Contempladores

La Piena Vita Cristiana

Parte Seconda: Fondamenti Della Vita Cristiana.

Capitolo 6: La Gloria Nel Cielo.

Introduzione.

Parte Prima: L'origine della Vita Cristiana. Nuovo - Traduzione Completa
   Capitolo 1: Il proposito di Dio per l'uomo.
   Capitolo 2: Il Compimento del proposito di Dio.
   Capitolo 3: Dio non abbandona l'uomo: L'Antico Testamento.
   Capitolo 4: La Salvezza per Gesù Cristo.

Parte Seconda: Fondamenti della Vita Cristiana.
   Capitolo 1: La Redenzione Oggettiva e Soggettiva.
   Capitolo 2: Gli effetti della Grazia Santificante.
   Capitolo 3: L'Azione della Ragione nell'uomo.
   Capitolo 4: L'Azione della Grazia nell'uomo.
   Capitolo 5: La Santità nella terra.
   Capitolo 6: La Gloria nel Cielo. Nuovo - Traduzione Completa
   Capitolo 7: I Fenomeni Mistici straordinari. Nuovo - Traduzione Completa

Parte Terza: I mezzi di crescita della Vita Cristiana.
   Capitolo 1: L'Aspetto Negativo della Crescita Spirituale.
   Capitolo 2: La crescita per i Sacramenti cristiani. Nuovo - Traduzione Completa
   Capitolo 3: La crescita per il Merito e l'Orazione.
   Capitolo 4: La parte della Vergine Maria nella santificazione degli uomini.
   Nuovo - Traduzione Completa
   Capitolo 5: La devozione al Sacro Cuore di Gesù come mezzo di santificazione.
   Nuovo - Traduzione Completa

Parte Cuarta: Lo svilluppo della Vita Cristiana.
   Capitolo 1: La Vita spirituale al Modo Umano.
   Capitolo 2: La Vita spirituale al Modo Divino.

Penetriamo in questo Capitolo in uno dei misteri più grandi per l'uomo, dalle culture più antiche fino al giorno di oggi: è il mistero della morte e di quello che aspetta all'uomo al di là di questo momento in cui finisce la sua esistenza in questo mondo.
Affronteremo questo enigma dell'uomo dal punto di vista della Rivelazione di Dio attraverso la sua parola nellla Bibbia, insieme con la dottrina cristiana, per la quale la morte è soltanto un passo, una porta per entrare in qualcosa di nuovo e differente. Per il cristiano la morte non è il fine di niente, ma piuttosto il principio di tutto.

Tuttavia non solo tra i pagani, bensì ancora tra molti cristiani, poco è cosa si conosce realmente rispetto a quello che succede "al di là", secondo la Rivelazione di Dio. Già San Paolo si riferiva a questo argomento:

"Non vogliamo poi lasciarvi nell'ignoranza, fratelli, circa quelli che sono morti, perché non continuiate ad affliggervi come gli altri che non hanno speranza." (203)

Anche il Concilio Vaticano II descrive con molta chiarezza l'attitudine dell'uomo in fronte alla morte:
"In faccia alla morte l'enigma della condizione umana raggiunge il culmine. L'uomo non è tormentato solo dalla sofferenza e dalla decadenza progressiva del corpo, ma anche, ed anzi, più ancora, dal timore di una distruzione definitiva.
Ma l'istinto del cuore lo fa giudicare rettamente, quando aborrisce e respinge l'idea di una totale rovina e di un annientamento definitivo della sua persona.
Il germe dell'eternità che porta in sé, irriducibile com'è alla sola materia, insorge contro la morte. Tutti i tentativi della tecnica, per quanto utilissimi, non riescono a calmare le ansietà dell'uomo: il prolungamento di vita che procura la biologia non può soddisfare quel desiderio di vita ulteriore, invincibilmente ancorato nel suo cuore.
Se qualsiasi immaginazione vien meno di fronte alla morte, la Chiesa invece, istruita dalla Rivelazione divina, afferma che l'uomo è stato creato da Dio per un fine di felicità oltre i confini delle miserie terrene... Pertanto la fede, offrendosi con solidi argomenti a chiunque voglia riflettere, dà una risposta alle sue ansietà circa la sorte futura; e al tempo stesso dà la possibilità di una comunione nel Cristo con i propri cari già strappati dalla morte, dandoci la speranza che essi abbiano già raggiunto la vera vita presso Dio." (204)

Vedremo allora i fondamenti di quello che ci rivela la Scrittura, la Tradizione ed il Magistero della Chiesa su questo tema tanto incalzante.

Fatto e concetto della morte.

La morte, nel senso corporale o fisico, dal punto di vista cristiano, consiste nella separazione dell'anima dal corpo. Per quel motivo si parla di morte apparente, quando cessano i segni vitali, e morte reale, quando l'anima abbandona il corpo. L'unico segno indefettibile della morte reale è la putrefazione del corpo. Si calcola che può trascorrere un tempo tra mezz'ora a varie ore tra la morte apparente e la morte reale. Nel Codice di Diritto Canonico si indica amministrare i sacramenti (battesimo, unzione degli infermi), in forma condizionata, agli apparentemente morti e finché non consta con assoluta certezza la morte reale.

Vediamo alcuni concetti basilari sul fatto della morte: in primo luogo, l'origine della morte: La morte è conseguenza del peccato originale. Benché l'uomo fosse di natura creato mortale, Dio diede all'uomo nel Paradiso il dono dell'immortalità corporale. Ma avendo rotto il mandato di Dio, perse questo dono e tornò ad essere mortale. San Paolo insegna terminantemente che la morte è conseguenza del peccato di Adamo:

“Quindi, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato.” (205)

Così, la morte negli uomini è una pena originata nel peccato, nella disubbidienza a Dio.

Un altro concetto importante è che, in forma ordinaria, si muore una sola volta. Questa legge può essere solo modificata per un miracolo di Dio, quando una persona resuscita o rivive, ma sarà soltanto per tornare a morire in modo definitivo. Questo non implica nascere di nuovo, od essere un'altra persona, ma la stessa persona ritorna alla vita che aveva perso. Questo concetto della dottrina cattolica si oppone a tutte le dottrine di origine pagana che sostengono la reincarnazione, che significa che dopo la morte l'anima umana assume un altro corpo e così torna ad incarnarsi.

