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La Piena Vita Cristiana

Parte Terza: I Mezzi Di Crescita Della Vita Cristiana.

Capitolo 5: La Devozione Al Sacro Cuore Di Gesù Come Mezzo Di Santificazione.

Introduzione.

Parte Prima: L'origine della Vita Cristiana. Nuovo - Traduzione Completa
   Capitolo 1: Il proposito di Dio per l'uomo.
   Capitolo 2: Il Compimento del proposito di Dio.
   Capitolo 3: Dio non abbandona l'uomo: L'Antico Testamento.
   Capitolo 4: La Salvezza per Gesù Cristo.

Parte Seconda: Fondamenti della Vita Cristiana.
   Capitolo 1: La Redenzione Oggettiva e Soggettiva.
   Capitolo 2: Gli effetti della Grazia Santificante.
   Capitolo 3: L'Azione della Ragione nell'uomo.
   Capitolo 4: L'Azione della Grazia nell'uomo.
   Capitolo 5: La Santità nella terra.
   Capitolo 6: La Gloria nel Cielo. Nuovo - Traduzione Completa
   Capitolo 7: I Fenomeni Mistici straordinari. Nuovo - Traduzione Completa

Parte Terza: I mezzi di crescita della Vita Cristiana.
   Capitolo 1: L'Aspetto Negativo della Crescita Spirituale.
   Capitolo 2: La crescita per i Sacramenti cristiani. Nuovo - Traduzione Completa
   Capitolo 3: La crescita per il Merito e l'Orazione.
   Capitolo 4: La parte della Vergine Maria nella santificazione degli uomini.
   Nuovo - Traduzione Completa
   Capitolo 5: La devozione al Sacro Cuore di Gesù come mezzo di santificazione.
   Nuovo - Traduzione Completa

Parte Cuarta: Lo svilluppo della Vita Cristiana.
   Capitolo 1: La Vita spirituale al Modo Umano.
   Capitolo 2: La Vita spirituale al Modo Divino.

La devozione al Sacro Cuore di Gesù presenta uno dei mezzi secondari più importanti per crescere nella santificazione, e, tuttavia, è molto poco sfruttata in questo senso, essendo considerata in generale in questi tempi come una devozione più tra tante e buone che esistono nella Chiesa Cattolica.
L'importanza di questa devozione sorge chiaramente considerando che grandi Papi hanno dedicato importanti Enciclici sulla stessa.
In primo luogo, il Papa Leone XIII, il 25 maggio di 1899, emette l'Enciclica "Annum Sacrum", per la quale consacra a tutta l'umanità e l'orbe intero al Sacro Cuore di Gesù.

Tra altre considerazioni dice il Papa Leone XIII:
"Dato che il Sacro Cuore è il simbolo e l'immagine sensibile della carità infinita di Gesù Cristo, carità che ci spinge ad amarci gli uni agli altri, è naturale che ci consacriamo a questo cuore tanto santo. Procedere da questo modo, è darsi ed unirsi a Gesù Cristo, perché gli omaggi, segni di sottomissione e di pietà che uno offre al divino Cuore, sono riferiti realmente ed in proprietà a Cristo in persona.
Noi esortiamo ed incoraggiamo a tutti i fedeli a che realizzino con fervore questo atto di pietà verso il divino Cuore, al quale conoscono già ed amano veramente. Desideriamo vivamente che si dìano a questa manifestazione, lo stesso giorno, affinché i sentimenti ed i voti comuni di tanti milioni di fedeli siano presentati contemporaneamente nel tempio celestiale...
Di questa maniera, l'atto di pietà che consigliamo a tutti, sarà utile a tutti. Dopo l'avere realizzato, quelli che conoscono ed amano a Cristo Gesù, sentiranno crescere la sua fede ed il suo amore verso Lui. Quelli che conoscendolo, sono negligenti a seguire la sua legge ed i suoi precetti, potranno ottenere e ravvivare nel suo Sacro Cuore la fiamma della carità. Finalmente, imploriamo a tutti, con un sforzo unanime, l'aiuto celestiale verso gli sfortunati che sono sommersi nelle tenebre della superstizione...
Una consacrazione così, apporta anche agli Stati la speranza di una situazione migliore, perché questo atto di pietà può stabilire e fortificare i lacci che uniscono naturalmente i temi pubblici con Dio. In questi ultimi tempi, soprattutto si è eretto una specie di muro tra la Chiesa e la società civile. Nella costituzione ed amministrazione degli Stati non si tiene in conto per niente la giurisdizione sacra e divina, e si pretende di ottenere che la religione non disimpegni alcun ruolo nella vita pubblica. Questo atteggiamento sbocca nella pretesa di sopprimere nel popolo la legge cristiana; se fosse loro possibile fino scacciarebbero a Dio della stessa terra. Essendo gli spiriti la preda di un orgoglio tanto insolente, può allora sorprendere che la maggior parte del genere umano si dibatta in problemi tanto profondi e sia attaccato per una risacca che non lascia a nessuno a salvo del timore ed il pericolo? Fatalmente accade che i fondamenti più solidi del bene pubblico, si sgretolano quando si è lasciato da parte alla religione. Dio, affinché i suoi nemici sperimentino la punizione che avevano provocato, ha lasciato loro alla mercé delle sue brutte inclinazioni, di fortuna che abbandonarsi alle sue passioni si diano ad una licenza eccessiva."

