dopo una mancanza grave, se l'anima si pente con vero fervore proporzionato al grado di grazia perduto, recupera questo stato di grazia. E potrebbe essere anche che riceva un maggior grado di grazia, se la contrizione fosse fervorosa. Non è quindi necessario che l'anima intraprenda la salita fin dall'inizio, ma che continui percorrendola dal punto in cui si trovava quando cadde".

Quello che inciampa alla metà del cammino e si alza subito, continua la marcia verso la cima della montagna. Tutto fa credere che Pietro, con il fervore del suo pentimento, non solo riacquistò il grado di grazia che egli aveva perso, ma è stata elevato ad un grado di vita soprannaturale più alto. Il Signore aveva permesso questa caduta perché si guarisse della sua presunzione, è diventasse più umile, e mettesse la sua fiducia, non in sé stesso, ma in Dio.

Nei suoi "Dialoghi" (capitolo 63) Santa Catalina di Siena scrive: "Dopo aver commesso il peccato di negare il mio figlio, Pietro si ritirò a piangerlo in silenzio. Il suo dolore, tuttavia, era ancora imperfetto, e si prolungò per quaranta giorni, fino a dopo l'Ascensione (e restato, dunque, imperfetto, nonostante l'apparizione del Salvatore). Ma quando la Verità tornò a me, secondo la sua natura umana, Pietro e gli altri discepoli si ritirarono ad una casa ad attendere la venuta dello Spirito Santo, che la mia Verità aveva loro promesso. lí sono rimasti rinchiusi, come dominati dalla paura, perché la sua anima non era ancora arrivata al perfetto amore". E veramente non sono stati trasformatii fino al giorno della Pentecoste ".

Questa conversione di Pietro, di fronte alla visione di tutta la sua miseria, ed all’abbandono fisico del suo Signore, dopo l’ascensione, lo porterà a perseverare nella orazione, nonostante il timore agli ebrei, in attesa del compimento della promessa di Gesù sulla venuta dello Spirito Santo.

Anche San Giovanni ha vissuto la sua seconda conversione. Come gli altri apostoli e discepoli, aveva abbandonato Gesù in Getsemani, cuando arrivò Giuda con coloro che arrestarono a Gesù. Ma Giovanni fu portato da una grazia molto speciale ai piedi della croce, e si può dire che la sua seconda conversione si verifica quando ascolta le sette ultime parole del Signore.

La vía Unitiva o età dei Perfetti

La cosiddetta orazione di unione con Dio, che segna l'ingresso alla via unitiva che percorrono i perfetti, va evolvendo dai primi due gradi di contemplazione infusa che abbiamo visto, il raccoglimento e la quiete, attraverso tre altri gradi di orazione nei quali la contemplazione e resa ogni volta più perfetta: la semplice unione od unione di conformità delle volontà, la unione estatica e la unione trasformativa o matrimonio spirituale.

La prima fase della unione si chiama unione semplice od unione di conformità delle volontà. Questa orazione corrisponde alle quinte Mansioni di Santa Teresa, e si caratterizza perché l’anima si unisce con Dio per tutte le potenze interne, non solo per l’intelletto e la la volontà, come nella orazione di quiete.

Essa ha due caratteristiche essenziali che la definiscono:

La sospensione di tutte le potenze: volontà, intelletto, memoria e l'immaginazione restano sospese e immerse in Dio, non possono occuparsi di altre cose, né interne né esterne. Si perde ogni pensiero, ogni memoria, ogni cura, vi è solo "un godere senza capire ciò che si sta godendo", come descrive Santa Teresa; non è possibile leggere o pregare, soltanto si ama profondamente. Così l'anima cessa tutte le sue attività, e diventa completamente passiva, solo alla mercé di Dio.

L'assoluta certezza di avere stato in Dio: Si sente molto profondamente la presenza di Dio nell'anima, e si ha una chiara consapevolezza di ciò che sta accadendo, perché, in un certo modo, si sta assistendo a questo, e dopo, si ha la totale certezza di essere stata in Dio.

Rimane così descritta l'esperienza di questa orazione: L'azione di Dio è così intensa che assorbe completamente la attività dell'anima, e l’azione divina sostituisce l’attività umana. Si ha la sensazione che tutto accade nel interno più profondo dell’anima, e la presenza di Dio lí, la sua vicinanza e realtà, fanno che l'anima si senta una stessa cosa con Lui. Ecco perché resta in seguito una assoluta certezza di avere stato in Dio, anche se non si può spiegare da dove viene tanta sicurezza.

