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La Piena Vita Cristiana

Parte Terza: I Mezzi Di Crescita Della Vita Cristiana.

Capitolo 2: La Crescita Per I Sacramenti Cristiani.

Introduzione.

Parte Prima: L'origine della Vita Cristiana. Nuovo - Traduzione Completa
   Capitolo 1: Il proposito di Dio per l'uomo.
   Capitolo 2: Il Compimento del proposito di Dio.
   Capitolo 3: Dio non abbandona l'uomo: L'Antico Testamento.
   Capitolo 4: La Salvezza per Gesù Cristo.

Parte Seconda: Fondamenti della Vita Cristiana.
   Capitolo 1: La Redenzione Oggettiva e Soggettiva.
   Capitolo 2: Gli effetti della Grazia Santificante.
   Capitolo 3: L'Azione della Ragione nell'uomo.
   Capitolo 4: L'Azione della Grazia nell'uomo.
   Capitolo 5: La Santità nella terra.
   Capitolo 6: La Gloria nel Cielo. Nuovo - Traduzione Completa
   Capitolo 7: I Fenomeni Mistici straordinari. Nuovo - Traduzione Completa

Parte Terza: I mezzi di crescita della Vita Cristiana.
   Capitolo 1: L'Aspetto Negativo della Crescita Spirituale.
   Capitolo 2: La crescita per i Sacramenti cristiani. Nuovo - Traduzione Completa
   Capitolo 3: La crescita per il Merito e l'Orazione.
   Capitolo 4: La parte della Vergine Maria nella santificazione degli uomini.
   Nuovo - Traduzione Completa
   Capitolo 5: La devozione al Sacro Cuore di Gesù come mezzo di santificazione.
   Nuovo - Traduzione Completa

Parte Cuarta: Lo svilluppo della Vita Cristiana.
   Capitolo 1: La Vita spirituale al Modo Umano.
   Capitolo 2: La Vita spirituale al Modo Divino.

Vedemmo già quando parliamo del battesimo, nel Capitolo 1 della Seconda Parte, la nozione di sacramento: è un segno esterno istituito per Gesù Cristo per produrre la grazia.

Troviamo in questa definizione di sacramento tre elementi ben chiari:

* Un segno sensibile percettibile per i sensi, della grazia santificante.
* Questo segno è dato per Dio (causa principale), attraverso Cristo (causa meritoria).
* Il suo effetto è quello di produrre la grazia

Cioè, i sacramenti conferiscono la grazia che significano, a patto che non si mettano ostacoli agli stessi e si ricevano con la disposizione adeguata.

Ognuno dei sacramenti conferisce la grazia a chi li ricevono, ma si distingue la finalità dei distinti sacramenti, secondo quello che si denomina grazia sacramentale specifica di ogni sacramento. Questa grazia sacramentale provvede aiuti divini speciali, come grazie attuali specifiche, per ottenere le fini particolari di ogni sacramento. Così, per esempio, il sacramento del matrimonio concederà grazie speciali per compiere gli obblighi dello stato che implica il fatto di sposarsi, ed il sacramento dell'ordine le darà ai sacerdoti per il compimento della sua missione come ministri della Chiesa.

I Sacramenti della Niova Alleanza sono sette. Il Catechismo ci spiega:
"I sacramenti della Nuova Legge sono istituiti da Cristo e sono sette, ossia: il Battesimo, la Confermazione, l'Eucaristia, la Penitenza, l'Unzione degli infermi, l'Ordine e il Matrimonio. I sette sacramenti toccano tutte le tappe e tutti i momenti importanti della vita del cristiano: grazie ad essi, la vita di fede dei cristiani nasce e cresce, riceve la guarigione e il dono della missione. In questo si dà una certa somiglianza tra le tappe della vita naturale e quelle della vita spirituale" (254)

Normalmente si raggruppano i sacramenti in tre classi: i sacramenti dell'iniziazione cristiana (battesimo, confermazione, eucaristia), quelli di guarigione (penitenza ed unzione dei infermi), e quelli che sono al servizio della comunione (matrimonio ed ordine).

