Contempladores

La Piena Vita Cristiana

Parte Seconda: Fondamenti Della Vita Cristiana.

Capitolo 4: L'Azione Della Grazia Nell'Uomo.

Introduzione.

Parte Prima: L'origine della Vita Cristiana. Nuovo - Traduzione Completa
   Capitolo 1: Il proposito di Dio per l'uomo.
   Capitolo 2: Il Compimento del proposito di Dio.
   Capitolo 3: Dio non abbandona l'uomo: L'Antico Testamento.
   Capitolo 4: La Salvezza per Gesù Cristo.

Parte Seconda: Fondamenti della Vita Cristiana.
   Capitolo 1: La Redenzione Oggettiva e Soggettiva.
   Capitolo 2: Gli effetti della Grazia Santificante.
   Capitolo 3: L'Azione della Ragione nell'uomo.
   Capitolo 4: L'Azione della Grazia nell'uomo.
   Capitolo 5: La Santità nella terra.
   Capitolo 6: La Gloria nel Cielo. Nuovo - Traduzione Completa
   Capitolo 7: I Fenomeni Mistici straordinari. Nuovo - Traduzione Completa

Parte Terza: I mezzi di crescita della Vita Cristiana.
   Capitolo 1: L'Aspetto Negativo della Crescita Spirituale.
   Capitolo 2: La crescita per i Sacramenti cristiani. Nuovo - Traduzione Completa
   Capitolo 3: La crescita per il Merito e l'Orazione.
   Capitolo 4: La parte della Vergine Maria nella santificazione degli uomini.
   Nuovo - Traduzione Completa
   Capitolo 5: La devozione al Sacro Cuore di Gesù come mezzo di santificazione.
   Nuovo - Traduzione Completa

Parte Cuarta: Lo svilluppo della Vita Cristiana.
   Capitolo 1: La Vita spirituale al Modo Umano.
   Capitolo 2: La Vita spirituale al Modo Divino.

L'uomo spirituale.

Nel capitolo precedente abbiamo visto in dettaglio la psicologia del azionare umano utilizzando le facoltà naturali proprie dell'uomo, l'intelletto e la volontà. È stato inoltre chiarito che l'uomo, creato da Dio, ha in sé l'impronta del suo Creatore, perché da un lato, partendo dalla sua libera volontà, sempre ha una tendenza verso il bene, la cui suprema e ultima espressione è Dio stesso, e, d'altra parte, possiede nel suo più recondito interiore, nella parte del suo essere che abbiamo chiamato spirito, la cosiddetta coscienza morale, la cui voce non può essere silenziata, e che in maniera diretta, intuitiva, senza la necessità di ragionamenti, le presenta all'intelletto un giudizio circa la moralità di un atto a fare o già realizzato, vale a dire, per quanto riguarda la sua conformità con la legge di Dio.

Ma abbiamo anche visto le debolezze proprie delle facoltà dell'uomo, originate nel fatto che esse sono rimaste ferite, inferme, a causa del peccato originale. L'intelletto conosce male la verità, in mezzo a dubbi e ombre che non può dissipare, e la volontà è debole, quindi non è in grado di imporsi molte volte ai sensi e le passioni che ne derivano, che tendono costantemente a disordinarsi.

La grazia santificante viene a rimediare questa situazione così tanto difficile alla quale si trova sottoposto l'uomo razionale, ma lo fa senza violentare l'uomo, già che un detto classico nella teologia spirituale ci esprime che "la grazia non distrugge la natura umana, altrimenti la perfeziona ".

La grazia santificante sana ed eleva l'uomo, per cui riceve anche i nomi di grazia sanante o elevante. In queste azioni troviamo espresse le conseguenze fondamentali della redenzione di Gesù Cristo: il Signore è venuto a guarire l'uomo dalla malattia contratta per il peccato originale, che continua a farlo tendere al peccato, allontanandolo da Dio, ed a elevarlo dalla sua condizione di peccatore alla dignità di figlio adottivo di Dio.

Gesù Cristo stesso, cuando inizia la sua vita pubblica, dopo aver superato le tentazioni del diavolo nel deserto, trovandosi nella sinagoga di Nazaret, ha annunziato la sua missione, citando il profeta Isaia:
"Si recò a Nazaret, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto:
Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l'unzione,
e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio,
per proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
per rimettere in libertà gli oppressi
e predicare un anno di grazia del Signore.
Poi arrotolò il volume, lo consegnò all'inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui.
Allora cominciò a dire: "Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi"."
(174)

Gesù annunzia che è venuto a guarire i malati, in particolare ai cechi, e a liberari ai prigionieri. E chiaro che queste azioni si riferiscono alla guarigione spirituale dell'uomo, alla cecità del suo intelletto, ed alla sua liberazione dal peccato, ma anche come segni della divinità di Gesù, a volte si applicheranno alla guarigione fisica mediante i miracoli.

Questa missione è stata realizzata da Gesù, e continua a svolgerla oggi, e così sempre lo farà, attraverso il dono supremo di Dio, conseguenza della Redenzione del Signore: la grazia santificante; essa è, nella pratica, quella che trasforma interamente all'uomo, incorporandogli nuove capacità soprannaturali che le consentiranno di adempire il suo fine ultimo, che è quello di essere eternamente in presenza di Dio, che è un fine soprannaturale, irraggiungibile soltanto con i mezzi naturali dell'uomo.

Le prime capacità che prenderemo in considerazione sono le virtù cristiane infuse. Tali virtù sono abiti operativi infusi da Dio nellle potenze dell'anima, per disporrerle ad agire soprannaturalmente secondo il dettame della ragione illuminata dalla fede.

Dalla sua definizione appaiono alcune caratteristiche che le differenziano nettamente dalle virtù naturali acquisite dall'uomo con la sua pratica: sono infuse da Dio, e non le può acquistare l'uomo, e hanno una azione soprannaturale, il che significa che va al di là della capacità naturale dell'uomo.

Ricordiamo brevemente quali sono queste virtù infuse e qual è la sua funzione:
Ci sono tre virtù chiamate teologali, che riordinano all'uomo direttamente in rapporto a Dio, il suo fine ultimo:
* La fede è una virtù directa all'intelletto, che le conferisce una luce soprannaturale per captare la verità rivelata da Dio, rettificando i errori nella sua ricerca della verità.
* La speranza risiede nella volontà e permette affidare su quello che l'intelletto illuminato dalla fede le dà a conoscere e, quindi, desiderare e ricercare queste verità.
* La carità risiede pure nella volontà, e per essa amiamo Dio sopra tutte le cose e, per Dio, anche a noi e al prossimo. Rettifica la principale debolezza della volontà, che è l'amore a sé stesso e la ricerca soltanto della propria convenienza (egoismo), ponendo a Dio al centro degli appetiti umani.

Le Virtù infuse morali aiutano l'uomo sopprannaturalmente ordinandolo in relazione a sé stesso e verso il simile, vale a dire, per quanto riguarda i mezzi per raggiungere il suo fine ultimo. Sono riassunte nelle quattro cardinali, equivalenti allle virtù naturali, ma con capacità soprannaturali: abbiamo la prudenza, che aiuta all'intelletto a scegliere i mezzi più a proposito per ottenere il nostro fine soprannaturale; la giustizia, che agisce sulla volontà e ci spinge per dare al prossimo quello che è suo, santificando il rapporto con i nostri fratelli; la fortezza, che rafforza il appetito irascibile, prestando energie soprannaturali alla nostra anima nella tribolazione e nel combattimento spirituale, e la temperanza, che attuando sul'appetito concupiscible modera l'ansia di godere e ci separa dal piacere peccaminoso.

