Contempladores

La Piena Vita Cristiana

Parte Terza: I Mezzi Di Crescita Della Vita Cristiana.

Capitolo 1: L'Aspetto Negativo Della Crescita Spirituale.

Introduzione.

Parte Prima: L'origine della Vita Cristiana. Nuovo - Traduzione Completa
   Capitolo 1: Il proposito di Dio per l'uomo.
   Capitolo 2: Il Compimento del proposito di Dio.
   Capitolo 3: Dio non abbandona l'uomo: L'Antico Testamento.
   Capitolo 4: La Salvezza per Gesù Cristo.

Parte Seconda: Fondamenti della Vita Cristiana.
   Capitolo 1: La Redenzione Oggettiva e Soggettiva.
   Capitolo 2: Gli effetti della Grazia Santificante.
   Capitolo 3: L'Azione della Ragione nell'uomo.
   Capitolo 4: L'Azione della Grazia nell'uomo.
   Capitolo 5: La Santità nella terra.
   Capitolo 6: La Gloria nel Cielo. Nuovo - Traduzione Completa
   Capitolo 7: I Fenomeni Mistici straordinari. Nuovo - Traduzione Completa

Parte Terza: I mezzi di crescita della Vita Cristiana.
   Capitolo 1: L'Aspetto Negativo della Crescita Spirituale.
   Capitolo 2: La crescita per i Sacramenti cristiani. Nuovo - Traduzione Completa
   Capitolo 3: La crescita per il Merito e l'Orazione.
   Capitolo 4: La parte della Vergine Maria nella santificazione degli uomini.
   Nuovo - Traduzione Completa
   Capitolo 5: La devozione al Sacro Cuore di Gesù come mezzo di santificazione.
   Nuovo - Traduzione Completa

Parte Cuarta: Lo svilluppo della Vita Cristiana.
   Capitolo 1: La Vita spirituale al Modo Umano.
   Capitolo 2: La Vita spirituale al Modo Divino.

I principi di azione nell'uomo.

Se consideriamo l'uomo secondo quello che abbiamo visto nella "La Piena Vita Cristiana, Seconda Parte, Capitolo 3 e 4", troveremo che in lui si manifestano tre principi d'azione o motori distinti che agiscono sull'essere umano in una varietà infinita di combinazioni.

Il primo è quello che possiamo chiamare l'animalità, ed è il principio che spinge all'azione a partire dagli istinti e le passioni, cioè, attraverso quello che percepiscono e raccolgono i sensi corporali che lo dirigono solamente alla ricerca del bene materiale o bene sensuale.
Questo principio d'azione è lo stesso che possiedono gli animali, ed è molto difficile trovarlo in un essere umano in forma completa, poiché significherebbe l'esistenza di un essere sommerso nella pura bestialità ed assolutamente irrazionale.

Può, sì, succedere che durante un certo lasso di tempo una persona si comporti di questo modo; in generale succederà in casi di profonde alterazioni psichiche, o essendo sotto l'azione totale dell'alcool o le droghe. Ma, è più comune trovare questa condotta in certi aspetti del comportamento di una persona, riferiti a qualche senso o istinto in particolare, dove l'uomo può comportarsi come un uomo animale.

Il secondo principio di azione è la ragione, composta per l'intelletto e la volontà, caratteristiche dell'essere umano, dell'uomo razionale. Questa ragione gli fa percepire all'uomo un'altra realtà che va oltre la realtà materiale percettibile per i sensi, che è il bene razionale o bene onesto. Ma il problema che si presenta è che la natura umana si trova in condizione decaduta, inquinata e disordinata per il peccato originale, e, come già vedemmo, questo fa che la ragione si trovi indebolita e non riesca facilmente a frenare o incanalare la sua animalità, che si manifesta attraverso l'impeto disordinato delle passioni.

Abbiamo visto che precisamente è la grazia che viene da Dio quella che rimedia questa situazione, elevando la natura dell'uomo razionale ad un ordine soprannaturale che perfeziona immensamente quella natura, incorporandogli nuove facoltà soprannaturali, le virtù infuse ed i doni dello Spirito Santo. Ci troviamo allora di fronte all'uomo spirituale, sul quale opera un stesso principio di azione, la grazia, ma di due modi diversi.

Nel bambino spirituale, agisce la sua ragione illuminata per la fede e con l'azione delle altre virtù soprannaturali. Così si somma all'azione naturale della sua intelligenza e volontà, l'azione soprannaturale delle virtù cristiane, ma sempre sotto il controllo e direzione del processo umano di ragionamento, cioè, operando al modo umano.

Invece, nell'adulto spirituale, la sua ragione non è solo aiutata per le virtù, ma è guidata direttamente, a modo di istinto, per le mozioni dello Spirito Santo, a partire dall'azione dei doni, operando allora la persona non già al modo umano, bensì al modo divino.

In che modo si va producendo nel cristiano l'avanzamento graduale nella sua crescita spirituale, da quando è bambino spirituale, fino alla piena età adulta, che significa lo stato di uomo perfetto, uomo nuovo o santo, è quello che tenteremo di comprendere in seguito.