A partire dalla scarna visione di un mondo secolarizzato e senza Dio, il Papa espone la devozione al Sacro Cuore di Gesù, a chi consacra il mondo, come una gran speranza per la salvazione degli uomini, tanto i credenti come quelli non credenti.

Dopo, anni più tardi, il Papa Pio XI, il 8 maggio di 1928, fece conoscere l'Enciclica "Miserentissimus Redemptor" sulla riparazione che tutti devono al Sacro Cuore di Gesù.
In questa Lettera Enciclica il Papa continua il tema della devozione al sacro Cuore di Gesù, richiamando l'attenzione specialmente sull'aspetto della riparazione o espiazione dovuta all'amore divino di Gesù, dimenticato ed oltraggiato.

Rispetto alla devozione in generale il Papa insegna:
"Tra tutti gli altri documenti della infinita bontà del nostro Redentore, questo specialmente risplende: raffreddandosi l'amore dei fedeli, la stessa divina carità fu proposta ad essere onorata con speciale culto, e così le ricchezze della sua bontà furono largamente svelate con quella forma di venerazione con cui onoriamo il Sacratissimo Cuore di Gesù " nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza " [Col 2,3].
Infatti, come già al genere umano, che usciva dall'arca di Noè, la bontà di Dio volle che riducesse il segno della contratta amicizia, " l'arcobaleno che appare tra le nubi ", così negli agitatissimi tempi moderni, quando serpeggiava l'eresia più scaltra di tutte, quella eresia giansenista - nemica all'amore e alla pietà verso Dio - che predicava un Dio non tanto da amare come padre quanto da temere come giudice implacabile, il benignissimo Gesù mostrò ai popoli il suo Cuore Sacratissimo quale spiegato vessillo di pace e di carità, assicurando indubbia vittoria nella battaglia. Perciò, ben a ragione, il Nostro predecessore Leone XIII di felice memoria nella sua Enciclica " Annum sacrum ", ammirando la grandissima opportunità del culto del Cuore Sacratissimo di Gesù, non esitò ad affermare: " Allorché la Chiesa, alle origini, era oppressa dal giogo dei Cesari, ad un giovane imperatore apparve, in alto, una croce, auspice ad un tempo e realizzatrice della splendida vittoria che subito dopo seguì. Ora vi è offerto davanti agli occhi un segno faustissimo e divinissimo, cioè il Sacratissimo Cuore di Gesù, che porta su di sé la croce e che splende tra fiamme di lucentissimo candore. In lui dobbiamo collocare ogni speranza: a lui va richiesta e da lui va attesa la salvezza ".
E ciò ben a ragione, Venerabili Fratelli, perché in quel felicissimo segno e nella forma che ne emana non sono forse contenute tutta la sostanza della religione e specialmente la norma di una vita più perfetta, come quella che guida per una via più facile le menti a conoscere intimamente Gesù Cristo e induce i cuori ad amarlo più ardentemente e più generosamente ad imitarlo?
Da questa pratica, poi santamente rinnovata ed estesa a tutta la Chiesa, non è da dubitare, Venerabili Fratelli, che molti e segnalati beni Ci ripromettiamo, tanto per i singoli individui, quanto per la società religiosa, domestica e civile; avendo lo stesso Redentore nostro promesso a Margherita Maria " che avrebbe arricchito con l'abbondanza delle sue grazie coloro che avessero reso al Cuor Suo questo onore ".
I giusti poi, diventeranno più giusti e più santi e si consacreranno con rinnovato ardore al servizio del loro Re, che vedono tanto disprezzato e combattuto e così gravemente ingiuriato."