Questi effetti sono conseguenza dell'azione dei doni dello Spirito Santo, che già cominciano a manifestarsi in modo abbastanza frequente e riconoscibile per l’anima. Si può dire che qui l'uomo nuovo, mosso dalle mozioni dello Spirito Santo attraverso i suoi doni, inizia a prendere a volte il controllo delle nostre azioni, se così noi glielo permettiamo.

Risulta importante sottolineare un aspetto fondamentale: nella orazione di unione lasciamo che lo Spirito penetri nella nostra mente e ci renda docili alle sue ispirazioni divine, e così sperimentiamo la sua azione e imparariamo a riconoscerla, ma questa azione si manifesta in qualsiasi momento della nostra vita quotidiana, nella misura in cui ne abbiamo bisogno. Già la volontà è unita in modo permanente a Dio, e soltanto vuole ciò che Dio vuole, e per questo motivo la semplice unione è anche denominata unione di conformità delle volontà.

Il cristiano che vive questa unione non ha più nel suo giorno momenti in cui non senta la presenza di Dio o che non la desideri, anche quando è impegnato in lavori ed occupazioni del mondo, giacché cuando la sua mente è libera per un momento, i suoi pensieri volano verso Dio, verso i ricordi di quelle esperienze vissute, verso i desideri e le speranze di ciò che verrà da Dio.

La chiave per determinare la realtà della esperienza della unione con Dio che si ha vissuto non si trova soltanto nelle caratteristiche della orazione propriamente detta, ma anche di riconoscere chiaramente la crescente azione di ciascuno dei sette doni dello Spirito Santo.

L'unione estatica.

Avanzando con l'approfondimento della contemplazione infusa, troviamo la quarta fase della contemplazione, -che è il settimo grado della classificazione generale della orazione- costituita da l'unione estatica.

La caratteristica distintiva per quanto riguarda il grado anteriore, l’unione semplice, è che qui sono uniti con Dio, e sono anche assorbiti, i sensi corporali esterni, in aggiunta al assorbimento dell'anima in Dio come avveniva in precedenza.

L'unione mistica è di tale intensità che il corpo umano non la può resistere, in modo che cade in un sdilinquimento che produce l'estasi, che è una alienazione dei sensi prodotta in modo soprannaturale da l’azione notevolmente intensa dei doni di intelletto e saggezza.

Ciò che interessa più nell’estasi non sono le manifestazioni corporoli o esterne, sorprendenti per la sua spettacolarità, ma gli effetti interni, nell’anima di chi vive questa contemplazione così intensa.

La “Notte dello Spirito”.

Prima che l'anima possa avanzare fino all'ultimo grado di unione con Dio, che è l’unione trasformativa o matrimonio spirituale, ha bisogno di passare attraverso la seconda delle purificazioni passive, chiamata da san Giovanni della Croce "la notte dello spirito”.

La prima di queste purificazioni, la "notte dei sensi", ha agito sulla parte sensibile dell 'anima, mentre che questa seconda agirà con una purificazione più profonda e radicale, pulendo l'anima delle ultime imperfezioni che ancora esistono in essa.

Questa "notte dello spirito" si svolge nell’anima allo stesso modo come nella "notte dei sensi", vale a dire, partendo da una contemplazione infusa, benché in un grado molto più elevato d'intensità della luce contemplativa, che tormenta e cieca l’anima allo stesso tempo che gli mostra anche le imperfezioni più insignificanti.

L'intelletto rimane immerso nelle tenebre, perdendo tutte le luci che riceveva in precedenza circa i misteri della fede, attraverso il dono di intelligenza, per cui appare una grande desolazione spirituale. La volontà anche soffrire tormenti molto grandi, perché l'anima è privata di qualsiasi consolazione e felicità, e gli sembra che è condannata a vivere eternamente separata da Dio.

L'Unione Trasformativa.

Dopo tante purificazioni cha ha sofferto, l'anima è pronta ad arrivare al ultimo grado di perfezione raggiungibile in questa terra, che è l’unione trasformativa, conosciuta anche come il matrimonio spirituale. Questo grado di unione è il culmine della vita mistica, ed è la preparazione immediata per la vita beata in cielo.