Aspetti negativo e positivo dello sviluppo della vita cristiana.

Vedemmo che quando riceviamo la grazia di Dio per il battesimo abbiamo un vero rinascimento, nel che torniamo a nascere per la vita di Dio, così come eravamo nati per il mondo; siamo come bambini spirituali che dobbiamo crescere. San Pietro ci puntualizza questo: "ma crescete nella grazia e nella conoscenza del Signore nostro e salvatore Gesù Cristo." (244)

Nella vita soprannaturale tutto succede a similitudine della vita naturale; riceviamo da un principio gli elementi che costituiscono il nostro essere, ma questi avranno bisogno di un certo tempo per crescere e svilupparsi. San Lucca ci riferisce che lo stesso Gesù "cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini." (245)

La grazia santificante è come un germe, un seme, un embrione, che Dio semina nelle anime degli uomini nel battesimo, e che è destinato ad una crescita, ma ha una differenza fondamentale con la crescita naturale dell'organismo corporeo dell'uomo. Questo ha un sviluppo proprio, una evoluzione a partire dalle sue forze naturali e per l'assorbimento ed incorporazione a sé stesso di elementi del suo stesso ordine, cioè, naturali, come gli alimenti.

Ma la vita soprannaturale, per essere qualcosa ricevuta da Dio, innestata in noi, solamente può crescere allo stesso modo come nacque, cioè, per nuove infusioni divine. La grazia cresce, dunque, in ogni uomo che l'ha ricevuta, per nuove e successive azioni di Dio.
Ovviamente queste azioni di Dio presuppongono la cooperazione dell'uomo, la sua disposizione, il suo sforzo personale, ma, in ultima istanza, solo Dio è il principio dell'aumento della grazia.

Le azioni con le quali l'uomo asseconda questa azione di Dio sono di due tipi: quelle destinate a rimuovere ed eliminare gli ostacoli che si oppongono alla nuova vita, e quelle che tendono effettivamente alla sua crescita. Così troviamo due aspetti differenziati in questa crescita: l'aspetto negativo che si basa nella lotta contro gli ostacoli che si oppongono al suo sviluppo, e che, in sé stesso non produce una crescita, ma prepara all'anima affinché questo sia possibile.
È come quando si semina un seme con il proposito che cresca una pianta. Tutti sappiamo che la prima cosa che si fa quando si vuole preparare un giardino è eliminare ogni erbaccia e piante indesiderabili, perché altrimenti, queste soffocherebbero ed ostacolerebbero la crescita delle nuove piante.

L'altro aspetto della crescita della vita cristiana è l'aspetto positivo, che si riferisce ai mezzi che producono effettivamente questo sviluppo, ed a quali sono le azioni che deve effettuare l'uomo affinché questi mezzi siano aproffittati nel migliore modo possibile per ottenere il massimo risultato.

Possiamo prendere un paragone che c'aiuterà a comprendere questo. Supponiamo che una persona deve viaggiare ad un luogo che si trova molto lontano, in un determinato tempo. Non ha possibilità di arrivare lì con le sue sole forze naturali, cioè, camminando. Ma riceve come regalo un automobile nuovo che gli appare come caduto dal cielo, lì di fianco alla sua casa, col quale gli sarà allora fattibile realizzare questo viaggio. A partire da lì, la persona che ha ricevuto tale dono, si imbatte in due difficoltà per potere utilizzare il veicolo che gli regalarono. Come ha avuto una vita trascurata, disordinata, si sono accumulati nei dintorni della sua casa ogni tipo di rifiuti, di cose inservibili e inutili, come si trova molte volte in persone di questo mondo che vivono la sua vita sommersi tra mucchi di cose vecchie, in un vero immondezzaio.

Qest'individuo si è abituato già all'esistenza di tutto questo all'intorno suo, e mentre passa camminando, nella sua abitudine di tutti i giorni, può sorteggiare quegli ostacoli ed avanzare ugualmente nelle prossimità della sua casa, secondo il suo modo di vita abituale.
Tuttavia ora ha un veicolo nuovo fiammante, ultimo modello, ma a causa di tutta quella spazzatura che l'ostacola il passo, non può muoverlo di lì.

A questo problema si aggiunge un'altra difficoltà: neppure sa come si guida quell'automobile, poiché non ha avuto mai uno, e per questa ragione non è capace di muoverlo neanche un metro.
Che cosa dovrà fare per approfittare realmente del regalo che ha ricevuto, e potere viaggiare verso il luogo dove desidera andare?

In primo luogo, dovrà pulire il dintorno, almeno in parte, tirando fuori le cose più voluminose, quelle cose che ostacolano il passo dell'automobile. Ma anche, e probabilmente in forma simultanea, dovrà conoscere quali sono i meccanismi che ha il veicolo per funzionare correttamente, ed imparare ad usarli: come si mette in marcia il motore, come si innestano le marcie, come si frena, come si usano le luci, l'aria condizionata ed il riscaldamento, come si cambia una ruota, quando deve essere aggregata acqua ed olio, etc.