Come si producono gli atti nell'uomo influenzato dalla grazia, che denominiamo atti spirituali ? Troveremo due modi di agire, che chiamamo al modo umano e al modo divino, che descriveremo in dettaglio di seguito.

a) Atti spirituali al modo umano (Schema 3):

Gli atti di conoscenza e di tendenza o appetenza si producono allo stesso modo che abbiamo visto prima per il processo nel uomo razionale, ma ora c'è una grande differenza: le potenze degli uomini sono influenzate dalle virtù infuse soprannaturali. Vediamo in dettaglio la loro operazione:
Sull'intelletto attua la virtù teologale della fede e la virtù morale infusa della prudenza.

Che cosa è la fede? È quello che consente l'azione di Dio nell'intelletto umano, dando una luce soprannaturale ad esso per captare ed assentire fermamente alle verità divine rivelate da Dio. Potremmo dire che la fede ci permette di conoscere Dio in sé stesso. Senza questa luce della fede, le nostre azioni verso la vita eterna in presenza di Dio, fine ultimo dell'uomo, come abbiamo visto, non sarebbero possibili, perché il essere umano non si muove razionalmente, spinto dalla volontà, più che a ciò che in qualche modo è conosciuto attraverso l'intelletto. Dato che queste sono verità che vanno al di là della nostra capacità naturale di comprendere, vista la debolezza della nostra intelligenza, abbiamo bisogno della capacità sopprannaturale della fede per chiarire la nostra capacità conoscitiva e per liberarci dai suoi errori propri.

Ricordiamo a questo punto che il errore basico dell'intelletto, per il quale induce al peccato alla volontà, è l'errata valutazione del suo fine ultimo, che da Dio passa alle cose create, alle cose di questo mondo, ciò che chiama Santo Tomasso D'Aquino "la conversione alle creature". La fede viene precisamente a correggere questo errore, dandogli all'intelletto la capacità sopprannaturale di captare le verità fondamentali della Rivelazione, che sono quelle che guideranno in modo sicuro le nostre azioni verso Dio, e non già verso le cose temporali, quelle del mondo.

Alcuni autori, per precisare meglio l'azione della fede, danno un esempio illustrativo, confrontandola con la funzione di un telescopio. Se guardiamo qualche oggetto distante all'occhio nudo, come per esempio la luna, soltanto vedremo un cerchio bianco, con alcune poche macchie scure distribuite sulla superficie in modo irregolare.
Ma se ora osserviamo la luna con un potente telescopio, improvvisamente si aprirà alla nostra stupita vista una moltitudine di dettagli dei quali neanche sospettavamo la loro esistenza: valli, montagne, crateri di varie dimensioni, e così via. Tuttavia, gli occhi con i quali stiamo guardando attraverso il telescopio sono i stessi di prima, ma lo strumento dà una nuova capacità ai nostri occhi naturali, per vedere ciò che prima era nascosto.

Quindi, così attua la fede sul nostro intelletto naturale: infatti questo non cambia, rimane lo stesso che avevamo prima, ma riceve una nuova capacità, una nitidezza che non possiedeva finora, che le permette di captare e comprendere ciò che prima rimaneva completamente nascosto, in quanto si riferisce alle verità rivelate da Dio mediante la sua Parola.

Il processo naturale e discorsivo, di fasi succesive dell'intelletto non cambia, ma ora può penetrare con una luce sopprannaturale nelle ombre che lo avvolgevono, che lo porta prima a captare (non a capire, perché i misteri di Dio solo resteranno chiaramente intesi essendo faccia a faccia con Lui) le verità soprannaturali, il loro significato, e poi assentire fortemente a loro, che è ciò che noi chiamiamo credere.

In questo modo la fede ci porta a credere che Dio è il nostro Padre buono e misericordioso, che siamo i suoi amati figli adottivi, che Gesù è il nostro Salvatore e Fratello, che il nostro destino finale è la vita eterna alla presenza di Dio, che Dio perdona i nostri peccati, che lo Spirito Santo agisce al nostro interno per santificarci, e così via con tutte le verità della fede cristiana, che sono incomprensibili per l'uomo razionale, così come spiega San Paolo:

"Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio. Chi conosce i segreti dell'uomo se non lo spirito dell'uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito di Dio. Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato. Di queste cose noi parliamo, non con un linguaggio suggerito dalla sapienza umana, ma insegnato dallo Spirito, esprimendo cose spirituali in termini spirituali. L'uomo naturale però non comprende le cose dello Spirito di Dio; esse sono follia per lui, e non è capace di intenderle, perché se ne può giudicare solo per mezzo dello Spirito. L'uomo spirituale invece giudica ogni cosa, senza poter essere giudicato da nessuno. Chi infatti ha conosciuto il pensiero del Signore in modo da poterlo dirigere? Ora, noi abbiamo il pensiero di Cristo." (175)

Che meravigliosa e straordinaria rivelazione! Per la fede il nostro intelletto, la nostra mente, si trasforma e diventa come quella di Cristo! Possiamo davvero abbracciare tutto ciò che racchiude questa espressione?

Ora vediamo chiaramente che negli esseri umani, ci sono tre ordini diversi e crescenti, in riguardo alla conoscenza: quella sensibile, proveniente dalle azioni dei sensi esterni ed interni, la razionale, ottenuta attraverso le operazioni dell'intelletto, e la soprannaturale, acquisita tramite l'azione della virtù della fede, che è ben al di sopra delle altre due.

Agisce anche sulla intelligenza la virtù della prudenza infusa, che l'orienta già non verso la sua fine ultima, come la fede, ma per quanto riguarda i mezzi da utilizzare per ottenere questa fine. Abbiamo già visto che esiste una virtù naturale che è anche chiamata prudenza, che aiuta a l'intelletto a cercare i mezzi più a scopo per ottenere una fine naturale, ad esempio, quella che aiuta ad un uomo d'affari per sviluppare un'attività che gli permette di guadagnare denaro, e che si sviluppa attraverso lo studio, la pratica, l'esperienza, e, soprattutto, alla considerazione chiara di tutte le variabili che influenzano una decisione corretta.
Diciamo che un uomo è prudente quando prima d'agire considererà e soppesarà tutti i pro e contro di ciò che deve decidere, e non agisce né irriflessivamente né con precipitazione.

La prudenza infusa agisce sull'intelletto pratico per governare le nostre azioni in relazione al nostro fine soprannaturale, ed è assolutamente necessaria per la vita cristiana. Permette conoscere le cause che possono portare al peccato, e le occasioni in che si può cedere in esso, evitando così le cadute. Inoltre rende possibile trovare la procedura corretta per conciliare le azioni della nostra vita in funzione della sua ultima fine. Ad esempio, trovare l'equilibrio giusto tra il tempo necessario per le attività di lavoro imposte dal dovere di stato, ed il tempo per il riposo e la ricreazione, con quello che dobbiamo dedicare alla preghiera, la lettura e lo studio della Bibbia, la ricezione dei sacramenti, ecc., vale a dire, alla corretta applicazione dei mezzi che ci ordinano verso Dio.