Sacramenti dell'Iniziazione cristiana.

a) Il Battesimo: vedemmo già certi aspetti relativi a questo sacramento all’inizio della "Seconda Parte." Ricordiamo che questo sacramento conferisce una grazia di rigenerazione spirituale, pulendo l’anima dal peccato originale e facendo nascere all’uomo alla vita della grazia, creando in noi l'uomo nuovo, rinato per vivere la stessa vita di Cristo.

b) La Confermazione: per questo sacramento si consolida la grazia del battesimo (grazia santificante), affinché il fedele cresca interiormente nella sua vita soprannaturale e riceva una speciale forza per proclamare la sua fede con prodezza, specialmente senza paura per il rispetto umano che molte volte è un ostacolo per i doveri religiosi.

Si riceve per questo sacramento un speciale soccorso dello Spirito Santo per crescere nella pratica delle virtù cristiane e per ricevere i sette preziosi doni dello Spirito. Per questo motivo si dice comunemente che con la confermazione il cristiano si trasforma in un nuovo soldato di Cristo.

I segni visibili di questo sacramento sono l'imposizione delle mani da parte del ministro (vescovo o sacerdote autorizzato), e l'unzione col sacro crisma che conferisce la "marca" o il "sigillo" dello Spirito Santo. Anche il segno dell'imposizione delle mani, fin dal tempo degli apostoli, è un segno del dono dello Spirito Santo.

Non significa questo che appena nella confermazione si riceve lo Spirito Santo, poiché lo stesso, come parte della Trinità, si è ricevuto con la grazia santificante conferita per il battesimo, ed inhabita nello spirito del fedele battezzato. Quello che si vuole dire è che con la confermazione, per la sua grazia sacramentale propria, si riceve un nuovo slancio per la crescita della vita soprannaturale, azione che si concede allo Spirito Santo per appropriazione. Per questo motivo la confermazione è un sacramento che si riceve ad un'età dove si ha già un uso della ragione avanzato, giovani o adulti, perché soccorrerà ai confermati con grazie attuali che gli permettano di perfezionare il suo organismo soprannaturale, virtù infuse e doni dello Spirito Santo.

c) L'Eucaristia: Rispetto a questo sacramento ci dice il Catechismo:

“La santa Eucaristia completa l'iniziazione cristiana. Coloro che sono stati elevati alla dignità del sacerdozio regale per mezzo del Battesimo e sono stati conformati più profondamente a Cristo mediante la Confermazione, attraverso l'Eucaristia partecipano con tutta la comunità allo stesso sacrificio del Signore.
“Il nostro Salvatore nell'ultima Cena, la notte in cui veniva tradito, istituì il sacrificio eucaristico del suo Corpo e del suo Sangue, col quale perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il sacrificio della croce, e per affidare così alla sua diletta Sposa, la Chiesa, il memoriale della sua Morte e Risurrezione: sacramento di pietà, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, "nel quale si riceve Cristo, l'anima viene ricolmata di grazia e viene dato il pegno della gloria futura"
(255)

L'eucaristia è il sacramento nel quale, sotto le specie di pane e vino, si trova Cristo presente in forma vera, col suo corpo, sangue, anima umana e divinità, al fine di offrirsi in un nuovo sacrificio incruento al Padre celestiale, e per darsi come alimento spirituale ai fedeli.
È chiaro dogma di fede cattolica che Cristo è presente nell'eucaristia in forma reale e sostanziale, poiché quando il sacerdote consacra le specie del pane e del vino, si produce in forma miracolosa la conversione di queste sostanze nel corpo ed il sangue di Gesù Cristo. Questa trasformazione riceve il nome teologico di transustanziazione.

Dobbiamo differenziare nell'eucaristia quello che è sacramento di quello che è sacrificio, benché ambedue si producono a partire da un'unica consacrazione del ministro. L'eucaristia è sacramento nella misura in che Cristo si dà in lei come alimento per l'anima, in ordine alla sua santificazione, mentre è sacrificio in quanto in lei Gesù Cristo si offre nuovamente a Dio come vittima, come ostia sacra.