I principali caratteri della unione trasformativa sono elencati per San Giovanni della Croce, come lo sviluppa Royo Marin (Teologia della Perfezione Cristiana):

"L'unione trasformativa è definita da San Giovanni della Croce come: Una trasformazione totale nel Amato, nella quale entrambe le parti si consegnano per il totale possesso d’una all’altra, con una certa consumazione di unione d’amore, nella quale l'anima è fatta divina, essendo Dio per participazione, in quanto si può in questa vita.

Analizzando questa definizione si scoprono i tre elementi essenziali del matrimonio spirituale: la trasformazione totale nel Amato, il reciproco impegno e la permanente unione d'amore:

La trasformazione in l'amato: al modo che il fuoco di una fucina, quando si impossessa completamente del ferro che ad essa è stato gettato, lo trasforma completamente in lui, -senza che il ferro perda, tuttavia, la sua natura di ferro-, così l’anima sommersa nel più profondo del rogo del divino amore si trasforma in Dio stesso, senza perdere, nonostante, la sua condizione di creatura.

La consegna reciproca: è una conseguenza inevitabile di questa profonda trasformazione dell 'anima in Dio. Come pure tra due coniugi c’è una comunicazione perfetta di beni, la stessa cosa accade tra Dio e l'anima benedetta ammessa a questo matrimonio spirituale. In realtà, l’anima che ha il semplice possesso dello stato di grazia già è, in qualche modo, vera sposa di Dio. Ma soltanto nelle grandi altezze dell’unione trasformativa acquisisce la coscienza sperimentale permanente di che veramente lo è.

L’unione permanente d’amore: è la terza nota essenziale del matrimonio mistico, che la distingue e separa dai precedenti gradi ".

Questa unione così profonda e di tanta intimità non può meno che produrre alcuni meravigliosi effetti nella santificazione delle anime che vivono essa. Ricorriamo nuovamente a Royo Marin sintetizzando la sua descrizione, basata sulle settime Mansioni di Santa Teresa:

"Morte totale del proprio egoismo: San Francesco di Sales soleva dire sorridendo che l'egoismo muore "un quarto d’ora dopo di morire", così tanto messo dentro di noi l’abbiamo tutti. Tuttavia, le anime arrivate all'unione trasformativa hanno già compiuto in questa vita questo supremo ideale.

La gloria di Dio, l'unica preoccupazione: questa morte totale al proprio ego deve essere inevitabilmente seguita da una fame e sete divoratrici per l’onore e la gloria di Dio, che costituiscono la sua unica preoccupazione.

Un grande desiderio di soffrire, ma calmo e tranquillo, interamente subordinato alla adorabile volontà di Dio: Consiste nella chiara e istintiva percezione del vero valore e la gerarchia delle cose. Sopportare la sofferenza per amore di Dio è senza alcun dubbio altamente santificante, ma molto meno che il perfetto compimento della adorabile volontà di Dio.

Gioia nella persecuzione: Tollerare la persecuzione in silenzio per l'amore di Dio è già un opera molto grande di virtù. Ma godersi in essa, considerarsi felice, benedire a Dio ed amare con predilezione a chi ci perseguitano e calunniano è già il colmo dell’eroismo e della santità. A questa altezza sublime si hanno rimontato l’anime trasformate.

Ardente zelo per la salvezza delle anime: Santa Teresa descrive un sorprendente fenomeno. Prima di arrivare a queste alture, appena avevano queste anime un desiderio più veemente che morire per volare verso il cielo. Ora, invece, mille volte sopra il desiderio di morire, prevale il desiderio di servire Dio e salvarle anime a qualunque prezzo. Vorrebbero vivere molti anni al servizio di Dio ed impiegarsi interamente nel servizio spirituale del prossimo.

Distacco da tutto il creato, ansia di solitudine, mancanza di aridità spirituale: si comprende pienamente che un’anima che gode quasi di solito l'ineffabili delizie che seguono all'unione trasformativa con Dio ritiene come rifuiti tutte le cose di questo mondo, come dice più volte Santa Teresa ed aveva già detto San Paolo (Filip. 3.8), e gradisca di restare da solo con Dio nella dolce e intima conversazione.

Imperturbabile pace e tranquillità: l'anima arrivata a queste altezze gode di una pace permanente e imperturbabile calma. Non c’è tempesta nella terra o burrasca nell’inferno tanto furiosi che essi possono commuovere nel minimo il centro o fondo più profondo di queste anime, trasformato in un oceano di pace.