L'anima si separa dal corpo nel momento della morte, e questo istante segnerà il fine del tempo che ogni uomo dispone nella terra per decidere il suo destino eterno. Vediamo che ci dice il Catechismo:

“La morte è la fine del pellegrinaggio terreno dell'uomo, è la fine del tempo della grazia e della misericordia che Dio gli offre per realizzare la sua vita terrena secondo il disegno divino e per decidere il suo destino ultimo. Quando è “finito l'unico corso della nostra vita terrena”, noi non ritorneremo più a vivere altre vite terrene. “È stabilito per gli uomini che muoiano una sola volta”. Non c'è “reincarnazione” dopo la morte.” “La morte pone fine alla vita dell'uomo come tempo aperto all'accoglienza o al rifiuto della grazia divina apparsa in Cristo” (206)

È dottrina fondamentale della Sacra Scrittura che la retribuzione che si riceva nella vita futura dipenderà dai meriti o demeriti acquisiti durante la vita terrena. Così lo riafferma chiaramente la Scrittura:

“Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, ciascuno per ricevere la ricompensa delle opere compiute finché era nel corpo, sia in bene che in male.” (207)

Abbiamo visto il fatto ed alcuni concetti importanti sulla morte; ora vedremo l’insegnamento della dottrina su quello che succede dopo la morte. Dice il Catechismo:

“Ogni uomo fin dal momento della sua morte riceve nella sua anima immortale la retribuzione eterna, in un giudizio particolare che mette la sua vita in rapporto a Cristo, per cui o passerà attraverso una purificazione, o entrerà immediatamente nella beatitudine del cielo, oppure si dannerà immediatamente per sempre” (208)

Si denomina Giudizio Particolare all'atto per il quale all'anima, immediatamente che si separa dal corpo, gli è fatta conoscere la sua sorte definitiva, salvazione o dannazione, o transitoria (Purgatorio previo alla salvazione). E questi tre destini li stiamo sceliendo liberamente qui, nella vita nella terra, ognuno di noi.

Per il cristiano la morte deve smettere di essere qualcosa di orribile ed irrimediabile, invece deve originare pensieri salutari, in quanto a tenere in conto in forma principale che Dio ci dà questo tempo per scegliere liberamente il nostro destino eterno, e che dobbiamo sfruttare ogni giorno di vita per cercare la nostra fine ultima, poiché non sapremo mai quanto è il tempo che ci rimane in questo mondo. In questo caso dovremmo applicare senza dubbio il conosciuto detto di "non lasciare per l’indomani quello che puoi fare oggi", poiché non possiamo avere nessuna certezza se la morte ci lascerà disponibile il giorno di domani.

La retribuzione finale: il Cielo

La dottrina cattolica è chiara in quanto a che immediatamente dopo la morte reale, che si produce quando l'anima si separa dal corpo, questa anima separata conoscerà la sua sorte eterna, nel chiamato giudizio particolare.

Menzioniamo già che, come conseguenza di questo giudizio, sono solamente due destini finali: o la salvazioneche implica quello che si conosce come "andare al cielo”, o la dannazione, la cui conseguenza è il "andare all'inferno”.

Vediamo in primo luogo il fatto della salvazione e l'arrivo al cielo. Il Catechismo ci dice:

“Coloro che muoiono nella grazia e nell'amicizia di Dio e che sono perfettamente purificati, vivono per sempre con Cristo. Sono per sempre simili a Dio, perché lo vedono “così come egli è” , faccia a faccia: (Cf. 1Cor 13,12; Ap 22,4 )”
“Coloro che muoiono nella grazia e nell'amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo la loro morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia del cielo.”
“La Chiesa chiama Purgatorio questa purificazione finale degli eletti, che è tutt'altra cosa dal castigo dei dannati.”
(209)

La Commissione Teologica Internazionale del Vaticano dice:

“Dobbiamo evitare assolutamente di comprendere lo stato di purificazione prima dell'incontro con Dio di forma troppo simile alla condanna, come se la differenza tra i due consiste solo nel fatto che uno sarebbe eterno e l'altro temporale; la purificazione dopo la morte è completamente differente della punizione dei condannati. In realtà, un stato il cui centro è l'amore di Dio ed un altro il cui centro è l'odio non possono confrontarsi. Quello che è giustificato vive nell'amore di Cristo. Il suo amore diventa più cosciente con la morte. L'amore che tarda a possedere la persona amata soffre ed attraverso questa sofferenza si purifica.” (210)

Molti teologi, tra essi Santo Tomasso d’Aquino, sostengono che l'intensità delle pene nel purgatorio è molto maggiore di quella di qualunque pena in questa vita, benché sia disuguale, secondo la magnitudine di quello che si bisogna purificare.
Pertanto, al cielo può arrivarsi direttamente, che è il caso delle anime delle persone che muoiono in stato di grazia e che niente devono purgare per le sue colpe, o dopo una purificazione previa, in quello che si conosce come Purgatorio, che non deve prendersi necessariamente come un luogo o spazio determinato, bensì piuttosto come un stato transitorio delle anime prima di potere entrare al cielo.

In quanto al cielo, ci prospettiamo tre interrogativi principali, le cui risposte ci daranno un panorama ampio e chiaro di cosa significa realmente questo vocabolo: che cosa è il cielo?, in che cosa consiste la felicità dei beati nel cielo?, e, finalmente, è quella felicità uguale per tutti?
Deplorevolmente l'idea del cielo tra i cristiani è in generale deficiente, con nozioni false o limitate, provenienti da paragoni difettosi con quelle cose che si conoscono attraverso i sensi. Pertanto è fondamentale avere chiara la risposta ai punti interrogativi che ci siamo porsi.

Che cosa è il Cielo.