Il frutto più importante dell'eucaristia è l'unione profondamente intima che si produce tra Gesù Cristo e colui che riceve il sacramento, dove il Signore gli comunica il suo modo di essere, i suoi sentimenti, i suoi affetti, le sue virtù, e, specialmente, il suo amore al Padre e gli uomini.

Questa unione è un'unione fisica, poiché, quando riceviamo l'eucaristia, riceviamo a Cristo tutto intero, corpo, sangue, anima e divinità, e siamo assimilati da Lui; è anche un'unione spirituale molto intima e santificatrice: si uniscono la sua anima con la nostra, la sua immaginazione e memoria, tanto sacre e disciplinate, si uniscono anche con la nostra propria immaginazione e memoria, per avviarle verso Dio e le cose divine.

L'intelletto di Gesù, come un vero sole delle anime, illumina la nostra intelligenza con la virtù della fede, e la sua volontà, forte e generosa, corregge le fragilità e debolezze della nostra, in modo che possiamo perseverare nella nostra vita cristiana in mezzo alle difficoltà e tentazioni. L'unione con Gesù Cristo nell'eucaristia è pertanto profondamente trasformatrice di tutto il nostro essere.

Affinché questi effetti si producono nella persona che riceve l'eucaristia, sono necessarie una preparazione ed una disposizione adeguate. Questo implica essere in stato di grazia, non avere peccato grave, avere coscienza del compimento dei doveri propri di ogni stato, essere riconciliato con gli altri, senza serbare odi e rancori, ed avere un desiderio profondo ed ardente di unirci con Gesù Cristo nell'eucaristia.

Dopo ricevuto il sacramento la disposizione deve essere quella di adorazione profonda di Colui che si è dato completamente a noi, di rendimento di grazie per avere ricevuto così grande Dono, e di proposito di fare gli sforzi e sacrifici necessari per crescere in determinate virtù che necessitiamo, o per vincere certe fragilità e debolezze che sappiamo che rimangono in noi.

Sacramenti di guarigione.

Il secondo gruppo di sacramenti è costituito per i sacramenti di guarigione, come l'insegna il Catechismo:

“Attraverso i sacramenti dell'iniziazione cristiana, l'uomo riceve la vita nuova di Cristo. Ora, questa vita, noi la portiamo “in vasi di creta” (2Cor 4,7 ). Adesso è ancora “nascosta con Cristo in Dio” (Col 3,3 ). Noi siamo ancora nella “nostra abitazione sulla terra” (2Cor 5,1 ), sottomessa alla sofferenza, alla malattia e alla morte. Questa vita nuova di figlio di Dio può essere indebolita e persino perduta a causa del peccato. “Il Signore Gesù Cristo, medico delle nostre anime e dei nostri corpi, colui che ha rimesso i peccati al paralitico e gli ha reso la salute del corpo, [Cf Mc 2,1-12 ] ha voluto che la sua Chiesa continui, nella forza dello Spirito Santo, la sua opera di guarigione e di salvezza, anche presso le proprie membra. E' lo scopo dei due sacramenti di guarigione: del sacramento della Penitenza e dell'Unzione degli infermi.” (256)

a) La Penitenza o Riconciliazione: La Chiesa ricevè da Cristo la potestà di perdonare i peccati commessi dopo il battesimo attraverso il sacramento della penitenza o riconciliazione, come insegna il Catechismo:

“Quelli che si accostano al sacramento della Penitenza ricevono dalla misericordia di Dio il perdono delle offese fatte a lui e insieme si riconciliano con la Chiesa, alla quale hanno inflitto una ferita col peccato e che coopera alla loro conversione con la carità, l'esempio e la preghiera” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 11].
È chiamato sacramento della conversione poiché realizza sacramentalmente l'appello di Gesù alla conversione, [Cf Mc 1,15 ] il cammino di ritorno al Padre [Cf Lc 15,18 ] da cui ci si è allontanati con il peccato.
E' chiamato sacramento della Penitenza poiché consacra un cammino personale ed ecclesiale di conversione, di pentimento e di soddisfazione del cristiano peccatore.
E' chiamato sacramento della confessione poiché l'accusa, la confessione dei peccati davanti al sacerdote è un elemento essenziale di questo sacramento. In un senso profondo esso è anche una “confessione”, riconoscimento e lode della santità di Dio e della sua misericordia verso l'uomo peccatore.
E' chiamato sacramento del perdono poiché, attraverso l'assoluzione sacramentale del sacerdote, Dio accorda al penitente “il perdono e la pace” [Rituale romano, Rito della penitenza, formula dell'assoluzione].
E' chiamato sacramento della Riconciliazione perché dona al peccatore l'amore di Dio che riconcilia: “Lasciatevi riconciliare con Dio” (2Cor 5,20 ). Colui che vive dell'amore misericordioso di Dio è pronto a rispondere all'invito del Signore: “Va' prima a riconciliarti con il tuo fratello” (Mt 5,24 ).”
(257)

Il segno esterno del sacramento della penitenza è costituito per la contrizione, la confessione dei peccati, la soddisfazione od opere di penitenza e l'assoluzione.

La contrizione si spiega per il dolore dell'anima e l'odio del peccato commesso, uniti col proposito che si fa di non tornare a peccare.

La confessione, come secondo segno esterno di questo sacramento, è l'accusa che il penitente fa dei suoi propri peccati davanti al sacerdote per ricevere il perdono. I peccati gravi o mortali devono confessarsi obbligatoriamente per ricevere nuovamente la grazia persa, mentre i peccati veniali, malgrado siano perdonati per altri mezzi, contrizione, preghiera, opere di carità e mortificazione, è buono e vantaggioso confessarli, perché sono anche compresi nel potere di perdonarli.
Dopo la confessione il sacerdote impone la soddisfazione o penitenza che consiste in opere che permettono di espiare le pene dovute per il peccato commesso, come lo spiega il Catechismo:

“Molti peccati recano offesa al prossimo. Bisogna fare il possibile per riparare (ad esempio restituire cose rubate, ristabilire la reputazione di chi è stato calunniato, risanare le ferite). La semplice giustizia lo esige. Ma, in più, il peccato ferisce e indebolisce il peccatore stesso, come anche le sue relazioni con Dio e con il prossimo. L'assoluzione toglie il peccato, ma non porta rimedio a tutti i disordini che il peccato ha causato. Risollevato dal peccato, il peccatore deve ancora recuperare la piena salute spirituale. Deve dunque fare qualcosa di più per riparare le proprie colpe: deve “soddisfare” in maniera adeguata o “espiare” i suoi peccati. Questa soddisfazione si chiama anche “penitenza”.
La penitenza che il confessore impone deve tener conto della situazione personale del penitente e cercare il suo bene spirituale. Essa deve corrispondere, per quanto possibile, alla gravità e alla natura dei peccati commessi. Può consistere nella preghiera, in un'offerta, nelle opere di misericordia, nel servizio del prossimo, in privazioni volontarie, in sacrifici, e soprattutto nella paziente accettazione della croce che dobbiamo portare. Tali penitenze ci aiutano a configurarci a Cristo che, solo, ha espiato per i nostri peccati [Cf Rm 3,25; 1460 1Gv 2,1-2 ] una volta per tutte. Esse ci permettono di diventare i coeredi di Cristo risorto, dal momento che “partecipiamo alle sue sofferenze” (Rm 8,17 )”
(258)

Finalmente viene l'assoluzione, significata per le parole pronunciate dal sacerdote, e che, insieme agli atti del penitente, opera finalmente la remissione dei peccati.