E anche una virtù fondamentale per guidare i compiti che comprende l'apostolato, il lavoro per diffondere e comunicare il Vangelo, la vita cristiana, tanto nei consacrati (sacerdoti, religiosi uomini e donne) e nei laici, definendo i mezzi più a scopo per eseguire con efficacia questi compiti, per proporrerli alla volontà.
A partire dell'azione congiunta sull'intelletto delle virtù della fede e la prudenza, i giudizi pratici che riceverà la volontà saranno molto più vicino alla verità, con un maggiore orientamento verso Dio, e facendo un uso migliore dei mezzi necessari per avanzare verso di Lui.

Per quanto riguarda la volontà, riceve l'azione delle virtù teologali della speranza e della carità o l'amore di Dio, e le virtù cardinali della giustizia, fortezza e temperanza.

Con il nome di speranza si designano realtà diverse nell'uomo. Abbiamo già visto che è una delle undici passioni, come un movimento della sensibilità, che impulsa la ricerca di un bene sensibile, che non si possiede ancora, ma che è possibile ottenere.
Troviamo che anche la speranza è un sentimento razionale, che proveniente dalla volontà, inclina all'uomo a la ricerca del bene onesto assente, e che costituisce un potente motore nella vita umana, poiché sostiene all'uomo quando si lancia ad imprese difficili, come chi studia per diventare un medico o un ingegnere, chi avvia una azienda cercando il successo, l'atleta che cerca di vincere ad una gara, e così via.

La speranza soprannaturale, come virtù teologale, è ciò che sostiene il cristiano in mezzo alle difficoltà e gli sforzi che suppone il percorso verso la sua salvezza e perfezione, che le è rivelato per il suo intelletto illuminato dalla fede.
La speranza genera la fiducia certa che, non con le nostre forze, ma appoggiati su l'aiuto onnipotente di Dio, possiamo raggiungere la vita eterna, e che non ci sono ostacoli in questo mondo che possono impedire la nostra salvezza.

In questo modo la speranza inclina e impulsa alla volontà a desiderare e cercare il bene conosciuto dalla fede, come l'unico significativo e, pertanto, a respingere e scartare la sua inclinazione disordinata verso i beni temporali. Possiamo dire che la speranza è generatrice di santi desideri del cielo e dell'unione con Dio, cosa che produce le ansie e gli impulsu che fanno cercare senza riposo questi beni così tanto auspicati.

La carità, che agisce anche sulla volontà, produce ciò che noi chiamiamo un amore di amicizia tra Dio e l'uomo, questo amore come un sentimento soprannaturale. In questo modo si riconosce Dio come un Padre amorevole, così è amato sopra tutte le cose create, e come conseguenza di questo amore ci amiamo noi stessi ed agli altri, anche con un amore divino e soprannaturale.

Possiamo dire in generale che l'amore è un movimento o tendenza dell'uomo verso un bene. Secondo quale sia la natura di questo bene che ricerca l'amore, può ricevere diversi nomi: se è un bene sensibile, l'amore è una passione; se il bene è un bene onesto, conosciuto dall'intelletto come degno di stima, è l'amore un sentimento razionale; infine, se il bene e un bene soprannaturale conosciuto per l'intelletto illuminato dalla virtù della fede, l'amore sarà l'amore cristiano o carità.
Questo amore è iniziativa di Dio, ed è Lui che viene a noi attraverso l'amore. Così lo chiarisce San Paolo: "La speranza poi non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato." (176)

Si può affermare che la carità è la più eccellente di tutte le virtù infuse, perché questa è ciò che produce la nostra unione con Dio. La carità fa che siamo in Dio, ed Egli è in noi, da un punto di vista pratico e sperimentale. Essa ci permette di possedere Dio come il Re della nostra vita, e neanche la morte, che rompe i legami con le cose e le persone qui sulla terra, può spezzare il vincolo della carità, ma piuttosto lo rafforza nel cielo e lo rende indissolubile.

Gli effetti prodotti dalla virtù della carità, il cui atto principale è l'amore divino, sono meravigliosi: in primo luogo, trasforma la persona, perché il divino amore ci estrae da noi stessi, dall'amore disordinato per la nostra persona, che produce egoismo e superbia, elevandoci verso Dio e impulsandoci ad imitare Gesù Cristo, Dio fatto uomo, perché l'amore sempre tende ad essere simile a quello che si ama.

Produce anche una gioia e una profonda allegrezza, unite con una sorta di espansione dell'anima, già che amando si percepisce molto di più la presenza di Dio Trinità nel nostro interno, e ci sentiamo più vicino di possedere il bene più desiderato dall'uomo in stato di grazia, che è Dio stesso.

Questa gioia è seguita da una profonda pace, perché l'anima è invasa dalla tranquillità che viene fornita con la convinzione sperimentale che Dio è in essa.
A poco a poco la crescita della virtù della carità produrrà il distacco dalle cose create ed una unione con Dio attraverso l'amore crescente.

L'amore di Dio si riflette nell'amore del prossimo o carità fraterna, riconoscendolo a lui anche come figlio adottivo di Dio e fratello in Cristo, che portarà alla misericordia, che inclina a compatirsi delle sciagure e miserie altrui.

Nessuno come l'apostolo Giovanni ha parlato di ciò che significa amare il prossimo:

"Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l'amore di lui è perfetto in noi. Noi abbiamo riconosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui.
Se uno dicesse: "Io amo Dio", e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. Questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratello."
(177)

La virtù della carità in maniera significativa rafforza la volontà, e le permette di affrontare con successo la tendenza verso i peccati gravi di alcuni sentimenti, come l'odio, la collera , l'invidia, la discordia, e tutti i peccati che impediscono la pace, come ad esempio alterchi, discussioni, liti e così via.

Ora vedremo il ruolo delle tre virtù cardinali che agiscono sulla volontà: la virtù della giustizia impulsa alla volontà a dare agli altri tutto ciò che è loro strettamente dovuto; si riferisce pertanto al diritto rigoroso che assiste agli altri e che dobbiamo rispettare.
L'importanza della virtù della giustizia è molto grande per quanto si riferisce a mettere ordine in molte inclinazioni disordinate che concèrnono tanto all'ordine individuale come al sociale:

a) Perfeziona le relazioni con Dio, per mezzo di una virtù che ne deriva d'essa, che è la virtù della religione, la quale inclina alla volontà a dare a Dio il culto che si deve per essere il nostro Creatore. Osserviamo la differenza che esiste tra la virtù della religione e le virtù teologali, la fede, la speranza e la carità: esse tendono a Dio come il suo oggetto diretto, mentre che la religione si riferisce al culto di Dio.