Assenza di estasi e ratti: così profonda è questa pace e quiete interiore, che non è mai disturbata né anche da violenti fenomeni mistici. L'anima non soffre più, eccetto per rarissime volte, di estasi e ratti, benché le comunicazioni divine sono più intime e penetranti di prima. La ragione di questo occorre cercarla non soltanto nella più grande fortezza dell’anima, che s’è abbituata a tali comunicazioni, e così può già sopportarle senza cadere nell’estasi, ma inoltre e soprattutto perché l'azione di Dio ricade più direttamente su lo spirito, evitanto totalmente tutto quello organico e corporale".

Quando l'essere umano ha subito questa trasformazione prodigiosa è il momento che la virtù della carità raggiunge la sua più alta sommità, espressa in modo visibile attraverso la manifestazione della carità fraterna.

Il Papa Benedetto XVI nella sua Enciclica "Dio è amore" esprime la realtà che vive il santo per quanto riguarda la possibilità che ha di amare il prossimo, perché egli ha vissuto profondamente in sé stesso l'amore di Dio:

“18. Si rivela così possibile l'amore del prossimo nel senso enunciato dalla Bibbia, da Gesù. Esso consiste appunto nel fatto che io amo, in Dio e con Dio, anche la persona che non gradisco o neanche conosco. Questo può realizzarsi solo a partire dall'intimo incontro con Dio, un incontro che è diventato comunione di volontà arrivando fino a toccare il sentimento. Allora imparo a guardare quest'altra persona non più soltanto con i miei occhi e con i miei sentimenti, ma secondo la prospettiva di Gesù Cristo. Il suo amico è mio amico. Al di là dell'apparenza esteriore dell'altro scorgo la sua interiore attesa di un gesto di amore, di attenzione, che io non faccio arrivare a lui soltanto attraverso le organizzazioni a ciò deputate, accettandolo magari come necessità politica. Io vedo con gli occhi di Cristo e posso dare all'altro ben più che le cose esternamente necessarie: posso donargli lo sguardo di amore di cui egli ha bisogno. Qui si mostra l'interazione necessaria tra amore di Dio e amore del prossimo, di cui la Prima Lettera di Giovanni parla con tanta insistenza. Se il contatto con Dio manca del tutto nella mia vita, posso vedere nell'altro sempre soltanto l'altro e non riesco a riconoscere in lui l'immagine divina. Se però nella mia vita tralascio completamente l'attenzione per l'altro, volendo essere solamente « pio » e compiere i miei « doveri religiosi », allora s'inaridisce anche il rapporto con Dio. Allora questo rapporto è soltanto « corretto », ma senza amore. Solo la mia disponibilità ad andare incontro al prossimo, a mostrargli amore, mi rende sensibile anche di fronte a Dio. Solo il servizio al prossimo apre i miei occhi su quello che Dio fa per me e su come Egli mi ama. I santi — pensiamo ad esempio alla beata Teresa di Calcutta — hanno attinto la loro capacità di amare il prossimo, in modo sempre nuovo, dal loro incontro col Signore eucaristico e, reciprocamente questo incontro ha acquisito il suo realismo e la sua profondità proprio nel loro servizio agli altri. Amore di Dio e amore del prossimo sono inseparabili, sono un unico comandamento. Entrambi però vivono dell'amore preveniente di Dio che ci ha amati per primo. Così non si tratta più di un « comandamento » dall'esterno che ci impone l'impossibile, bensì di un'esperienza dell'amore donata dall'interno, un amore che, per sua natura, deve essere ulteriormente partecipato ad altri. L'amore cresce attraverso l'amore. L'amore è « divino » perché viene da Dio e ci unisce a Dio e, mediante questo processo unificante, ci trasforma in un Noi che supera le nostre divisioni e ci fa diventare una cosa sola, fino a che, alla fine, Dio sia « tutto in tutti » (1 Cor 15, 28).”

La trasformazione degli Apostoli.

Gli apostoli e discepoli di Gesù anche hanno vissuto nella loro vita questa profonda e radicale trasformazione, prodotta dall’unione trasformativa. Hanno dovuto prima passare attraverso la "notte dello spirito”, ciò che è accaduto in quei oscuri e difficili giorni che seguirono l’ascensione al cielo del Signore. Privati dalla presenza dell'umanità del Maestro, pieni di dubbi e timori, con la speranza di ristabilire il Regno di Israele perso, soltanto sono stati in grado di mantenersi uniti senza disperdersi con motivo della presenza e la preghiera di Maria.