L'effetto principale di questo sacramento è la riconciliazione del peccatore con Dio, come l'insegna il Catechismo:

“Tutto il valore della penitenza consiste nel restituirci alla grazia di Dio stringendoci a lui in intima e grande amicizia” [Catechismo Romano, 2, 5, 18]. Il fine e l'effetto di questo sacramento sono dunque la riconciliazione con Dio. In coloro che ricevono il sacramento della Penitenza con cuore contrito e in una disposizione religiosa, ne conseguono “la pace e la serenità della coscienza insieme a una vivissima consolazione dello spirito” [Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1674]. Infatti, il sacramento della riconciliazione con Dio opera una autentica “risurrezione spirituale”, restituisce la dignità e i beni della vita dei figli di Dio, di cui il più prezioso è l'amicizia di Dio [Cf Lc 15,32 ].
Questo sacramento ci riconcilia con la Chiesa. Il peccato incrina o infrange la comunione fraterna. Il sacramento della Penitenza la ripara o la restaura. In questo senso, non guarisce soltanto colui che viene ristabilito nella comunione ecclesiale, ma ha pure un effetto vivificante sulla vita della Chiesa che ha sofferto a causa del peccato di uno dei suoi membri [Cf 1Cor 12,26 ]. Ristabilito o rinsaldato nella comunione dei santi, il peccatore viene fortificato dallo scambio dei beni spirituali tra tutte le membra vive del Corpo di Cristo, siano esse esse ancora nella condizione di pellegrini o siano siano già nella patria celeste [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 48-50].
Bisogna aggiungere che tale riconciliazione con Dio ha come conseguenza, per così dire, altre riconciliazioni, che rimediano ad altrettante rotture, causate dal peccato: il penitente perdonato si riconcilia con se stesso nel fondo più intimo del proprio essere, in cui ricupera la propria verità interiore; si riconcilia con i fratelli, da lui in qualche modo offesi e lesi; si riconcilia con la Chiesa, si riconcilia con tutto il creato [Giovanni Paolo II, Esort. ap. Reconciliatio et paenitentia, 31].”
(259)

b) Unzione degli infermi: Per il sacramento dell'unzione degli infermi il cristiano malato riceve la grazia di Dio per la salute soprannaturale della sua anima e molte volte anche per la salute naturale del corpo, mediante l'unzione con olio ed la preghiera del sacerdote, che sono i segni di questo sacramento. Dice il Catechismo:

“Con la sacra unzione degli infermi e la preghiera dei presbiteri, tutta la Chiesa raccomanda gli ammalati al Signore sofferente e glorificato, perché alleggerisca le loro pene e li salvi, anzi li esorta a unirsi spontaneamente alla passione e alla morte di Cristo, per contribuire così al bene del popolo di Dio” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 11].” (260)

Gli effetti di questo sacramento portano all'anima che si crede prossima alla morte la consolazione delle angosce e paure che porta il ricordo dei errori del passato, la considerazione delle debolezze attuali ed il timore del giudizio di Dio. Il catechismo ci riassume così questi effetti:

“La grazia fondamentale di questo sacramento è una grazia di conforto, di pace e di coraggio per superare le difficoltà proprie dello stato di malattia grave o della fragilità della vecchiaia. Questa grazia è un dono dello Spirito Santo che rinnova la fiducia e la fede in Dio e fortifica contro le tentazioni del maligno, cioè contro la tentazione di scoraggiamento e di angoscia di fronte alla morte [Cf Eb 2,15 ]. Questa assistenza del Signore attraverso la forza del suo Spirito vuole portare il malato alla guarigione dell'anima, ma anche a quella del corpo, se tale è la volontà di Dio.
Per la grazia di questo sacramento il malato riceve la forza e il dono di unirsi più intimamente alla passione di Cristo: egli viene in certo qual modo consacrato per portare frutto mediante la configurazione alla Passione redentrice del Salvatore. La sofferenza, conseguenza del peccato originale, riceve un senso nuovo: diviene partecipazione all'opera salvifica di Gesù.”
(261)

Sacramenti al servizio della comunità.