Potrà cominciare a muoversi solo una volta conosciuti i rudimenti della guida, ma solamente potrà viaggiare con tutta la comodità ed a massima velocità una volta che, con la conoscenza e la pratica, abbia progredito nella sua capacità di guidare un automobile.
Ma ancora in questo caso, lungo la strada continuerà a trovare difficoltà e pericoli che dovrà sorteggiare per arrivare a destino; alcuni saranno derivati della sua propria imperizia o disattenzione, ed altri, veranno dalla maggiore o minore capacità di coloro che lo circondano, ed, ancora, dai ladri e delinquenti che magari aspettano in alcuna parte del percorso per assaltarlo e rubargli l'auto nuovo.

Così pure, la meta che dobbiamo tutti raggiungere, per la quale fummo creati, ossia la vita in presenza di Dio, in santità, è una meta che non possiamo raggiungere con le nostre sole forze naturali. Ma riceviamo il dono della grazia, che ci da la capacità di ottenerla, benché affinché questa grazia "funzioni", dobbiamo levare in primo luogo dal nostro interiore gli ostacoli accumulati lungo una vita, con più o meno rifiuti inservibili che non ci permetterebbero avanzare.

Questi ostacoli sono costituiti per il peccato, per gli atteggiamenti di "uomo vecchio" radicati in noi durante una vita più o meno allontanata da Dio. Questo è quello che costituisce il "aspetto negativo" della vita cristiana, o purificazione interiore, che rigorosamente non produce una crescita spirituale o della grazia, ma prepara il cammino affinché così succeda più avanti. Quindi bisognerà in addizione conoscere ed imparare ad usare tutti i mezzi che ci permettono di avanzare effettivamente per il cammino della crescita spirituale, affrontando i pericoli che ci insidiano in modo continuo. Vediamo in dettaglio tutto questo.

La purificazione interiore.

Il principale aspetto necessario nella purificazione interiore, indispensabile per permettere che la grazia di Dio possa crescere, è la lotta contro il peccato, cioè, la pratica della penitenza.
Al peccato bisogna considerarlo il nemico numero uno della santificazione dell'uomo, ed in realtà è il nemico unico, poiché gli altri lo sono in quanto provengono dal peccato o spingono ad esso.

Si definisce in forma classica al peccato come una trasgressione volontaria alla legge di Dio. Dobbiamo avere sempre presente che la legge data per Dio è una legge basata nell'amore, e ha come finalità quella di guidare l'uomo affinché possa raggiungere il suo obiettivo ultimo, la vita eterna condividendo la stessa vita di Dio.

Nel peccato troviamo sempre tre elementi essenziali: si riferisce ad una materia proibita, esiste un'avvertenza e conoscenza dello stesso da parte dell'intelletto umano, ed appare un'accettazione o consenso da parte della volontà. Esiste, allora, un intervento libero delle due facoltà superiori della ragione umana.

Nel caso in cui la materia sia grave e ci siano una conoscenza ed accettazione complete di questa, si sta commettendo un peccato mortale, chiamato così perché porta alla morte della vita cristiana acquisita per la grazia. Quando la mancanza è più lieve, o ci sono stati avvertenza e consenso più imperfetti, meno chiari, il peccato è veniale.

Le conseguenze del peccato sono sempre gravi per il cristiano. Se il peccato commesso è mortale, si spoglia l'anima della presenza della Santa Trinità, e si perde la grazia santificante, per la quale l'anima poteva vivere una vita simile a quella di Dio. Si perdono anche tutti i meriti acquisiti durante la vita trascorsa. È come un vero suicidio spirituale.

Il peccato veniale non produce conseguenze tanto terribili, ma priva il peccatore di molte grazie che altrimenti avesse ricevuto, diminuisce il fervore della carità e la generosità nel servizio di Dio ed aumenta le difficoltà per esercitare le virtù cristiane.
Ma la cosa principale a tenere in conto è che il peccato veniale continua a predisporre all'anima per il peccato mortale, come una persona che a poco a poco va scivolando per una pendenza che finalmente la fa cadere ad un precipizio.

La lotta contro il peccato in generale si porta a termine con la penitenza, che è una virtù soprannaturale derivata della virtù cardinale della giustizia. Questa virtù inclina il peccatore a detestare il peccato commesso, prendendo coscienza che è un'offesa contro Dio, e che inoltre produce conseguenze molto gravi nella vita personale, ed anche le genera il proposito di non cadere più nel futuro, e di riparare il danno commesso.

La penitenza comprende quattro passi o atti principali:
Il primo e fondamentale è quello di riconoscere l'esistenza di un determinato peccato in noi. Questo soltanto si può ottenere con la luce della fede, attraverso l'orazione e l'esame interiore o di coscienza. Senza questo passo non si può avanzare, allo stesso modo che se non riconosciamo per qualche sintomo che siamo malati, non andiamo dal medico né diamo i passi necessari per curarci.