Rispetto a che cosa è il cielo, in principio non può affermarsi o negare che sia un luogo, o semplicemente un stato o condizione, poiché non ci sono dati certi su questo tema, né nella Rivelazione né nel Magistero della Chiesa. Quello che sì è una verità insistentemente ripetuta nella Rivelazione e che è definita come dogma di fede divina e cattolica è l'esistenza del cielo, e che cosa è quello che succede nel cielo: i beati vedono lì faccia a faccia a Dio, ed in questa visione sono interamente felici.

Di questa maniera il cielo è una determinata forma di esistenza, definita per un profondo vincolo spirituale con Dio, essendo nella sua presenza, e che porta all'uomo ad una felicità completa ed eterna.

L'elemento fondamentale del cielo è allora la visione di Dio faccia a faccia, come lo rivela San Paolo:

“Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l'ho abbandonato. Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto.” (211)

La visione di Dio faccia a faccia si denomina in teologia visione beatifica.Si denomina visione perché si contempla a Dio, di un modo simile a come le realtà materiali sono contemplate per gli occhi del corpo umano. Tuttavia, questo non è una visione corporale, poiché l'anima non possiede sensi, bensì una visione intellettuale, che si manterrà allo stesso modo ancora dopo la resurrezione dei corpi.

Questa visione intellettuale si chiama visione intuitiva, ed è una conoscenza diretta di Dio, immediata, senza che abbia in mezzo né immagini, né ragionamenti. La conoscenza intuitiva è opposta alla conoscenza discorsiva che utilizza principi e verità che la vanno guidando passo a passo alle conclusioni. Invece, la conoscenza intuitiva semplicemente “vede” o contempla. Questo tipo di conoscenza è quello che possiedono gli angeli, creature che non hanno corpi materiali.

Corrisponde al fenomeno della contemplazione soprannaturale nella terra, come un'intuizione pura e semplice della verità, che già vedemmo che si produce per l'azione dei doni intellettuali dello Spirito Santo, intelletto, scienza e saggezza, benché nel cielo sia di una forma molto più perfetta, perché non c'è niente che possa interferire in quella visione intuitiva, come succede in questo mondo, ed inoltre appare un aiuto soprannaturale, poiché l'intelligenza umana non può arrivare a questa contemplazione che è la visione beatifica se non riceve una specie di rinvigorimento o allargamento soprannaturale della sua capacità.

Questo si produce per un Dono soprannaturale che risiede nell'intelletto chiamato luce della gloria ("lumen gloriae" in latino). L'espressione luce della gloria si ispirò ad un Salmo che espressa:

“È in te la sorgente della vita, alla tua luce vediamo la luce.” (212)

Di questo sopra otteniamo una conclusione molto importante: vediamo che secondo lo stato dell'uomo, questo ha bisogno di differenti "luci" per la sua conoscenza. Nello stato naturale, l'uomo conosce per la luce del suo intelletto razionale le verità naturali; nello stato di grazia (terreno), è necessaria la luce della fede sulla sua intelligenza per la conoscenza delle verità soprannaturali; infine, nello stato di gloria (celestiale), è necessaria la luce della gloria per conoscere in maniera diretta ed intuitiva a Dio stesso.

La felicità nel Cielo.

Il risultato della visione di Dio per la luce della gloria è la felicità completa dei beati, per quello che risponderemo ora alla seconda questione che ci siamo porsi rispetto al cielo, che implica capire in che cosa consiste la felicità che deriva dalla visione beatifica .
Dice San Paolo: "Io ritengo, infatti, che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi." (213)

Non c'è dubbio che la conoscenza chiara, fino a dove possiamo captarlo qui nella terra, della gloria e felicità che vivono i beati nel cielo, è uno degli incentivi più poderosi per perseverare nella vera vita cristiana che ci porterà a viverla anche a noi, a dispetto delle difficoltà e sofferenze che porta il passo per questo mondo.

Il Catechismo ci avvicina alla visione della felicità del cielo da angoli diversi:
"Questa vita perfetta, questa comunione di vita e di amore con la Santissima Trinità, con la Vergine Maria, gli angeli e tutti i beati è chiamata "il cielo". Il cielo è il fine ultimo dell'uomo e la realizzazione delle sue aspirazioni più profonde, lo stato di felicità suprema e definitiva.
Vivere in cielo è "essere con Cristo" [Cf Gv 14,3; Fil 1,23; 1Ts 4,17 ]. Gli eletti vivono "in lui", ma conservando, anzi, trovando la loro vera identità, il loro proprio nome: [Cf Ap 2,17 ]
Con la sua morte e la sua Risurrezione Gesù Cristo ci ha "aperto" il cielo. La vita dei beati consiste nel pieno possesso dei frutti della Redenzione compiuta da Cristo, il quale associa alla sua glorificazione celeste coloro che hanno creduto in lui e che sono rimasti fedeli alla sua volontà. Il cielo è la beata comunità di tutti coloro che sono perfettamente incorporati in lui.
Questo mistero di comunione beata con Dio e con tutti coloro che sono in Cristo supera ogni possibilità di comprensione e di descrizione. La Scrittura ce ne parla con immagini: vita, luce, pace, banchetto di nozze, vino del Regno, casa del Padre, Gerusalemme celeste, paradiso." (214).

La felicità essenziale dei beati è la visione beatifica di Dio, insieme all'amore e gioia che derivano da lei. Pertanto abbiamo tre atti che compongono questa felicità. La visione di Dio implica contemplare l'essenza stessa di Dio, insieme a tutti i suoi attributi infiniti, le sue perfezioni, e, specialmente, distinguere con chiarezza alle tre Persone della Trinità.
Benché i santi vedano a Dio, non lo comprendono in forma totale, come Egli stesso si capisce e conosce, poiché Dio è un essere infinito, e l'intelletto umano, benchè sia illuminato con la luce della gloria, è finito.

Il secondo degli atti della felicità essenziale del cielo è l'amore. Vedemmo già che l'amore è una tendenza della volontà dell'uomo verso il bene. In questo caso, il bene è niente meno che Dio, conosciuto per la visione beatifica e posseduto in quanto a che l'anima si unisce a Dio in una maniera reale, perché sta nella sua presenza e lo sente "suo", come nella terra quello che ama sente sua alla persona amata, e dice "mia moglie", "mia madre", "mio figlio", etc. Nel cielo Dio è definitivamente il "mio Dio."