Questo culto si manifesta da atti interni, che sono la preghiera, che è la conversazione con Dio, e la devozione, che è la prontezza della volontà di consegnarsi al servizio di Dio. Gli atti esterni sono il sacrificio, per il quale si rinnova in ciascuno, nella sua vita ed azioni quotidiane, il sacrificio di Gesù; l'offerta, che sono le donazioni che sono necessarie per sostenere il culto di Dio, e i voti, che sono promesse fatte a Dio, specialmente da parte di coloro che adottano lo stato di vita consacrata (religiosi, monaci e monache).

b) La virtù della giustizia consente di andare al di là della osservanza delle leggi umane, nel rispetto alla proprietà altrui, della fama ed il onore del prossimo, vincendo la maldicenza, i giudizi temerari, la calunnia, e riparando prontamente qualsiasi atto che danneggi in alcun modo al prossimo.

c) Anche la virtù della giustizia si espressa nella gratitudine, che spinge a ricompensare di qualche modo a chi ci ha fatto un bene, e nella veracità, dicendo sempre la verità e fuggendo dalla bugia, la simulazione e la ipocrisia.

d) Allo stesso modo dalla virtù della giustizia derivano l'affabilità, che ci porta a mettere nelle nostre parole e gesti tutto quello que può contribuire a rendere piacevoli e gradevoli i rapporti con gli altri, e l'obbedienza, accettando ed adempiendo le direttive dei superiori.

Sicuramente non è necessario dire molto più per cominciare a intravedere quale sarebbe il rapporto tra le persone nel mondo, e attraverso di loro tra i popoli, paesi e governi, se gli uomini si lascerebbero portare per la grazia e veramente praticherebbero a fondo la virtù della giustizia.

Un'altra delle virtù morali infuse che risiede nella volontà per elevarla sopprannaturalmente è la virtù della fortezza. Questa virtù permette attuare sull'appetito irascibile, regolando le passioni che provengono da questo: supera e vince il timore, modera la collera, evita la disperazione, mantiene l'audacia entro i limiti della ragione, per non essere trasformata in temerarietà.

Tutto questo è in funzione di intraprendere ed eseguire le cose difficili che esistono nel cammino della crescita e perfezione della vita cristiana, dove ci sono innumerevoli ostacoli difficili da superare, e che si rinnovano senza fine, come vedremo in dettaglio nella Parte 4 di questo libro. Nella lotta contro il mondo e il diavolo, nemici esterni dell'uomo, la fortezza ha un ruolo unico.

Dobbiamo tenere conto di qualcosa in ciò che molta poca gente ripara, per ignoranza: l'impresa della propria santificazione, sviluppando la grazia santificante e lottando contra nemici poderosi, come il diavolo, essere spirituale superiore, e la nostra propria concupiscenza interiore, e l'avventura più faticosa e pericolosa che un essere umano può intraprendere, in confronto alla quale altre avventure, per quanto difficili possano sembrare, come l'alpinismo di alta montagna, guidare automobili a trecento chilometri ora, tuffarsi in mezzo ai squali nelle profondità del mare, essere astronauta nello spazio, o dedicarsi a qualunque dei chiamati "sport estremi", passano a essere semplici giochi per lattanti.

Il motivo è molto semplice: tutte queste cose che ammira il mondo moderno per la sua audacia, e da dove sorgono i "super eroi" ammirati ed applauditi per l'umanità che osserva "via satellite" le loro prodezze, hanno luogo a partire della capacità e delle forze umane, mentre la conquista della propria santificazione e salvezza è una avventura soprannaturale, che è raggiungibile soltanto con forze e capacità soprannaturali, di cui la virtù infusa della fortezza forma parte, e che se si impegna con le sole forze naturali, è destinata al fallimento.
Basta internarsi un poco nella ricca storia della Chiesa per trovare, soprattutto nei santi martiri, chiari esempi dei estremi sovrumani ai quali può portare la virtù della fortezza.

Dalla fortezza come virtù cardinale derivano altre virtù che riguardano al suo esercizio, tanto per affrontare cose difficili como anche per sopportare le difficoltà. Esse sono: la magnanimità o grandezza d'animo, che è una disposizione che inclina ad intraprendere grandi opere per Dio ed il prossimo; la magnificenza, che porta a non arredrarsi di fronte alla magnitudine del lavoro e le grandi spese nelle opere per Dio e la Chiesa.
È, a rigor di logica, una virtù eccellente per essere praticato dai cristiani ricchi che vogliono utilizzare la loro ricchezza in opere per il beneficio spirituale e materiale dei loro prossimi. L'esercizio di questa virtù deve mantenere un giusto equilibrio tra la spilorceria o grettezza e lo sperpero o scialacquo.

Per quanto riguarda ad affrontare le difficoltà e la sofferenza, abbiamo come virtù derivate dalla fortezza alla pazienza, che consente sopportare senza tristezza ne abbattimento i patimenti fisici e morali che affrontiamo nel nostro cammino verso Dio, e la perseveranza, che consente di persistere nell'esercizio del bene senza cedere alla stanchezza o scoraggiamento.

Per completare il quadro delle azioni della virtù cardinali, troviamo la virtù della temperanza. Allo stesso modo in che la virtù della fortezza agisce sul appetito irascibile, la temperanza consente alla volontà di attenuare l'appetito concupiscible, vale a dire, contenere l'inclinazione ai piaceri sensibili, in particolare quelli del tatto e il gusto, entro i limiti provvisti dall'intelletto illuminato dalla fede.

Così la temperanza fa in modo che la volontà possa attenuare il piacere che si unisce alle due principali funzioni della vita biologica, che sono il mangiare ed il bere e l'attività sessuale per preservare la specie, evitando il disordine di essi, che consiste fondamentalmente nel fatto di cercare il piacere in sé stesso, senza alcun limite. Risulta così la temperanza un ausiliare soprannaturale molto potente per la volontà che le permette di affrontare la tendenza che porta a due dei peccati capitali: la gola e la lussuria.

Dalla temperanza si derivano molte virtù, tra le quali troviamo la dolcezza o mansuetudine, che consente di affrontare i movimenti della passione della collera, che appartiene all'appetito irascibile, e anche soffrire le debolezze degli altri e perdonare le sue ingiurie. Deriva anche dalla temperanza una delle più importanti virtù umane, l'umiltà, che permette moderare l'appetito che ha il uomo razionale per la propria eccellenza, permettendo allora attaccare la radice più importante del peccato nell'uomo, che è l'amor proprio e la vana gloria.

L'umiltà è una virtù che è generalmente fraintesa, in quanto si ritiene che l'umile è quello che nulla vale, che non ha niente, che è piccolo, che non fa grandi cose, che sempre passa inosservato; non vi è nulla di più sbagliato. La virtù della umiltà è in linea di principio, una chiara comprensione della verità su noi stessi, che ci dice che tutto quello buono che abbiamo, tanto sia capacità naturali o grazie soprannaturali, è solo un dono di Dio, e che quello ottenuto da noi stessi e soltanto piccolezza e miseria che abbruttisce o annulla quello donato da Dio.
Pertanto risulta chiaro che l'umiltà ci permette vedere e ammirare i doni di Dio in noi, ma conoscendo chiaramente che soltanto sono regali del suo amore e misericordia, e che se non fosse per loro saremo indigenti e sommersi in un completo stato di necessità.

L'umiltà è tanto importante come virtù, perché si potrebbe dire che è la chiave che ci apre i tesori della grazia, siccome l'umile sempre è cosciente che ha bisogno della grazia di Dio, ed è aperto e pronto a riceverla, senza che ciò lo porti alla vanità o superbia spirituale, mentre, al contrario, il superbo si sente autosufficiente e non bisognoso di Dio, perché ritiene che tutto ciò che possiede lo ha ottenuto lui stesso, dal suo proprio sforzo. Questo è il motivo per cui tutte le virtù si riaffermano e crescono quando c'è vera umiltà.