Non dubita Pio XI di definire che questa devozione "contiene tutta la sostanza della religione e specialmente la norma di una vita più perfetta", e che il risultato di coloro che la vivano si tradurrà in che " I giusti poi, diventeranno più giusti e più santi e si consacreranno con rinnovato ardore al servizio del loro Re". Giustifica la sua apparizione "quando la carità dei fedeli si raffeddava."

Infine, già a metà del secolo XX, il Papa Pío XII consegna alla Chiesa, il 15 maggio di 1936, la sua Enciclica "Haurietis Aquas", che dà i fondamenti teologici e l'appoggio ufficiale della Chiesa al culto del sacro Cuore di Gesù.

Nel principio dell'Enciclica il Papa ricorda gli effetti di questa devozione:
""Voi attingerete con gaudio le acque dalle fonti del Salvatore" (Is. 12,3). Queste parole, con le quali il profeta Isaia simbolicamente preannunziava le molteplici e abbondanti benedizioni di Dio, che l'era messianica avrebbe apportato, spontanee ritornano sulle Nostre labbra, allorché diamo uno sguardo ai cento anni che sono trascorsi da quando il Nostro Predecessore di imm. mem. Pio IX, ben lieto di assecondare i voti del mondo cattolico, si compiaceva di estendere e rendere obbligatoria per la Chiesa intera la Festa del Cuore Sacratissimo di Gesù.
Innumerevoli, infatti, sono le grazie celesti che il culto tributato al Cuore Sacratissimo di Gesù ha trasfuso nelle anime dei fedeli; grazie di purificazione, di sovrumane consolazioni, di incitamento alla conquista di ogni genere di virtù...
Ma, mentre la Chiesa ha sempre tenuto in alta considerazione il culto al Cuore Sacratissimo di Gesù, così da favorirne in ogni modo il sorgere e il propagarsi in mezzo al popolo cristiano, non mancando altresì di difenderlo apertamente contro le accuse di Naturalismo e di Sentimentalismo; è da lamentare che non uguale onore e stima, sia nei tempi passati che ai giorni nostri, questo nobilissimo culto gode presso alcuni cristiani e talvolta anche presso alcuni di coloro, che pur si dicono animati da sincero zelo per gli interessi della religione cattolica e per la propria santificazione."

Questa ultima frase del papa Pio XII definisce la reale situazione della devozione al Sacro Cuore di Gesù che si mantiene fino ai nostri giorni. Quale è la ragione affinché, a dispetto di tanta importanza che ha per la santificazione, non abbia avanzato più questa devozione in tutta la sua ampiezza?
Succede che si è perso il senso profondo dell’esperienza della consacrazione che implica questa devozione. Per comprendere questo, dobbiamo internarci di pieno nel senso e fondamenti della devozione al Sacro Cuore di Gesù.

Storia della devozione al Sacro Cuore di Gesù.

Per capire in chè consiste realmente la devozione al Sacro Cuore di Gesù, dobbiamo partire da un dato fondamentale, come lo spiega un autore specialista in questo tema, del quale continueremo a citare vari passaggi:

"Come la devozione al Cuore di Gesù non è cosa inventata per gli uomini, bensì rivelata al mondo per il Nostro Cristo Sig., servendosi per ciò di persone destinate espressamente a quella missione particolare nella terra, è evidente, che se qualcuno nel mondo ha potuto conoscere a fondo, nella sua teoria e nella sua pratica, la devozione del sacro Cuore, sono stati queste anime scelte, e, se esse non sono arrivate a comprenderla, possiamo già gli altri rinunciare a tale tentativo.” (282)

Per questo motivo è necessario percorrere quello che è stato rivelato a queste anime scelte per comprendere il senso e la portata di questa devozione.

a) Santa Geltrude la Grande (1256-1301):

Fu una religiosa benedittina tedesca, ornata di grandi carismi mistici. Se la considera per i suoi scritti la prima gran teologa del Sacro Cuore, ed ella fu il principio di una certa diffusione di questa devozione divina alla fine del medioevo, soprattutto in Germania.
Fin dai 27 anni ebbe visioni e rivelazioni divine. La prima gran rivelazione sul Sacro Cuore l'ebbe Santa Geltrude un giorno di San Giovanni Evangelista. Gli fu apparso San Giovanni, chi l'invitò ad andare con lui e riposare sul petto di Gesù, collocandola alla destra del Signore, e rimanendo egli alla sinistra.