Il terzo degli atti integranti della felicità del cielo è la gioia di Dio. La gioia è un diletto dell'appetito razionale quando si possiede il bene amato e cercato, ed è la conseguenza finale dell'amore. Non c'è possibilità di paragonare questo godimento con nessuna esperienza della terra, neanche quelle soprannaturali. Appena possono avvicinarsi un po' a questa gioia alcune delle esperienze dei mistici nelle tappe più avanzate dell'unione con Dio, come già vedremmo nella Parte 4 del libro.
La maggiore delle allegrie che possiamo sperimentare in questa vita è solamente un riflesso molto vago delle delizie che c'aspettano nel cielo. La gran differenza è che i godimenti spirituali di questa terra ci fanno conoscere ed amare a Dio, mediante un possesso di Dio ancora imperfetto, perché non è permanente né tanto profondo come nel cielo.

L'uomo fu creato per conoscere Dio e condividere la sua infinita felicità nel cielo, e non per ottenere una semplice soddisfazione materiale o con una durata limitata, come quella che rappresenta il possesso di beni nella terra, già siano materiali (beni, ricchezze), o razionali (potere, fama, onore, etc.). La creatura umana non può scappare al fine specifico per cui fu creata, che è il possesso di Dio, e per questo motivo non potrà trovare la felicità completa e perfetta se non è nel cielo.
Sant’Agostino riflette questa situazione dell'uomo in una delle sue frasi più famose: I "nostri cuori furono fatti per te, oh Signore, e non riposeranno fino a che riposino in te!". È di questa maniera che l'amore che professano i beati soddisfa pienamente le aspirazioni più profonde della volontà umana, ed il suo anelito di amare ed essere amato.

Nel cielo sussisterà solo la virtù teologale della carità, amando eternamente a Dio. La fede non sarà oramai necessaria, perché la conoscenza di Dio non verrà dal processo dall'intelletto al modo umano, bensì direttamente a partire dalla visione beatifica, prodotta per la luce della gloria. Neanche la speranza sussisterà, poiché la volontà si troverà unita in forma perfetta con l'amore di Dio come bene già posseduto, e non si necessiterà già l'impulso della fiducia per cercare a Dio, oramai trovato.

Vedemmo che l'oggetto primario della visione beatifica è Dio stesso; ci sono anche oggetti secondari di questa visione che abbracciano molte cose che i felici possono conoscere, e che aggregano ragioni nuove alla sua felicità essenziale, producendo un'aggiunta a quella felicità. Vediamo quali sono questi oggetti:

I santi nel cielo vedono anche tutti i misteri di Dio, che si erano visti alla luce della fede nella terra, in forma ancora oscura per l'intelletto. Ora questi misteri sono chiari e distinti nella contemplazione della sua intelligenza. Tutta la storia della salvazione rimarrà chiara, come i grandi misteri della Trinità, l'incarnazione, la passione del Redentore, la figura della Vergine María, gli angeli, etc.

In secondo luogo i santi nel cielo vedono tutto quello che ha relazione con le sue proprie persone, il senso di ognuno degli avvenimenti della sua vita, gli interventi di Dio e degli angeli che non si percepirono mai, come la grazia fu guidando i suoi passi, ed altri avvenimenti della sua propria storia di vita.

Anche nel cielo si riconosceranno agli propri cari, ai parenti di tutte le epoche, ai grandi santi, e si vedrà la gloria di ognuno d'essi, ed anche come ebbe influenza su quelli che conoscemmo nella terra quello che avemmo potuto fare per essi affinché avanzassero nel suo cammino verso la patria celestiale, e sapremo anche quello che fecero per noi e che magari non avevamo mai notato. Tutto rimarrà alla luce e si vedrà il senso di ogni avvenimento della nostra vita. Queste cose contribuiranno ovviamente anche all'allegria dei beati.

Un altro elemento importante è che i santi del cielo contemplano molte delle cose che succedono nella terra, ascoltano le preghiere che ad essi si dirigono, ed intercedono per quelle suppliche di fronte a Dio. Si rallegrano enormemente quando osservano la conversione dei peccatori, come lo rivelò Gesù:
"Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione." (215)

Si porteranno anche a termine nel cielo azioni proprie della comunione dei santi, con l'influenza della Chiesa trionfante o celestiale sulla Chiesa militante o terrena. C'è un concetto molto erroneo tra le persone che non conoscono la dottrina della vita eterna, ed è che la vita nel cielo implica una specie di noia eterna, dove c'è poco e niente per fare. Tuttavia nel cielo non c'è in assoluto inattività, bensì una vita molto intensa. Il Catechismo ci dice:

"A causa infatti della loro più intima unione con Cristo i beati rinsaldano tutta la Chiesa nella santità. . . non cessano di intercedere per noi presso il Padre, offrendo i meriti acquistati in terra mediante Gesù Cristo, unico Mediatore tra Dio e gli uomini. . . La nostra debolezza quindi è molto aiutata dalla loro fraterna sollecitudine"
Nella gloria del cielo i beati continuano a compiere con gioia la volontà di Dio in rapporto agli altri uomini e all'intera creazione. Regnano già con Cristo; con lui "regneranno nei secoli dei secoli" (Ap 22,5) [Cf Mt 25,21; Mt 25,23 ]."
(216)

Aleluia! Così come succede durante il tragitto verso il cielo, dove gli uomini si vanno trasformando in uomini nuovi simili a Cristo, lasciando suo io ad un lato e servendo agli altri, i beati che arrivano al cielo continuano "servendo" agli uomini e la creazione. Non conosciamo tutte le forme in cui si manifesta questo servizio, ma sì c'è una forma certa: l'intercessione. Santo Domenico, moribondo, diceva ai suoi fratelli: "Non piangiate, vi sarò più utile dopo la mia morte e vi aiuterò più efficacemente che durante la mia vita", e Santa Teresa di Gesù Bambino esprimeva: "Passerò il mio cielo facendo il bene sulla terra."