Dopo, riconosciuto che il peccato si trova in noi, lo Spirito Santo suscita il dolore e la vergogna per l'avere commesso, e sorgerà allora il pentimento o contrizione.
Il terzo passo al quale porterà la grazia sarà quello di formulare un fermo proposito di emendamento, una decisione di appartare quell'atteggiamento di uomo vecchio dalla vita del cristiano.
L'ultimo passo sarà quello di mettere per opera questo proposito, aiutato per la virtù della fortezza, affinché non rimanga semplicemente in un buon proposito. Allora anche nascerà il desiderio e la necessità da una riparazione, attraverso opere di penitenza.
Questa purificazione dell'anima operata per la penitenza è conosciuta come purificazione attiva, perché in questo caso l'iniziativa corrisponde all'uomo, aiutato e spinto per la grazia di Dio che opera attraverso distinte virtù soprannaturali, come già l'abbiamo spiegato prima.

Ma succede che la piena purificazione dell'anima non può ottenersi solamente per quello che l'uomo può percepire e fare guidato per sé stesso, aiutato ed illuminato per la grazia, perché si imbatte nella barriera inespugnabile della sua ragione umana che non gli permette avanzare fino ad estirpare la radice stessa delle sue inclinazioni peccaminose. Per questo motivo Dio si riserva per sé stesso un'azione purificatrice in che Egli sarà quello che prenda l'iniziativa, e che per questa ragione si denomina purificazione passiva, nel senso che l'uomo è sommesso a lei non per decisione propria, bensì per l'azione diretta dello Spirito Santo, a partire dall'azione dei suoi doni.

Questo implica l'entrata al denominato "stato mistico", che produrrà due purificazioni passive o "notti", secondo la terminologia di San Giovanni della Croce, conosciute la prima come "notte dei sensi", e la seconda, la finale, come "notte dello spirito".
Siccome questo processo si produce entrando ad un grado d'orazione particolare conosciuto come orazione di "contemplazione infusa", lo studieremo con più dettaglio nel Capitolo 3 di questa Terza Parte, dove si vedranno i distinti stati per i quali passano le anime che perseverano nella sua salita e crescita nella vita spirituale.

Questa purificazione interiore continua a pulire l'anima degli ostacoli che si oppongono alla crescita della grazia santificante. Ma succede che, benché si vadano mettendo da parte le situazioni di peccato, gli atteggiamenti radicati di "uomo vecchio" coi quali si ha coesistito magari per molto tempo, sussistono nell'interiore ferite causate per il peccato proprio, o ricevute a causa del peccato di altre persone che ha avuto influenza su ognuno forse durante molti anni della vita.

Per esempio, può trattarsi di una persona, uomo o donna, che fu violenta per un tempo, ed abituava battere i suoi figli. Toccata per la grazia di Dio può emendare questo atteggiamento e smettere di agire da quella maniera, ma magari succeda che la radice di quella condotta fosse che a sua volta, da bambina, anche quella persona fu picchiata per i suoi genitori; allora, sicuramente gli rimarrà una doppia ferita da guarire: il rancore ed odio che possa sentire per quel padre o madre che la malmenava, ed il rimorso o sentimento di colpa per essersi comportata allo stesso modo coi suoi figli, quello che probabilmente avrà prodotto che non ci sia una relazione buona con essi, con un vero amore tra loro.

Sarà necessaria una guarigione spirituale profonda che solo Dio può fare, affinché quella persona, da una parte, perdoni al padre che la seviziava, tanto che sia vivo o morto, e, a sua volta, possa chiedere realmente perdono ai suoi figli, cominciando una nuova relazione, appoggiata nell'amore di Dio.
Di qui che sia tanto necessaria la "guarigione interiore", come si pratica comunemente nei gruppi di preghiera del Rinnovamento Nello Spirito Santo, a partire da orazioni speciali dove si permette al Signore percorrere la vita di ognuno per guarire i momenti e situazioni che produssero ferite spirituali.

Così, penitenza e guarigione interiore profonda vanno della mano, per avanzare in una reale ed effettiva purificazione dell'anima che permetta di iniziare senza grandi ostacoli il cammino verso la crescita della grazia nel cristiano.

La lotta contro i nemici spirituali.

Quando all'inizio di questo capitolo paragonavamo il modo di avanzare nella vita spirituale con quell'automobile che abbiamo per arrivare alla meta che necessitiamo, dicevamo che non solamente bisognava togliere gli impedimenti che non permettevano d'avanzare, quello che implica la purificazione interiore, della quale abbiamo parlato sopra, ma anche, già intrapreso il cammino, bisognerà sorteggiare pericoli e difficoltà che tentano di ostacolare l'avanzamento.

Nella vita spirituale ci sono tre nemici principali che cercano di opporsi al suo sviluppo; uno è interno e lo portiamo sempre con noi stessi: è la concupiscenza. Gli altri due vengono di fuori, sono nemici esterni, e sono il mondo ed il Demonio.

Cominciamo con la denominata "triplice concupiscenza", chiamata così per avere tre componenti, secondo la descrive San Giovanni: "perché tutto quello che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo." (246)

La concupiscenza è una tendenza al piacere, e, nel suo aspetto negativo, è l'orrore e fuga dalla sofferenza. È la radice dei chiamati sette peccati capitali, che in sé stessi sono piuttosto brutte inclinazioni, ma che possono trascinare al peccato, e che sono la fonte di altri molti peccati.

La concupiscenza della carne è l'amore disordinato dei piaceri dei sensi, e di lei derivano tre peccati capitali: la gola, la lussuria e la pigrizia.