Ci sono finalmente sacramenti che possiamo considerarli come un aiuto per la comunità, come riassume il Catechismo:

“Il Battesimo, la Confermazione e l'Eucaristia sono i sacramenti dell'iniziazione cristiana. Essi fondano la vocazione comune di tutti i discepoli di Cristo, vocazione alla santità e alla missione di evangelizzare il mondo. Conferiscono le grazie necessarie per vivere secondo lo Spirito in questa vita di pellegrini in cammino verso la patria.
Due altri sacramenti, l'Ordine e il Matrimonio, sono ordinati alla salvezza altrui. Se contribuiscono anche alla salvezza personale, questo avviene attraverso il servizio degli altri. Essi conferiscono una missione particolare nella Chiesa e servono all'edificazione del popolo di Dio.”
(262)

Cioè, questi sacramenti non santificano già l'uomo nella sua vita privata, come gli anteriori, ma lo fanno in relazione alla sua vita sociale.

a) Sacramento del matrimonio: Il sacramento del matrimonio cristiano è quello per il quale due persone di distinto sesso, abili per sposarsi, si uniscono per mutuo consenso in un'indissolubile comunità di vita che ha la finalità di generare ed educare figli, costituendo una famiglia. Per questo sacramento i coniugi ricevono la grazia necessaria per potere compiere i doveri speciali del suo stato matrimoniale.

Gli stessi sposi sono i ministri della grazia sacramentale, ed essi si conferiscono mutuamente il sacramento, esprimendo davanti alla Chiesa il suo consenso, che è il segno del matrimonio:

“La Chiesa considera lo scambio del consenso tra gli sposi come l'elemento indispensabile “che costituisce il matrimonio” [Codice di Diritto Canonico, 1057, 1]. Se il consenso manca, non c'è matrimonio. Il consenso consiste in un “atto umano col quale i coniugi mutuamente si danno e si ricevono”: [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 48; cf Codice di Diritto Canonico, 1057, 2] “Io prendo te come mia sposa” - “Io prendo te come mio sposo” [Rituale romano, Il sacramento del matrimonio, 45]. Questo consenso che lega gli sposi tra loro, trova il suo compimento nel fatto che i due diventano “una carne sola” [Cf Gen 2,24; Mc 10,8; Ef 5,31 ].” (263)

Il vincolo matrimoniale stabilito per questo sacramento è indissolubile:

“Il consenso, mediante il quale gli sposi si donano e si ricevono mutuamente, è suggellato da Dio stesso [Cf Mc 10,9 ]. Dalla loro alleanza “nasce, anche davanti alla società, l'istituto (del matrimonio) che ha stabilità per ordinamento divino” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 48]. L'alleanza degli sposi è integrata nell'alleanza di Dio con gli uomini: “L'autentico amore coniugale è assunto nell'amore divino” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 48].
Il vincolo matrimoniale è dunque stabilito da Dio stesso, così che il matrimonio concluso e consumato tra battezzati non può mai essere sciolto. Questo vincolo, che risulta dall'atto umano libero degli sposi e dalla consumazione del matrimonio, è una realtà ormai irrevocabile e dà origine ad un'alleanza garantita dalla fedeltà di Dio. Non è in potere della Chiesa pronunciarsi contro questa disposizione della sapienza divina [Cf Codice di Diritto Canonico, 1141].”
(264)

Tuttavia possono esistere ragioni esterne che producano la nullità del matrimonio cristiano:

“Il consenso deve essere un atto della volontà di ciascuno dei contraenti, libero da violenza o da grave costrizione esterna. Nessuna potestà umana può sostituirsi a questo consenso. Se tale libertà manca, il matrimonio è invalido.
Per questo motivo (o per altre cause che rendono nullo e non avvenuto il matrimonio) la Chiesa può, dopo esame della situazione da parte del tribunale ecclesiastico competente, dichiarare “la nullità del matrimonio”, vale a dire che il matrimonio non è mai esistito. In questo caso i contraenti sono liberi di sposarsi, salvo rispettare gli obblighi naturali derivati da una precedente unione”
(265)

b) Il sacramento dell'Ordine: Questo sacramento è quello nel quale, per l'imposizione delle mani e la preghiera di un vescovo, si conferisce ad un cristiano di sesso maschile il potere di consacrare la divina eucaristia, di amministrare i sacramenti e di predicare la verità evangelica, e la grazia di esercitare santamente questi ministeri:

“L'Ordine è il sacramento grazie al quale la missione affidata da Cristo ai suoi Apostoli continua ad essere esercitata nella Chiesa sino alla fine dei tempi: è, dunque, il sacramento del ministero apostolico. Comporta tre gradi: l'episcopato, il presbiterato e il diaconato.
Il rito essenziale del sacramento dell'Ordine è costituito, per i tre gradi, dall'imposizione delle mani, da parte del vescovo, sul capo dell'ordinando come pure dalla specifica preghiera consacratoria che domanda a Dio l'effusione dello Spirito Santo e dei suoi doni adatti al ministero per il quale il candidato viene ordinato.”
(266)

Il sacramento dell'Ordine produce un aumento della grazia santificante ed una grazia sacramentale propria che ha per finalità abilitare all'ordinato per il degno esercizio delle funzioni del suo ministero e per avere una vita santa d’accordo al suo nuovo stato.

È importante avere chiaro che il potere ricevuto per il sacerdote in virtù di questo sacramento non dipende dalla sua maggiore o minore dignità personale, o dalla sua condizione di santità o di peccato:

“Poiché in definitiva è Cristo che agisce e opera la salvezza mediante il ministro ordinato, l'indegnità di costui non impedisce a Cristo di agire. Sant'Agostino lo dice con forza: Un ministro superbo va messo assieme al diavolo; ma non per questo viene contaminato il dono di Cristo, che attraverso di lui continua a fluire nella sua purezza e per mezzo di lui arriva limpido a fecondare la terra. . . La virtù spirituale del sacramento è infatti come la luce: giunge pura a coloro che devono essere illuminati, e anche se deve passare attraverso degli esseri immondi, non viene contaminata” (267)

Conclusioni.

I sacramenti sono tutti fonti di grazia santificante per chi li ricevono, e di grazie sacramentali particolari adeguate ad ogni stato di vita. Ma bisogna avere presente che, sebbene producono per se stessi la grazia in quelli quale non mettono ostacoli, questa grazia la producono in maggiore o minore abbondanza secondo il fervore di chi li riceve.
Il Concilio di Trento definì che: "Tutti ricevono la giustizia (santità), secondo la misura desiderata per ognuno per lo Spirito Santo e secondo la propria disposizione."

Santo Tommasso, al riguardo, fa notare che, nell'ordine naturale, benché un fuoco scaldi per sé stesso, tanto più si approfitta uno del caldo quanto più si avvicina a lui; allo stesso modo, nell'ordine soprannaturale, tanto maggiore profitto si otterrà dei sacramenti quanto uno si avvicini a loro con fede più viva ed un maggiore fervore della volontà.

Di tutti i sacramenti l'eucaristia è la "fonte e apice di tutta la vita cristiana." (268), è il sacramento che ci va alimentando permanentemente durante la nostra peregrinazione terrena, e questo è stato l'insegnamento fondamentale di Gesù:

“Allora gli dissero: «Quale segno dunque tu fai perché vediamo e possiamo crederti? Quale opera compi? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero; il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete.” (269)


PARTE TERZA:

I Riferimenti al Capitolo 2:

(254): Catechismo della Chiesa Cattolica, N° 1210
(255): Catechismo della Chiesa Cattolica, N° 1322, 1323 e 1324
(256): Ibid. N° 1420 e 1421
(257): Ibid. N° 1423 e 1424
(258): Ibid. N° 1459 e 1460
(259): Ibid. N° 1468 e 1469
(260): Ibid. N° 1499
(261): Ibid. N° 1520 e 1521
(262): Ibid. N° 1533 e 1534
(263): Ibid. N° 1626 e 1627
(264): Ibid. N° 1639 e 1640
(265): Ibid. N° 1628 e 1629
(266): Ibid. N° 1536 e 1573
(267): Ibid. N° 1584
(268): Concilio Vaticano II, "Lumen Gentium" N° 1
(269): Giovanni 6,30-35

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