Rimane così descritta a volo d'uccello l'azione delle virtù teologali e morali sulle facoltà razionali dell'uomo, l'intelletto e la volontà. Ci manca di vedere adesso come è il suo meccanismo o psicologia di funzionamento. L'azione delle virtù si adatta al modo umano d'agire delle potenze della ragione umana. Ciò significa che l'intelletto prosegue con il suo processo discorsivo, passo dopo passo, ma in questi passi appaiono la luce della fede e l'azione della prudenza infusa, che sono messe in moto per mozioni provenienti da Dio che chiamiamo grazie attuali.

Le grazie attuali sono assolutamente necessarie per porre in esercizio le virtù, che ricordiamo sono abiti infusi dati da Dio, soprannaturali, che non possono essere attuate dallo sforzo puramente naturale delle potenze razionali, l'intelletto e la volontà, come succede con le virtù naturali acquisite.

Ecco perché soltanto Dio può mettere in moto alle virtù infuse, cosa che fa tramite le grazie attuali. Ricordiamo che le grazie attuali non sono infallibili, ma sono ricevute in modo più o meno continuo, ogni volta che Dio sa che abbiamo bisogno, e sono chiamate grazie operanti; ma se queste mozioni di Dio non sono attese e messe in opera con la nostra libera cooperazione, trasformandosi in grazie cooperanti, le virtù infuse non saranno "attivate" e non parteciparanno nel nostro processo umano di ragionamento, che rimarrà quindi circoscritto soltanto alle sue capacità naturali, che, come abbiamo visto nel capitolo precedente, non sono sufficienti per percorrere il cammino che conduce alla salvezza. La cooperazione con la grazia va aumentando sempre più quando si produce la crescita spirituale, ed in questo modo saranno ogni volta meno le grazie attuali "perse".

Ogni persona che si trovi in stato di grazia, quando esegue il suo processo di ragionamento, riceve grazie attuali che "attivano" le virtù, sebbene quando questo accade l'uomo non percepisce chiaramente la loro azione, che rimane nascosta all'interno del suo meccanismo di ragionamento umano, ed allora in generale l'azione delle virtù è percepita dopo di prodotta l'azione attraverso la volontà. Il cristiano docile all'azione delle le virtù "scopre" dopo di avere realizzato molte azioni che esisteva in loro qualcosa che non era abituale in lui.
Ad esempio, ha preso una decisione circa la sua vita spirituale che non sa da dove è stata "ispirata" perché egli non aveva mai pensato in quel modo, o in una situazione difficile, come la morte di una persona cara, ha potuto sovrapporsi al dolore e la disperazione, e ha trovato anche molta pace, o è stato in grado di affrontare con successo una forte inclinazione che aveva per il disordine sessuale, che prima sempre lo portava a soccombere.

In tutte queste azioni appare l'intervento soprannaturale delle virtù infuse che porta al di là delle capacità naturali umane, anche se questo non si manifesta chiaramente, in un primo momento, ma piuttosto rimane "nascosto" all'interno del normale processo dell'intelletto e della volontà.

Possiamo dire, in breve, che le virtù infuse vengono azionate o attuate per l'uomo da sé stesso, con la sua collaborazione ad una precedente mozione di una grazia attuale che sempre esiste. Il motore, in questi atti che denominiamo soprannaturali al modo umano, è l'uomo stesso. Non cambia nulla nel modo consueto che ha il uomo nel suo funzionamento intellettuale, anche se veramente tutto è cambiato, giacché il fine al quale si tende è soprannaturale, Dio stesso, e non solo le cose materiali o il bene onesto razionale, ed è anche molto diverso il vigore e la determinazione con la quale aspira a tale fine partendo da una volontà rinvigorita soprannaturalmente.

Tutto questo che abbiamo detto precedentemente lo presentiamo graficamente nello Schema 3.

Se per un attimo cerchiamo di immaginare una persona che viva in generale praticando le virtù cristiane, troveremo che la separa un grande abisso dal comportamento di un uomo soltanto diretto dalle sue capacità razionali umane, l'intelletto e la volontà. La sua intelligenza riceve le luci soprannaturali della fede, penetrando nei misteri di Dio che si riferiscono alla sua salvezza e al suo fine soprannaturale ultimo, in riguardo ai quali crede con una fermezza incrollabile, tutto ciò che per l'uomo razionale rimane oscuro e ignorato.
La prudenza le fa prendere le decisioni che in ogni caso lo avvicinano e guidano nel suo cammino verso la piena vita cristiana. La volontà è notevolmente rafforzata, giacché la mantiene costantemente infiammata il desiderio di Dio e il amore soprannaturale impregna tutte le sue azioni, sia in relazione a Dio, ad egli stesso, o in relazione al prossimo. La giustizia fa che questo amore fraterno si manifesti in atti di rispetto e di considerazione per gli altri; la fortezza e la temperanza raffrenano e tengano a bada l'impeto delle passioni e la triplice concupiscenza, che vogliono spingere verso il disordine agli appetiti sensibili e aiutano a che tutto rimanga incamminato verso Dio e la vita eterna.

Che diverso sarebbe il mondo se questo potenziale soprannaturale che esiste nei cristiani fosse messo in azione, invece di restare ignorato e dimenticato!
Tuttavia, anche se così fosse, la vita cristiana non avrebbe ancora raggiunto la sua perfezione. E, magari, quando si legge questa affermazione, ci chiediamo, in primo luogo: come può essere questo? E, in secondo luogo: è possibile arrivare ancora più lontano nella vita cristiana che praticando le virtù come abbiamo descritto? Cercheremo di rispondere a queste due domande nel prossimo punto.

b) Atti spirituali al modo divino (Schema 4):

Le virtù, da loro stesse, sono perfette, ma il suo esercizio da parte dell'uomo le introduce una doppia imperfezzione, che non consente loro di raggiungere la sua azione piena, perfetta, ma, in senso figurato, le "contamina" e allora diminuisce e minimizza la sua azione.
C'è una imperfezzione che proviene, in particolare nelle prime fasi della vita cristiana, a causa della mancanza di esercitazione e dominio delle virtù. Ci vuole tempo per prendere coscienza della loro attività, e anche per mettere in atto tutti i mezzi che favoriscono la loro crescita e la maggiore facilità e fluidità nella loro esecuzione, come vedremo nella Parte 4 di questo libro.

Ma la più grande imperfezzione proviene dal modo proprio del suo uso, che è al modo umano adattato al funzionamento psicologico naturale dell'uomo. Si potrebbe affermare che le virtù infuse soffrono una degradazione nella sua azione, restando come affogate nell'atmosfera degli atti umani dell'intelletto e la volontà, con tutte le influenze interne (triplice concupiscenza) ed esterne (il mondo e il diavolo).
Pertanto, l'operazione della grazia al modo umano ha un limite, che l'uomo non può superare per sé stesso, nonostante tutto ciò che si sforzi praticando le virtù con la sua massima dedizione, cercando di assecondare la maggior parte delle grazie attuali che riceve. Ciò implica che non si potrà condurre in questo modo alle virtù alla loro vera perfezione, chiamata per molti la sua"perfezione eroica".
Con questo abbiamo risposto alla prima domanda che ci avevamo fatto alla fine del punto precedente. Ora andiamo alla seconda, e vediamo se è davvero possibile una ulteriore azione ancora più perfetta delle virtù infuse nell'essere umano.