Ella sentì una gioia ineffabile percependo le pulsazioni del Cuore divino, e disse a San Giovanni:

"E tu, amato di Dio, non hai sperimentato l'incantesimo di questi dolci battiti che hanno per me in questo momento tanta dolcezza, quando fosti reclinato nella Cena su questo petto benedetto? Egli rispose: "Confesso che lo sperimentai più volte, e la sua soavità penetrò la mia anima come lo zuccherato idromele impregna della sua dolcezza un boccone di pane tenero; la mia anima rimase inoltre ugualmente scaldata, alla maniera di una marmitta bollente sistemata su ardente fuoco." Ella replicò: "Perché, dunque, hai conservato circa questo tanto assoluto silenzio che non hai mai detto nei tuoi scritti qualcosa, per poco che fosse, che lo lasciasse almeno scorgere per profitto delle anime?” Rispose: “La mia missione era presentare alla Chiesa nella sua prima età una sola parola del Verbo increato di Dio Padre, che bastasse fino al fine del mondo per soddisfare l'intelletto di tutta la razza umana senza che nessuno, tuttavia, non riuscisse mai a capirla in tutta la sua pienezza. Ma fare conoscere la soavità di questi battiti era riservato ai tempi moderni, affinché ascoltando tali cose, il mondo, già invecchiato ed intorpidito nell'amore di Dio, torni un'altra volta a scaldarsi." (283)

Questo passo è chiave per capire i disegni di Dio nella rivelazione agli uomini della devozione al Cuore di Gesù. Il piano del Signore è che il mondo che incomincia ad invecchiare, che continua a perdere l'entusiasmo e la forza propri della gioventù, che diventa rozzo, freddo e pesante nell'amore di Dio e delle cose divine, torni a recuperare l'ardore ed il calore che ebbe prima e che sta perdendo sempre di più.

Chè ardore è questo che ebbe un giorno il popolo cristiano e che la devozione al Sacro Cuore di Gesù deve fargli recuperare? È quello della primitiva Chiesa, che trascinava alle moltitudini a seguire Cristo, alla devozione all'Eucaristia, al disprezzo delle cose della terra ed alla carità col prossimo, all'amore per la preghiera che portava a passare molte ore del giorno ai fedeli uniti in orazioni e lettura delle Sacre Scritture, e che alimentava un fervore apostolico che faceva di ogni cristiano un missionario fervente.

Questa è la missione rivelata a Santa Geltrude della devozione del Sacro Cuore di Gesù: rinnovare quelli tempi ferventi e tirare fuori al mondo cristiano della languidezza materialista e sensuale in cui continua a cadere.

Dovrebbero passare ancora molti secoli affinché questa visione profetica della Santa tedesca trovasse eco nella Chiesa.

b) San Giovanni Eudes (1601 -1680):

Sacerdote francese che si distinse per essere un apostolo del Cuore di Gesù e del Cuore di María. Se lo considera il padre del culto liturgico ai Sacri Cuori, poiché fu il primo che organizzò e celebrò la festa del Cuore di Gesù e del Cuore Immacolato di María

Nel libro citato anteriormente leggiamo: "San Giovanni Eudes, nel suo libro Cuore ammirabile si esprime di questa maniera: "Il Cuore adorabile di Gesù è il principio e la fonte di tutti i misteri e circostanze della sua vita, di tutto quello che ha pensato, fatto e sofferto... è la festa delle feste, perchè il suo Cuore ardente d’amore è chi loha spinto a fare tutte queste cose. Questa festa appartiene piuttosto al cielo che alla terra, è piuttosto festività di serafini che festività di uomini.”

Continua a mostrare come tutta la santità, gloria e felicità dei Angeli e Santi sono altrettante fiammate del forno immenso del Cuore di Gesù, all'uguale delle grazie che si spargono di continuo mediante i sacramenti, al fine di vivificare e santificare le anime della Chiesa militante, e, al affermare che la santa Eucaristia è la più ardente di queste divine fiammate, aggiunge:
"Se, dunque, si celebra nella Chiesa una festa tanto solenne in onore di questo divino Sacramento, chè festività non dovrebbe stabilirsi in onore del suo Sacrosanto Cuore che è l'origine di tutto quello grande, raro e prezioso che esiste in questo augusto Sacramento!”