Non solamente, allora, nel cielo si ama intensamente a Dio e si va godendo con la scoperta e conoscenza senza fine di nuove perfezioni e qualità di Dio, ma c'è un trattamento in comunità col resto dei santi, quelli della propria famiglia e gli altri, e c'è anche magari un'occupazione in quanto all'aiuto di coloro che sono ancora sulla terra, con l'intercessione ed altre attività misteriose che ignoriamo, magari insieme agli angeli, quello che accrescerà anche la felicità che si viva.

Come conseguenza i cristiani dobbiamo bandire l'immagine che ci presentano classicamente le vignette umoristiche di coloro che sono nel cielo, ubicati su una nuvoletta e suonando l'arpa senza respiro. L'attività nella vita eterna sarà tanto intensa e varia che supererà molto a tutto quello che abbiamo potuto fare in questa terra.
Secondo Santo Tomasso i beati possono contemplare anche le pene dei condannati, e questa visione accresce la sua felicità, poiché fa più intensa la gratitudine per la salvazione che riceverono e per essere stati liberati da quelle pene eterne.

Un altro fattore che bisogna tenere in conto rispetto alla felicità e libertà che sperimentano i beati, è che rimangono liberati loro stessi del peccato, dà le sue cause e conseguenze. Sappiamo che il peccato è la causa di tutta la miseria del mondo, ed è la ragione fondamentale perchè gli uomini sperimentano la sofferenza, la tristezza, la malattia e la morte. Nel cielo gli uomini arrivano liberi di peccato, purificati, in santità piena. Anche nel cielo gli uomini saranno liberi delle cause del peccato.

Ci sono tre cause principali del peccato: la natura ferita per il peccato originale ed il peccato personale, la tentazione di Satana e l'attrazione del mondo. Nel cielo l'uomo ha le sue facoltà, intelligenza e volontà, completamente guarite, per quello che è impeccabile, non può peccare, poiché il suo intelletto non può cadere nell'errore, illuminato per la luce della gloria, e la sua volontà non può cercare ad un altro bene che non sia Dio. Sparirà anche nel cielo la presenza ed azione tentatrice del Diavolo, e non esisterà neanche nessuna influenza di quelli che sono lontani da Dio, quelli che compongono il "mondo", perché ci saranno solo santi.

Il diverso grado di felicità nel cielo.

L'ultima questione che ci presentiamo rispetto al tema del cielo ha che vedere col grado di felicità dei beati, e ci domandavamo se questo grado è lo stesso per tutti. La risposta della dottrina cattolica non offre dubbi al riguardo: la beatitudine eterna è disuguale, non in quanto all'oggetto della felicità che è lo stesso Dio per tutti, né in quanto agli atti del beato (visione, amore e godimento), bensì in quanto a differenti gradi di questi atti di visione, amore e godimento.

Questo significa che tutti i beati vedono allo stesso Dio, ma lo vedono, l'amano e lo godono alcuni più che altri. Di che cosa proviene questa differenza dal grado di felicità dei beati? Ha la sua origine nel fatto che la luce della gloria che si riceve è distinta, perché si trova in relazione col grado di crescita nella grazia santificante ottenuto nella terra, o, quello che è la stessa cosa, col grado di santità raggiunto nel momento della morte.

È per questa ragione teologica che si esprime che la santità ottenuta nella terra definirà il grado di gloria che si vivrà nell'eternità del cielo. Ora cominciamo a vedere più chiaramente il senso di una delle ragioni che vedemmo nel capitolo anteriore per cercare la santità nella terra!

Santo Tomasso spiega chiaramente che tra quelli che vedano a Dio alcuni lo vedranno con maggiore perfezione che altri, e questo perché l'intelletto di alcuni avrà maggiore chiarezza di visione per il fatto che possiedono una maggiore luce della gloria. Tuttavia questa differenza tra la gloria nel cielo di alcuni ed altri, che comporta una maggiore perfezione nella contemplazione di Dio, e, come conseguenza, un maggiore grado di felicità eterna, non produrrà invidia alcuna poiché ognuno sarà tanto pieno di gloria come sia capace di ricevere.

Santa Teresa di Gesù Bambino esemplificava così questo mistero: diceva che ognuno arriverà al cielo con una determinata capacità di gloria e felicità, come se fosse un recipiente; alcuni avranno un recipiente piccolo, del volume di un ditale, ed altri una giara enorme, ma entrambi i recipienti saranno colmati. Per questo motivo ognuno sarà completamente sazio nella sua misura di felicità, nonché il grado di gloria e la conseguente felicità non sarà il stesso.

Possiamo capire anche questo con un'altra similitudine a livello umano: immaginiamo un bambino piccolo nelle braccia di sua madre avendo mangiato e sentendosi riparato nel tepore dell'abbraccio materno. Questo fanciullo è completamente felice, perché la situazione riempe tutta la sua possibilità di felicità d’accordo al suo intelletto molto poco sviluppato e la sua appetenza infantile.

Pensiamo ora che la medesima madre ha un altro figlio, già adulto, e che ella l'ha allevato con molta cura ed occupandosi costantemente di lui, dandogli un'educazione e cultura superiore. Inoltre quella madre è, per esempio, una famosa scrittrice e letterata ammirata in tutto il mondo. Quell'amore tra madre e figlio produrrà nel ragazzo una felicità immensa, piena di sfumature intellettuali che gli daranno una profondità notevole. Se paragoniamo entrambe situazioni, troveremo che i due figli amano la stessa madre ed i due sono felici, benché il grado di profondità ed estensione di quella felicità è distinto nei due casi, poiché il figlio maggiore possiamo dire che "sfrutta” molto più che il piccolo tutti gli attributi, le capacità e le conoscenze della madre.

Così sarà allora differente nel cielo la felicità derivata del distinto grado di gloria che avrà ognuno, determinato a sua volta per il grado di santità raggiunto al momento della morte, o il grado di crescita in carità, o di crescita nella grazia santificante che sono tutti concetti equivalenti che esprimono la stessa realtà spirituale: la crescita nella piena vita cristiana, e questa differenza si manterrà per tutta l’eternità.