Abbiamo già visto che una delle conseguenze della grazia santificante è la presenza reale della Santissima Trinità nello spirito dell'uomo cristiano. La presenza delle tre Persone divine non è oziosa, ma interviene per mettere a disposizione dell'uomo le sue infinite ricchezze, benché abbiamo anche visto che per l'appropriazione si aggiudica allo Spirito Santo l'operazione della Trinità nella profondità interiore dell'uomo.
Il culmine di questa azione divina sarà quello di produrre una totale trasformazione interna dell'uomo, in modo che le sue facoltà razionali, intelletto e volontà, assistite dalla luce e l'azione delle virtù infuse, non opereranno più al modo umano, ma al modo divino.

Si raggiungerà così alla vera divinizzazione o deificazione dell'uomo, che avrà nei suoi atti una vera connaturalità con gli atti divini della Trinità. Questa trasformazione prodigiosa, comparata da parte di alcuni mistici come la metamorfosi per la quale un piccolo verme si trasforma in una bellissima farfalla, è quella che producono i doni dello Spirito Santo.
Per i suoi doni lo Spirito Santo si trasforma nel motore e il regolatore inmediato delle nostre azioni, sostituendo alla propria ragione umana come il motore, generando quindi una norma di condotta sovrumana, che è, di gran lunga superiore alla umana.

Si può dire senza esagerare che, mediante i doni dello Spirito Santo Dio comunica all'uomo il suo proprio modo di pensare, di amare e d'agire, ovviamente nella misura in cui è possibile per l'uomo, semplice creatura, partecipare del modo divino d'agire.
I doni dello Spirito Santo permettono di ricevere e di seguire le mozioni di grazie operanti que agiscono direttamente sull'intelletto e la volontà umane, tale come è descritto nel Capitolo 2 di questa Seconda Parte . I doni sono stati spesso chiamati "istinti divini", perché così come l'istinto umano permette prendere decisioni senza un previo processo di ragionamento, mediante un impulso momentaneo, in un modo che noi chiamiamo "intuitivo", per l'azione dei doni è anche ovviato ed eliminato il ragionamento umano.

Avevamo già detto che per comprendere l'azione dei doni, si potrebbero paragonare a una sorta di "antenne" presenti nel nostro spirito che catturano le mozioni dello Spirito Santo a guisa di segnali divine, che sono fortissime grazie operanti, che muovono direttamente l'uomo, naturalmente se nella sua libertà è docile a loro e non le resiste. In una parola, i doni dello Spirito Santo non sono principi operativi, altrimenti impulsono l'azione delle virtù infuse direttamente per le mozioni di Dio, senza l'intervenzione del raziocinio umano.

A continuazione vedremo in breve l'azione di ciascuno dei sette preziosi doni dello Spirito Santo (intelletto, scienza, sapienza, consiglio, pietà, fortezza e timore di Dio), per quindi visualizzare il "meccanismo" del loro funzionamento o attivazione.

Il dono d'intelletto consente all'intelligenza umana che possieda una penetrante intuizione delle verità rivelate, senza utilizzare il regolare processo di ragionamento umano. In questo modo, questo dono porta alla sua piena perfezione e sviluppo alla virtù della fede, che è liberata dagli elementi che impurificano la sua azione nel corso del processo razionale dell'intelletto con tutti i suoi passi e la influenza su di loro di fattori interni (come la triplice concupiscenza) ed esterni (come il mondo e il diavolo).
Questo processo di visione intuitiva delle verità di Dio è denominato contemplazione infusa o mistica, e permette di giungere alla fede pura o fede contemplativa, che è la fede perfetta che raggiunge il grado l'incredibile ed eroico che si osserva nei grandi santi, e che produce una incrollabile sicurezza sulle grandi verità della fede cristiana.

Vediamo un esempio dell'azione del dono di intelligenza, in comparazione con altri modi di funzionamento dell'intelletto. Supponiamo a una persona che si trova di fronte alla lettura e lo studio di un particolare brano della Scrittura. Se è una persona che non è in stato di grazia, per più colta e istruita che sia, potrà soltanto analizzare questo passo da un punto di vista storico, del genere letterario e linguistico in cui è scritto, e così via, senza ottenere più che le conclusioni da un punto di vista razionale umano, che in molti casi non saranno più che cose incomprensibili e persino assurde.

Se studia lo stesso passo un cristiano, lasciando agire la virtù della fede, utilizzando il metodo normale di ragionamento discorsivo, scoprirà poco a poco una grande quantità di aspetti relativi alla rivelazione, che comincieranno ad "apparire" man mano che progredisce nel suo studio, e che sono rimasti completamente nascosti al primo personaggio supposto. Cuanto più si applichi allo studio del brano biblico, più verità e nuove conclusioni appariranno, come una luce che va crescendo di intensità.

Tuttavia, se la persona che legge e studia questo supposto brano biblico, lo fa ricevendo in questo momento l'azione del dono dell'intelletto, semplicemente "contemplerà", senza alcun sforzo della mente, tanto nuove verità che non aveva ancora compreso, come avrà una profondità e una molto maggiore penetrazione in quelle già intraviste con la fede operando al modo umano.

Il dono della scienza permette all'intelletto giudicare rettamente per quello che riguarda alle cose create in relazione al fine ultimo soprannaturale dell'uomo. Consente all'intelletto di "vedere" direttamente, senza ragionare, la presenza di Dio nel mondo che ci circonda (così come la sua assenza e la presenza del demonio). Si tratta di un potente ausiliare per la virtù della fede, perché capta intuitivamente il valore o il pericolo delle cose nel mondo in relazione alla propria santificazione.

Ad esempio, permette ad una persona di "vedere" chiaramente la situazione spirituale propria o degli altri, le loro intenzioni, i loro obiettivi, la loro bontà o malizia, e così via. Si tratta di un dono che molti sacerdoti esercitano nella confessione, dove il penitente praticamente non deve parlare, perché per l'azione del dono della scienza il confessore "vede" chiaramente lo stato della sua anima, come fu il caso, per esempio, di san Pio di Pietrelcina, che possedeva questo dono in modo molto sviluppato.
Anche dal dono della scienza deriva il discernimento infuso degli spiriti, "vedendosi" chiaramente mediante esso la presenza e l'azione diabolica, e, quindi, è un prezioso aiuto nella lotta contro il nemico dell'uomo.

Sopra l'intelleto agisce anche il dono della sapienza, che a sua volta agisce anche nella volontà, come presto vedremo. Questo dono permette di giudicare circa di Dio e delle cose divine, con uno sguardo abbracciante, che va al di là del dono d'intelletto. Quest'ultimo consente di conoscere tutte le verità in se stesse e nei suoi rapporti reciproci, mentre il dono della sapienza si eleva alle cause supreme dell'azione divina, vale a dire, permette penetrare nei piani eterni di Dio con un sguardo che capta l'armonia universale della divina rivelazione, il suo rapporto con le contingenze della storia umana, e la sua consumazione finale.