In realtà il piacere non è cattivo per sé, poiché Dio stesso l'ha unito con l'esercizio di certe attività e doveri materiali che mirano soprattutto alla conservazione dell'individuo e della specie, per attrarre e facilitare all'uomo il compimento di questi doveri. Così, gradire del piacere con moderazione e dirigendolo verso il fine ultimo dell'uomo, che è il suo bene morale e soprannaturale, è un atto buono e voluto per Dio.

Ma il disordine appare quando si fa del piacere un fine in sé stesso, e così la gola smette di badare alla necessità di alimentazione dell'uomo per avere una vita sana e giovevole, per trasformarsi in qualcosa di disordinato che può colpire la salute; la lussuria spinge a comportamenti vergognosi e fa apparire disordini personali e sociali, come l'infedeltà matrimoniale, la prostituzione, la pornografia, la corruzione di minori d'età, etc. Infine, la pigrizia è un estremo del riposo e l'ozio necessari per riparare le forze fisiche e psichiche che provoca che si sfuggano i doveri propri dello stato di ognuno e trasforma l'uomo in un parassita che cerca vivere a costo dello sforzo degli altri.

La concupiscenza degli occhi deriva nel peccato capitale dell'avarizia, e produce anche la curiosità malsana, che è un desiderio irrefrenabile di sapere tutto quello che succede attorno alla persona, di conoscere ogni intrigo e cosa nascosta.
L'avarizia è un amore disordinato al denaro ed i beni materiali, dove questi smettono di essere mezzi per supplire le necessità per avere una vita degna, e si trasformano in fini in sé stessi, in qualcosa che produce godimento soltanto per il suo possesso e contemplazione.

La superbia della vita, finalmente, deriva nella superbia propriamente detta o vanagloria, nell'invidia e nella collera, come peccati capitali dei quali derivano moltissimi altri. La superbia è considerata come il peccato più grave dell'uomo, perché implica che questo, portato per un tremendo amore proprio ed egoismo, si considera come Dio di sé stesso, trasformandosi nel centro attorno al che gira tutta la sua vita, e per questo motivo non lascia più posto a Dio, ma diventa indipendente di lui. È la negazione implicita di Dio come il primo principio dell'uomo, ed anche come la sua ultima fine, poiché è l'uomo stesso che occupa questi posti.

Questa è la breve descrizione del primo nemico dell'uomo che l'accompagna sempre, poiché si trova nel suo interno, e l'inquina, come insegno Gesù ai suoi discepoli: ""Ciò che esce dall'uomo, questo sì contamina l'uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l'uomo"." (247)

Il secondo nemico spirituale dell'uomo è il mondo. A che cosa si denomina "mondo" nel senso spirituale? Non è l'insieme di persone che vivono nella terra, ma è l'ambiente anticristiano che si respira tra le genti che vivono completamente dimenticate di Dio e consegnate soltanto alle cose terrene.

Ci sono distinte categorie in questo gran complesso di persone. Abbiamo gli increduli che sono ostili alla religione perché si oppone alle sue idee umane; gli indifferenti che rimangono in un stato di indolenza verso tutto quello riferito a Dio; i peccatori impenitenti, amanti del peccato perché si afferrano al piacere disordinato e non vogliono allontanarsi da lui; finalmente, troviamo i mondani, che credono ed anche praticano la religione, ma che nonostante si lasciano trascinare dalle cose del mondo, e che sono quelli che scandalizzano agli altri, credenti o increduli, i quali allora dicono che la religione non ha nessuna influenza sulla vita morale.
Sono gli ipocriti, o, come li chiamava Gesù, "sepolcri imbiancati", puliti esternamente e pieni di immondizia all'interno.

Questo "mondo" influisce in modi diversi su coloro che desiderano avanzare nella vita spirituale: con le sue false massime, sempre opposte alle verità del Vangelo, esaltando le ricchezze, i piaceri, la violenza, o la frode, la corruzione e la disonestà, messi tutti essi al servizio dell'egoismo proprio.

Anche il mondo genera beffe e persecuzioni contro la vita religiosa e di pietà, contro la condotta decente ed onesta, contro gli spettacoli morali, che qualifica di ridicoli e noiosi; va anche contro il comportamento onesto nei commerci, della fedeltà nel matrimonio o il rispetto dei giovani verso gli anziani, e, in generale, giudica come antiquati e fuori di epoca tutti gli atteggiamenti e comportamenti di una vita basata nella morale e l'onestà di abitudini.

Il mondo, infine, propone ogni tipo di piaceri e divertimenti pieni sempre di più di immoralità che portano a sacrificare il riposo e la salute, e le risorse indispensabili per le necessità della vita propria e familiare. Tale è, per esempio, il flagello attuale della droga che ogni volta conta con un permissivismo maggiore nella sua vendita e consumo. Il mondo è un nemico molto difficile, perché trascina le persone, e per opporsi a questa corrente bisogna avere molta forza interiore che viene solo da Dio.