Per questa ragione i grandi mistici che riuscirono ad affacciarsi, per così dirlo, alla gloria e felicità del cielo, in funzione delle sue profonde esperienze di Dio qui nella terra, ebbero coscienza chiara di quello che può significare un grado maggiore di gloria nel cielo. Santa Teresa di Gesù diceva che ella sarebbe disposta a ricevere durante il resto della sua vita tutte le sofferenze possibili in questo mondo se quello gli assicurava un po' più di gloria per vivere nell'eternità.

La dannazione nell'inferno.

Finalmente non possiamo lasciare di menzionare brevemente il fatto del secondo destino possibile che può derivare dal giudizio particolare dopo la morte che è la cosa opposta della salvazione eterna, cioè, la dannazione eterna. C’i insegna il Catechismo:

“Questa vita perfetta, questa comunione di vita e di amore con la Santissima Trinità, con la Vergine Maria, gli angeli e tutti i beati è chiamata “il cielo”. Il cielo è il fine ultimo dell'uomo e la realizzazione delle sue aspirazioni più profonde, lo stato di felicità suprema e definitiva.”
“La Chiesa nel suo insegnamento afferma l'esistenza dell'inferno e la sua eternità. Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte discendono immediatamente negli inferi, dove subiscono le pene dell'inferno, “il fuoco eterno”. La pena principale dell'inferno consiste nella separazione eterna da Dio, nel quale soltanto l'uomo può avere la vita e la felicità per le quali è stato creato e alle quali aspira.” “Dio non predestina nessuno ad andare all'inferno; questo è la conseguenza di una avversione volontaria a Dio (un peccato mortale), in cui si persiste sino alla fine.”
(217)

La realtà dell'inferno è affermata per la Scrittura e gli insegnamenti della Chiesa, ed è essenzialmente un atto libero di auto esclusione, cioè, non è in nessun modo un atto che implica una specie di vendetta divina, o una punizione di Dio. L'uomo nella sua libertà può assolutamente privarsi della vita in comunione con Dio e coi felici nel cielo. Questa è la spaventosa "morte seconda", come la denomina l'Apocalisse. (218)
A poco che potessimo penetrare in questo terribile e spaventoso mistero della dannazione eterna, tremeremmo di orrore e di paura, come succedè a molti nella storia della Chiesa, che poterono contemplare in qualche modo queste realtà attraverso esperienze di tipo mistico, specialmente per visioni relative all'inferno.

Dobbiamo tenere in conto che l'esistenza dell'Inferno è una verità rivelata, e come ogni verità esistente nella rivelazione di Dio, ha un valore salvífico per l'uomo. Ogni uomo non può evitare di meditare qualche volta sul fatto che il suo fine definitivo si risolverà tra il cielo e l'inferno. Per ottenere il primo si ha bisogno della grazia santificante, che se si perde o che se addirittura non se l'ha come frutto del peccato, produrrà irrimediabilmente al momento della morte cadere nella seconda morte, eterna e definitiva.

L'obiettivo ultimo di tutta la Rivelazione è allora aiutare l'uomo ad evitare il peccato mortale ed a mantenere ed accrescere la grazia santificante. Per questo non si deve evitare nella Chiesa di fare conoscere la dottrina relativa alla tragica realtà dell'inferno, come contropartita della felice realtà del cielo e della vita della gloria eterna. Quanto più si conosca e mediti sulla beatitudine del cielo, più si fuggirà dalla possibilità di perdere quella felicità eterna. Così, non si deve tentare di evitare l’inferno solamente per paura, bensì per cercare fervidamente la felicità della vita eterna in presenza di Dio.

La resurrezione finale.

Tutto questo che abbiamo visto si riferisce alle realtà ultime posteriori alla vita terrena dell'uomo, o, detto altrimenti, quello che sarebbe il fine della storia di salvazione di ogni individuo. Ma ci sono altre realtà ultime che si riferiscono non già agli individui in questione, bensì alla fine della storia stessa dell'umanità, a quello che si denomina il fine dei tempi.
Pertanto, vediamo che esiste un tempo intermedio che va dalla morte di ogni persona, fino al tempo finale, che, secondo i dogmi della fede cattolica, sarà indicato per tre avvenimenti fondamentali: la Seconda Venuta di Gesù Cristo alla terra, in gloria e maestà, anche conosciuta per il termine greco "parusía", il Giudizio Finale e la resurrezione dei morti.

Nel denominato "ultimo giorno" si produrrà il ritorno di Gesù Cristo alla terra, non già in umiltà e sofferenza, bensì con tutta la gloria ed il potere, come re dell'universo, dando termine all'attuale periodo storico del mondo che cominciò con la sua prima Venuta, nell'incarnazione del Figlio di Dio in Gesù Cristo.

La verità di queste due venute del Sig. fu velata nelle rivelazioni profetiche dell'Antico Testamento, ma Gesù la diede a conoscere esplicitamente:

“Poiché il Figlio dell'uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e renderà a ciascuno secondo le sue azioni.” (219)

È dogma della fede cattolica che nell'ultimo giorno, dopo il ritorno glorioso di Gesù Cristo, tutti gli uomini resusciteranno coi suoi propri corpi, tanto i giusti come i condannati. Dice il Catechismo:

“Che cosa significa «risuscitare»? Con la morte, separazione dell’anima e del corpo, il corpo dell’uomo cade nella corruzione, mentre la stia anima va incontro a Dio, pur restando in attesa di essere riunita al suo corpo glorificato. Dio nella sua onnipotenza restituirà definitivamente la vita incorruttibile ai nostri corpi riunendoli alle nostre anime, in forza della Risurrezione di Gesù.” (220)

Così, il fatto della resurrezione significa che i corpi già corrotti di coloro morirono ritorneranno alla vita che persero e si uniranno con la sua anima razionale, risultando la stessa persona umana che era al momento della morte. Questo non significa che la materia sia esattamente la stessa, poiché ancora in vita, per il metabolismo il corpo si rinnova completamente passati circa sette anni; come accaderà questo, è un mistero di Dio.