Si può dire senza esagerare che il dono della sapienza da all'intelletto umano lo stesso sguardo di Dio. E veramente impossibile per la nostra mente comprendere tutto ciò che questo significa, e tutti coloro che hanno vissuto questa esperienza quasi non sono stati in grado di descriverla in termini di linguaggio umano.

Infine, per quanto riguarda l'intelletto, agisce anche su di lui il dono del consiglio, che ha il compito di perfezionare l'azione della virtù della prudenza. Questo dono agisce dando a sapere per una intuizione soprannaturale che cosa conviene fare in diverse circostanze della vita, in particolare nelle cose più difficili, in modo che la nostra rotta si diriga con sicurezza verso Dio e la nostra salvezza.
Ogni persona si muove durante la sua vita terrena verso il suo fine ultimo in mezzo alle difficoltà, ostacoli, ed essendo circondata dalle circostanze particolari del momento storico che le ha toccato vivere. Attraverso il dono del consiglio possiamo dire che Dio guida verso Dio. Mediante questo dono entriamo a far parte dei disegni della Provvidenza di Dio, e cominciamo a identificare ciascuna delle nostre azioni con la volontà di Dio.

Con il dono di consiglio si può dire che lo Spirito Santo, ospite del nostro spirito, diventa la Guida delle nostre azioni, già che le iniziative per i nostri atti provengono direttamente da Lui, ispirando all'intelletto la scelta dei mezzi più a scopo per la santificazione e vedendo chiaramente i cammini che conviene percorrere.
Il campo d'azione di questo dono include il governo di sé stesso e anche la direzione degli altri, poiché l'uomo è destinato da Dio per essere uno strumento di salvezza per gli altri. I maestri di dottrina, guide e direttori spirituali, predicatori, e tutti coloro che in un modo o un altro aiutano gli uomini nel loro cammino verso la piena vita cristiana, hanno bisogno di questo dono, in modo che se questa è la chiamata che Dio fa, a nessuno le mancherà l'aiuto del dono della scienza quando sia necessario.

Ora possiamo distinguere le azioni di questi doni "intellettuali" nelle fasi della conoscenza: il dono di intelligenza permette una profonda e penetrante intuizione delle verità della fede, producendo l'atto della semplice apprensione d'esse, senza riferimento o relazione alla conoscenza sensibile, e senza emettere giudizio su di esse. Quindi diciamo che questo dono agisce sull'intelletto speculativo, attraverso la virtù della fede.
Il giudizio sarà emesso da parte degli altri doni, nella seguente maniera: il dono della sapienza giudica sulle cose divine, prendendo i suoi principi da lo sguardo di Dio; il dono della scienza lo fa riguardo le cose create, in termini della sua relazione con la salvezza, propria e altrui; e il dono di consiglio emetterà giudizio riguardo le azioni concrete che devono essere effettuate. Cioè, questi tre ultimi doni agiscono sullíntelletto pratico.

Basati su tutto quanto detto, a poco a poco si può intravedere la profonda trasformazione dell'intelligenza umana che produce l'azione di questi doni dello Spirito Santo, la quale smette di operare al modo umano, in modo che la sua azione diventa al modo divino, spinta soltanto dalle mozioni di Dio, e da dove sorge veramente ciò che possiamo chiamare "nuova creatura" divinizzata dalla grazia, o anche l"uomo nuovo o spirituale" che descrive San Paolo, in contrapposizione al l"uomo vecchio o carnale".

Ma non è sufficiente che l'intelletto conosca senza errori le verità divine, ma è necessaria la libera e retta adesione della volontà a quelle verità informate dall'intelletto, in modo che esse si traducono in azioni ed opere concrete, e non restino solamente come semplici pensieri. Appare allora l'azione dei altri doni che agiscono sulla volontà, conosciuti come doni affettivi.

In primo luogo troviamo il dono della sapienza, di cui abbiamo già menzionato che agisce anche sulla volontà, e la sua missione è quella di perfezionare la virtù della carità. Quando questa virtù agisce al modo umano, si trova trattenuta dalle influenze negative che possiede la volontà nell'uomo razionale, come abbiamo visto in precedenza. Quando agisce il dono della sapienza direttamente sulla volontà, si produce quello che è chiamato un gusto soprannaturale, o come lo define San Bernardo, una cognizione saporosa e sperimentale di Dio e delle cose divine. L'esperienza di sentire e di vivere l'amore di Dio raggiunge il suo culmine, dove si sente che si possiede Dio, che si fa come qualcosa propria a chi l'anima si unisce e si perde nella sua immensità.

È questa la massima esperienza che in questa terra si può avere di Dio, come l'anticipo di ciò che si vivrà nel cielo, e non può quindi essere descritta con il povero linguaggio umano, che nella sua sommità al massimo può parlare di "celeste ardore", "fuoco d'amore che consuma", "oceano di amore in cui uno si inabissa e si perde", "felicità e gioia indicibile", "morte d'amore", ed altre espressioni simili.
È la volontà stessa, presa da Dio, che lo "conosce" per l'amore, una conoscenza sperimentale che va al di là di quella che da la fede, ma che penetra a sua volta nell'intelletto e aumenta la sua conoscenza intelletuale di Dio. Ecco perché il dono della sapienza, al perfezzionare notevolmente la virtù della carità, diventa il dono più eccelso che può agire sugli esseri umani, in quanto penetra nella totalità delle sue facoltà razionali.

Agisce anche sulla volontà il dono della pietà, che perfeziona la virtù della giustizia, in particolare la sua virtù derivata della religione, permettendo sentire un profondo affetto filiale verso Dio come un Padre amorevole, ed agli uomini come fratelli in Cristo. L'azione di questo dono fa "sentire" il cristiano, senza dubbio, che è figlio adottivo di Dio, al di là di "conoscerlo" mediante l'intelletto illuminato dalla fede, e lo porta al culto di Dio senza sforzo alcuno e con la massima perfezione, sia nella preghiera come nel culto liturgico.
Quando agisce questo dono il credente "sente", senza averlo ragionato, che è un figlio molto amato da Dio, e questo produce una certezza sperimentale molto profonda.

Il dono del timore non ha nulla a che fare con il timore che si può avere di Dio in relazione con i propri peccati o per la possibile condanna eterna, ma si riferisce alla esperienza di un profondo rispetto e riverenza a Dio come figli adottivi, che porta alla perfezione a due virtù, la speranza e la temperanza.
La speranza abbiamo visto che impulsa l'uomo, consapevole della sua fragilità e la sua miseria, a trovare rifugio in Dio, con la piena fiducia che riceverà tutti gli aiuti necessari per la sua salvezza. Il sentimento interno chiaro di rispetto e di riverenza di Dio che dà il dono del timore di Dio, perfeziona la fiducia in Dio ed impulsa a cercare il suo aiuto onnipotente, perfezionando l'azione della speranza.

Anche questa riverenza di Dio conduce ad aborrire il peccato, producendo un vero e proprio orrore ad esso, con il quale potrebbe offendersi a questo Dio tanto maestoso e venerato. Questo porta anche ad una forte contrizione e pentimento per i peccati commessi, a un ardente e sincero desiderio di riparazione, ed una ferma cura per fuggire dalle occasioni prossime di peccato.
In questo modo, con l'azione del dono del timore, diventa più perfetta la virtù della temperanza, perché si sfugge da i peccati derivati da i piaceri disordinati della carne.