Il P. Garrigou-Lagrange, in "Le tre Vie e le Tre Conversioni", parla di questa terza conversione degli Apostoli:

"Sia Pietro come gli altri apostoli mostrarono una certa difficoltà ed resistenza a credere nella risurrezione del Salvatore, nonostante la storia che le pie donne hanno fatto del miracolo spesso proclamato da Gesù. Questa storia sembrava loro un delirio. D'altra parte, se hanno ritardato a credere nella risurrezione del Salvatore, hanno dato, come dice S. Agostino, prove di precipitazione al ritenere che era in corso il restauro del regno di Israele, tale come loro lo immaginavano. Si deduce dalla domanda che hanno fatto al Signore lo stesso giorno della Ascensione. Quando Gesù nuovamente annunciò la venuta dello Spirito Santo, l’hanno chiesto: “«Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?».” (Fatti 1,6). Occorrerà soffrire molto ancora prima del restauro del regno: e questo sarà molto diverso a quello che s’immaginavono i discepoli. Quindi, gli autori spirituali spesso parlano di una terza conversione o trasformazione degli Apostoli, che si è verificata il giorno della Pentecoste.

In quest’ultimi questa trasformazione è stata una conseguenza di averli privati il nostro Signore definitivamente della sua presenza corporale dopo l'ascensione in cielo. Non vi è dubbio che, anche se di solito questo non è molto ponderato, quando il Salvatore li ha private della sua santa umanità, gli Apostoli sperimentarono una pena e una tristezza indicibili. Supposto che Nostro Signore condivideva la sua propria vita con i suoi apostoli e discepoli, e che la intimità che lo univa con loro aumentava con il paso dei giorni, dobbiamo ammettere che l'assenza produsse in loro un sentimento di profonda solitudine, una sensazione di abbandono generale, di angoscia, di morte. E questo ha dovuto essere più profondamente sentito in tanto che il Salvatore le aveva annunciato tutte le sofferenze che ad essi le erano stati riservati per il futuro. Di tutto ciò potrà costituirsi una debole idea chi, dopo aver vissuto in un livello superiore nel corso di un fervoroso ritiro, sotto la guida di un anima sacerdotale piena con lo spirito di Dio, si trova improvvisamente colpito dalle esigenze e la cura della vita ordinaria, che lo privano di quest dolcezze di eccelsa qualità. Gli Apostoli sono rimasti con gli occhi fissi sul cielo. Perché a differenza di ciò che è accaduto nella Passione, qui si trattava di una completa privazione, che senza dubbio ha dovuto produrre nelle sue anime un sconcerto ed un annientamento indicibili. Durante la Passione, Gesù era ancora presente, ma ora vedono che le è strappato dalla vista, e credono di rimanere totalmente privi di Lui. In questa oscurità spirituale si stanno preparando a ricevere la pioggia di grazie che dovrebbe piombare su di loro il giorno della Pentecoste”.

Arrivò il giorno in cui la promessa di Gesù è pienamente compiuta: il giorno di Pentecoste. Lí sono stati trasformati questi uomini in veri "uomini nuovi", lasciando alle spalle la paura e le tenebre della sua mente. Pieni di luce e della potenza dello Spirito Santo, ognuno si trasformò in "un altro Cristo", uscendo al mondo per annunciare quella Buona Novella che il suo Maestro aveva dato loro come la sua ultima e grande assegna.

Così come lo Spirito Santo ha agito in modo prodigioso in questi uomini, ha agito in seguito e continuerà ad agire fino alla fine dei tempi in tutti quei cristiani che persevereranno nel cammino della crescita spirituale, lasciando che sia lo Spirito e non la sua ragione umana, colui che l’ispiri e guidi.

Ci siamo così affaciati a questo fatto reale, ma così tanto difficile da captare con la nostra intelligenza umana: la trasformazione del cristiano, da essere un "uomo vecchio", sottoposto a volte agli impulsi dei suoi istinti e passioni, e governato nelle suoi atti, in generale, per la sua ragione umana, in una nuova creatura in un "uomo nuovo", che manifesta già con grande splendore questa "immagine e somiglianza" con il suo Creatore, come è stata e sarà sempre l'intenzione di Dio ogni volta che gli dà l’essere a un uomo, facendolo uscire dal nulla.

Questo "uomo nuovo" si caratterizza perché è "deificato" o "divinizzato", cosa che significa avere arrivato in lui al suo compimento il mandato che ha dato e continua dando Cristo ai suoi discepoli: “Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.” (292)

Questa deificazione presuppone una participazione della stessa vita di Dio, tanto come si può raggiungere qui nella terra, senza la pienezza che sarà ottenuta in cielo. Essa proviene dalla grazia santificante e dalle nuove facoltà soprannaturali che essa dà al organismo naturale dell’uomo, le virtù infuse ei doni dello Spirito Santo.