La condizione dei corpi resuscitati, tuttavia, sarà come il corpo resuscitato di Gesù Cristo:
“La nostra patria invece è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che ha di sottomettere a sé tutte le cose.” (221)

I teologi riconoscono quattro doti o qualità dei corpi resuscitati:

Chiarezza: I corpi resuscitati avranno un splendore analogo al quale si diede nella trasfigurazione di Cristo.
“Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro.” (222)

Il grado di chiarezza dei corpi sarà distinto, ed avrà relazione col maggiore grado di santità, e per ende di gloria, secondo i meriti della vita terrena.

Agilità: È la capacità del corpo per ubbidire allo spirito con somma facilità e rapidità in tutti i suoi movimenti. Il modello dell'agilità l'abbiamo nel corpo resuscitato di Cristo che si presentava di subitaneo in mezzo ai suoi apostoli e discepoli, e spariva anche improvvisamente:
“Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista.” <(223)

Sottigliezza o penetrabilità: È una proprietà per la quale il corpo si assomiglierà agli spiriti, in quanto che potrà penetrare la materia senza lesione alcuna, senza che perda la sua caratteristica di sostanza materiale. Il corpo di Gesù mostra questa caratteristica uscendo dal sepolcro sigillato, ed entrando ed uscendo dal Cenacolo con le porte chiuse:
“La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».” (224)

La sottigliezza del corpo glorioso non significa che questo non abbia consistenza. Il corpo di Cristo resuscitato era tangibile e palpabile:
“Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!».” (225)

Impassibilità: È la proprietà che hanno i corpi glorificati di non soffrire male fisico di nessuna classe, come la sofferenza, la malattia e la morte. Questo non significa che i corpi gloriosi non percepiscano tutte la cose gioiose e convenienti; cioè, non sono come anestetizzati, ma soltanto non percepiscono nessun dolore né cosa dannosa:
“E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate».” (226)

I beati godono dei suoi sensi corporali, perché altrimenti la vita corporale dei santi dopo la resurrezione sarebbe come un sonno continuo.

Tutte queste doti o beni dei corpi resuscitati producono un godimento accidentale o addizionale nei beati. Invece, nei condannati, i corpi resuscitati soffrono i tormenti che si trovano nell'inferno. Saranno corpi incorruttibili ed immortali, ma non glorificati.

Bisogna tenere in conto qualcosa di molto importante: con la resurrezione dei corpi, l'uomo recupera la totalità del suo essere, che è corpo, anima e spirito, come già vedemmo. Così lo espressa un documento della Chiesa:

“Non può confondersi l'antropologia cristiana col dualismo platonico perché per lei l'uomo non è solo l'anima, in modo che il corpo sarebbe un'odiosa prigione. Il cristiano non ha vergogna del corpo come quell'ha Platone. La speranza della resurrezione ai platonici sembrerebbe loro assurda: sarebbe come desiderare ritornare alla prigione! A dispetto di ciò questa speranza della resurrezione rimane nel centro del Nuovo Testamento. Quindi, attraverso questa speranza, la primitiva teologia cristiana considerava l'anima separata come un "mezzo-uomo" e deduceva che era conveniente che la resurrezione si producesse posteriormente. "sarebbe indegno di Dio portare alla salvazione ad un mezzo uomo" (Tertuliano). Sant’Agostino esprime chiaramente il pensiero comune dei Padri della Chiesa, scrivendo a causa dell'anima separata: "Una specie di ardente desiderio naturale per governare il corpo è inerente all'anima... mentre non si sia riunita col corpo, quell'ardente desiderio per governare il corpo non sarà soddisfatto." (227)

Pertanto, benché non ci sia ancora un criterio unificato tra i teologi, sembra evidente che la resurrezione apporterà veramente un aumento intensivo nella beatitudine dei risuscitati, cioè, nella sua visione beatifica e conseguente possesso di Dio, a quello che contribuirà in qualche modo il corpo materiale resuscitato.

È importante chiarire le differenze tra la resurrezione secondo la dottrina cristiana, ed il concetto tanto in boga oggi nel mondo della reincarnazione. La reincarnazione è una dottrina che sostiene che dopo la morte l'anima umana assume un altro corpo e così torna ad incarnarsi. Si tratta di una concezione nata nel paganesimo che, dato che contraddice totalmente le Sacre Scritture e la Tradizione della Chiesa, fu sempre respinta per la fede e la teologia cristiane.

Ci sono quattro punti principali su cui si basa questa dottrina; vedremo in che si contrappongono alla dottrina cattolica:

a) "Le esistenze terrestri sono numerose." Secondo la dottrina cristiana, come già abbiamo visto, gli uomini muoiono una sola volta.

b) "Esiste nella natura una legge che spinge verso un continuo progresso avviato alla perfezione. Conduce sempre alle anime a vite nuove e non permette nessun ritorno. Rimane escluso un grado definitivo di condanna senza fine. Dopo molti o pochi secoli tutti arriveranno alla perfezione finale di un spirito puro. È la negazione della dannazione e l'inferno.

c) "È per meriti propri che si arriva alla meta finale. Tutto il danno commesso sarà riparato per espiazioni personali che soffrirà lo spirito durante nuove e difficili incarnazioni. È la negazione della redenzione di Gesù.

d) "Nella misura che l'anima progredisce verso la perfezione finale, prenderà nelle sue nuove incarnazioni un corpo sempre meno materiale. Attraverso quella marcia, l'anima otterrà un stato definitivo nel quale vivrà finalmente liberata per sempre del suo corpo ed indipendente della materia.” È la negazione della resurrezione.

Vediamo cosicché il principale errore delle dottrine sulla reincernazione è il rifiuto della salvazione cristiana. L'anima si salva per il suo proprio sforzo, è una dottrina auto-redentrice, e non una partecipazione dell'uomo nella salvazione di Cristo, oramai non si può parlare assolutamente del Cristo Redentore.
Pertanto dobbiamo avere chiaro il profondo attacco che producono queste dottrine nei fondamenti stessi della fede cristiana, e non lasciarci portare in nessun modo per questa "moda", spinta per molti "famosi" che a tante persone nel mondo confonde ed aggroviglia, allontanandoli come conseguenza dal cammino della sua propria salvazione.