Infine abbiamo il dono della fortezza, il che porta a la perfezione alla virtù con lo stesso nome. Benché la virtù della fortezza irrobustisce la volontà per affrontare tutti i tipi di difficoltà e pericoli della vita spirituale, la sua azione al modo umano non rimuove alcuni dubbi, timori o esitazioni che sempre rimangono e non la lasciano arrivare alla perfezione.
L'azione del dono della fortezza viene per superare questi punti deboli, siccome la volontà è sottoposta alla mozione diretta dello Spirito Santo, che le introduce una decisione incrollabile, una fiducia assoluta e una sicurezza inamovibile. Questo dono si applica tanto a fare o praticare senza esitazioni ne timore le più ardue imprese spirituali, o per patire il dolore e la sofferenza, sia fisici che morali, quando il cammino della propria santificazione o del servizio degli altri li producono.

Con il panorama completo dell'azione dei sette doni dello Spirito Santo, possiamo già formarci un'idea molto più chiara di quello che noi chiamiamo la "deificazione" dell'uomo per la grazia, che si verifica quando le sue facoltà umane, intelletto e volontà, non hanno già per motore all'uomo, ma la causa motrice è lo stesso Spirito Santo. Allora l'uomo arriva a qualcosa di inconcepibile per la ragione umana: i suoi pensieri sono quelli di Dio, i suoi sentimenti sono quelli di Dio, giacché ama al modo di Dio, e le sue azioni sono quelle di Dio. Ed ora veramente riproduce in lui stesso l'immagine di Gesù Cristo, e diventa "un altro Cristo" sulla terra.

Ci resta un punto fondamentale da chiarire nella teologia dei doni dello Spirito Santo: le virtù infuse, quando si esercitano al modo umano, possono essere usate al momento che si vuole, sicché le grazie attuali che le mettono in azione mai sono rifiutate da Dio, e possiamo dire che ci "bombardano" costantemente, in modo che quando lo decidiamo possiamo utilizzare qualunche delle virtù infuse, tanto le teologali come le cardinali. Vale a dire, gli atti delle virtù al modo umano si possono denominare atti propri dell'uomo.

Al contrario, ai doni dello Spirito Santo non possiamo usarli quando vogliamo, perché è solo lo Spirito Santo che dà le mozioni o grazie operanti che li attivano, quando Lui vuole. In questo caso l'uomo soltanto può limitarsi a cooperare con tali mozioni, in modo libero e cosciente, senza porre ostacoli all'azione dei doni quando questa si verifica. Tuttavia, anche se l'uomo non può prendere l'iniziativa, è veramente importante che si predisponga, al fine di facilitare la ricezione e il riconoscimento della attuazione dei doni. Questa disposizione implica fondamentalmente crescere nella vita spirituale, mediante la lotta contro il peccato, la pratica delle virtù infuse, e soprattutto con la pratica della orazione, fino ad arrivare alla vita mistica.

Vedremo nella Parte 4 di questo libro in dettaglio la dinamica della crescita della vita spirituale, ma fin d'ora dobbiamo avere molto chiaro il fatto che per vita mistica o esperienza mistica si intende l'azione dei doni dello Spirito Santo. Ogni volta che agisce un dono dello Spirito, si produce un atto o esperienza mistica, che può essere più o meno intenso.

All'inizio della vita mistica l'azione dei doni è vissuta come un "flash" o lampo che illumina improvvisamente l'intelletto o commuove la volontà, ma poi più avanti diventa più frequente e ripetuta, finché prevalerà sulll'esercizio delle virtù al modo umano, anche chiamata fase ascetica della vita spirituale; allora si entrerà nel cosidetto stato mistico.

L'azione dei doni intellettuali, cioè, l'intelletto, la scienza, la saggezza e il consiglio produce una esperienza nello spirito dell'uomo che è denominata contemplazione infusa, mentre che l'azione dei doni affettivi, che sono la pietà, la fortezza ed il timore di Dio, non intervengono nella contemplazione. Tuttavia, dovuto al rapporto esistente tra i doni e le virtù, possiamo dire che è impossibile entrare nello stato mistico senza sperimentare la contemplazione infusa, che è un esperienza che si inizia nella orazione.

Quanto fin qui adotto ci presenta come una conseguenza una dottrina molto chiara e ferma, sostenuta dalla stragrande maggioranza delle scuole di spiritualità cristiana, che purtroppo è rimasta oscurata e dimenticata nel nostro tempo, soprattutto in termini di applicazione pratica: la perfezione cristiana, che è il pieno sviluppo della grazia santificante ricevuta nel battesimo come un seme o germe, soltanto si può ottenere raggiungendo lo stato mistico, con la attuazione predominante dei doni dello Spirito Santo.
E questo stato in nessun modo è qualcosa di straordinario, bensí tutti i fedeli cristiani sono chiamati a viverlo, e quindi sono chiamati a raggiungere la perfezione della vita cristiana, che è ciò che noi chiamiamo la piena vita cristiana.

Ora facciamoci queste domande: quanti cristiani in questo mondo di oggi lo sanno? E se lo conoscono in qualche modo dal punto di vista teorico o dottrinale, cuanti sono quelli che lo vivono?

La stragrande maggioranza dei cristiani di oggi quando sentano parlare di vita mistica, immaginano che è una vita piena di fenomeni straordinari, come estasi, levitazione, stimate, ed altri, tutte cose molto distanti dalla vita di una persona comune, e che si dice, possono essere soltanto sperimentati da alcuni monaci e monache un po 'sconvolti che si rinchiudono per spendere tutta la sua vita dietro le mura di un convento o monastero.

Fino a che punto estremo e letale si ha arrivato nel nostro tempo per minimizzare e svalutare totalmente ciò che è la piena vita cristiana! Ma in mezzo a tanta oscurità, risuona potente e coraggiosa la voce del gran Papa Giovanni Paolo II:
"E in primo luogo non esito a dire che la prospettiva in cui deve porsi tutto il cammino pastorale è quella della santità... In realtà, porre la programmazione pastorale nel segno della santità è una scelta gravida di conseguenze. Significa esprimere la convinzione che, se il Battesimo è un vero ingresso nella santità di Dio attraverso l'inserimento in Cristo e l'inabitazione del suo Spirito, sarebbe un controsenso accontentarsi di una vita mediocre, vissuta all'insegna di un'etica minimalistica e di una religiosità superficiale.
Come il Concilio stesso ha spiegato, questo ideale di perfezione non va equivocato come se implicasse una sorta di vita straordinaria, praticabile solo da alcuni " geni " della santità... È ora di riproporre a tutti con convinzione questa " misura alta " della vita cristiana ordinaria".
(178)

Precisamente nel Capitolo successivo, utilizzando come base tutto quello di cui sopra, parlaremo della santità cristiana.


PARTE SECONDA:

I Riferimenti al Capitolo 4

(174): Luca 4,16-21
(175): 1 Corinzi 2,10-14.16
(176): Romani 5.5
(177): 1 Giovanni 4, 7-8.12.16.20-21
(178): Giovanni Paolo II, "Novo millennio ineunte" n ° 30 e 31

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