Dà un'idea di tutto quanto aspettava San Giovanni Eudes della devozione al Cuore di Gesù e del concetto grandioso che aveva di lei, quella teoria dei tre diluvi che egli ammette nei suoi scritti.

Secondo la teoria, tre sono i diluvi nel mondo: il primo fu di acqua, col quale la giustizia purificò la terra macchiata coi peccati degli uomini, e questo si attribuisce all'onnipotenza di Dio Padre. Il secondo fu di sangue, con la passione e morte di Gesù Cristo che soddisfece allo stesso tempo alla giustizia ed alla misericordia di Dio, e questo si attribuisce al Figlio. Il terzo sarà di fuoco e di amore, e sarà attribuito allo Spirito Santo. Questo diluvio è riservato agli ultimi tempi, e verrà per il Cuore di Gesù (284).

c) Santa Margherita María Alacoque (1647 -1690):

Fu una religiosa francese dell'Ordine della Visitazione. La profondità in cui potè penetrare nel mistero della devozione al Sacro Cuore di Gesù, attraverso successive rivelazioni dello stesso Gesù, la trasforma nel massimo esponenete rispetto alla conoscenza di questa devozione.

Un segno che in qualche modo evidenzia l'influsso del Sacro Cuore di Gesù nei pensieri di questo santa, è che, quando si scoprirono le sue spoglie durante il processo di beatificazione, quasi duecento anni dopo la sua morte, il corpo presentava il suo cervello quasi intatto, di fronte alle ossa secche e carni consumate del cadavere.

Le diverse lettere che scrisse Santa Margherita María continuano a rivelare i distinti aspetti di questa divina devozione.
La più conosciuta, dove manifesta la prima gran rivelazione di Gesù, è una lettera al Padre Croiset, e dice:

"E Gesù mi fece vedere che l'ardente desiderio che aveva di essere amato degli uomini, e di allontanarli dal cammino di perdizione dove Satana li precipita in accozzaglia, gli aveva fatto formare questo proposito, di manifestare il suo Cuore agli uomini, con tutti i tesori di amore, di misericordia, di grazia, di santificazione e di salute che conteneva, affinché, a tutti coloro che volessero dargli e procurargli tutto l'onore, l'amore e la gloria che fose alla sua portata, Egli li arricchisse con abbondanza e profusione di questi divini tesori del Cuore di Dio, che è la fonte di essi, ed al quale era necessario onorare sotto la figura di questo Cuore di carne, la cui immagine Egli desiderava fosse esposta e portata con sé, sul cuore, per imprimere in lui il suo amore e riempirlo di tutti i doni che Egli possedeva, e per distruggere in lui tutti i movimenti disordinati. E che questa devozione era come un ultimo sforzo del suo amore che voleva favorire gli uomini in questi ultimi secoli con questa redenzione amorosa, per sottrarrli dall'impero di Satana, il quale pretendeva di rovinare, e per collocarli sotto la dolce libertà dell'impero del suo amore, che voleva ristabilire nei cuori di tutti quelli che volessero abbracciare questa devozione.” (285)

In questa rivelazione di Gesù alla Santa, troviamo le idee centrali rispetto a questa devozione richiesta per il Signore: in primo luogo, l'amore infinito che ha Gesù verso gli uomini, con un desiderio ardente di fare sentire a loro quell'amore e di essere amato da essi allo stesso modo, poiché quell'amore è il mezzo più sicuro di scostare gli uomini dal cammino di perdizione dove li vuole precipitare Satana.

Santa Margherita equipara questo desiderio di Gesù ad una nuova redenzione amorosa del Signore, od una specie di seconda redenzione. Che cosa significa questo?: La redenzione di Cristo, come già vedemmo, porta agli uomini la grazia di Dio, che guarisce in essi le conseguenze del peccato originale e permette loro di vivere una nuova vita soprannaturale, la piena vita cristiana.