Il terzo nemico chiaro della vita di Dio nell'uomo è il Diavolo, o Satana. Su questo tema dobbiamo tentare di basarci al massimo possibile nell'autorità dottrinale della Chiesa, per non entrare in soggettività che possono allontanarci dal centro della questione.

Il Cardinale Suenens pubblicò un eccellente libro sviluppando questo difficile e delicato tema. Il Cardinale nel primo capitolo, sotto il titolo di "Il Demonio, mito o realtà?" espressa questo che segue:
"È forzoso riconoscere che tra i cristiani esiste oggigiorno un certo prurito a proposito dell'esistenza dell'o di demoni. Mito o realtà? Satana deve essere relegato al regno dei fantasmi? Si tratta semplicemente della personificazione simbolica del Male, di un cattivo ricordo di un'epoca precientifica già superata?
Un gran numero di cristiani si decidono per il mito; quelli che accettano la realtà si sentono impacciati e scomodi di parlare del Demonio, per paura di sembrare che si solidarizzano con le rappresentazioni che gli ha fatto oggetto la fantasia popolare, e che ignorano i progressi della scienza.
La catechesi, la predicazione, l'insegnamento teologico nelle università e nei seminari evitano generalmente il tema. E perfino nei posti dove si discute l'esistenza del Demonio, appena è oggetto di esame la sua azione e la sua influenza nel mondo. Il demonio è riuscito a farsi passare per un anacronismo: è il colmo del successo subdolo.
In queste condizioni il cristiano di oggi ha bisogno di molto coraggio per sfidare l'ironia facile e la sorrisa conmiserativa dei suoi contemporanei.
Più che mai il cristiano è invitato ad avere fiducia nella Chiesa... Con questo spirito filiale dobbiamo sentire la voce del Papa Paolo VI che ci invita a dominare il prurito, a rompere il silenzio ed a riconoscere che ancora oggi la presenza del Maligno non è, sfortunatamente!, un anacronismo."
(248)

L'autore si riferisce alla catechesi che in riguardo alla realtà del demonio diede il papa Paolo VI nell'udienza generale del mercoledì 15 di novembre di 1972, edita al giorno dopo nel "Osservatore Romano." Vediamo la chiarezza e coraggio con che il Papa abborda questo tenebroso tema, prendendo alcuni passaggi di questa famosa catechesi:

"Il male non è più soltanto una deficienza, ma un'efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa.
Esce dal quadro dell'insegnamento biblico ed ecclesiastico chi si rifiuta di riconoscerla esistente; ovvero chi ne fa un principio a sé stante, non avente essa pure, come ogni creatura, origine da Dio; oppure la spiega come una pseudo-realtà, una personificazione concettuale e fantastica delle cause ignote dei nostri malanni.
È "l'omicida fin da principio . . . e padre della menzogna", come lo definisce Cristo (Cfr. Io. 8, 44-45); è l'insidiatore sofistico dell'equilibrio morale dell'uomo. È lui il perfido ed astuto incantatore, che in noi sa insinuarsi, per via dei sensi, della fantasia, della concupiscenza, della logica utopistica, o di disordinati contatti sociali nel gioco del nostro operare, per introdurvi deviazioni, altrettanto nocive quanto all'apparenza conformi alle nostre strutture fisiche o psichiche, o alle nostre istintive, profonde aspirazioni."

È molto chiara la dottrina in cui il Papa Paolo VI si appoggia per affermare l'esistenza del Demonio come un "essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore."

Visto già il tema dell'esistenza di Satana e la sua corte di demoni, è importante analizzare come si produce l'azione e l'influenza del Diavolo sugli uomini.
Fin dall'inizio bisogna tenere in conto che la causa prima del male che soffre l'uomo è il peccato, e lo stesso è responsabilità piena dell'uomo. L'influenza di Satana, che può avere distinti gradi come già vedremo, solamente è un fattore più tra altri, che può inclinare l'uomo, nella sua libertà, al peccato. Abbiamo già menzionato l'influenza della concupiscenza e del "mondo."

La prima forma di agire del Diavolo, che è quasi l'unica, salvo rare eccezioni, è la tentazione. Come insegna Santo Tommasso di Aquino il demonio ha per mestiere proprio il tentare, spinto per la sua invidia contro l'uomo e la sua superbia contro Dio.
In questo processo della tentazione diabolica dobbiamo badare in un principio teologico fondamentale sostenuto per Santo Tommasso: l'azione del demonio rimane limitata alla parte sensitiva dell'anima dell'uomo, cioè, agisce sull'immaginazione e la memoria ed anche sopra i sensi interni ed esterni, ma non può operare in modo diretto sul nostro intelletto né sulla nostra volontà, alle quali solamente Dio può accedere con le mozioni del suo Spirito Santo.
Per questo motivo il dominio del Demonio attraverso la tentazione non è dispotico, poiché richiede il consenso libero e volontario dell'uomo; allora è molto chiaro che l'uomo è in ultima istanza sempre responsabile del suo peccato.

La tentazione è in definitiva un'induzione, a volte molto sottile, per deviare l'uomo nel suo percorso verso Dio, facendo che rimanga con una vita solamente naturale, e non soprannaturale, afferrato alle cose di questo mondo e diretto solamente per la sua ragione umana, senza permettere che agisca in lui la grazia di Dio.