Il Giudizio Finale universale

Tutti gli uomini resuscitati saranno giudicati in un Giudizio Universale definitivo, nel quale si ratificherà pubblicamente la sentenza del giudizio particolare, e si farà anche estensiva la sua validità per il corpo resuscitato. Vediamo come spiega questo fatto il Catechismo:

“Il Giudizio finale avverrà al momento del ritorno glorioso di Cristo. Soltanto il Padre ne conosce l'ora e il giorno, egli solo decide circa la sua venuta. Per mezzo del suo Figlio Gesù pronunzierà allora la sua parola definitiva su tutta la storia. Conosceremo il senso ultimo di tutta l'opera della creazione e di tutta l'Economia della salvezza, e comprenderemo le mirabili vie attraverso le quali la Provvidenza divina avrà condotto ogni cosa verso il suo fine ultimo. Il Giudizio finale manifesterà che la giustizia di Dio trionfa su tutte le ingiustizie commesse dalle sue creature e che il suo amore è più forte della morte.” (228)

Quali sono le caratteristiche di questo Giudizio? Le seguenti:

a) Gesù Cristo è il Giudice: Cristo Gesù sarà il Giudice, in primo luogo essendo Dio, e secondo come uomo, poiché a Cristo gli corrisponde il supremo dominio su tutti gli uomini, e pertanto, essere il giudice di vivi e morti. Sarà assistito per un tribunale composto per gli apostoli ed alcuni altri santi:

“E Gesù disse loro: «In verità vi dico: voi che mi avete seguito, nella nuova creazione, quando il Figlio dell'uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù di Israele.” (229)

b) Materia del giudizio: Sarà materia del giudizio finale tutta la vita morale della persona, ed in particolare i pensieri, le parole, le azioni e le omissioni.
Il Giudizio Universale non cambierà il destino eterno di ogni individuo, che rimarrà immediatamente fissato nel giudizio particolare dopo la morte, ma aggrega due elementi molto importanti:
* La sentenza approvativa o condannatoria sarà pubblica e conosciuta per tutti gli angeli e gli uomini.
* Il premio eterno diventerà estensivo al corpo, cioè, alla persona intera, e lì si conoscerà in che forma ognuno vivrà nel nuovo mondo trasformato ed eterno, secondo i suoi meriti. Si conoscerà anche come si vivrà la punizione eterna per i condannati, secondo la distinta gravità delle condanne.

Il fine del mondo e la sua restaurazione.

Il mondo materiale, come lo conosciamo, avrà la sua fine l'ultimo giorno. Non si conosce di che maniera si produrrà questo fine. Ma il mondo materiale non sarà annichilito, bensì il fine di questo mondo sarà seguito per una rinnovazione o trasformazione totale dello stesso. Ci spiega il Catechismo:

“Alla fine dei tempi, il Regno di Dio giungerà alla sua pienezza. Dopo il Giudizio universale i giusti regneranno per sempre con Cristo, glorificati in corpo e anima, e lo stesso universo sarà rinnovato. Allora la Chiesa. . . avrà il suo compimento. . . nella gloria del cielo, quando verrà il tempo della restaurazione di tutte le cose e quando col genere umano anche tutto il mondo, il quale è intimamente unito con l'uomo e per mezzo di lui arriva al suo fine, sarà perfettamente ricapitolato in Cristo.” (230)

Cioè, tutto l'universo visibile è destinato ad essere trasformato e restaurato, formando il "cielo nuovo e terra nuova":

“Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c'era più. Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente che usciva dal trono: «Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il "Dio-con-loro".” (231)

Finiamo di questa maniera con la visione cristiana, secondo la Rivelazione di Dio, di quello che succederà ad ogni uomo dopo dell'abbandono di questa vita terrena, e finalmente, alla totalità degli uomini che vissero in tutte le epoche, quando arrivi il fine degli attuali tempi. Riflettere su ttutto questo, e tentare di captarlo alla luce della fede, c'aiuterà a trovare il senso della nostra vita terrena.



PARTE SECONDA:

I Riferimenti al Capitolo 6:

(203): 1 Tessalonicesi 4,13
(204): Concilio Vaticano II, Costituzione Pastorale "Gaudium et Spes", N° 18
(205): Romani 5,12
(206): Catechismo della Chiesa Cattolica N° 1013 e 1021
(207): 2 Corinzi 5,10
(208): Catechismo della Chiesa Cattolica N° 1022
(209): Catechismo della Chiesa Cattolica N° 1023, 1030 e 1031
(210): Comissione Teologica Internazionale, Documento "Ché ocorre dopo la morte?", 8.2.
(211): 1 Corinzi 13,10-12
(212): Salmi 36 (35), 10
(213): Romani 8,18
(214): Catechismo della Chiesa Cattolica N° 1024, 1025, 1026 e 1027
(215): Lucca 15,7
(216): Catechismo della Chiesa Cattolica N° 956 e 1029
(217): Catechismo della Chiesa Cattolica N° 1033, 1035 e 1037
(218): Apocalisse 20,6
(219): Matteo 16,27
(220): Catechismo della Chiesa Cattolica N° 997
(221): Filippesi 3,20-21
(222): Matteo 13,41-43
(223): Lucca 24,30-31
(224): Giovanni 20,19
(225): Giovanni 20,26-27
(226): Apocalisse 21,4
(227): Comissione Teologica Internazionale, Documento "Ché ocorre dopo la morte?"
(228): Catechismo della Chiesa Cattolica N° 1040
(229): Matteo 19,28
(230): Catechismo della Chiesa Cattolica N° 1042
(231): Apocalisse 21,1-3

[ Sopra ]

Contempladores
Copyright © 2008 - Contempladores - Todos los derechos reservados | Sitio Diseñado por Sitetools