Ma la vita della grazia che conduce alla vita teologale, cioè, all'esercizio delle virtù della fede, la speranza e la carità, perfezionate per i doni dello Spirito Santo, si è andata raffreddando e perdendo col correre dei secoli, come vedemmo che rivelò Gesù a Santa Geltrude. È necessario ora dare al mondo la possibilità di un rinnovamento della redenzione di Gesù Cristo, coi suoi effetti di grazia e santificazione, tale come fu vissuta nei primi tempi della Chiesa. La profusione di “tesori d’amore, di misericordia, di grazia, di santificazione e di salute" che racchiude il Sacro Cuore da Gesù, come scrisse Santa Margherita, sono disponibili per "tutti coloro che volessero dargli e procurargli tutto l'onore, l'amore e la gloria che fose alla sua portata”.

Il culto al Sacro Cuore di Gesù è, in definitiva, il culto all'amore di Dio, come bene lo spiega il Papa Pio XII in "Haurietis Acquas"::

“L’altro motivo, che appartiene in modo speciale al Cuore del Divin Redentore, e che perciò conferisce al medesimo un titolo tutto proprio a ricevere il culto di latria, risulta dal fatto che il suo Cuore, più di ogni altro membro del suo corpo, è l’indice naturale, ovvero il simbolo della sua immensa carità per il genere umano.
È fuor di dubbio che nei Libri Sacri non si hanno mai sicuri indizi di un culto di speciale venerazione e di amore, tributato al Cuore fisico del Verbo Incarnato, per la sua prerogativa di simbolo della sua accesissima carità. Ma questo fatto, se è doveroso apertamente riconoscerlo, non ci deve recar meraviglia, né in alcun modo indurci a dubitare che la carità, la quale è la ragione principale di questo culto, sia nell’Antico, che nel Nuovo Testamento, è esaltata e inculcata con immagini tali, da commuovere potentemente gli animi.”

Abbiamo così delineata a grandi tratti la rivelazione sulla devozione al sacro Cuore di Gesù, della quale parteciperanno altre molte figure alla Chiesa, come il P. Bernardo Hoyos, il P. Agostino di Cardaveraz, María del Divino Cuore, Benigna Consolata Ferrero ed altri.

In base a tutto quello esposto, possiamo riassumere così a questa devozione: Gesù ha nel suo Cuore un ardente desiderio di essere amato dagli uomini, per potere, da quell'amore, apprire il cammino che conduce a tutti i tesori di amore, misericordia e specialmente, di grazie di santificazione, che rinchiude in lui. È come una seconda redenzione amorosa per portare in questi tempi, sempre più vicini agli ultimi, a tutti gli uomini al suo Regno di amore.

La fine primordiale della devozione al sacro Cuore di Gesù è, allora, quella di fare sorgere cristiani santi in un mondo che si allontana sempre più da Dio.

Pratica della devozione al Sacro Cuore di Gesù.

Vediamo ora in che cosa consiste la pratica concreta di questa devozione. In lei bisogna distinguere due gradi differenti: quello della pratica parziale o incompleta ed il grado della pratica completa o totale, come bene lo spiega il P. Alcañiz:

"Nella pratica della devozione al Cuore Divino bisogna distinguere due gradi: quello della pratica parziale e quello della pratica completa. In primo, che è il comune e corrente tra persone pie, consiste in esercitare alcune azioni sciolte di amore o culto al Divino Cuore molto conosciute già nella Chiesa: tutto questo è cosa lodevole, giacchè, oltre al omaggio che si rende con ciò a nostro Signore, quasi tutti questi atti portano vincolate particolari promesse, e spesso possono essere preparazione per cose ulteriori. Ma non bisogna cadere nell'errore da pensare che in questo si trovi cifrata tutta la devozione al Sacro Cuore di Gesù; no, questo è un grado inferiore, la devozione incompleta.
È questo un punto molto degno che si rifletta su lui, perché la sua errata comprensione può fare molto male a questa devozione divina. Si vedono le grandi promesse; per sbaglio o per un'altra causa qualunque si suppone che tutta la pratica consiste in quell'elementare; si nota che, dopo avere compiuto tutto, le promesse non sembra che si realizzino, e si ottiene allora la naturale conseguenza che in questa devozione ci dev’essere una buona dose di esagerazione, magari ben intenzionata...
Innanzitutto si capisce che un assunto che è paragonato ad una seconda redenzione, un ultimo sforzo dell'amore di Dio verso gli uomini, uno dei maggiori affari che si hanno trattato nel mondo, etc., non dovrebbe ridursi unicamente alla preghiera di qualche Padre nostro in più nelle nostre devozioni giornaliere, alla collocazione di un'altra immagine tra le molte che abbiamo nelle nostre stanze, ad alcune liturgie nella Chiesa, o a cose per lo stile...
È necessario, in una parola, prendere la devozione al Cuore di Gesù come ella è: un sistema completissimo di vita spirituale, così bello ed efficace come non credo che ci lo sia stato fino al presente nella Chiesa; un sistema col quale, senza necessità di uscire dal suo campo per niente, può l'uomo arrivare, con la maggiore rapidità e soavità, dentro del modo di essere della vita dello spirito nella provvidenza attuale, e delle condizioni personali di ogni individuo, alla perfezione cristiana ed alla santità elevata.
Chè cosa fare, dunque, per essere devoto del Cuore di Gesù in questa seconda forma? Diciamo che la cosa principale, quello che è come la radice ed il tronco, posti i quali, tutto il resto andrà di suo, può ridursi, secondo i grandi amici del Cuore di Gesù, alla vera consacrazione.”
(286)