Il seguente grado di azione del demonio è l'ossessioneod oppressione, che significa già un'operazione straordinaria, molto rara, del Diavolo. L'ossessione esiste quando il demonio tormenta all'uomo stando fuori di lui, ed in questo caso può farlo agendo sulla sua vittima di due maniere differenti: può operare sulle sue potenze interiori, principalmente sull'immaginazione, turbando l'anima di maniera molto violenta, o sui sensi esterni, colpendoli di forme e gradi svariati.

L'ossessione interna o infestazione si manifesterà a volte in forma di idee fisse ed assorbenti che non possono separarsi della mente; possono apparire anche immagini e rappresentazioni tanto vive che si presentano come vere realtà. Tutto questo cercherà sempre di produrre nella persona che lo soffre ripugnanza e rifiuto verso i propri doveri ed obblighi morali, o inclinazioni e forti desideri verso tutto quello che è necessario evitare per la salute spirituale. Così l'anima si riempie di immagini ossessionanti che la spingono al dubbio, all'ira, al risentimento verso gli altri, all'odio e la vendetta, alla disperazione, o verso tutto quello che significhi fascino sensuale e voluttuoso.

L'ossessione esterna in generale va unita all'anteriore, e può concernere tutti i sensi esterni. In questa operazione diabolica straordinaria il demonio attacca, batte ed effettua le più strane vessazioni sulla sua vittima.

Moltissimo più rara dell'ossessione è la possessione diabolica, nel quale il demonio si impossessa del corpo della vittima ed agisce attraverso lui facendo quello che vuole, benché in ultima istanza il Diavolo non possa agire sull'anima dell'possesso, che rimane libera, benché sommamente perturbata.

Bisogna avere molto in chiaro che sempre l'azione del Diavolo, anche nella possesione, è regolata per il permesso di Dio, ma interviene anche la libertà dell'uomo. Nella maggioranza dei casi di possessione c'è una petizione esplicita dell'uomo a Satana, generalmente con qualche tipo di patto che cerca alcun vantaggio, come potere, dominio, denaro, o qualunque altra indole di desiderio peccaminoso.

Perché Dio permette l'azione del Diavolo? Dio, come lo spiega chiaramente l'Apostolo Giacomo nella sua Epistola, non tenta mai a nessuno incitando al male: "Nessuno, quando è tentato, dica: "Sono tentato da Dio"; perché Dio non può essere tentato dal male e non tenta nessuno al male." (249)

Ma Dio, nei propositi misteriosi della sua provvidenza, permette la tentazione e l'azione di Satana, per profitto spirituale dell'uomo. È di gran profitto la tentazione vinta con la grazia e l'aiuto di Dio, poiché attraverso questa vittoria si avanza in tutti gli aspetti della vita spirituale:

Si avanza nella purificazione interiore, poiché nella lotta contro il Diavolo sorgono atti di contrizione, pentimento ed umiltà che purificano l'anima.
Si cresce nell'abbandono in Dio: mediante la tentazione prendiamo coscienza delle nostre miserie e fragilità, e della necessità dell'aiuto divino per superarli. Obbliga a stare sempre allerta, diffidando di noi stessi ed aspettandolo tutto da Dio.
Si cresce nella preghiera: quando si vive l'azione diabolica si raddoppiano gli sforzi nella preghiera, chiedendo l'aiuto di Dio, e le grazie necessarie per potere vincere, e, come questo si ottiene, si rinnova la fiducia in Dio e si vive la sua misericordia e bontà infinite.
Si cresce nel merito: gli atti meritori, come vedremo più estesamente nel capitolo 3 di questa Parte Terza, fanno che la grazia cresca in noi, e la lotta contro la tentazione è uno degli atti più meritori del cristiano.

In ultima istanza il mistero dell'azione della tentazione sull'uomo ha una relazione diretta col gran mistero della libertà con che questo fu creato, ad immagine e somiglianza del suo Creatore.
Dio vuole che liberamente l'uomo opti per la vita piena ed eterna che Egli gli offre, che consiste in condividere la sua stessa vita divina. Ma, affinché possa scegliersi liberamente, è necessario avere almeno due opzioni. L'individuo che non è libero, come per esempio la persona che è rinchiusa in una prigione, non ha un'altra opzione, non può scegliere tra rimarre lì dentro o andare fuori.

Così, l'uomo deve nella sua vita optare per quello che Dio gli offre, ed ha ricevuto per ciò l'azione della grazia divina che agisce su lui tentando di inclinare la sua volontà libera verso l'accettazione della vita di figlio di Dio. Ma, affinché possa esercitare quella libertà, deve operare su di lui, a sua volta, la tentazione, che cerca d'inclinarlo verso la cosa opposta, verso quello che significa il rifiuto dell'offerta di Dio. Allora, in queste condizioni, l'uomo potrà avere realmente un'elezione libera e volontaria.

Come disse qualcuno, il Diavolo è il "idiota utile" di Dio, programmato per tentare l'uomo ed inclinarlo alla sua propria distruzione, respingendolo a Dio.