Così, il cristiano che ha raggiunto questa trasformazione prodigiosa, questa terza e ultima conversione qui sulla terra, che precederà a quella finale della gloria nella vita eterna, può mettere in pratica le stesse opere di Gesù Cristo, riproducendo la sua immagine ed atteggiamenti tra gli uomini, e continuare la sua missione divina, completando in un certo senso l'opera della redenzione e l’edificazione della Chiesa iniziata da lui.

Questo, che è così irraggiungibile per l'uomo comune, se cercato con le sue forze e capacità naturali, diventa il modo di vita semplice e quotidiano del "uomo nuovo", la cui mente trasformata ha messo da parte le sue idee ed il suo funzionamento razionale, per essere mosso ogni volta che egli ha bisogno per questi "istinti" divini, che le arrivano dalle mozioni dello Spirito Santo, captate dai sette doni divini.

Tale è la meta dove sbocca qui sulla Terra, il cammino della piena vita cristiana, al quale sono chiamati tutti gli uomini e le donne di buona volontà, senza alcuna eccezione.

Conclusioni.

Tutto quello che abbiamo visto in questi ultimi due capitoli appartiene allla ricchezza del tesoro della nostra Chiesa, attraverso lo sviluppo fatto dalla cosiddetta "Teologia ascetica e mistica". Molti potrebbero pensare a questo punto: "Quale applicazione pratica ha per il cristiano di oggi, se di questo appena si parla nella Chiesa?"

Inoltre, di fronte alla grandiosa visione che risulta del uomo mosso dalla grazia di Dio e profondamente trasformato da essa, potrà apparire un'altra domanda: "È possibile per l’uomo e la donna cristiana di oggi potere vivere davvero qualcosa di tutto questo, o sarà riservato soltanto per alcuni monaci e monache di ordini religiose contemplative o di clausura?"

Precisamente l'obiettivo della Scuola di Preghiera e di Crescita Spirituale "Contemplatori del Sacro Cuore di Gesù" che presentiamo in questo sito Web è quello di tentare a rispondere a queste domande e molte altre che possono apparire, ma non da una base teorica o speculativa, altrimenti partendo da un'esperienza pratica che, all'anno 2007 ammonta già 12 anni di realizzazione.

Nella sezione "Rinnovare il RNS, Capítolo 5" è narrato l'inizio di questa esperienza e il suo primo sviluppo, nel ambito del Rinnovamento Nello Spirito Santo di Argentina. In "Chi siamo"troviamo spiegato il modo con il quale si porta in avanti questa iniziativa, già rivolta a tutta la Chiesa cattolica.

La "scoperta" alla quale ci ha condotto questa esperienza è, d’una parte, molto semplice, ma d'altra parte, apre un panorama completamente inaspettato in tutto quello che si riferisce alla crescita spirituale profonda dei laici cattolici, uomini e donne comuni che vogliono vivere più pienamente la loro fede cristiana.

In ultima analisi tutto quello detto consiste nell'unione del "antico" e quasi dimenticato cammino di crescita spirituale sviluppato dalla Teologia Mistica Classica, soprattutto dopo il suo "restauro" nei primi anni del ventesimo secolo, con il "nuovo" e potente impulso spirituale che si è verificato nella Chiesa cattolica dopo il Concilio Vaticano II del 1965 con la nascita e l'espansione dei cosiddetti "nuovi movimenti" dello Spirito Santo.

Come si ottiene questa unione tra "spiritualità" che apparentemente seguono cammini diversi ed appartengono a epoche diverse della Chiesa?: mediante un lavoro strutturato che collega l'insegnamento con la pratica dell’orazione e che slancia per andare "oltre" di quello vissuto precedentemente dalla maggioranza dei fedeli laici cattolici.

Questo è, in conclusione, il contributo che la nostra Scuola di Preghiera e di Crescita Spirituale vuole offrire alla Chiesa Cattolica dei nostri giorni, a tutti coloro che sentono il desiderio di conoscere e vivere la sua vita cristiana in modo più pieno.

PARTE QUARTA

I Riferimenti al Capitolo 2:

(290):Romani 12,2
(291):Matteo 6,33
(292):Matteo 5,48

Gian Franco Benedetto
Buenos Aires, Argentina
Anno 2007



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