La pratica completa della devozione si vive con la vera consacrazione al sacro Cuore di Gesù. La parola consacrazione significa in generale una dedicazione in forma esclusiva ad alcuna attività, alla quale si applica il massimo sforzo e tempo possibile.

Consacrarsi al sacro Cuore di Gesù implica una consegna totale e completa del nostro essere a Lui. Per la consacrazione si fa come un patto o alleanza con Gesù, attraverso suo Sacro Cuore, che può sintetizzarsi nella formula seguente:

* Io, Gesù, baderò alla tua persona ed alla tua santificazione.
* Tu bada di Me, amandomi con tutto il tuo essere, e delle mie cose, propagando il mio regno di amore nei cuori degli uomini.

La consegna totale di questa consacrazione comprende:

Consegna dell'anima, con tutte le sue facoltà razionali secondo già vedemmo (intelletto, volontà, immaginazione, memoria), affinché, attraverso le virtù infuse ed i doni dello Spirito Santo, ed una profusione di grazie attuali, possa questo Sacro Cuore santificarci e portarci al maggiore grado di gloria nel cielo.

Consegna del corpo: mettere in mani del Sacro Cuore di Gesù, del suo amore e misericordia, la nostra salute ed infermità, la nostra vita e la nostra morte, il nostro lavoro ed il nostro riposo. Questo significa procurare la nostra salute e benessere corporale con tutti i mezzi alla nostra portata (medici, medicine, cure corporali, etc.), e quando l'abbiamo fatto, abbandonarci allora, con pace e fiducia, alla misericordia del Sacro Cuore di Gesù.

Consegna delle opere: è molto chiaro quello che spiega in questo aspetto il P. Alcañiz: "Dopo l'anima e del corpo dobbiamo offrire al Cuore di Gesù tutte le nostre azioni virtuose: dopo l'albero, i frutti. Tutte le opere buone e sofferenze passate, presenti e per venire; quelle che altre persone offrirono per noi durante la nostra vita, i suffragi dopo la nostra morte: tutto bisogna metterlo nelle sue mani sacrosante, affinché disponga di ciò in favore delle persone che a Lui piaccia e nella forma che gli piaccia, come Signore assoluto che è.” (287)

Consegna delle cose esterne: sono le cose che ci circondano nella nostra esistenza giornaliera, come la famiglia, i lavori ed occupazioni, la professione, gli affari, i beni materiali, le amicizie ed ogni altro possesso nel mondo. Significa lasciare in mani del Cuore di Gesù le nostre preoccupazioni ed attaccamenti eccessivi a tutte queste cose che molte volte impediscono che la nostra mente e volontà siano focalizzate verso Dio e le sue cose.
Quando si fa una consegna completa come l'indicata, si compie la prima parte della consacrazione. Ma una volta che si è offerto tutto al Cuore di Gesù, è necessario vivere in conseguenza di quella consegna, perché altrimenti rimarreremmo solamente in una pia dichiarazione, senza che abbia la corrispondenza di un'azione concreta. Vediamo come si vive nella pratica la consacrazione:

*Vivere la nostra santificazione per amore al Sacro Cuore: Un spazio molto importante occupa in questo atteggiamento di vita sotto la consacrazione al Sacro Cuore di Gesù quello di più valore che si riferisce alla nostra anima: la santificazione. Abbiamo visto già che la motivazione più importante rivelata dallo stesso Gesù rispetto alla devozione al suo Sacro Cuore è quella del suo desiderio ardente di santificare alle anime, facendole partecipi dal suo Sacro Cuore di tutte le grazie e tesori soprannaturali necessari, non solo per la sua salvazione, bensì per la sua maggiore gloria nell'eternità..