In questo modo abbiamo un quadro generale dei tre principali nemici spirituali dell'uomo: la triplice concupiscenza, il mondo ed il Diavolo.
I tre, in modi diversi, tentano di agire sull'intelletto e la volontà dall'uomo mediante la tentazione, cercando di allontanarlo dal cammino che lo porta alla meta per la quale fu creato per Dio, cercando di spingerlo a cadere nella disubbidienza o la negazione esplicita o implicita di Dio stesso, quello che costituisce il denominato "peccato".

Il divenire dell'uomo nella breve tappa della sua vita che trascorre nella terra è costantemente una lotta, un combattimento spirituale contro questi nemici che lo insidiano in ogni momento ed in ogni occasione, affinché la vita di Dio che ha ricevuto nel battesimo, se è cristiano, si rovini e soccomba, e, se non ha questa grazia di Dio, non arrivi mai a riceverla.

L'aspetto positivo della vita cristiana.

Il cristiano non è indifeso contro questi nemici, e conta come regalo, come dono di Dio, con armi soprannaturali con le quali vincere questi feroci ed implacabili avversari, e potere avanzare così nella vita spirituale, ed anche per diventare strumento per aiutare ad altri più indifesi a liberarsi delle trappole mortali che tendono pure a loro.

La piena vita cristiana implica questa lotta feroce ed implacabile che si libera giorno per giorno, ma che non è percettibile ai sensi umani, perché appartiene al mondo spirituale, invisibile per gli occhi del corpo, ma perfettamente evidente mediante la luce della fede.

San Paolo espone il senso di questo combattimento spirituale:

"Per il resto, attingete forza nel Signore e nel vigore della sua potenza. Rivestitevi dell'armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. Prendete perciò l'armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove." (250)

Dobbiamo prendere in considerazione quali sono le "armi di Dio" o mezzi che ha ricevuto il cristiano per aumentare e sviluppare la vita della grazia e vincere i nemici che vogliono ostacolare questa crescita. Questo è quello che costituisce l'aspetto positivo della vita cristiana.

Abbiamo visto nella Parte 2 gli elementi che formano e regolano la vita della grazia nell'uomo. Ma la grazia non è qualcosa di statico, giacché per la sua propria essenza è chiamata a crescere e svilupparsi, come lo menzioniamo quando parliamo della santità.

Dice anche San Paolo:
"Il Signore poi vi faccia crescere e abbondare nell'amore vicendevole e verso tutti, come è il nostro amore verso di voi, per rendere saldi e irreprensibili i vostri cuori nella santità, davanti a Dio Padre nostro". (251)
"E perciò prego che la vostra carità si arricchisca sempre più in conoscenza e in ogni genere di discernimento" (252)

È evidente in questi brani biblici che la carità, la cui perfezione è la santità, e che è una misura chiara della crescita nella grazia santificante, ha un processo di sviluppo crescente. Nel battesimo si riceve la grazia santificante come un seme, come un "germe divino" (253), chiamato ad una crescita.

Un altro punto importante a non dimenticare è che essendo la grazia santificante qualcosa di infuso per Dio nell'uomo, è solo Dio chi può farla crescere, e non l'uomo con le sue capacità e forze naturali, perché si tratta di qualcosa di soprannaturale.
Dio utilizza certi mezzi per produrre la crescita della grazia santificante, ma che concedono sempre un ruolo attivo all'uomo, mediante la sua azione e disposizione. Cioè, Dio dà i mezzi per la crescita, ma chiede la cooperazione libera della sua creatura.

La crescita della grazia è qualcosa assolutamente necessaria nella vita spirituale, e non ha né limite né plafond, benché ammette sempre un grado maggiore, poiché Dio è infinito, e la grazia, come partecipazione nella vita divina, non può essere finita, avere un limite.

Capiti questi importanti concetti, vediamo quali sono i principali mezzi che mette Dio a disposizione dell'uomo per la crescita della grazia santificante. Distinguiamo due classi di mezzi: i mezzi diretti, che per sé stessi producono l'aumento della grazia, ed i mezzi indiretti, che sono un ausilio per arrivare a quelli mezzi diretti.

I mezzi del primo tipo, i diretti, sono essenzialmente tre:

* I Sacramenti.
* Il merito per le buone opere.
* L'orazione.

Mentre, dei mezzi indiretti, che sono variati, considereremo due principali:

* Il ruolo della Vergine María.
* La Devozione al Sacro Cuore di Gesù.

Nel seguente Capitolo studieremo in dettaglio ognuno di questi mezzi.


PARTE TERZA.

I Riferimenti al Capitolo 1:

(244): 2 Pietro 3,18
(245): Lucca 2,52
(246): 1 Giov. 2,16
(247): Marco 7,20-23
(248): "Rinnovamento e Potere delle Tenebre", Cardinale Joseph Suenens
(249): Giacomo 1,13
(250): Efesini 6,10-13
(251): 1 Tessal. 3,12-13
(252): Filippesi 1,9
(253): 1 Giov. 3,9

[ Sopra ]
Contempladores
Copyright © 2008 - Contempladores - Todos los derechos reservados | Sitio Diseñado por Sitetools