Orbene, cercare la nostra santificazione per amore al Cuore di Gesù, perché è il desiderio ardente che lo brucia giorno per giorno, significa trovare una delle motivazioni più profonde che possano muoverci e sostenerci nel dificilísimo cammino verso la nostra perfezione spirituale e santificazione.

In definitiva, tutta la consegna che possiamo fare, non solo della nostra anima, bensì del nostro corpo, delle nostre opere e dei nostri beni esterni, ha vero significato e senso se c'aiuta durante il percorso della nostra santificazione.

*Vivere la nostra santificazione come riparazione al Sacro Cuore: Anche la devozione al Sacro Cuore di Gesù mediante la consacrazione completa provvede un'altra motivazione profonda per affrontare la nostra santificazione: è quella della riparazione. Continuamente il Sacro Cuore di Gesù, fonte dei suoi più intimi sentimenti e da dove scaturisce il suo infinito amore per gli uomini, è mortificato ed offeso per gli uomini, specialmente in tutto quello relativo al Santissimo Sacramento dell'Altare.

L'indifferenza, il disinteresse, le pratiche sacrileghe, l'abbandono, l'ignoranza circa la Sua presenza Santa nel Sacrario sono nuove lance che continuamente in tutto il mondo si inchiodano in questo Cuore dove ci sono solo amore e misericordia, ancora per quelli che così lo feriscono.

Pertanto, porteremo avanti anche la nostra consacrazione completa con l'offerta di tutto lo sforzo che implica il difficile ed arduo cammino verso la nostra santificazione come riparazione per le offese che ha ricevuto, riceve e riceverà questo Divino Cuore, tanto della nostra parte come da parte degli uomini del mondo.

* Fare conoscere ed amare al Sacro Cuore di Gesù: anche la consacrazione completa implica un servizio, consistente in fare conoscere la devozione, affinché gli uomini possano ricevere anche le grazie che sono riservate a coloro che la praticano in forma completa.

Questo servizio si capisce che il Signore lo chiede ad ognuno secondo il suo stato e realtà di vita, ed ovviamente sarà distinto secondo che si tratti di fedeli laici non consacrati, di religiosi o di sacerdoti. A nessuno il Signore forzerà ad un servizio che si oppona alle sue realtà di famiglia e stato, e sempre in questa materia bisogna curare alle tentazioni che, mascherate sotto l'aspetto di un servizio buono per la Chiesa, portano a trascurare gli obblighi propri di ogni stato.

Rimane così esposta in tutta la sua grandezza l'importanza della devozione al Sacro Cuore di Gesù nella santificazione del cristiano. Tuttavia, c'è un aspetto che dobbiamo finire di chiarire.
Vedemmo all'inizio di questo capitolo le opinioni di alcuni Papi in rapporto all'importanza di questa devozione, ed anche il fatto che la stessa non è avuta in conto secondo il suo immenso valore; per esempio, dice Pio XII che "è da lamentare che non uguale onore e stima, sia nei tempi passati che ai giorni nostri, questo nobilissimo culto gode presso alcuni cristiani e talvolta anche presso alcuni di coloro, che pur si dicono animati da sincero zelo per gli interessi della religione cattolica e per la propria santificazione."

Questo succede perché l'esigenza della vera consacrazione non può essere né intesa né assunta per coloro che non hanno avanzato abbastanza nella sua crescita spirituale. Detto con le parole che utilizzeremo nella prossima parte del libro, un principiante nella vita spirituale e di preghiera può molto difficilmente vivere più o meno pienamente la vera consacrazione; appena quello che sia già proficiente potrà approfittare dell'immensità di tesori che lo provvede questa devozione, che gli permetterà ad arrivare ad essere un perfetto nella sua vita spirituale.



PARTE TERZA:

I Riferimenti al Capitolo 5:

(282): P. Florentino Alcañiz, "La devozione al Sacro Cuore di Gesù", Introduzione
(283): Riferito nel libro citato sopra, Parte I, Capitolo 1
(284): Ibid. Sopra
(285): Ibid. Sopra
(286): Ibid. Sopra, Parte II, Capitolo 1
(287): Ibid. Sopra, Parte II, Capitolo 2

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